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Cronaca

Follia a Passo Corese, Tragedia Sfiorata! Donna di 40 anni ubriaca fradicia si schianta contro un’auto piena di giovani. Tasso alcolemico record: patente ritirata!

FOLLIA AL VOLANTE, STRAGE SFIORATA! Ubriaca fradicia, a 40 anni, si schianta a forte velocità contro un’auto piena zeppa di giovani ragazzi innocenti! Quando le hanno fatto il test dell’alcol, i Carabinieri non potevano credere ai loro occhi! 🚘 🍷 🚨 Basta una piccolissima, assurda e folle distrazione per spezzare una giovane Vita in strada, eppure le persone continuano incredibilmente a mettersi al volante completamente ubriache! Quello che è successo nelle scorse ore della notte sulle strade di Passo Corese (nel Comune di Fara in Sabina, prov. di Rieti) vi farà venire i brividi. Una donna di 40 anni ha perso il controllo del suo Suv, innescando un Violento e Spaventoso tamponamento contro una macchina che la precedeva! A bordo dell’auto centrata in pieno c’era un gruppo di ragazzi del posto: per un vero e proprio MIRACOLO divino non ci sono stati feriti gravi e i giovani sono rimasti illesi tra le lamiere! Ma il vero e proprio “Orrore” è emerso quando sono arrivati a sirene spiegate i Carabinieri di Scandriglia. I militari hanno fatto scendere la 40enne, l’hanno sottoposta al Test dell’Etilometro, e la macchinetta è IMPAZZITA! La donna aveva in circolo un Mostruoso tasso alcolemico pari a 2,75 (livelli da Coma Etilico!), ovvero oltre CINQUE VOLTE SUPERIORE al piccolissimo limite consentito dalla Legge! Guidava una potenziale “arma carica”! I Carabinieri non le hanno fatto nessuno sconto: Patente Ritirata all’Istante, Macchina Sequestrata definitivamente e durissima denuncia Penale alla magistratura! Un vero e proprio plauso ai nostri militari per aver tolto questo pericolo dalla strada! Leggi tutti i dettagli dell’agghiacciante incidente nel nostro articolo di Cronaca Nera! 👇 🗣️ Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo sul fatto che a chi viene “Pizzicato” in strada a guidare ubriaco con tassi così alti (2,75) la patente debba essere stracciata e TOLTA PER SEMPRE, e l’auto sequestrata e venduta all’asta per risarcire le vittime della strada? Basteranno mai i castighi a fermare chi guida ubriaco? Sviscerate senza peli sulla lingua la vostra indignazione nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e Ovunque questo durissimo e giustissimo articolo per ringraziare il grandissimo e duro Lavoro dei nostri Carabinieri!

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Pattuglia dei Carabinieri

Passo Corese (Rieti) – Basta una frazione di secondo, un semplice e banale momento di assurda ed egoistica irresponsabilità, per spezzare per sempre le vite di persone totalmente innocenti e distruggere intere famiglie. Quella che si è consumata nel cuore della notte appena trascorsa sulle strade della frazione di Passo Corese è la cronaca di una vera e propria e spaventosa tragedia sfiorata per un soffio. Una donna di 40 anni, residente nel vicino comune di Fara in Sabina, si è messa al volante della propria vettura in condizioni psicofisiche a dir poco disastrose, innescando un gravissimo incidente stradale. L’accusa formale piombata su di lei al termine della nottata, ufficializzata dai Carabinieri della Stazione di Scandriglia, è pesantissima: denuncia a piede libero per guida in gravissimo stato di ebbrezza alcolica, ai sensi del severo articolo 186 del Codice della Strada.

La dinamica dell’incidente e il “miracolo” dei giovani illesi

I fatti si sono svolti durante le prime, buie ore della notte. La donna, alla guida della propria automobile, procedeva lungo le strade di Passo Corese quando ha perso totalmente il controllo del mezzo, finendo per innescare un violento e spaventoso tamponamento contro un altro veicolo che la precedeva regolarmente.
A bordo dell’auto tamponata viaggiava un giovane ragazzo del posto, accompagnato da diversi passeggeri, probabilmente un gruppo di amici di rientro da una normale e serena serata in compagnia. L’impatto tra le lamiere è stato fortissimo e ha fatto temere il peggio ai testimoni. Tuttavia, come per un vero e proprio miracolo divino, nessuno degli occupanti dell’auto centrata in pieno ha riportato lesioni gravi. Una fortuna immensa, considerando che incidenti simili, molto spesso, riempiono le prime pagine dei giornali con tragici e inaccettabili bollettini di sangue e lamiere accartocciate.

Il test dell’Etilometro: un tasso alcolemico fuori controllo

A scongiurare il caos e a prendere in mano la delicatissima situazione sono stati i militari dell’Arma dei Carabinieri, giunti sul posto in maniera tempestiva per effettuare i complessi e necessari rilievi di rito e per mettere in sicurezza la normale viabilità stradale. Nel momento in cui i militari si sono avvicinati alla donna per l’identificazione, hanno immediatamente intuito che qualcosa non andava. Sottoposta all’esame dell’etilometro, la 40enne ha fatto letteralmente impazzire la macchinetta: il test ha evidenziato un tasso alcolemico nel sangue pari a 2,75 g/l!
Per far comprendere la gravità folle di questo numero ai lettori meno esperti, ricordiamo che il limite massimo tollerato e consentito dalla severa normativa vigente è di appena 0,50 g/l. La donna, dunque, stava guidando un’auto (che in quelle condizioni diventa una vera e propria “arma carica” e letale) con un quantitativo di alcol in corpo superiore di oltre cinque volte e mezza il limite legale, un livello tale da rasentare la perdita totale dei riflessi e il coma etilico per un organismo normale.

Tolleranza Zero: patente stracciata e autovettura sequestrata

Di fronte a un quadro clinico e indiziario di tale e inaudita gravità, i militari dell’Arma non hanno ovviamente fatto il minimo sconto. A fronte del tasso mostruoso riscontrato e delle pericolosissime circostanze del sinistro, i Carabinieri hanno proceduto con la “tolleranza zero”: è scattato il ritiro immediato della patente di guida (che presumibilmente non rivedrà per moltissimo tempo) e, soprattutto, il sequestro amministrativo dell’autovettura ai fini della confisca definitiva. La donna è stata deferita senza pietà all’autorità giudiziaria e dovrà rispondere delle sue gravissime azioni davanti a un giudice.

Un monito che non smette di essere attuale: Chi Beve Non Guida

Questo ennesimo, agghiacciante episodio di cronaca ci sbatte in faccia, per l’ennesima volta, l’assoluta necessità di non abbassare mai la guardia sul tema della sicurezza stradale. Le campagne di sensibilizzazione sembrano non bastare mai: mettersi al volante dopo aver bevuto non è una semplice e goliardica leggerezza, ma un tentato omicidio stradale in piena regola. Questa volta, i giovani ragazzi a bordo dell’auto tamponata potranno tornare a casa sani e salvi per riabbracciare i propri genitori, ma la Ruota della Fortuna non gira sempre dalla parte giusta. La severità delle forze dell’ordine e delle leggi in vigore deve servire da monito inequivocabile per tutti: la strada non perdona, e l’alcol al volante è un killer spietato e silenzioso che va fermato a ogni costo.

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Cronaca

Lupi sempre più vicini alle case nei borghi dell’Appennino: moltiplicati gli avvistamenti tra lampioni e giardini, residenti divisi tra paura e tutela

Sempre più avvistamenti di lupi all’ingresso dei paesi, sull’asfalto sotto i lampioni e a pochi metri dalle case e dai giardini. Con i primi freddi autunnali e l’enorme presenza di cinghiali vicino ai centri abitati, i lupi scendono sempre più spesso nelle zone abitate, spaccando i cittadini tra chi ha paura per la sicurezza e gli animali domestici e chi difende a spada tratta una specie protetta. Voi cosa ne pensate: servono interventi urgenti per allontanarli dai paesi o bisogna imparare a conviverci? Anche nella vostra zona sono stati avvistati ultimamente? Diteci la vostra nei commenti e leggete l’articolo completo nel primo commento qui sotto 👇

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L’Aquila – Non sono più soltanto ombre fugaci avvistate dai pastori sulle creste più isolate della montagna o lungo i sentieri boschivi d’alta quota. Nelle ultime settimane, con l’arrivo dei primi freddi autunnali e l’accorciarsi delle giornate, le segnalazioni di lupi che passeggiano sull’asfalto all’ingresso dei paesi, sotto la luce gialla dei lampioni stradali e a pochi metri dalle recinzioni dei giardini domestici, si stanno moltiplicando in decine di comuni dell’Abruzzo interno, della Marsica, della Valle Peligna, del Reatino e lungo l’intera dorsale dell’Appennino centrale. Video girati con gli smartphone dagli automobilisti di rientro dal lavoro all’imbrunire e filmati catturati dalle telecamere di videosorveglianza privata mostrano esemplari, spesso in coppia o in piccoli nuclei familiari di giovani individui in dispersione, muoversi con sorprendente confidenza lungo le strade provinciali e le vie periferiche dei centri abitati. Un fenomeno che sta riaccendendo un dibattito infuocato nelle comunità locali, spaccando l’opinione pubblica tra chi chiede interventi urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini e degli animali d’affezione e chi invita invece alla calma e alla tutela rigorosa di una specie protetta fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema montano, in un contesto territoriale dove la difesa e la vitalità delle aree interne e dei borghi montani rappresentano una sfida quotidiana sempre più complessa.

Perché i lupi scendono nei paesi: il legame con l’emergenza cinghiali e i rifiuti

Per comprendere le ragioni di questo progressivo avvicinamento dei grandi carnivori alle zone urbanizzate, gli zoologi e i tecnici faunistici indicano una causa principale ben precisa: la presenza massiccia di prede facili a ridosso dei centri abitati. Negli ultimi anni, infatti, l’esplosione demografica dei cinghiali e la presenza di caprioli che si spingono fino agli orti, ai frutteti e alle aree verdi periurbane hanno finito per attirare inevitabilmente anche il loro predatore naturale per eccellenza. Il lupo non scende in paese per cercare l’uomo, del quale conserva un istinto ancestrale di diffidenza, ma segue la scia olfattiva degli ungulati e, nei casi più critici, sfrutta fonti alimentari facilmente accessibili durante i mesi autunnali e invernali.

A peggiorare il quadro contribuiscono spesso i cassonetti dei rifiuti organici non protetti, il cibo lasciato all’aperto nei cortili per cani e gatti o le piccole discariche abusive ai margini dei boschi, che finiscono per abituare gli esemplari più giovani o debilitati ad associare la vicinanza delle abitazioni umane al reperimento rapido di nutrimento senza sforzo. È proprio questa perdita del timore verso gli ambienti antropizzati, definita dagli esperti come fenomeno dei cosiddetti lupi confidenti, a generare le situazioni di maggiore allarme sociale nei piccoli comuni montani, proprio mentre la cura e la sicurezza della vita quotidiana nelle frazioni e nei borghi storici restano al centro delle richieste dei residenti alle amministrazioni comunali.

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La preoccupazione di famiglie e allevatori contro l’appello degli esperti

Nei bar dei paesi, nelle piazze e sui gruppi social territoriali la tensione è palpabile. Da un lato ci sono gli allevatori, gli agricoltori e molti residenti delle zone periferiche che denunciano predazioni a danno di pecore, capre, pollai e, in diversi casi drammatici, anche di cani da guardia o animali domestici attaccati durante le ore notturne nei cortili non completamente recintati. Molti genitori e anziani raccontano il timore di uscire a piedi nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto lungo le strade meno illuminate del paese, chiedendo a gran voce ai sindaci, alle Regioni e ai Prefetti piani di contenimento, catture con radiocollare o dissuasori acustici per allontanare i branchi dalle case, in una fase in cui il tema della sicurezza e della prevenzione dei rischi domina le cronache nazionali e locali.

Sul fronte opposto, associazioni ambientaliste, biologi dei Parchi Nazionali e ricercatori dell’ISPRA ricordano che in Italia non si registrano attacchi documentati di lupi sani ai danni dell’uomo da oltre un secolo e mezzo, e che alimentare la psicosi collettiva rischia solo di favorire atti illegali di bracconaggio o l’uso di bocconi avvelenati che uccidono indiscriminatamente tutta la fauna selvatica e gli stessi cani padronali. Secondo gli studiosi, inoltre, l’abbattimento non selettivo rischia paradossalmente di destrutturare i branchi stabili, spingendo gli esemplari più giovani e inesperti a disperdersi ancora di più vicino ai centri urbani alla ricerca di prede domestiche facili.

Le regole d’oro per la convivenza e cosa fare in caso di incontro ravvicinato

Mentre il confronto politico sul declassamento dello status di protezione del lupo a livello europeo continua a far discutere i parlamenti e le amministrazioni regionali, i Carabinieri Forestali e gli enti parco hanno diffuso un vademecum pratico rivolto a tutti i cittadini che vivono nei comuni montani e pedemontani. La prima regola fondamentale per interrompere il richiamo verso le case consiste nel non lasciare mai avanzi di cibo, ciotole di crocchette o sacchetti dell’umido all’esterno durante la notte, custodendo gli animali domestici al chiuso o all’interno di recinzioni adeguate dal tramonto all’alba e tenendo sempre i cani al guinzaglio durante le passeggiate nei pressi delle aree boschive, con quello stesso spirito di responsabilità civica che anima le iniziative di formazione e tutela della comunità sul territorio abruzzese.

In caso di avvistamento ravvicinato lungo una strada o vicino alle abitazioni, gli esperti raccomandano di non correre, non voltare le spalle all’animale e non tentare mai di avvicinarlo per scattare fotografie o lanciargli del cibo. Se il lupo non si allontana spontaneamente, è sufficiente parlare a voce alta, battere le mani o agitare le braccia per riaffermare la distanza di sicurezza e indurlo a riprendere la via del bosco, segnalando poi tempestivamente l’avvistamento ai Carabinieri Forestali o all’ente gestore dell’area protetta affinché possa essere monitorato il comportamento dell’esemplare.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Tragedia a Toledo, disastro ferroviario in Spagna: scontro tra due treni ad alta velocità e carrozze nella scarpata, almeno 39 morti. Farnesina: «Verifiche sulla presenza di italiani»

Disastro ferroviario in Spagna: gravissimo scontro tra due treni ad alta velocità AVE e Iryo nei pressi della stazione di Urda a Toledo, lungo la linea Madrid-Andalusia. Due carrozze sono deragliate precipitando in una scarpata: il primo bilancio è di almeno 39 morti e centinaia di feriti. Mobilitati elicotteri e mezzi di soccorso, circolazione completamente sospesa da Adif. Il cordoglio del premier Pedro Sánchez. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani conferma verifiche in corso da parte della Farnesina per accertare l’eventuale presenza di passeggeri italiani. Gli aggiornamenti in tempo reale su Cavaliere News:👇

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Disastro ferroviario a Toledo in Spagna

Toledo – Una tragedia ferroviaria di proporzioni immani scuote la Spagna e tiene con il fiato sospeso l’intera Europa. Nella tarda mattinata di oggi si è verificato un devastante incidente lungo la tratta ferrata ad alta velocità che collega Madrid all’Andalusia, nei pressi della stazione di Urda, in provincia di Toledo nella comunità autonoma di Castilla-La Mancha. Secondo i drammatici aggiornamenti diffusi dalle emittenti internazionali, tra cui Sky News, il bilancio delle vittime è salito vertiginosamente ad almeno 39 morti accertati e oltre un centinaio di feriti, molti dei quali versano in condizioni critiche. I numeri, riferiscono i soccorritori sul posto, sono purtroppo provvisori e destinati a subire ulteriori aggravamenti man mano che procedono le complesse operazioni tra i rottami metallici contorti.

A scontrarsi con violenza inaudita sono stati due convogli di punta del sistema ferroviario iberico: un treno ad alta velocità AVE della compagnia statale Renfe e un convoglio operato dalla compagnia privata Iryo. La dinamica dell’impatto è stata spaventosa: nello scontro frontale-laterale ad altissima velocità, almeno due carrozze passeggeri sono state sbalzate fuori dai binari precipitando drammaticamente lungo una scarpata adiacente alla linea. L’immediata mobilitazione della macchina dei soccorsi vede impegnati decine di vigili del fuoco, medici e volontari, in un dramma collettivo che richiama il cordoglio e la vicinanza umana espressi nelle riflessioni sulla tutela della vita come quelle condivise nel saggio Quando il silenzio impara a gridare di Menda Vreto.

Soccorsi titanici tra i rottami a Urda ed elicotteri mobilitati

Lo scenario apparso ai primi soccorritori giunti nella campagna toledana è stato apocalittico. I comandi dei vigili del fuoco dei distaccamenti di Alcázar de San Juan e di Orgaz, supportati dai nuclei specializzati della Protezione Civile spagnola e da decine di ambulanze del servizio sanitario d’urgenza SESCAM, stanno operando senza sosta con cesoie idrauliche e divaricatori per estrarre i passeggeri rimasti intrappolati tra le lamiere accartocciate nella scarpata.

Per velocizzare il trasporto dei feriti più gravi verso i policlinici di Toledo, Ciudad Real e Madrid, la centrale operativa d’emergenza ha inviato sul posto tre elicotteri attrezzati per il soccorso medico d’urgenza e due unità mobili di terapia intensiva avanzata. Nel frattempo, la società pubblica Adif, ente gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale spagnola, ha disposto l’immediato blocco e la sospensione totale della circolazione ferroviaria sull’intero corridoio ad alta velocità Madrid-Andalusia, isolando di fatto i collegamenti verso Siviglia, Cordova e Malaga, provocando treni fermi in tutta la penisola iberica e gravissimi disagi a migliaia di viaggiatori, una gestione di crisi che mette a dura prova la tenuta delle infrastrutture logistiche e della sicurezza dei trasporti pubblici.

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L’allarme della Farnesina: verifiche avviate sull’eventuale presenza di italiani a bordo

La notizia del violentissimo disastro ha fatto immediatamente scattare i canali diplomatici internazionali. Da Roma, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha reso noto che l’Unità di Crisi della Farnesina, in stretto e costante coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Madrid e il Consolato Generale, si è immediatamente attivata per effettuare tutte le verifiche del caso volte ad accertare la presenza o meno di connazionali a bordo dei due convogli ad alta velocità coinvolti nello schianto.

La tratta Madrid-Andalusia è infatti un’arteria strategica quotidianamente percorsa da numerosi turisti, lavoratori transnazionali, professionisti e studenti universitari, molti dei quali italiani. I funzionari diplomatici stanno monitorando gli elenchi dei passeggeri forniti dalle compagnie ferroviarie Renfe e Iryo e restano in costante contatto con gli ospedali della regione castigliana, in un contesto di massima allerta istituzionale analogo alle rigorose procedure di presidio e controllo della sicurezza pubblica approfondite anche nel dibattito istituzionale sulle norme per la sicurezza e la legalità analizzate da Carlo Fidanza.

Il cordoglio di Pedro Sánchez e l’incubo di Adamuz: sotto accusa sicurezza e manutenzione

Sul fronte politico e istituzionale spagnolo è intervenuto con urgenza il Presidente del Governo, Pedro Sánchez, rilasciando una dichiarazione colma di sgomento: «Sono profondamente costernato per il gravissimo incidente ferroviario avvenuto a Toledo. Rimango in costante e diretto contatto con il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, e con il presidente della comunità di Castilla-La Mancha, Emiliano García-Page. I servizi di emergenza stanno lavorando senza tregua sul campo per assistere le persone colpite e garantire la massima assistenza sanitaria e logistica, in perfetto coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte. Alle vittime e alle loro famiglie va tutto il mio affetto, la solidarietà e il sostegno incondizionato dell’intera nazione».

L’incidente odierno getta nuovamente la Spagna nell’incubo dei disastri ferroviari, risvegliando il doloroso ricordo della tragedia verificatasi lo scorso gennaio ad Adamuz, in Andalusia, quando il deragliamento di un convoglio causò 46 vittime e oltre cento feriti. A soli nove mesi di distanza, il secondo drammatico schianto riaccende violentissime polemiche sullo stato delle infrastrutture, sui protocolli di segnalamento elettronico e sulla frequenza delle manutenzioni della rete ad alta velocità, mentre la comunità locale si stringe attorno ai familiari delle vittime, testimoniando un senso di appartenenza e vicinanza paragonabile a quello che unisce le piccole comunità resilienti come raccontato nella riorganizzazione toponomastica e memoria storica a Carsoli e nei grandi eventi culturali di rilievo internazionale promossi in Campania con il Premio Penisola Sorrentina al Teatro Tasso.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Verona – In ritardo per prendere il treno, cerca di fermarlo ma viene travolto, muore 33enne

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Riccardo Stincone

Verona-  Voleva fermare il treno appena partito che avrebbe dovuto portarlo a Milano: ma nel rincorrerlo è scivolato sotto i binari ed è stato travolto e ucciso dal convoglio. Una tragedia assurda quella avvenuta domenica pomeriggio alla stazione di Verona Porta Nuova. La vittima si chiamava Riccardo Stincone. Il disegnatore di fumetti di 33 anni, sopranominato «XDinky» e originario di Cervignano del Friuli, era appena sceso da un Frecciarossa proveniente da Venezia assieme alla fidanzata. Nel weekend i due avevano partecipato a un festival musicale a Rivolta, assieme a due amici. Erano partiti dopo pranzo e alle 16:43 dovevano prendere il treno per rientrare a Milano, dove lui lavorava per un’azienda che sviluppa videogiochi.Erano in ritardo. Hanno così raggiunto il binario correndo a perdifiato, giusto in tempo per vedere il treno chiudere le porte. Nel tentativo disperato di non perdere la coincidenza, Riccardo ha iniziato a battere sui finestrini del convoglio per attirare l’attenzione e farsi aprire. Il treno però, una volta partito, non si può fermare, ma forse lui non lo sapeva: ha iniziato rincorrerlo, ed è a quel punto che è scivolato dalla banchina sui binari ed è stato travolto dal mezzo. «Ricevuto il segnale di via libera, il convoglio è partito a velocità ridotta – fa sapere in una nota stampa TreNord -. La dinamica dell’accaduto è attualmente al vaglio delle autorità competenti. L’azienda sta garantendo la massima collaborazione».Il treno ha proseguito la sua corsa, nessuno a bordo si è accorto di nulla. La fidanzata di Riccardo, invece, ha assistito alla tragica scena ed ha iniziato a urlare e a chiedere aiuto. La prima a soccorrere il 33enne è stata una dottoressa che si trovava lì per caso, poi sono arrivati gli operatori del 118 che lo hanno trasportato con urgenza all’ospedale di Borgo Trento. Ricoverato in terapia intensiva, è morto poche ore dopo. Al capezzale di Riccardo sono arrivati i genitori dal Friuli, la sorella e il fratello. Sono rientrati tutti lunedì sera, mentre il corpo del 33enne rimarrà ancora in città per svolgere alcuni accertamenti. Sulla dinamica dell’incidente indaga la Polfer, coordinata dalla procura. I familiari dovranno attendere il nullaosta prima di poter riportare la salma a Cervignano.

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