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Sport

“Norcia Run 2017”, correre per la propria terra: dieci anni di sport, comunità e rinascita

Ci sono luoghi che non sono semplicemente una città, una piazza o una strada. Sono radici, memoria, appartenenza. Norcia è uno di questi luoghi. E proprio dalla volontà di non lasciare che quelle radici venissero spezzate dagli eventi sismici è nata, nel 2017, l’Associazione Norcia Run 2017, una realtà sportiva che nel corso degli anni ha trasformato la corsa in uno strumento di aggregazione, partecipazione e amore per il territorio.

All’inizio erano appena dieci, forse quindici persone. Un piccolo gruppo unito dalla passione per la corsa e dal desiderio di reagire a una delle pagine più dolorose vissute dal Centro Italia. Oggi gli atleti sono oltre quaranta e comprendono runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori. Una comunità cresciuta nel tempo, capace di mettere insieme persone con esperienze e passioni differenti, ma accomunate dallo stesso legame con Norcia.

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Norcia run 2017

Norcia-  Ci sono luoghi che non sono semplicemente una città, una piazza o una strada. Sono radici, memoria, appartenenza. Norcia è uno di questi luoghi. E proprio dalla volontà di non lasciare che quelle radici venissero spezzate dagli eventi sismici è nata, nel 2017, l’Associazione Norcia Run 2017, una realtà sportiva che nel corso degli anni ha trasformato la corsa in uno strumento di aggregazione, partecipazione e amore per il territorio.

All’inizio erano appena dieci, forse quindici persone. Un piccolo gruppo unito dalla passione per la corsa e dal desiderio di reagire a una delle pagine più dolorose vissute dal Centro Italia. Oggi gli atleti sono oltre quaranta e comprendono runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori. Una comunità cresciuta nel tempo, capace di mettere insieme persone con esperienze e passioni differenti, ma accomunate dallo stesso legame con Norcia.

Alla guida dell’associazione c’è il presidente Mario Ottaviani, affiancato da un Consiglio composto da dieci persone, uomini e donne che contribuiscono quotidianamente alla vita e alle attività del gruppo. Un’organizzazione costruita sulla partecipazione e sulla volontà di fare squadra, dentro e fuori dalle competizioni.

Norcia run 2017

Tra gli iscritti ci sono atleti specializzati nelle maratone, che nel corso dell’anno prendono parte a importanti appuntamenti podistici in Italia e all’estero. Torino, Firenze, Atene, Berlino e numerose altre manifestazioni diventano così occasioni non soltanto sportive, ma anche di incontro, confronto e rappresentanza. Da circa un anno, inoltre, alcuni componenti hanno iniziato a cimentarsi nel trail competitivo, portando la passione per la corsa sui sentieri e sulle montagne.

Ma Norcia Run 2017 non è soltanto agonismo. La sua identità comprende anche il mondo del cammino e della partecipazione collettiva. Perché correre, a Norcia, significa anche attraversare il proprio territorio, viverlo, conoscerlo e raccontarlo attraverso i passi di chi lo percorre.

Norcia run 2017

Particolarmente significativo è il coinvolgimento dell’associazione nella Fiaccola della Pace di San Benedetto, nel percorso su strada da Cassino a Norcia: un appuntamento che assume per la comunità nursina un valore sportivo, simbolico e spirituale, nel segno di San Benedetto e del messaggio di pace che lega i territori attraversati.

Durante l’anno Norcia Run 2017 promuove inoltre iniziative capaci di coinvolgere diverse generazioni. Lo sport diventa così un linguaggio attraverso il quale avvicinare bambini, ragazzi e adulti. In estate viene organizzata la Settimana dello Sport dedicata ai bambini, mentre a settembre è protagonista la Gara del Piccolo Podista, pensata per avvicinare i più giovani alla corsa attraverso il gioco, la condivisione e il piacere di stare insieme.

Non mancano le camminate serali, quelle “sotto le stelle”, e gli appuntamenti organizzati nel periodo natalizio. Occasioni semplici, ma preziose, nelle quali il movimento diventa socialità e il territorio torna a essere vissuto dalla comunità.

A sostenere ufficialmente l’associazione c’è Top Supermercati di Roma, sponsor ufficiale che accompagna le attività della Norcia Run 2017 e contribuisce a sostenere una realtà profondamente legata alla propria città.

E poi c’è l’appuntamento che rappresenta uno dei momenti più importanti del calendario: “Corri per Norcia”, la gara di 10 chilometri in programma alla fine di settembre. Una manifestazione che porta runners e appassionati nel cuore della città e che racchiude in sé lo spirito stesso dell’associazione: correre non soltanto per raggiungere un traguardo, ma per testimoniare la presenza di una comunità che continua a guardare avanti.

Il 2026 rappresenta un anno particolarmente significativo. Sono trascorsi dieci anni dal terribile sisma che ha sconvolto il Centro Italia e lasciato ferite profonde nel tessuto umano, sociale ed economico di tanti territori. Per Norcia, questo anniversario non è soltanto una ricorrenza da ricordare, ma anche un momento per ribadire una scelta: restare, resistere, costruire futuro.

Ed è proprio attraverso lo sport che Norcia Run 2017 continua a lanciare il proprio messaggio. Le scarpe da corsa diventano simbolicamente strumenti per andare avanti; i chilometri percorsi, una forma di testimonianza; le manifestazioni, occasioni per riportare persone e attenzione nei luoghi del cuore.

Norcia run 2017

«Amiamo la nostra città, la corsa e tutto quello che gira intorno a noi». In queste parole si ritrova l’essenza di una realtà che non vive lo sport come una semplice attività agonistica, ma come una parte integrante della propria identità.

La volontà è chiara: non abbandonare i luoghi nei quali si è nati e nei quali si desidera continuare a vivere. Per sé, per i propri figli, per i propri nipoti e per tutte quelle persone che scelgono la montagna, la natura e Norcia come luogo da amare e da vivere.

Dieci anni dopo il terremoto, dunque, Norcia Run 2017 continua a correre. E forse il significato più profondo di questa corsa non è arrivare primi, né fermare il cronometro.

È continuare a esserci.

Perché ogni passo compiuto sulle strade di Norcia racconta una storia di appartenenza. Ogni bambino che indossa un paio di scarpe da corsa rappresenta una promessa per il futuro. Ogni maratoneta che porta il nome di Norcia oltre i confini della città ne diventa, a modo suo, ambasciatore.

E mentre le montagne continuano a custodire memoria, silenzi e bellezza, una comunità corre. Corre per la propria terra, per il proprio futuro e per quella Norcia amata che vuole continuare a vivere.

Norcia run 2017

«Norcia Run 2017 è nata in un momento difficile, all’indomani degli eventi sismici che hanno profondamente segnato la nostra terra. Eravamo pochi, appena dieci o quindici persone, ma avevamo dentro una grande determinazione: continuare a esserci. Oggi siamo una squadra di oltre quaranta tra runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori, e questo per noi rappresenta un motivo di grande orgoglio. La corsa ci ha permesso di stare insieme, di conoscere altre realtà e di portare il nome di Norcia in tante città italiane e anche all’estero. Ma soprattutto ci ha consentito di mantenere vivo il rapporto con il nostro territorio. Partecipare alle maratone, organizzare iniziative per i bambini, vivere le camminate sotto le stelle, prendere parte alla Fiaccola della Pace di San Benedetto e promuovere la nostra “Corri per Norcia” significa fare comunità. Quest’anno, a dieci anni dal terremoto, sentiamo ancora più forte la responsabilità di non abbandonare i luoghi in cui siamo nati e cresciuti. Vogliamo che Norcia continui a essere una città viva, capace di guardare al futuro e di offrire alle nuove generazioni la possibilità di restare, crescere e costruire qui la propria vita. Noi continueremo a correre con questo spirito: per la nostra città, per le nostre montagne, per i nostri figli e per i nostri nipoti. Perché ogni passo che facciamo è anche un piccolo gesto d’amore verso Norcia».

Norcia run 2017

In fondo, correre non significa soltanto attraversare una strada o inseguire un traguardo. Significa scegliere di andare avanti quando la vita ha provato a fermarti. Significa trasformare la fatica in forza, la memoria in futuro, il dolore in una nuova possibilità.

Norcia Run 2017 è anche questo: una comunità che corre con il cuore rivolto alla propria terra. Ogni passo diventa memoria, ogni chilometro una promessa, ogni arrivo la certezza che, nonostante tutto, si può ricominciare.

Perché le montagne custodiscono ciò che il tempo non riesce a cancellare e le città rinascono quando qualcuno sceglie di restare.

E allora si continua a correre. Non soltanto verso un traguardo, ma per Norcia, dentro Norcia, insieme a Norcia. Perché una terra non vive soltanto nelle sue pietre: vive nelle persone che la amano, la attraversano e decidono, ogni giorno, di chiamarla ancora casa.

https://www.fidal.it/societa/NORCIARUN-2017/PG097

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Calcio

Addio al baffo leggendario di Sandro Mazzola: il calcio italiano piange la bandiera eterna dell’Inter

Il calcio italiano piange calde lacrime e dice addio a una delle sue leggende assolute e immortali. Nella tarda e silenziosa serata di venerdì, all’età di 83 anni, si è spento nella sua casa in Brianza l’immenso Sandro Mazzola, storica, inimitabile ed eterna bandiera dell’Inter. L’annuncio ufficiale del drammatico lutto è stato dato nel cuore della notte proprio dalla società nerazzurra (con le parole commosse del Presidente Marotta e dell’allenatore Chivu). Figlio del grandissimo Valentino (l’indimenticabile capitano degli “Invincibili” scomparso nella tragica strage di Superga quando Sandro aveva solo 6 anni), Mazzola è cresciuto calcisticamente sui campetti dell’oratorio milanese, fino a essere “adottato” e cresciuto tecnicamente da divinità del calcio come Benito Lorenzi e Giuseppe Meazza. Da quel momento, il “Baffo” più famoso d’Italia ha indossato una e una sola maglia per tutta la sua intera, trionfale carriera, scrivendo pagine di gloria indimenticabili per i tifosi nerazzurri e per la Nazionale. Leggi tutti gli emozionanti aneddoti della sua infanzia (dalle sfide all’oratorio contro Celentano al ricordo struggente del padre) nel nostro articolo di omaggio 👇

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Sandro Mazzola

Milano – Il calcio, quello romantico, quello fatto di sudore, fedeltà assoluta ai colori e leggende tramandate di padre in figlio, ha appena perso uno dei suoi capitoli più belli, luminosi e struggenti. Una vera e propria bandiera eterna del nostro sport ci ha improvvisamente lasciato, portando con sé un pezzo inestimabile di storia dell’Italia del dopoguerra. Nella tarda e silenziosa serata di venerdì, all’età di 83 anni, si è spento serenamente nella sua casa di Vedano Olona, nel verde della Brianza, l’immenso Sandro Mazzola.
Con la sua scomparsa se ne va per sempre uno dei beniamini più amati, rispettati e venerati dal popolo interista, ma anche e soprattutto un campione di straordinaria eleganza (sia in campo che fuori) capace di unire sotto un unico, grande applauso i tifosi di tutte le squadre italiane. La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo, scatenando un’ondata di incolmabile commozione e cordoglio, perché il mitico “Baffo” non era solamente un formidabile attaccante: era il simbolo vivente di un calcio che non esiste più, un uomo che ha saputo onorare fino all’ultimo respiro la maglia che ha amato e la memoria di un padre altrettanto immortale.

Il cordoglio nel cuore della notte: le lacrime del mondo nerazzurro

L’ufficialità della tragica notizia è arrivata nel cuore della notte, diffondendo un velo di tristezza su tutta la città di Milano. È stato proprio il club della sua vita a dare il doloroso annuncio, attraverso un toccante comunicato apparso sui canali social ufficiali della società alle 0.41 in punto.
Le parole scelte dalla dirigenza hanno racchiuso in poche righe il dolore di milioni di tifosi: “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”. Questo abbraccio virtuale è diventato in poche ore un’infinita catena umana di messaggi, ricordi e aneddoti, a testimonianza di quanto questo straordinario campione fosse radicato nel tessuto connettivo e nell’identità stessa della squadra milanese.

Un destino segnato dal lutto: la pesante ombra della tragedia di Superga

La storia umana e sportiva di Alessandro (per tutti semplicemente Sandro o Sandrino) è un romanzo intriso di gloria ma nato da un dolore atroce e inimmaginabile. Sulle sue spalle, fin da piccolissimo, ha dovuto sopportare un fardello emotivo schiacciante: il ricordo e l’eredità di un papà che al mondo pareva invincibile.
Sandro aveva solamente sei anni, cinque mesi e ventitré giorni quando il destino gli strappò brutalmente la figura paterna nella maledetta, tragica e famosissima strage di Superga, che spazzò via in un istante l’intero squadrone degli Invincibili del Grande Torino. Come ha ricordato la stessa società nerazzurra nel suo tributo, il piccolo Sandrino, in quei giorni di lutto nazionale, vedeva i volti distrutti della gente che lo abbracciava, che gli accarezzava la testa in lacrime, e si domandava ingenuamente cosa stesse succedendo. Tutto ciò che era stato l’immenso Valentino Mazzola, il figlio Sandro dovette impararlo e conoscerlo solo attraverso l’epica dei racconti, tramandati giorno per giorno da chi aveva avuto il privilegio di vederlo giocare. Da quel dolore profondissimo, Sandro trasse la forza per costruire il suo sogno, senza mai farsi schiacciare dal peso del cognome.

L’oratorio, le sfide con Celentano e le lezioni di Giuseppe Meazza

Ma il destino, a volte, sa essere clemente e regala incontri capaci di cambiare il corso di una vita. La leggenda del “Baffo” iniziò a prendere forma in modo genuino e verace sull’asfalto sbucciato dell’oratorio San Lorenzo a Milano, nel cuore di Porta Ticinese. Erano gli anni delle interminabili sfide a tutto campo, giocate fino al calar del sole, persino contro un giovanissimo e scatenato Adriano Celentano.
A prendersi cura di lui e del fratello, diventando di fatto dei padri putativi, furono due divinità assolute della storia dell’Inter: il leggendario Benito Lorenzi e il divino Giuseppe Meazza. Lorenzi si presentò un giorno a casa della madre di Sandro, nella vicina Cassano d’Adda, portando in dono un paio di scarpette da calcio e un pallone vero, un gesto di un’umanità straordinaria che cambiò tutto. Meazza, invece, lo prese sotto la sua preziosa ala protettrice, crescendolo tecnicamente sul campo e insegnandogli tutti i segreti più intimi e complessi del gioco del calcio. A soli 8 anni, Sandro e suo fratello diventarono le amate mascotte ufficiali dell’Inter, vivendo le loro giornate tra il campo di allenamento, gli spogliatoi carichi di tensione e il prato verde dello stadio, formando così un’identità e un’appartenenza nerazzurra totale, viscerale e indissolubile, che lo avrebbe accompagnato per tutta l’esistenza. Addio, grandissimo Sandrino.

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Sport

Il metodo Gattuso rigenera la Lazio: spogliatoio unito e concorrenza spietata per conquistare il campo

La ricetta segreta per volare in Campionato? Meritocrazia, sudore e un gruppo unito come una falange! La nuova Lazio targata “Rino” Gattuso vola a quota 10 punti nelle prime 4 giornate di campionato grazie a un metodo infallibile: nessuno ha il posto assicurato. L’allenatore calabrese ha imposto la sana e spietata concorrenza interna come regola di vita a Formello, utilizzando già la bellezza di 24 giocatori diversi! Dalle certezze granitiche di Frattesi e Zaccagni, passando per i ballottaggi continui in attacco, Gattuso cambia uomini non per indecisione, ma per premiare concretamente chi dà il massimo durante gli allenamenti della settimana. Inoltre, l’ex centrocampista è riuscito nell’impresa di compattare lo spogliatoio, creando un vero e proprio “scudo” per isolare la squadra dalle pesanti contestazioni ambientali dei tifosi contro la società di Lotito. Vuoi scoprire tutti i dettagli sulle nuove gerarchie biancocelesti e sui minutaggi dei giocatori? Leggi l’approfondimento sportivo nel nostro articolo 👇

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Gattuso

Formello (Roma) – Il calcio moderno insegna che le partite non si vincono solamente la domenica pomeriggio o il sabato sera davanti ai tifosi, ma si vincono prima di tutto dal martedì al venerdì, sul campo d’allenamento, sudando e lottando per una maglia da titolare. Questa è sempre stata la filosofia di vita e di sport di Gennaro “Rino” Gattuso, e oggi questa mentalità feroce e instancabile è diventata a tutti gli effetti il nuovo marchio di fabbrica della sua Lazio.
La parola d’ordine che rimbomba tra i corridoi del centro sportivo di Formello è “Meritocrazia”. Con il tecnico calabrese non esistono posti fissi, non ci sono privilegi e nessuno può permettersi di vivere di rendita. Avanti chi merita, senza guardare i nomi dietro le maglie. Il lavoro duro paga sempre, e i frutti di questa rivoluzione psicologica e tattica sono sotto gli occhi di tutti: la squadra ha un’identità granitica, corre per novanta minuti e il conto in classifica ha finora portato in cassa un tesoretto preziosissimo di ben 10 punti raccolti nelle primissime quattro giornate di campionato. Numeri che testimoniano quanto la compattezza del gruppo stia facendo la differenza in un ambiente non sempre facile da gestire.

Nessun escluso: la gestione totale della rosa a disposizione

Il capolavoro tattico e gestionale di Gattuso risiede proprio nella sua incredibile capacità di far sentire tutti importanti, tenendo l’intero gruppo costantemente sulla corda. In poche gare ufficiali, l’allenatore ha già schierato e utilizzato praticamente l’intera rosa a sua disposizione. Le statistiche parlano chiaro: sono state ben 24 le pedine schierate in campo fin dal primo minuto oppure a gara in corso.
All’appello dei calciatori di movimento, ad oggi, mancano solamente il giovane Przyborek e Danilo Cataldi (il quale è stato comunque convocato simbolicamente e aggregato al gruppo per la sfida caldissima contro il Milan). Il gruppo squadra è stato volutamente allargato, e cerca di tornare a respirare un’aria di grande ambizione proprio attraverso la sana e agguerrita concorrenza interna. Ognuno deve dare il centouno per cento in ogni singolo tocco di palla per trovare lo spazio desiderato. Il tecnico, con il suo carisma travolgente, ha guadagnato fin dal primo giorno la fiducia totale e incondizionata dello spogliatoio, diventando uno scudo e un faro per una squadra che deve essere brava a slalomeggiare e a isolarsi dalle pesanti difficoltà ambientali legate alla nota contestazione dei tifosi nei confronti del presidente Claudio Lotito.

Ballottaggi continui e gerarchie azzerate per superare i limiti

L’approccio dell’allenatore non prevede gerarchie scolpite nella pietra. I ballottaggi sono continui e le gerarchie si modificano settimana dopo settimana: sono esclusivamente le prestazioni e la condizione atletica a dettare le mosse di formazione di partita in partita. Gattuso sa benissimo che la primissima e più difficile sfida della Lazio è quella contro sé stessa e contro i propri antichi limiti caratteriali.
L’idea di base è che tenere tutti sulla corda sia il modo migliore per non adagiarsi sugli allori e per non legarsi a un destino anonimo a metà classifica, senza sbocchi su obiettivi concreti europei. L’allenatore chiede il massimo impegno agonistico e, in cambio, promette e garantisce massima apertura e opportunità nei confronti della rosa, a cui nel recente passato sono stati fortunatamente tolti gli scontenti cronici e la stragrande maggioranza dei giocatori con il contratto in scadenza (tra cui sono rimasti i soli Cataldi, Cancellieri e Lazzari). Nessuno si sente tagliato fuori, a parte i pochissimi giocatori depennati ufficialmente dalla lista dei 25 per precise logiche societarie.

Il minutaggio intelligente e le risorse vitali dalla panchina

Un’analisi accurata dei minutaggi distribuiti finora dimostra come Gattuso cambi idea non per confusione o indecisione, ma per sincero riconoscimento dell’impegno profuso in allenamento. Il campo ha visto transitare giocatori cardine e nuove scommesse. Si va dai 450 minuti complessivi giocati dai fedelissimi Mandas, Provstgaard e Zaccagni (quest’ultimo sostituito solamente nel concitato recupero della delicata trasferta di Udine), fino ad arrivare ai primissimi 7 minuti del debuttante Diogo Leite (adattato intelligentemente sul centrodestra).
Le chance sono accuratamente condivise in ogni reparto del campo: se Pedraza ha perso la titolarità alla terza giornata, a sinistra ora c’è la freccia Tavares, ma tutti hanno avuto la loro occasione. Anche a centrocampo e in attacco la giostra gira a meraviglia: Taylor e Frattesi sono diventati i padroni indiscussi della linea mediana, Belahyane è stato rilanciato in cabina di regia per sopperire allo stop di Rovella, mentre Cancellieri e Isaksen vivono in un sano e produttivo ballottaggio offensivo. Persino a Gudmunsson è bastata pochissima autonomia per lasciare un timbro decisivo, segno che chi entra dalla panchina ha la piena consapevolezza di poter stravolgere le sorti della partita.

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Sport

Dal bullismo al tetto d’Italia, il campione dal cuore d’oro: il cestista Pippo Ricci accoglie le matricole della LUMSA

La lezione di vita che tutti i nostri ragazzi dovrebbero ascoltare, soprattutto oggi! Niente scorciatoie, niente facili successi da social network: il grandissimo campione della Nazionale Italiana di basket, Giampaolo “Pippo” Ricci (Capitano dell’Olimpia Milano) salirà in cattedra all’Università LUMSA di Roma per accogliere le nuove Matricole e raccontare la sua commovente favola di sudore e riscatto. Dall’incubo del bullismo affrontato da ragazzino, agli anni durissimi di gavetta partendo dai campetti di Serie C2 fino ad arrivare sul tetto d’Italia e alle Olimpiadi di Tokyo! Ma il gigante azzurro distruggerà anche gli stereotipi più classici degli sportivi: racconterà di come è riuscito a prendere una difficilissima Laurea in Matematica giocando in Serie A, e parlerà della sua meravigliosa associazione di volontariato che costruisce scuole e aiuta i bambini poverissimi in Tanzania. Uno sportivo immenso, dal cuore d’oro. Leggi tutti i dettagli dell’incontro “Welcome Days” e gli orari per seguirlo in diretta nell’articolo 👇

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Matricole dell’Università LUMSA

Roma – In un’epoca in cui i modelli giovanili sembrano rincorrere soltanto il successo facile, la fama istantanea dei social network e la ricchezza ostentata, esistono per fortuna storie vere di sudore, lacrime e formidabile resilienza che meritano di essere raccontate a gran voce. Perché il vero eroismo, molto spesso, non consiste nell’indossare il mantello del protagonista invincibile, ma nell’imparare a fare gioco di squadra, partendo dalla polvere dei campetti di periferia per arrivare, passo dopo passo, a toccare le stelle. È esattamente questa la lezione di vita immensa e preziosa che Giampaolo “Pippo” Ricci (campione della Nazionale italiana di basket e formidabile capitano dell’Olimpia Milano) si prepara a donare alle nuove generazioni.
Il prossimo martedì 22 settembre, alle ore 18:00, l’immenso cestista azzurro sarà l’assoluto e attesissimo protagonista dei Welcome Days, il tradizionale e caloroso programma di accoglienza ideato dalla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma per abbracciare e incoraggiare le centinaia di matricole appena iscritte ai dipartimenti GEPLI e DISU. Un appuntamento imperdibile, inserito con orgoglio anche nel prestigioso cartellone della Rome Future Week, che si terrà nella storica cornice dell’Aula Giubileo, in via di Porta Castello.

Una favola di sudore e riscatto: dalla polvere della Serie C2 alle Olimpiadi

Dall’alto dei suoi due metri e due centimetri di statura, Pippo Ricci guarderà negli occhi i ragazzi appena iscritti all’università per raccontare loro una verità fondamentale: nessuno ti regala nulla nella vita. Prima di alzare al cielo 5 Scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane e prima di volare in Giappone per difendere i colori azzurri alle Olimpiadi di Tokyo 2021, il gigante buono romano ha dovuto fare i conti con la fatica vera, quella che spezza i muscoli e a volte anche il morale.
La sua non è stata un’ascesa folgorante e privilegiata, ma una scalata lenta, massacrante e orgogliosa. Ha vissuto anni di infinita gavetta, partendo dalle categorie minori, sudando sui campi di provincia della Serie C2, lottando in B2 e in A2, fino a conquistare, con i denti e con le unghie, la consacrazione assoluta in Serie A1. Raccontare questo percorso accidentato e meraviglioso ai neo-universitari significa spiegare loro che gli esami non superati e le difficoltà dello studio non sono sconfitte, ma semplici tappe di un viaggio straordinario verso la vetta.

Dal bullismo alla laurea in Matematica: abbattere ogni stereotipo

Ma ciò che rende la figura di Pippo Ricci un esempio monumentale per i nostri ragazzi, è la sua capacità di polverizzare ogni banale stereotipo legato al mondo degli sportivi professionisti. Durante il dialogo con gli studenti (che sarà possibile seguire anche in diretta streaming sul canale YouTube dell’Ateneo), il cestista ripercorrerà i temi più intimi, delicati e dolorosi affrontati anche nel suo libro autobiografico dal titolo illuminante: “Volevo essere Robin: Il mio viaggio fino a qui”.
Ricci parlerà a cuore aperto delle ombre della sua adolescenza, del dramma silenzioso del bullismo subito e sconfitto proprio grazie all’amore salvifico per la pallacanestro. Ma soprattutto, spiegherà ai ragazzi il valore supremo della cultura: Pippo non è solo un atleta formidabile, ma è un dottore laureato in matematica. Ha dimostrato all’Italia intera che è possibile conciliare gli allenamenti massacranti dello sport agonistico ad altissimi livelli con lo studio accademico più rigoroso e complesso.

Il cuore oltre l’ostacolo: il volontariato per i bambini in Africa

L’incontro alla LUMSA (che sarà solennemente aperto dai saluti del Magnifico Rettore, prof. Francesco Bonini, insieme ai direttori di dipartimento Caterina Fiorilli e Filippo Giordano, e moderato dalla professoressa Gabriella Foschini) non tralascerà l’aspetto più luminoso e commovente della vita del capitano milanese.
Pippo Ricci, infatti, non usa le sue immense braccia solo per catturare rimbalzi sotto canestro, ma per sollevare dalla miseria i più fragili. Da anni è orgogliosamente presidente dell’organizzazione di volontariato “Amani Education ODV”, un’associazione meravigliosa che finanzia e sostiene sul campo progetti educativi e sociali vitali in Tanzania. È la chiusura perfetta di un cerchio umano: trasformare il dolore e le difficoltà personali in una forza motrice per aiutare il prossimo. Una lezione accademica e di vita indimenticabile, che le matricole della LUMSA si porteranno nel cuore per tutto il loro futuro percorso di studi.

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