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Sport

Dal bullismo al tetto d’Italia, il campione dal cuore d’oro: il cestista Pippo Ricci accoglie le matricole della LUMSA

La lezione di vita che tutti i nostri ragazzi dovrebbero ascoltare, soprattutto oggi! Niente scorciatoie, niente facili successi da social network: il grandissimo campione della Nazionale Italiana di basket, Giampaolo “Pippo” Ricci (Capitano dell’Olimpia Milano) salirà in cattedra all’Università LUMSA di Roma per accogliere le nuove Matricole e raccontare la sua commovente favola di sudore e riscatto. Dall’incubo del bullismo affrontato da ragazzino, agli anni durissimi di gavetta partendo dai campetti di Serie C2 fino ad arrivare sul tetto d’Italia e alle Olimpiadi di Tokyo! Ma il gigante azzurro distruggerà anche gli stereotipi più classici degli sportivi: racconterà di come è riuscito a prendere una difficilissima Laurea in Matematica giocando in Serie A, e parlerà della sua meravigliosa associazione di volontariato che costruisce scuole e aiuta i bambini poverissimi in Tanzania. Uno sportivo immenso, dal cuore d’oro. Leggi tutti i dettagli dell’incontro “Welcome Days” e gli orari per seguirlo in diretta nell’articolo 👇

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Matricole dell’Università LUMSA

Roma – In un’epoca in cui i modelli giovanili sembrano rincorrere soltanto il successo facile, la fama istantanea dei social network e la ricchezza ostentata, esistono per fortuna storie vere di sudore, lacrime e formidabile resilienza che meritano di essere raccontate a gran voce. Perché il vero eroismo, molto spesso, non consiste nell’indossare il mantello del protagonista invincibile, ma nell’imparare a fare gioco di squadra, partendo dalla polvere dei campetti di periferia per arrivare, passo dopo passo, a toccare le stelle. È esattamente questa la lezione di vita immensa e preziosa che Giampaolo “Pippo” Ricci (campione della Nazionale italiana di basket e formidabile capitano dell’Olimpia Milano) si prepara a donare alle nuove generazioni.
Il prossimo martedì 22 settembre, alle ore 18:00, l’immenso cestista azzurro sarà l’assoluto e attesissimo protagonista dei Welcome Days, il tradizionale e caloroso programma di accoglienza ideato dalla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma per abbracciare e incoraggiare le centinaia di matricole appena iscritte ai dipartimenti GEPLI e DISU. Un appuntamento imperdibile, inserito con orgoglio anche nel prestigioso cartellone della Rome Future Week, che si terrà nella storica cornice dell’Aula Giubileo, in via di Porta Castello.

Una favola di sudore e riscatto: dalla polvere della Serie C2 alle Olimpiadi

Dall’alto dei suoi due metri e due centimetri di statura, Pippo Ricci guarderà negli occhi i ragazzi appena iscritti all’università per raccontare loro una verità fondamentale: nessuno ti regala nulla nella vita. Prima di alzare al cielo 5 Scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane e prima di volare in Giappone per difendere i colori azzurri alle Olimpiadi di Tokyo 2021, il gigante buono romano ha dovuto fare i conti con la fatica vera, quella che spezza i muscoli e a volte anche il morale.
La sua non è stata un’ascesa folgorante e privilegiata, ma una scalata lenta, massacrante e orgogliosa. Ha vissuto anni di infinita gavetta, partendo dalle categorie minori, sudando sui campi di provincia della Serie C2, lottando in B2 e in A2, fino a conquistare, con i denti e con le unghie, la consacrazione assoluta in Serie A1. Raccontare questo percorso accidentato e meraviglioso ai neo-universitari significa spiegare loro che gli esami non superati e le difficoltà dello studio non sono sconfitte, ma semplici tappe di un viaggio straordinario verso la vetta.

Dal bullismo alla laurea in Matematica: abbattere ogni stereotipo

Ma ciò che rende la figura di Pippo Ricci un esempio monumentale per i nostri ragazzi, è la sua capacità di polverizzare ogni banale stereotipo legato al mondo degli sportivi professionisti. Durante il dialogo con gli studenti (che sarà possibile seguire anche in diretta streaming sul canale YouTube dell’Ateneo), il cestista ripercorrerà i temi più intimi, delicati e dolorosi affrontati anche nel suo libro autobiografico dal titolo illuminante: “Volevo essere Robin: Il mio viaggio fino a qui”.
Ricci parlerà a cuore aperto delle ombre della sua adolescenza, del dramma silenzioso del bullismo subito e sconfitto proprio grazie all’amore salvifico per la pallacanestro. Ma soprattutto, spiegherà ai ragazzi il valore supremo della cultura: Pippo non è solo un atleta formidabile, ma è un dottore laureato in matematica. Ha dimostrato all’Italia intera che è possibile conciliare gli allenamenti massacranti dello sport agonistico ad altissimi livelli con lo studio accademico più rigoroso e complesso.

Il cuore oltre l’ostacolo: il volontariato per i bambini in Africa

L’incontro alla LUMSA (che sarà solennemente aperto dai saluti del Magnifico Rettore, prof. Francesco Bonini, insieme ai direttori di dipartimento Caterina Fiorilli e Filippo Giordano, e moderato dalla professoressa Gabriella Foschini) non tralascerà l’aspetto più luminoso e commovente della vita del capitano milanese.
Pippo Ricci, infatti, non usa le sue immense braccia solo per catturare rimbalzi sotto canestro, ma per sollevare dalla miseria i più fragili. Da anni è orgogliosamente presidente dell’organizzazione di volontariato “Amani Education ODV”, un’associazione meravigliosa che finanzia e sostiene sul campo progetti educativi e sociali vitali in Tanzania. È la chiusura perfetta di un cerchio umano: trasformare il dolore e le difficoltà personali in una forza motrice per aiutare il prossimo. Una lezione accademica e di vita indimenticabile, che le matricole della LUMSA si porteranno nel cuore per tutto il loro futuro percorso di studi.

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Sport

“Norcia Run 2017”, correre per la propria terra: dieci anni di sport, comunità e rinascita

Ci sono luoghi che non sono semplicemente una città, una piazza o una strada. Sono radici, memoria, appartenenza. Norcia è uno di questi luoghi. E proprio dalla volontà di non lasciare che quelle radici venissero spezzate dagli eventi sismici è nata, nel 2017, l’Associazione Norcia Run 2017, una realtà sportiva che nel corso degli anni ha trasformato la corsa in uno strumento di aggregazione, partecipazione e amore per il territorio.

All’inizio erano appena dieci, forse quindici persone. Un piccolo gruppo unito dalla passione per la corsa e dal desiderio di reagire a una delle pagine più dolorose vissute dal Centro Italia. Oggi gli atleti sono oltre quaranta e comprendono runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori. Una comunità cresciuta nel tempo, capace di mettere insieme persone con esperienze e passioni differenti, ma accomunate dallo stesso legame con Norcia.

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Norcia run 2017

Norcia-  Ci sono luoghi che non sono semplicemente una città, una piazza o una strada. Sono radici, memoria, appartenenza. Norcia è uno di questi luoghi. E proprio dalla volontà di non lasciare che quelle radici venissero spezzate dagli eventi sismici è nata, nel 2017, l’Associazione Norcia Run 2017, una realtà sportiva che nel corso degli anni ha trasformato la corsa in uno strumento di aggregazione, partecipazione e amore per il territorio.

All’inizio erano appena dieci, forse quindici persone. Un piccolo gruppo unito dalla passione per la corsa e dal desiderio di reagire a una delle pagine più dolorose vissute dal Centro Italia. Oggi gli atleti sono oltre quaranta e comprendono runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori. Una comunità cresciuta nel tempo, capace di mettere insieme persone con esperienze e passioni differenti, ma accomunate dallo stesso legame con Norcia.

Alla guida dell’associazione c’è il presidente Mario Ottaviani, affiancato da un Consiglio composto da dieci persone, uomini e donne che contribuiscono quotidianamente alla vita e alle attività del gruppo. Un’organizzazione costruita sulla partecipazione e sulla volontà di fare squadra, dentro e fuori dalle competizioni.

Norcia run 2017

Tra gli iscritti ci sono atleti specializzati nelle maratone, che nel corso dell’anno prendono parte a importanti appuntamenti podistici in Italia e all’estero. Torino, Firenze, Atene, Berlino e numerose altre manifestazioni diventano così occasioni non soltanto sportive, ma anche di incontro, confronto e rappresentanza. Da circa un anno, inoltre, alcuni componenti hanno iniziato a cimentarsi nel trail competitivo, portando la passione per la corsa sui sentieri e sulle montagne.

Ma Norcia Run 2017 non è soltanto agonismo. La sua identità comprende anche il mondo del cammino e della partecipazione collettiva. Perché correre, a Norcia, significa anche attraversare il proprio territorio, viverlo, conoscerlo e raccontarlo attraverso i passi di chi lo percorre.

Norcia run 2017

Particolarmente significativo è il coinvolgimento dell’associazione nella Fiaccola della Pace di San Benedetto, nel percorso su strada da Cassino a Norcia: un appuntamento che assume per la comunità nursina un valore sportivo, simbolico e spirituale, nel segno di San Benedetto e del messaggio di pace che lega i territori attraversati.

Durante l’anno Norcia Run 2017 promuove inoltre iniziative capaci di coinvolgere diverse generazioni. Lo sport diventa così un linguaggio attraverso il quale avvicinare bambini, ragazzi e adulti. In estate viene organizzata la Settimana dello Sport dedicata ai bambini, mentre a settembre è protagonista la Gara del Piccolo Podista, pensata per avvicinare i più giovani alla corsa attraverso il gioco, la condivisione e il piacere di stare insieme.

Non mancano le camminate serali, quelle “sotto le stelle”, e gli appuntamenti organizzati nel periodo natalizio. Occasioni semplici, ma preziose, nelle quali il movimento diventa socialità e il territorio torna a essere vissuto dalla comunità.

A sostenere ufficialmente l’associazione c’è Top Supermercati di Roma, sponsor ufficiale che accompagna le attività della Norcia Run 2017 e contribuisce a sostenere una realtà profondamente legata alla propria città.

E poi c’è l’appuntamento che rappresenta uno dei momenti più importanti del calendario: “Corri per Norcia”, la gara di 10 chilometri in programma alla fine di settembre. Una manifestazione che porta runners e appassionati nel cuore della città e che racchiude in sé lo spirito stesso dell’associazione: correre non soltanto per raggiungere un traguardo, ma per testimoniare la presenza di una comunità che continua a guardare avanti.

Il 2026 rappresenta un anno particolarmente significativo. Sono trascorsi dieci anni dal terribile sisma che ha sconvolto il Centro Italia e lasciato ferite profonde nel tessuto umano, sociale ed economico di tanti territori. Per Norcia, questo anniversario non è soltanto una ricorrenza da ricordare, ma anche un momento per ribadire una scelta: restare, resistere, costruire futuro.

Ed è proprio attraverso lo sport che Norcia Run 2017 continua a lanciare il proprio messaggio. Le scarpe da corsa diventano simbolicamente strumenti per andare avanti; i chilometri percorsi, una forma di testimonianza; le manifestazioni, occasioni per riportare persone e attenzione nei luoghi del cuore.

Norcia run 2017

«Amiamo la nostra città, la corsa e tutto quello che gira intorno a noi». In queste parole si ritrova l’essenza di una realtà che non vive lo sport come una semplice attività agonistica, ma come una parte integrante della propria identità.

La volontà è chiara: non abbandonare i luoghi nei quali si è nati e nei quali si desidera continuare a vivere. Per sé, per i propri figli, per i propri nipoti e per tutte quelle persone che scelgono la montagna, la natura e Norcia come luogo da amare e da vivere.

Dieci anni dopo il terremoto, dunque, Norcia Run 2017 continua a correre. E forse il significato più profondo di questa corsa non è arrivare primi, né fermare il cronometro.

È continuare a esserci.

Perché ogni passo compiuto sulle strade di Norcia racconta una storia di appartenenza. Ogni bambino che indossa un paio di scarpe da corsa rappresenta una promessa per il futuro. Ogni maratoneta che porta il nome di Norcia oltre i confini della città ne diventa, a modo suo, ambasciatore.

E mentre le montagne continuano a custodire memoria, silenzi e bellezza, una comunità corre. Corre per la propria terra, per il proprio futuro e per quella Norcia amata che vuole continuare a vivere.

Norcia run 2017

«Norcia Run 2017 è nata in un momento difficile, all’indomani degli eventi sismici che hanno profondamente segnato la nostra terra. Eravamo pochi, appena dieci o quindici persone, ma avevamo dentro una grande determinazione: continuare a esserci. Oggi siamo una squadra di oltre quaranta tra runner, camminatori, simpatizzanti e sostenitori, e questo per noi rappresenta un motivo di grande orgoglio. La corsa ci ha permesso di stare insieme, di conoscere altre realtà e di portare il nome di Norcia in tante città italiane e anche all’estero. Ma soprattutto ci ha consentito di mantenere vivo il rapporto con il nostro territorio. Partecipare alle maratone, organizzare iniziative per i bambini, vivere le camminate sotto le stelle, prendere parte alla Fiaccola della Pace di San Benedetto e promuovere la nostra “Corri per Norcia” significa fare comunità. Quest’anno, a dieci anni dal terremoto, sentiamo ancora più forte la responsabilità di non abbandonare i luoghi in cui siamo nati e cresciuti. Vogliamo che Norcia continui a essere una città viva, capace di guardare al futuro e di offrire alle nuove generazioni la possibilità di restare, crescere e costruire qui la propria vita. Noi continueremo a correre con questo spirito: per la nostra città, per le nostre montagne, per i nostri figli e per i nostri nipoti. Perché ogni passo che facciamo è anche un piccolo gesto d’amore verso Norcia».

Norcia run 2017

In fondo, correre non significa soltanto attraversare una strada o inseguire un traguardo. Significa scegliere di andare avanti quando la vita ha provato a fermarti. Significa trasformare la fatica in forza, la memoria in futuro, il dolore in una nuova possibilità.

Norcia Run 2017 è anche questo: una comunità che corre con il cuore rivolto alla propria terra. Ogni passo diventa memoria, ogni chilometro una promessa, ogni arrivo la certezza che, nonostante tutto, si può ricominciare.

Perché le montagne custodiscono ciò che il tempo non riesce a cancellare e le città rinascono quando qualcuno sceglie di restare.

E allora si continua a correre. Non soltanto verso un traguardo, ma per Norcia, dentro Norcia, insieme a Norcia. Perché una terra non vive soltanto nelle sue pietre: vive nelle persone che la amano, la attraversano e decidono, ogni giorno, di chiamarla ancora casa.

https://www.fidal.it/societa/NORCIARUN-2017/PG097

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Sport

I campioni di domani si crescono con sani principi: ad Avezzano nasce il progetto “Terzo Tempo” contro il doping

BASTA CON I “GENITORI ESALTATI” CHE VOGLIONO CREARE FIGLI CAMPIONI A TUTTI I COSTI, E BASTA CON I RAGAZZINI IMBOTTITI DI “INTEGRATORI” PER POMPARE I MUSCOLI! A L’AQUILA NASCE LA MERAVIGLIOSA E NOBILE INIZIATIVA DELLA SQUADRA DI RUGBY PER UN VERO “SPORT PULITO”! 🏉 👦 🛑 Che Tristezza Vedere Ai Giorni Nostri Quella “Cultura Tossica e Sbagliata” in Cui Il Calcio E Lo Sport Giovanile Devono Essere Solo e Soltanto “Vincere e Fare Risultato”! I Ragazzini Sono Costantemente Sottoposti allo “Stress Psicologico” Pazzesco Delle Aspettative di Padri E Madri, E Spesso (Attratti Da Internet) Finiscono Per Riempirsi Pericolosamente Di “Integratori Sintetici” Pur di Essere Più Forti o Più Grossi, Avvicinandosi Ignoranti al Baratro Del DOPING! Per Combattere Tutto Questo Schifo E Tornare Ad Insegnare “Sani Principi e Vera Salute”, La Formidabile Squadra Dell'”ISWEB AVEZZANO RUGBY” Ha Ideato Per Tutti I Ragazzi Delle Giovanili Il Grandioso Progetto Educativo “Terzo Tempo”! Lunedì Prossimo La Società Abruzzese (Insieme a Medici, psicologi E Nutrizionisti D’Eccezione) Incontrerà e “Educherà” a Viso Aperto Proprio I Genitori Degli Atleti: “Lo Sport Non È Solo Vincere, Ma Significa Educare Una Persona a Mantenere Sano Il Suo Corpo, Restando Lontani Dal Doping E Dagli Abusi Chimici!”, hanno Dichiarato I Responsabili Della Società. Bravi E Complimenti!! Leggi La Loro Meravigliosa e Nobile Lezione Di Vita Nel Nostro Articolo Sportivo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente D’Accordo Nel Condannare Senza Alcuna Pietà Quei Genitori “Fissati e Ansiosi” Che Trattano i Propri Figli Come Delle Semplici “Macchine Da Gara” Mettendo loro Un’Ansia Devastante Solo per Farli Vincere? Siete Preoccupati Anche Voi Dall’Uso Completamente Esagerato e Incontrollato di “Proteine, Polveri e Integratori Strani” Che Consumano i Giovanissimi Di Oggi In Palestra e Nello Sport? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Appoggio A Questa Meravigliosa Iniziativa nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Sostenere E Fare i Complimenti alla Società “Avezzano Rugby”!!

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Locandina evento Avezzano

Avezzano – Viviamo in una società costantemente e malatamente ossessionata dalla Vittoria, dal successo a tutti i costi e dall’esasperazione della prestazione fisica. Purtroppo, questa “cultura del risultato” finisce spesso per avvelenare anche il mondo dello sport giovanile, trasformando i nostri preziosi ragazzi in macchine da competizione e allontanandoli dai veri e meravigliosi valori dello stare insieme. Per fortuna, però, esistono ancora splendide e virtuose realtà sportive che si oppongono fieramente a questa deriva.
È il caso straordinario dell’Isweb Avezzano Rugby: per la formidabile società marsicana, infatti, la crescita di un giovane e promettente atleta passa innanzitutto dalla consapevolezza, dall’educazione alla salute e dalla capacità di sapersi costruire (sia dentro che, soprattutto, fuori dal rettangolo verde di gioco) una sana, vera e correttissima “cultura sportiva”. È esattamente questo il nobilissimo scopo dell’incontro aperto e gratuito, rivolto a tutte le famiglie degli atleti delle categorie giovanili (le mitiche Under), in programma per lunedì 21 settembre alle ore 17:00 nella bellissima Club House dello stadio “A. Trombetta” di Avezzano.

“Terzo Tempo”: la squadra abbraccia le famiglie

Questo imperdibile appuntamento rappresenta il fondamentale secondo “incontro” di un percorso educativo ben più ampio e ambizioso, battezzato giustamente “Terzo Tempo”. Attraverso questo fantastico e lodevole progetto, la dirigenza avezzanese intende affiancare in modo granitico la durissima preparazione fisica e tecnica sul campo con una serie di momenti di grande approfondimento psicologico dedicati al benessere dei propri ragazzi.
Ma il vero, geniale valore aggiunto del progetto risiede nel coinvolgimento vitale dei genitori. Spesso le mamme e i papà ignorano le pressioni mostruose a cui sono sottoposti i figli; l’Isweb Avezzano Rugby vuole fare “squadra” con loro, per guidare questi ragazzini nel turbolento mare della crescita. All’incontro di lunedì interverranno professionisti d’eccezione: il bravissimo dottor Carmine Orlandi (nutrizionista del club), il vulcanico responsabile del settore giovanile Vincenzo Troiani e la dottoressa Francesca Rossi.

Psicologia e la trappola mortale del “Vincere sempre”

«Abbiamo pensato e fortemente voluto un percorso che andasse nettamente oltre il lato puramente tecnico o fisico della palla ovale», ha spiegato con orgoglio Vincenzo Troiani. «Il nostro maestoso progetto non riguarda soltanto la fredda “formazione del giocatore”, ma punta dritto alla crescita della persona». L’obiettivo ultimo, insomma, è quello di “sfornare” dei campioni che prima di essere atleti formidabili, siano uomini con sani principi morali.
Ad aiutare i ragazzi a sconfiggere l’ansia e lo stress delle aspettative genitoriali, interverrà l’aiuto della psicologia. Troppo spesso, infatti, i figli vivono le competizioni sportive come un “esame” per non deludere le folli ambizioni di padri e madri troppo esigenti sulle gradinate.

Stop all’abuso di Integratori e “Tolleranza Zero” col Doping

Ma il cuore pulsante (e coraggiosissimo) dell’incontro sarà la durissima battaglia sulla nutrizione, che vede le giovani generazioni fin troppo esposte alla cultura “sintetica” di Internet. «Dobbiamo far capire ai ragazzi che Vincere NON è assolutamente tutto! Bisogna imparare a conoscere e rispettare il proprio corpo, evitando categoricamente l’assurdo e pericoloso abuso di quegli integratori che spopolano ovunque!», ha tuonato saggiamente il Dottor Orlandi.
Il passo dagli integratori fai-da-te al baratro criminale del Doping è brevissimo, ed è fondamentale instillare nei ragazzi una cultura granitica dello “sport pulito”. Il nutrizionista ha lanciato infatti un gravissimo allarme: «Il doping è un rischio insidioso e molto più vicino a noi di quanto si possa banalmente pensare. A volte, il pericolo letale può nascondersi anche dietro l’acquisto di prodotti commerciali apparentemente innocui ma contaminati!». Lo sport è sudore, fatica e lealtà. E l’Isweb Avezzano Rugby ha dimostrato ancora una volta di avere un cuore immenso e grande cura per il futuro (pulito) dei suoi piccoli uomini.

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Cronaca

Il pianto disperato di papà Fabrizio per il piccolo Ruggero: “Non ce la faccio, lui era un vero guerriero del rugby”

“POSSO CAPIRE PRENDERE CENTO PUNTI DI SUTURA IN FACCIA… MA MIO FIGLIO MORTO, NO! NON CE LA FACCIO”: LE LACRIME STRAZIANTI DEL PAPÀ DEL PICCOLO RUGGERO SPEZZANO LETTERALMENTE IL CUORE! IL 16ENNE HA LOTTATO COME UN LEONE FINO ALLA FINE. 💔 🏉 👼 Non Si Trova Pace E non Si Riesce a Trattenere il Pianto! Il Giovanissimo RUGGERO CANOCCHI (il Sedicenne De L’Aquila schiantatosi a Bordo Della sua “Minicar” Contro Un Albero) Ha Lottato Con Le Unghie e Con I denti Sotto i Ferri, subendo Due Interventi Chirurgici, Prima Che Il Suo Cuore Smettesse Di Battere. “Quei Traumi avrebbero Ucciso Chiunque Sul Colpo”, Hanno Detto, sbalorditi, i Medici! Ma Lui No, Lui Aveva un Fisico Formidabile e l’Anima Di Un “Vero Guerriero Del Rugby”, Sport che amava fin da Bambino. L’Intera Squadra E I Compagni di Classe hanno Invaso per 24 Ore in Silenzio I Corridoi dell’Ospedale Aquilano, per Stringersi Attorno alla Sorellina Sofia, a Mamma Raffaella E Al Disperato Papà Fabrizio (Un Conosciuto Agente Di Polizia). Ora Bisognerà Attendere la Fredda “Autopsia” Disposta Dal Magistrato Prima di Poter Celebrare I Funerali E Dare L’Ultimo Abbraccio A Questo Nostro Ragazzo D’Oro! Tra le Ipotesi del Suo Terribile E Misterioso “Schianto”, Spunta Fuori Anche Quella (Terribile) Dell’Attraversamento Improvviso Di un “Animale Selvatico” che lo Avrebbe Costretto a Sterzare Contro L’Albero! Leggi Gli Strazianti Dettagli Dell’Agonia E Del Lutto Cittadino Nel Nostro Articolo di Cronaca! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Vi Sentite “Devastati” Nel Leggere Il Disperato e Inconsolabile Lamento Di Papà Fabrizio In Ospedale Davanti Alla Morte Innaturale Del Figlio? Siete D’Accordo Col Fatto Che Quando Muore Una “Vita Così Giovane” E Piena Di Sogni, Intera Comunità E Tutti I Genitori Dell’Abruzzo Debbano Stringersi uniti In un Forte In Abbraccio (Anche Solo A Distanza E in Silenzio) Verso Questa Povera Famiglia Distrutta? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Dispiacere nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Lasciare tutti Insieme Un Bellissimo E Commosso “RIPOSA IN PACE, PICCOLO RUGGERO!” Sulla Nostra Pagina!!

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Ruggero Canocchi

L’Aquila – Dopo infinite ore di attesa, preghiere disperate e un barlume di flebile speranza, ieri pomeriggio è arrivata la notizia più atroce, quella nera e definitiva, che nessun genitore e nessuna comunità vorrebbe mai sentire arrivare: il giovanissimo e forte Ruggero Canocchi non ce l’ha fatta. I suoi sogni meravigliosi di adolescente di soli 16 anni si sono infranti per sempre e in modo violentissimo, spezzati crudelmente dalle lamiere accartocciate della sua piccola minicar, finita fatalmente contro il tronco di un albero.
Oggi L’Aquila, e l’Abruzzo intero, piangono in ginocchio la scomparsa di un figlio di tutti. Un ragazzo pieno di energia che, a detta dei medici, ha dimostrato un coraggio e una fibra fisica fuori dal comune, lottando con le unghie e con i denti per aggrapparsi alla vita con tutta la determinazione che aveva in corpo.

Il cuore di un vero Rugbista: la lotta in Ospedale

Non è un caso che Ruggero abbia combattuto come un fiero e inarrestabile leone. Nel suo sangue scorreva una grandissima tempra da atleta e, soprattutto, l’immensa passione per il Rugby, uno sport nobile e durissimo che gli era stato trasmesso proprio da papà Fabrizio. Il sedicenne, arrivato gravissimo all’Ospedale San Salvatore, aveva subìto lesioni ed emorragie interne spaventose e fatali (con il grave coinvolgimento di fegato, intestino e reni).
Quegli stessi identici traumi, a detta degli sbalorditi medici che lo hanno operato per ben due volte, avrebbero ucciso chiunque altro sul colpo, in pochi istanti. Lui no. Ruggero si è battuto eroicamente per quasi ventiquattro ore filate. Non voleva lasciare la sua famiglia, non voleva arrendersi. Purtroppo, però, anche l’ultimo inutile e delicatissimo intervento chirurgico non è bastato a salvarlo, e il suo giovane cuore si è fermato.

L’Ospedale pieno d’amore e il pianto del Padre

Nelle 24 ore di straziante agonia, le fredde sale d’aspetto dell’ospedale aquilano si sono trasformate in un commovente presidio d’amore assoluto. Centinaia di persone, tra compagni di scuola, professori, parenti, amici e soprattutto decine di ragazzoni della sua amata squadra di rugby (con la quale era cresciuto fin da bambino) hanno invaso i corridoi in un silenzio tombale, tutti stretti per sostenere in un abbraccio mamma Raffaella, papà Fabrizio (conosciutissimo agente di polizia) e la sorella Sofia. Tutti speravano che Ruggero vincesse la “partita” più difficile di tutte.
Poi, alla tragica notizia del decesso, è calato il gelo. Niente urla e nessuna reazione scomposta o isterica. Solo lacrime silenziose, dolore allo stato puro, persone che camminavano avanti e indietro nei corridoi senza darsi pace e sguardi fissi nel vuoto.
Le parole smozzicate di papà Fabrizio, il primo a non volersi arrendere alla mostruosa e innaturale perdita di un figlio, spezzano letteralmente il cuore in mille pezzi: «Posso capire lottare per la vita, posso capire prendersi cento punti di sutura in faccia… ma lui morto proprio no. Non ce la faccio». Una frase sussurrata nel pianto, che racchiude tutta la disperazione del mondo.

Le indagini della Polizia: l’Autopsia e i misteri

Mentre la comunità del rugby aquilano ricorda il sorriso luminoso e puro di questo bimbo diventato atleta, la fredda macchina della Giustizia deve compiere i propri doverosi passi. Per celebrare i funerali del povero Ruggero (che attireranno migliaia di cittadini commossi) bisognerà tristemente attendere l’esito dell’autopsia, ufficialmente disposta in mattinata dal Magistrato di turno, la dottoressa Roberta D’Avolio.
Intanto, i colleghi poliziotti di papà Fabrizio (la Polizia di Stato intervenuta sul luogo dell’incidente) stanno lavorando senza sosta per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Un mistero enorme avvolge infatti le cause dell’uscita di strada della minicar: gli inquirenti seguono la pista di un tragico malore alla guida, di un fatale colpo di sonno o, ipotesi molto accreditata per quelle zone, il disperato tentativo di schivare il provviso attraversamento di un animale selvatico che avrebbe costretto il giovane a una brusca e mortale sterzata. Ora importa poco: l’unica cosa che resta è l’immenso, incolmabile vuoto lasciato da un ragazzo meraviglioso. Fai buon viaggio, piccolo rugbista.

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