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I nuovi costruttori di pace: partono 800 giovani volontari italiani per il Servizio Civile nel mondo

Mentre la TV ci mostra solo immagini strazianti di guerre e bombardamenti, c’è una parte bellissima dell’Italia che risponde all’odio con il puro coraggio della Solidarietà! Sta partendo ufficialmente in questi giorni il Servizio Civile Universale promosso da Focsiv: un esercito pacifico e formidabile composto da quasi 800 giovani volontari italiani (sotto i 29 anni). Duecento di loro si rimboccheranno le maniche in Italia per assistere anziani, disabili e famiglie povere, mentre altri 600 ragazzi prepareranno lo zaino per volare come “Caschi Bianchi” nei Paesi più disastrati dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Andranno a costruire scuole, curare malati e portare la Pace senza usare armi. Un atto di coraggio immenso che ci riempie di orgoglio! Scopri tutti i dettagli di questa meravigliosa missione e le parole della Presidente Focsiv cliccando sul nostro articolo 👇

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Volontari Italiani giovani

Roma – Mentre i notiziari internazionali continuano a riempire quotidianamente le nostre case con immagini strazianti di guerre, bombardamenti, povertà estrema e conflitti sanguinosi (dal cuore dell’Europa fino alle macerie del Medio Oriente), c’è un’altra Italia che si muove in rigoroso silenzio. È un’Italia giovane, coraggiosa, che non si arrende all’indifferenza e che ha deciso di rispondere all’odio dilagante in modo rivoluzionario: mettendo il proprio corpo, il proprio tempo e la propria empatia al servizio degli “ultimi” del pianeta. Da venerdì 18 settembre prende infatti ufficialmente il via il Servizio Civile Universale 2026-2027 promosso dalla Focsiv, un progetto titanico che vedrà la partenza di quasi 800 giovani volontari italiani, pronti a trasformarsi in veri e propri “costruttori di pace”.

Una scelta coraggiosa contro la guerra e l’ingiustizia

La partenza di questo formidabile esercito pacifico sarà divisa in due scaglioni strategici: i primi 200 volontari inizieranno il loro preziosissimo cammino già da questo venerdì, operando all’interno di progetti sparsi in ben 14 regioni d’Italia. Il contingente più imponente, formato da circa 600 ragazzi (i celebri e amatissimi “Caschi Bianchi”), preparerà invece gli zaini per oltrepassare i confini nazionali a partire dal 9 ottobre, sbarcando in una cinquantina di Paesi distribuiti in tutti e cinque i continenti, dall’Africa all’America Latina, fino all’Asia e al Medio Oriente.
A sottolineare il valore umano inestimabile di questa mobilitazione è Ivana Borsotto, instancabile presidente della Focsiv: “In un contesto internazionale profondamente ferito, dove ingiustizia e conflitti dominano la cronaca, i nostri enti continuano a operare silenziosamente. Siamo fermamente convinti che la cooperazione, il confronto onesto e la relazione umana con tutti i popoli della Terra siano la base imprescindibile per la costruzione di una pace vera e duratura”.

Il progetto in Italia: l’impegno civile per gli invisibili

Il lavoro che attende i 200 volontari rimasti in Italia non è certo meno faticoso o meno cruciale di quello internazionale. Nelle nostre città, troppo spesso distratte dal consumismo, si annidano enormi sacche di disperazione e solitudine. Come evidenzia orgogliosamente la Borsotto, questi ragazzi moltiplicheranno i loro sforzi per garantire la giustizia sociale direttamente sui nostri territori.
Saranno chiamati a sporcarsi le mani per promuovere l’inclusione sociale attraverso lo sport, ad affiancare quotidianamente le categorie più fragili (come anziani soli o persone con disabilità) e a supportare a livello umano e logistico chi è arrivato nel nostro Paese sfuggendo dalla miseria, spinto dalla fame e dalla totale assenza di diritti umani. Diventeranno i guardiani silenziosi della nostra umanità.

L’esercito dei Caschi Bianchi: 600 ragazzi sparsi per il globo

L’orgoglio più grande per Focsiv, quest’anno, è aver raggiunto un traguardo storico: 640 posti messi a bando per i progetti all’estero, il numero più alto mai raggiunto finora dall’organizzazione. È la prova lampante che i giovani italiani (fino a 29 anni) hanno ancora una fame disperata di valori veri e di solidarietà internazionale. Nei villaggi sperduti dell’Africa o nelle baraccopoli del Sud America, questi ragazzi rappresenteranno “nuovi semi di speranza nel mondo”, lavorando per la tutela, l’alfabetizzazione e l’empowerment delle comunità più povere del pianeta.

La difesa non armata della Patria: il vero senso del Servizio Civile

Ma cosa spinge un ragazzo di vent’anni a lasciare le comodità di casa per affrontare un anno di fatiche e sacrifici? La risposta la fornisce Donato Argentiero, coordinatore dell’Ufficio Formazione di Focsiv, ricordandoci il valore etico e profondo di questa scelta: “Il Servizio Civile Universale va inquadrato all’interno di una scelta precisa di difesa della Patria, ma in modo non armato e totalmente nonviolento”.
Non è un semplice anno “sabbatico” o un’avventura giovanile, ma una vera e propria scuola di vita comunitaria. Attraverso percorsi di formazione generale e specifica, i ragazzi verranno accompagnati in un cammino di scoperta del mondo che li cambierà per sempre. Partiranno per aiutare gli altri, ma torneranno in Italia arricchiti di un bagaglio umano e professionale incalcolabile, pronti a rendere la nostra società un posto infinitamente migliore.

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Oblio, il tempo della dignità

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Letizia Bonelli

Redazione-  Mi occupo di diritto all’oblio da anni e con il tempo, ho compreso che dietro questa espressione apparentemente tecnica esiste qualcosa di immensamente umano,
esistono le persone.
Esistono le loro storie, gli errori, le cadute, le ingiustizie subite, le vicende giudiziarie concluse, le assoluzioni, le archiviazioni, ma soprattutto esiste tutto quello che viene dopo, ed è proprio quel “dopo” che Internet, troppo spesso, non riesce a vedere.
La rete possiede una memoria straordinaria, ma non conosce il significato del tempo come lo conosciamo noi. Conserva una notizia di molti anni fa accanto a quella pubblicata questa mattina. Le rende entrambe raggiungibili in pochi secondi e può restituire il passato di una persona come se fosse ancora il suo presente.
L’essere umano, invece, vive nel tempo, cambia, cresce, comprende.
A volte sbaglia e paga per i propri errori, altre volte viene coinvolto in vicende dalle quali esce senza responsabilità. Ricostruisce la propria vita, crea una famiglia, trova un nuovo lavoro, recupera credibilità, costruisce relazioni, attraversa dolore e fatica e diventa una persona diversa.
La vita va avanti, internet, qualche volta, rimane indietro;
è in questa distanza che io colloco il senso più autentico del diritto all’oblio.
Non considero il diritto all’oblio uno strumento per cancellare la storia e non credo che debba diventarlo. La memoria collettiva, la libertà di stampa, il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere informati sono conquiste fondamentali e devono essere tutelati,
ma anche la dignità lo è.
Ed esiste un momento nel quale continuare a riproporre un fatto ormai lontano, privo di un interesse pubblico attuale, può non significare più informare. Può significare continuare a definire una persona attraverso un frammento della sua esistenza.
Un essere umano, però, non è un frammento.
Non è un titolo di giornale.
Non è una pagina indicizzata.
Non è il primo risultato che compare digitando nome e cognome.
Questa è forse la parte più importante del mio lavoro e anche quella che più difficilmente può essere spiegata attraverso una norma.
Dietro uno schermo arrivano vite vere.
Persone che hanno ricominciato e che scoprono che il loro passato continua ad arrivare prima di loro. Prima di un colloquio di lavoro. Prima di un incontro professionale. Prima di una nuova relazione. Prima ancora che qualcuno abbia avuto il tempo di conoscerle.
In quei momenti comprendo quanto la reputazione digitale non appartenga più soltanto al mondo virtuale.
Può entrare nella vita reale e modificarla.
Per questo il diritto all’oblio richiede equilibrio, responsabilità e grande attenzione. Non tutto può essere cancellato e non tutto deve esserlo. Ogni situazione ha la propria storia e deve essere valutata nel rispetto della legge, dell’interesse pubblico e della libertà di informazione.
Ma credo altrettanto profondamente che il tempo debba avere un valore anche nel mondo digitale.
Perché il tempo non serve soltanto a far diventare vecchie le notizie.
Serve agli esseri umani per diventare nuovi.
Oggi questa riflessione diventa ancora più importante con l’intelligenza artificiale. Stiamo costruendo tecnologie capaci non soltanto di conservare informazioni, ma di collegarle, interpretarle e utilizzarle per restituire una rappresentazione di noi.
È una possibilità straordinaria, ma porta con sé una responsabilità altrettanto grande.
Il futuro digitale che immagino non è un futuro senza memoria.
È un futuro con una memoria più giusta.
Una memoria capace di conservare la storia senza trasformarla in una condanna. Capace di distinguere ciò che continua ad avere valore per la collettività da ciò che appartiene ormai alla storia personale di qualcuno. Capace, soprattutto, di riconoscere che l’identità umana non è immobile.
Io credo nelle seconde possibilità.
Credo nella capacità delle persone di cambiare, di rialzarsi, di ricostruire.
Credo che una società evoluta non si misuri soltanto dalla quantità di informazioni che riesce a conservare, ma anche dalla capacità di utilizzarle senza togliere agli esseri umani la possibilità di avere un futuro.
È questo, per me, il significato più profondo del diritto all’oblio.
Non cancellare una vita.
Non negare ciò che è accaduto.
Non riscrivere la storia,
ma restituire al tempo il suo valore e alla persona la sua interezza; perché noi siamo anche ciò che abbiamo vissuto, certamente.
Ma siamo soprattutto ciò che abbiamo scelto di diventare dopo e nessuna tecnologia dovrebbe privare un essere umano della possibilità di scrivere la parte migliore della propria storia.

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La ferita sul foglio che cura le ansie della modernità liquida: lo psicoterapeuta Fabio Tirelli lancia “Sempre Strutture” tra versi junghiani e le gemme di Davide Minetti

La psicologia junghiana incontra la forza pura della poesia per sconfiggere il deserto dell’alienazione digitale! Esce oggi in libreria e in e-book “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro”, la straordinaria e visionaria silloge dello psicoterapeuta alessandrino Fabio Tirelli, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore. Un viaggio onirico e neogotico che usa la metafora del labirinto per curare le fragilità della società contemporanea, impreziosito dalle splendide e raffinate illustrazioni del pittore Davide Minetti. Il saggio, celebrato nella prefazione dal maestro Giuseppe Aletti, sarà tra i protagonisti ufficiali al Salone Internazionale del Libro di Torino a maggio 2027. Scoprite l’intera analisi e tutti i retroscena nel nostro articolo! 👇

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Cover libro di Fabio Tirelli

Alessandria – Ci sono opere letterarie che non nascono per accomodarsi passivamente tra gli scaffali impolverati delle produzioni seriali o per assecondare le rotte commerciali dell’editoria di consumo, ma che erompono sulla scena culturale come una necessità viscerale, un taccuino di resistenza interiore nato per radiografare le ferite dell’anima contemporanea. La poesia, quando recupera la sua originaria e più nobile funzione terapeutica ed etica, si riscopre l’unico specchio trasparente capace di processare il disorientamento dell’io, offrendo alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta contro l’isolamento e l’asfissia dei filtri digitali. Oggi, venerdì 18 settembre 2026, il panorama della saggistica in versi celebra il debutto ufficiale di un volume dal forte impatto lirico e filosofico: è disponibile in libreria e in formato e-book “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro”, la nuova e inquietante raccolta del poeta e psicoterapeuta alessandrino Fabio Tirelli, rilasciata per la prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore.

La silloge si sviluppa come un viaggio onirico e velatamente neogotico sospeso tra la fine del materialismo e il desiderio profondo di una rinascita spirituale. Attraverso un ordito lessicale affilato e privo di filtri protettivi, Tirelli interroga le nevrosi causate dall’alienazione tecnologica, la progressiva perdita del sacro e la faticosa ricerca di un senso esistenziale tra le macerie di città deserte, templi diroccati e memorie in dissoluzione. Al centro di questo labirinto allegorico emerge la figura archetipica della duplicità: il “Giocatore” incarna l’essere umano che affronta l’esistenza con la sfrontatezza e la spensieratezza del gioco, mentre il “Minotauro” rappresenta l’Ombra junghiana, il pericolo latente di smarrire sé stessi dentro l’illusione degli schermi digitali e degli smartphone. «La poesia per me è pura parola», confessa l’autore, unendo il rigore della clinica all’onestà del gesto artistico. «È l’incarnazione della coscienza rafforzata dalla scrittura, una vera ferita sul foglio da cui può uscire consapevolezza o silenzio».

Il ponte quantico tra visibile e invisibile: il sodalizio fraterno con Davide Minetti

Fabio Tirelli, che ama definirsi con spavaldo orgoglio e ironia un «poeta a tempo perso», vanta un background culturale profondo radicato nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Rifiutando i cliché del retaggio romantico tradizionale, la sua saggistica in versi si propone come un ponte quantico capace di far collidere il reale e il fantastico, il visibile e l’invisibile, traducendo le fragilità della vita quotidiana in immagini universali. Questa eccezionale esplorazione letteraria ha trovato il suo comfort visivo perfetto grazie alla joint venture strategica siglata con il pittore Davide Minetti. Le splendide illustrazioni dell’artista adunano corpi e geometrie, dialogando in totale trasparenza con i testi per edificare un raffinato gioco di rimandi plastici, definiti dallo stesso autore come «vere gemme capaci di illuminare i versi».

La forza di questo volume risiede nella sua profonda onestà intellettuale, come ampiamente evidenziato nella Prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore di rilievo nazionale dello Stato. Aletti sottolinea l’interesse ingegneristico della combinazione tra immagine pittorica e immagine poetica, due reticoli espressivi che si fiancheggiano a vicenda per offrire al lettore un’esperienza sensoriale infinitamente più articolata, immersiva e priva di barriere interpretative. L’opera rifiuta le scorciatoie della finzione per rimettere al centro il merito della parola nuda, proponendosi come una risorsa contro l’intolleranza emotiva del nostro tempo e un invito aperto alle famiglie e ai giovani a ritrovare il valore terapeutico della lettura condivisa, limitando al massimo l’esodo della memoria storica.

Il traguardo del Salone di Torino 2027: orari e scadenze dello stand Aletti

Il ruolino di marcia promozionale dell’opera è stato pianificato con una lucidità millimetrica, inserendosi all’interno di una programmazione pluriennale volta a consolidare il posizionamento del volume nei grandi festival letterari della penisola. La casa editrice ha già formalizzato che il saggio “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro” sarà uno dei titoli di punta in esposizione ufficiale al prossimo e attesissimo Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma nel mese di maggio 2027, dove abiterà gli spazi espositivi e i laboratori culturali della scuderia Aletti Editore, offrendo ai passeggeri del sogno e ai viandanti della cultura l’occasione di incontrare l’autore per sessioni di firmacopie e salotti di dibattito, taccuino alla mano.

La macchina organizzativa comunica che il volume è già disponibile capillarmente in tutte le librerie del territorio nazionale e sui principali store digitali della rete. «Desidero solo donare emozioni e averne condivisione, nulla più», conclude con calore e fermezza civile lo psicoterapeuta alessandrino, blindando la sua linea estetica contro il conformismo imperante. I verbali di stampa sono chiusi, le bozze sigillate e le illustrazioni pronte a catturare lo sguardo: spegnete per una sera gli smartphone e lasciatevi scortare dai versi di Fabio Tirelli, perché finché ci sarà una parola capace di scavare una ferita sul foglio per cercare la verità, il domani non farà mai paura, e il labirinto del Minotauro troverà sempre una via d’uscita luminosa.

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Aldo Ferraro, l’arte orafa calabrese protagonista al Vinitaly and the city di Reggio Calabria

Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.

L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.

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Aldo Ferraro

Redazione-  Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.

L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.

Tra le eccellenze presenti anche Aldo Ferraro, apprezzato orafo italiano di origine calabrese, chiamato dal GAL a rappresentare, attraverso la propria arte, l’identità dell’Area Grecanica. Una presenza significativa che ha portato all’attenzione del pubblico il valore dell’artigianato artistico e della tradizione reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo.

Per l’occasione, il Maestro Ferraro ha presentato una nuova e raffinata produzione di gioielli, espressione di un percorso creativo in continua evoluzione.

L’artista e orafo ha inoltre realizzato una preziosa parure destinata all’esposizione, concepita come sintesi tra eleganza, ricerca e legame con il territorio.

Al centro del suo nuovo progetto creativo vi è una collezione che unisce argento e terracotta, materiali apparentemente lontani ma capaci di dialogare attraverso le mani e la sensibilità dell’artigiano. Un incontro tra la luminosità e la preziosità del metallo e la forza ancestrale della materia, profondamente legata alla storia e alla cultura mediterranea.

«Sto realizzando altri elementi che arricchiranno ulteriormente la nuova collezione di argento e terracotta, che ho avuto il piacere di presentare al Vinitaly di quest’anno», racconta Aldo Ferraro, sottolineando l’importanza di un progetto che guarda alle proprie radici senza rinunciare alla sperimentazione.

La partecipazione di Ferraro al Vinitaly and the City di Reggio Calabria ha così assunto un significato che va oltre la semplice esposizione. La sua arte è diventata strumento di racconto e valorizzazione di un territorio ricco di storia, tradizioni e saperi antichi.

In un evento dedicato alle eccellenze del Mediterraneo, i gioielli di Aldo Ferraro hanno offerto un’ulteriore prospettiva sulla Calabria: quella di una terra capace di trasformare le proprie radici in creatività contemporanea, custodendo la memoria del passato e proiettandola verso il futuro.

L’arte orafa, ancora una volta, si conferma così non soltanto espressione di bellezza, ma anche linguaggio identitario e testimonianza autentica di un patrimonio culturale che continua a rinnovarsi.

Gioiello di Aldo Ferraro

A completare il racconto di questa significativa esperienza, Aldo Ferraro si è soffermato sul valore della sua nuova collezione e sull’entusiasmo vissuto in una Calabria che, attraverso le sue eccellenze, continua a dimostrare quanto il Sud Italia abbia da raccontare e da offrire.

Che esperienza è stata per Lei partecipare al Vinitaly and the City di Reggio Calabria?

 

È stata un’esperienza davvero entusiasmante e particolarmente significativa. Partecipare a un evento così importante e avere la possibilità di raccontare il mio lavoro attraverso le creazioni che realizzo è stato per me motivo di grande soddisfazione. Ho avuto modo di confrontarmi con persone e realtà diverse, in un contesto nel quale le eccellenze del territorio sono state protagoniste.

 

In questa occasione ha presentato una nuova collezione di gioielli. Da dove nasce questo progetto creativo?

La nuova collezione nasce dal desiderio di sperimentare, di ricercare e di dare vita a qualcosa di originale. Ogni creazione è frutto di un percorso fatto di idee, intuizioni e ingegno creativo. Mi piace trasformare la materia in qualcosa che possa raccontare una storia e suscitare un’emozione.

 

 

Uno degli aspetti più interessanti della nuova collezione è l’incontro tra argento e terracotta. Quanto è importante per Lei l’ingegno creativo nella realizzazione di un gioiello?

È fondamentale. L’ingegno creativo rappresenta il punto di partenza di ogni progetto, ma deve poi incontrare la manualità, la tecnica e l’esperienza. L’idea è quella di sperimentare, superare i confini della tradizione e trovare nuove possibilità espressive. L’incontro tra argento e terracotta nasce proprio da questa volontà: mettere in dialogo due materiali diversi e trasformarli in qualcosa di unico.

I suoi gioielli sembrano andare oltre il semplice concetto di accessorio. Possiamo definirli vere e proprie espressioni artistiche?

È esattamente questo il mio modo di concepire il lavoro. Credo che un gioiello debba avere una sua anima. Dietro ogni creazione ci sono ricerca, passione, manualità e una storia. Mi piace pensare che chi sceglie e indossa un mio gioiello possa riconoscere e sentire tutto questo.

 

Gioielli di Aldo Ferraro

Quanto conta il legame con le sue origini calabresi nel suo percorso creativo?

Conta moltissimo. Le mie origini sono una fonte continua di ispirazione. La Calabria è una terra ricca di storia, cultura, tradizioni e bellezza. Portare tutto questo all’interno del mio lavoro significa cercare di valorizzare le mie radici attraverso un linguaggio personale e contemporaneo.

Che cosa ha significato per Lei vivere questa esperienza proprio in una regione del Sud Italia come la Calabria?

È stato particolarmente emozionante. Il Sud Italia ha davvero tanto da offrire e credo che spesso non venga raccontato abbastanza per le sue straordinarie potenzialità. La Calabria è una terra ricca di talenti, professionalità, tradizioni e realtà di grande valore. Vivere questa esperienza a Reggio Calabria ha significato anche riscoprire e raccontare, attraverso il mio lavoro, una parte importante della mia identità.

 

 

Che cosa porta con sé di questa esperienza al Vinitaly and the City?

Porto con me soprattutto entusiasmo, soddisfazione e tanti incontri significativi. È stata un’esperienza che mi ha arricchito sia professionalmente sia umanamente. Occasioni come questa permettono di confrontarsi, di creare nuove connessioni e di guardare al futuro con nuove idee e nuovi stimoli.

Aldo Ferraro

Quali sono ora i suoi prossimi progetti?

Continuerò sicuramente a lavorare sulla nuova collezione, approfondendo ulteriormente la ricerca e la sperimentazione. Ho ancora tante idee e progetti sui quali lavorare. Il mio obiettivo è continuare a creare gioielli originali, capaci di raccontare un’identità e di mantenere sempre vivo il dialogo tra creatività, artigianato e territorio.

Gioielli di Aldo Ferraro

Perché, in fondo, ogni creazione autentica è un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che desideriamo diventare: e quando le mani sanno ascoltare l’anima della propria terra, persino un gioiello può trasformarsi in memoria, bellezza e futuro.

Gioiello di Aldo Ferraro

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