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Economia

Caro energia, proposta a Montecitorio di Confimprenditori, Feder.casa e UPPI: «Tagliare le bollette del 30% con il modello iberico»

Confimprenditori, Feder.casa e UPPI presentano a Montecitorio una proposta tecnica per tagliare le bollette di luce e gas del 30% sul modello dell’eccezione iberica. Il piano prevede un risparmio fino a 1.050 euro l’anno per le piccole imprese e di 200 euro per le famiglie attraverso il tetto al prezzo del gas e l’azzeramento degli oneri generali di sistema. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Proposta a Montecitorio di Confimprenditori

Roma – La morsa inflattiva e il continuo rincaro delle forniture energetiche tornano a scuotere i palazzi della politica romana, mentre milioni di famiglie e piccoli imprenditori fanno i conti con bilanci domestici e aziendali sempre più soffocati dai costi fissi. Davanti a Montecitorio, nel cuore della Capitale, si è svolto un partecipato flash mob promosso congiuntamente da Confimprenditori, Feder.casa e UPPI per presentare ufficialmente al Parlamento e all’esecutivo una dettagliata proposta tecnica finalizzata a tagliare le bollette di luce e gas del 30%. Al centro dell’iniziativa vi è la richiesta di superare gli interventi tampone varati finora a livello governativo per adottare una riforma strutturale ispirata alla cosiddetta eccezione iberica, il meccanismo virtuoso già sperimentato con successo da Spagna e Portogallo per porre un tetto al prezzo del gas impiegato nelle centrali termoelettriche, con un impatto economico diretto che tocca da vicino la vita quotidiana e il tessuto produttivo del nostro territorio nazionale.

Secondo le stime illustrate dai promotori dell’iniziativa, l’attuale impianto di aiuti predisposto dal Governo produrrebbe un beneficio reale non superiore al 6%, una percentuale ritenuta del tutto irrisoria di fronte all’impatto dei rincari che continuano a erodere i margini operativi degli esercenti e il potere d’acquisto dei cittadini. Il piano alternativo depositato dalle associazioni di categoria punta invece a ridurre il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica di circa 34 euro al megawattora, garantendo una boccata d’ossigeno immediata a oltre 26 milioni di famiglie e 4,5 milioni di piccole attività economiche, commercianti, botteghe artigiane e partite IVA, in una fase complessa in cui le scelte amministrative ed economiche incidono profondamente sulla tenuta sociale, come evidenziato anche nel dibattito sulla gestione delle risorse e dei servizi nella nostra politica economica.

Il meccanismo dell’eccezione iberica e l’azzeramento degli oneri generali di sistema

Nel dettaglio tecnico della proposta, l’intervento sul costo del combustibile fossile utilizzato per la generazione elettrica verrebbe affiancato dall’azzeramento totale degli oneri generali di sistema ASOS e ARIM per le utenze alimentate in bassa tensione. Questa manovra troverebbe copertura finanziaria attraverso una mirata rimodulazione delle risorse già stanziate nel decreto energia, affiancata dalla revisione degli incentivi storici concessi alle biomasse e dall’utilizzo strategico del gettito derivante dalla maggiorazione IRAP applicata ai grandi produttori energetici che operano con fonti tradizionali. Un’operazione complessiva da 7,5 miliardi di euro all’anno concepita in piena conformità con i regolamenti dell’Unione Europea, scaricando i costi solo sui beneficiari effettivi e alleggerendo i piccoli consumatori.

In termini monetari concreti, i calcoli elaborati dal Centro Studi di Confimprenditori stimano un risparmio medio annuo pari a circa 1.050 euro per le piccole imprese e di oltre 200 euro per ogni singolo nucleo familiare. Una differenza sostanziale rispetto agli sgravi minimi attuali, in grado di evitare la serrata di migliaia di negozi di vicinato e di laboratori artigianali che non riescono più a ribaltare i costi energetici sui prezzi finali al consumo, proprio mentre le comunità locali si mobilitano per preservare il presidio dei servizi e la qualità della vita, tema centrale anche nelle vertenze ambientali e di sviluppo locale come il confronto istituzionale sul territorio di Carsoli per la tutela della salute e dell’ambiente.

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L’affondo di Ruvolo: «Basta misure di facciata, il Governo scelga se difendere le imprese»

A usare parole particolarmente dure contro l’inerzia istituzionale è stato il presidente nazionale di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che durante il presidio di Piazza Montecitorio ha sollecitato una svolta coraggiosa nelle scelte di Palazzo Chigi. «Le piccole imprese non possono continuare a pagare il prezzo dell’immobilismo», ha denunciato Ruvolo, rimarcando come rispondere con uno sconto del 6% significhi ignorare la gravità del momento vissuto da chi crea occupazione e ricchezza reale. Per il leader dell’associazione datoriale occorre abbandonare la logica dei proclami e utilizzare le risorse a disposizione per salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori e impedire il fallimento di attività storiche.

La richiesta rivolta all’esecutivo è dunque quella di aprire immediatamente un tavolo di confronto formale con le organizzazioni rappresentative del mondo produttivo e dei proprietari, per verificare l’applicabilità della norma già prima dell’avvio della sessione di bilancio. Una posizione di fermezza che riflette la crescente insofferenza del tessuto economico diffuso verso interventi percepiti come puramente cosmetici, in un contesto macroeconomico dove l’andamento dell’economia reale rischia di subire una pericolosa frenata se non verranno sterilizzati i sovraccosti delle bollette prima dei mesi più freddi dell’inverno.

L’allarme di Feder.casa e UPPI: il peso dei costi energetici su affitti e spese alimentari

La preoccupazione per le ricadute sociali del caro bollette è stata ribadita con forza anche da Gianluigi Pascoletti, Segretario Generale di FEDER.CASA, e da Angelo De Nicola, Vicepresidente nazionale dell’U.P.P.I. (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari). I due dirigenti hanno evidenziato come l’impennata delle tariffe energetiche non si limiti a pesare sulle utenze domestiche, ma generi un devastante effetto domino sui costi di gestione delle abitazioni, sui canoni di locazione, sulle spese condominiali di riscaldamento e sui prezzi dei generi alimentari di prima necessità.

«Siamo di fronte a una dinamica che rischia di allargare a dismisura le disuguaglianze sociali», hanno spiegato Pascoletti e De Nicola, sottolineando il paradosso inaccettabile di cittadini costretti a dover scegliere tra il pagamento delle bollette per riscaldare le stanze e l’acquisto del cibo necessario per i propri figli. Di qui l’appello finale congiunto di Confimprenditori, Feder.casa e UPPI affinché la politica abbandoni le divisioni ideologiche e adotti senza indugio una soluzione sostenibile, efficace e tempestiva, capace di ridare serenità economica alle famiglie e prospettiva di futuro al lavoro italiano.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Economia

Debito pubblico e carovita, Walter Mauriello (Presidente Meritocrazia Italia): «Non si confondano i disordini con la legittimità della protesta, serve una ristrutturazione con il debito in mano agli italiani»

Il Presidente Nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello interviene sulle proteste contro il carovita in Europa e in Italia e lancia una proposta strutturale sul debito pubblico da 3.000 miliardi di euro: avviare un’operazione di ristrutturazione finanziaria portando le quote del debito in mano a investitori, patrimoni e partecipate italiane per fermare l’emorragia da 70-80 miliardi l’anno di interessi e liberare risorse per sanità, scuola, trasporti e sicurezza 👇

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debito pubblico

ROMA – Un’analisi lucida che parte dalle tensioni sociali che attraversano le piazze europee per arrivare al cuore strutturale dell’emergenza economica italiana: il fardello del debito pubblico e il peso miliardario degli interessi passivi che sottraggono risorse vitali ai servizi per i cittadini. A intervenire con un monito e una proposta programmatica di respiro nazionale è Walter Mauriello, Presidente Nazionale di Meritocrazia Italia, che invita a distinguere nettamente gli episodi isolati di disordine dalla profonda legittimità delle proteste contro il carovita.

Un contributo che si inserisce nel grande dibattito economico e istituzionale di queste ore sulla sostenibilità dei conti pubblici, sulla pressione fiscale e sull’efficienza dello Stato, temi al centro anche delle riflessioni sul rapporto tra fisco, spesa pubblica e crescita economica nel Paese e del confronto nazionale a Roma sugli adeguati assetti organizzativi e contabili per imprese e pubbliche amministrazioni.

Walter Mauriello: «Grazie alle Forze dell’Ordine per la prevenzione, ma la protesta contro il carovita è legittima»

«Meritocrazia Italia segue con grande attenzione l’agitazione di questi giorni in tutta Europa. Fortunatamente, grazie anche a una grande opera di prevenzione e al senso di responsabilità delle Forze dell’Ordine, non si sono registrati in queste ultime ore incidenti gravi come nelle prime giornate. Questo è un dato positivo. Ma sia chiaro: gli eventuali disordini non devono far sfumare, né delegittimare, la legittimità della protesta», esordisce il Presidente Nazionale Walter Mauriello.

Secondo il numero uno di Meritocrazia Italia, il malessere sociale italiano affonda le radici in un paradosso contabile che penalizza da decenni famiglie e imprese: «La protesta è legittima e in Italia assume un rilievo del tutto particolare. Siamo tra i Paesi più indebitati al mondo: il nostro debito pubblico sfiora i 3.000 miliardi di euro, circa il 137% del PIL. Un fardello insostenibile. Eppure, il popolo italiano è un popolo che paga, e paga molto. Dal 2000 al 2024, con la sola eccezione del 2019, il totale delle entrate fiscali e contributive versate dai cittadini è stato costantemente e di gran lunga superiore alla spesa pubblica primaria. Gli italiani pagano più tasse di quanto lo Stato spenda per i servizi: il surplus è notevole».

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L’emorragia da 70-80 miliardi l’anno di interessi che toglie risorse a sanità, scuola, trasporti e sicurezza

«Dove finiscono allora tutti questi soldi? Finiscono in interessi», incalza Walter Mauriello. «In questi decenni abbiamo pagato in interessi sul debito una cifra pari, di fatto, all’intero ammontare del debito stesso. Paghiamo un debito con un altro debito: è un’emorragia continua che sottrae risorse a sanità, scuola, trasporti e sicurezza» – settori cruciali per la tenuta sociale del Paese al centro in queste ore anche dei grandi vertici nazionali dedicati alle sfide della sanità pubblica italiana.

La proposta di Meritocrazia Italia: ristrutturazione finanziaria e quote di debito in mano a investitori e risparmiatori italiani

Di fronte a questo quadro, Meritocrazia Italia avanza una proposta strutturale precisa: «Il debito pubblico non può più essere gestito giorno per giorno: va gestito come si gestirebbe una grande azienda in crisi, con un’operazione di ristrutturazione finanziaria. Chiediamo che si studi un percorso di acquisizione diretta di quote di debito pubblico da parte di investitori italiani, di grandi patrimoni italiani e di società partecipate italiane. Un debito in mano agli italiani è un debito più sostenibile, meno ricattabile dai mercati internazionali e i cui interessi restano in Italia».

«I cittadini devono riflettere su un punto semplice: pensate quanto potrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici in Italia con un abbattimento del debito e del costo degli interessi. Con quei 70-80 miliardi l’anno di interessi potremmo azzerare le liste d’attesa, mettere in sicurezza le scuole, pagare le imprese. La protesta di piazza parla di carovita, ma il carovita nasce anche da qui: da uno Stato che per pagare gli interessi di ieri toglie i servizi di oggi. È su questo che va aperta una grande discussione nazionale», conclude il Presidente Nazionale Walter Mauriello. Segui tutti gli approfondimenti economici e istituzionali nella nostra sezione Politica.

A cura della Redazione Politica ed Economia di Cavaliere News

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Economia

Confimprese Italia, oggi a Roma agli Horti Sallustiani il vertice su «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni» con il Presidente Guido D’Amico

Oggi a Roma, nella cornice degli Horti Sallustiani, il grande convegno promosso da Confimprese Italia con il patrocinio di Unioncamere e ODCEC Roma su «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni». Introduce il Presidente Guido D’Amico con i vertici delle istituzioni, delle professioni e delle grandi aziende 👇

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Locandina evento Roma

ROMA – Un vertice di altissimo profilo istituzionale, economico e giuridico quello che si tiene oggi, lunedì 26 ottobre 2026, dalle ore 15:00 alle 19:00, nella prestigiosa cornice degli Horti Sallustiani in Piazza Sallustio 21 a Roma. L’evento, intitolato «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni», è promosso e organizzato da Confimprese Italia (Confederazione Datoriale delle Micro, Piccole e Medie Imprese, aderente a FENAPI Group) con il patrocinio di Unioncamere e dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma (ODCEC Roma).

Ad aprire e introdurre i lavori del pomeriggio sarà il Dott. Guido D’Amico, Presidente Nazionale di Confimprese Italia, da sempre in prima linea nel sostenere la modernizzazione gestionale, la competitività e la solidità finanziaria delle micro, piccole e medie imprese italiane di fronte alle nuove sfide normative ed economiche.

Il convegno affronta infatti uno dei temi più strategici per la tenuta del tessuto produttivo e amministrativo nazionale – in un momento in cui la tutela del lavoro e delle aziende è al centro del confronto con i ministeri, come visto anche nella recente vertenza industriale seguita dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy – riunendo attorno allo stesso tavolo rappresentanti del Governo, del Parlamento, della magistratura di legittimità, degli ordini professionali e delle grandi società pubbliche e bancarie.

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Gli interventi istituzionali agli Horti Sallustiani: da Claudio Durigon, Ettore Rosato e Lucio Malan ai vertici degli Ordini e di Unioncamere

Dopo la relazione introduttiva del Presidente di Confimprese Italia Dott. Guido D’Amico, la prima sessione del convegno sarà dedicata agli interventi istituzionali, che vedranno alternarsi sul palco degli Horti Sallustiani i massimi esponenti del mondo professionale, camerale, previdenziale e parlamentare.

Prenderanno infatti la parola il Dott. Enrico Crisci (Presidente ODCEC Tivoli), il Prof. Domenico Celenza (Presidente ODCEC Frosinone), il Dott. Maurizio De Filippo (Presidente Fondazione Telos), Luigi Pagliuca (Presidente CNPR – Cassa Nazionale Previdenza Ragionieri) e il Dott. Sandro Pettinato (Vice Segretario Generale Unioncamere). Sul fronte governativo e parlamentare interverranno l’On.le Claudio Durigon (Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), l’On.le Ettore Rosato (Segretario del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – COPASIR) e il Sen. Lucio Malan (Esponente di vertice del gruppo Fratelli d’Italia al Senato della Repubblica).

La tavola rotonda moderata dal Prof. Marco Lacchini con Vito Cozzoli, Raffaele Trequattrini, Fabio Sbianchi e Maura Caprioli

Il cuore operativo del pomeriggio sarà poi dedicato alla sessione «Testimonianze ed esperienze del mondo aziendale e delle amministrazioni», coordinata e moderata dal Prof. Marco Lacchini, Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (UNICAS) e Presidente Safius.

Il confronto metterà in dialogo esperienze di primissimo piano nella gestione di infrastrutture strategiche, consorzi industriali, istituti di credito, giurisprudenza ed enti territoriali, con la partecipazione dell’Avv. Vito Cozzoli (Amministratore Delegato di Autostrade dello Stato), del Prof. Raffaele Trequattrini (Commissario del Consorzio Industriale del Lazio), del Dott. Fabio Sbianchi (Presidente della Banca Popolare del Frusinate), della Dott.ssa Maura Caprioli (Giudice in Corte di Cassazione), del Presidente Alessandro Romoli (Presidente della Provincia di Viterbo) e dell’On.le Cateno De Luca (Sindaco di Taormina).

Perché gli adeguati assetti organizzativi sono la chiave per il futuro di PMI ed enti pubblici

L’obbligo di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili – sancito dall’articolo 2086 del Codice Civile e dal Codice della Crisi d’Impresa – non rappresenta soltanto un adempimento formale, ma una vera e propria leva di sviluppo per prevenire le crisi aziendali, favorire il dialogo virtuoso con il sistema bancario e rendere più trasparente ed efficiente l’azione delle pubbliche amministrazioni, in linea con le più moderne riflessioni sulla riforma economica e istituzionale del Paese come quelle emerse anche nel dibattito sul futuro del sistema produttivo e fiscale italiano.

Con l’appuntamento odierno in Piazza Sallustio 21 a Roma, Confimprese Italia e il Presidente Guido D’Amico confermano così il proprio ruolo di punto di riferimento nazionale per il mondo dell’impresa, delle professioni e dell’attualità economica e istituzionale.

A cura della Redazione Economia e Istituzioni di Cavaliere News

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Economia

Occupazione record ma salari al palo: perché oggi in Italia avere un lavoro non basta più per diventare ricchi

Occupazione record ma salari al palo: perché oggi in Italia avere un lavoro non basta più per diventare ricchi 👇

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Impiegata

Milano – I grafici e le statistiche ufficiali descrivono un mercato del lavoro italiano apparentemente effervescente, con tassi di occupazione che toccano vertici storici mai raggiunti in passato. Eppure, fuori dai palazzi della macroeconomia, la percezione reale delle famiglie racconta una verità diametralmente opposta: per milioni di cittadini avere un impiego stabile non rappresenta più il passaporto per il benessere economico, né tantomeno una garanzia di emancipazione sociale e serenità finanziaria. Dietro la crescita esponenziale del numero degli occupati si cela infatti un’inquietante anomalia strutturale: gli stipendi reali continuano a perdere terreno rispetto al costo della vita, trasformando il lavoro in un mero strumento di sussistenza anziché di arricchimento.

Il fenomeno investe ogni categoria professionale e tocca da vicino le famiglie in ogni singolo territorio del Paese, dove la distanza tra il dato statistico e la reale capacità di spesa quotidiana genera un senso diffuso di frustrazione e precarietà esistenziale.

Il paradosso italiano: record di occupati ma potere d’acquisto in caduta libera

A certificare la spaccatura sono le stesse rilevazioni previsionali diffuse dall’Istat. Sebbene l’occupazione sia attesa crescere a un ritmo superiore rispetto al Prodotto Interno Lordo, sul fronte delle buste paga si è consumata una vera e propria emorragia. A settembre 2025, le retribuzioni contrattuali reali risultavano ancora dell’8,8% inferiori rispetto ai livelli di gennaio 2021. In parole povere: nonostante l’ondata inflazionistica degli ultimi anni e il rincaro vertiginoso di beni di prima necessità, energia, affitti e mutui, gli stipendi sono rimasti sostanzialmente congelati, erodendo drammaticamente il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.

Ci troviamo così di fronte al paradosso dei cosiddetti “working poor”, persone che lavorano regolarmente quaranta ore a settimana ma che a fine mese faticano a far quadrare i conti o a far fronte a una spesa medica imprevista. L’ascensore sociale – quel meccanismo che nel secondo dopoguerra garantiva ai figli di raggiungere una condizione economica migliore rispetto a quella dei genitori – sembra essersi definitivamente bloccato, lasciando spazio a una diffusa sensazione di immobilità.

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L’analisi degli esperti: «Il conteggio dei posti non basta, serve qualità»

A fotografare con precisione chirurgica le cause di questa frattura è Carola Adami, CEO di Adami & Associati, primaria realtà nazionale attiva nella ricerca e selezione del personale qualificato: «Il numero puro degli occupati è certamente un indicatore importante, ma da solo non basta più a descrivere la salute economica del Paese. Se lo stipendio non tiene il passo con il costo della vita, la crescita numerica dell’occupazione rischia di non tradursi in sicurezza. Oggi è indispensabile guardare insieme a tre fattori: quantità, qualità e prospettive di carriera».

Il problema investe anche la struttura stessa dei contratti e la stagnazione professionale. Molti lavoratori si trovano intrappolati in mansioni a basso valore aggiunto o con scarse possibilità di avanzamento, al punto che per ottenere un ritocco salariale significativo l’unica via d’uscita rimane il cosiddetto job hopping, ovvero il cambio continuo di azienda. Questa dinamica si riflette pesantemente sul tessuto imprenditoriale: quando il divario tra responsabilità richieste e compenso economico diventa incolmabile, aumentano le dimissioni volontarie, si allungano i tempi per coprire posizioni strategiche e le aziende faticano a trattenere i propri migliori talenti.

Oltre la busta paga: welfare, flessibilità e la sfida per il futuro

Per uscire da questo vicolo cieco, il mondo delle imprese è chiamato a una profonda revisione dei propri modelli organizzativi. La sola remunerazione economica, per quanto primaria, non è più sufficiente a garantire la fedeltà aziendale. Le nuove generazioni di lavoratori valutano l’offerta professionale nel suo complesso, ponendo in cima alle proprie priorità la qualità della leadership, la flessibilità oraria, lo smart working, la formazione continua e il rispetto dell’equilibrio tra vita privata e attività lavorativa.

«Le organizzazioni non possono competere per i talenti limitandosi a rilanciare sullo stipendio all’ultimo minuto, quando il dipendente ha già deciso di andarsene», ammonisce ancora Carola Adami. «Occorre costruire un progetto professionale coerente, credibile e trasparente, nel quale competenze, responsabilità e riconoscimento economico camminino di pari passo». La vera sfida per l’Italia non sarà dunque soltanto contare quanti contratti vengono firmati nei prossimi mesi, ma restituire al lavoro la sua originaria promessa costituzionale: essere il motore primo della prosperità e del miglioramento concreto della vita delle persone.

A cura della Redazione Economia e Lavoro di Cavaliere News

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