La ferita sul foglio che cura le ansie della modernità liquida: lo psicoterapeuta Fabio Tirelli lancia “Sempre Strutture” tra versi junghiani e le gemme di Davide Minetti
La psicologia junghiana incontra la forza pura della poesia per sconfiggere il deserto dell’alienazione digitale! Esce oggi in libreria e in e-book “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro”, la straordinaria e visionaria silloge dello psicoterapeuta alessandrino Fabio Tirelli, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore. Un viaggio onirico e neogotico che usa la metafora del labirinto per curare le fragilità della società contemporanea, impreziosito dalle splendide e raffinate illustrazioni del pittore Davide Minetti. Il saggio, celebrato nella prefazione dal maestro Giuseppe Aletti, sarà tra i protagonisti ufficiali al Salone Internazionale del Libro di Torino a maggio 2027. Scoprite l’intera analisi e tutti i retroscena nel nostro articolo! 👇
Alessandria – Ci sono opere letterarie che non nascono per accomodarsi passivamente tra gli scaffali impolverati delle produzioni seriali o per assecondare le rotte commerciali dell’editoria di consumo, ma che erompono sulla scena culturale come una necessità viscerale, un taccuino di resistenza interiore nato per radiografare le ferite dell’anima contemporanea. La poesia, quando recupera la sua originaria e più nobile funzione terapeutica ed etica, si riscopre l’unico specchio trasparente capace di processare il disorientamento dell’io, offrendo alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta contro l’isolamento e l’asfissia dei filtri digitali. Oggi, venerdì 18 settembre 2026, il panorama della saggistica in versi celebra il debutto ufficiale di un volume dal forte impatto lirico e filosofico: è disponibile in libreria e in formato e-book “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro”, la nuova e inquietante raccolta del poeta e psicoterapeuta alessandrino Fabio Tirelli, rilasciata per la prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore.
La silloge si sviluppa come un viaggio onirico e velatamente neogotico sospeso tra la fine del materialismo e il desiderio profondo di una rinascita spirituale. Attraverso un ordito lessicale affilato e privo di filtri protettivi, Tirelli interroga le nevrosi causate dall’alienazione tecnologica, la progressiva perdita del sacro e la faticosa ricerca di un senso esistenziale tra le macerie di città deserte, templi diroccati e memorie in dissoluzione. Al centro di questo labirinto allegorico emerge la figura archetipica della duplicità: il “Giocatore” incarna l’essere umano che affronta l’esistenza con la sfrontatezza e la spensieratezza del gioco, mentre il “Minotauro” rappresenta l’Ombra junghiana, il pericolo latente di smarrire sé stessi dentro l’illusione degli schermi digitali e degli smartphone. «La poesia per me è pura parola», confessa l’autore, unendo il rigore della clinica all’onestà del gesto artistico. «È l’incarnazione della coscienza rafforzata dalla scrittura, una vera ferita sul foglio da cui può uscire consapevolezza o silenzio».
Il ponte quantico tra visibile e invisibile: il sodalizio fraterno con Davide Minetti
Fabio Tirelli, che ama definirsi con spavaldo orgoglio e ironia un «poeta a tempo perso», vanta un background culturale profondo radicato nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Rifiutando i cliché del retaggio romantico tradizionale, la sua saggistica in versi si propone come un ponte quantico capace di far collidere il reale e il fantastico, il visibile e l’invisibile, traducendo le fragilità della vita quotidiana in immagini universali. Questa eccezionale esplorazione letteraria ha trovato il suo comfort visivo perfetto grazie alla joint venture strategica siglata con il pittore Davide Minetti. Le splendide illustrazioni dell’artista adunano corpi e geometrie, dialogando in totale trasparenza con i testi per edificare un raffinato gioco di rimandi plastici, definiti dallo stesso autore come «vere gemme capaci di illuminare i versi».
La forza di questo volume risiede nella sua profonda onestà intellettuale, come ampiamente evidenziato nella Prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore di rilievo nazionale dello Stato. Aletti sottolinea l’interesse ingegneristico della combinazione tra immagine pittorica e immagine poetica, due reticoli espressivi che si fiancheggiano a vicenda per offrire al lettore un’esperienza sensoriale infinitamente più articolata, immersiva e priva di barriere interpretative. L’opera rifiuta le scorciatoie della finzione per rimettere al centro il merito della parola nuda, proponendosi come una risorsa contro l’intolleranza emotiva del nostro tempo e un invito aperto alle famiglie e ai giovani a ritrovare il valore terapeutico della lettura condivisa, limitando al massimo l’esodo della memoria storica.
Il traguardo del Salone di Torino 2027: orari e scadenze dello stand Aletti
Il ruolino di marcia promozionale dell’opera è stato pianificato con una lucidità millimetrica, inserendosi all’interno di una programmazione pluriennale volta a consolidare il posizionamento del volume nei grandi festival letterari della penisola. La casa editrice ha già formalizzato che il saggio “Sempre Strutture. Il Giocatore e il Minotauro” sarà uno dei titoli di punta in esposizione ufficiale al prossimo e attesissimo Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma nel mese di maggio 2027, dove abiterà gli spazi espositivi e i laboratori culturali della scuderia Aletti Editore, offrendo ai passeggeri del sogno e ai viandanti della cultura l’occasione di incontrare l’autore per sessioni di firmacopie e salotti di dibattito, taccuino alla mano.
La macchina organizzativa comunica che il volume è già disponibile capillarmente in tutte le librerie del territorio nazionale e sui principali store digitali della rete. «Desidero solo donare emozioni e averne condivisione, nulla più», conclude con calore e fermezza civile lo psicoterapeuta alessandrino, blindando la sua linea estetica contro il conformismo imperante. I verbali di stampa sono chiusi, le bozze sigillate e le illustrazioni pronte a catturare lo sguardo: spegnete per una sera gli smartphone e lasciatevi scortare dai versi di Fabio Tirelli, perché finché ci sarà una parola capace di scavare una ferita sul foglio per cercare la verità, il domani non farà mai paura, e il labirinto del Minotauro troverà sempre una via d’uscita luminosa.
Rimani sempre aggiornato!
Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.
Redazione- Mi occupo di diritto all’oblio da anni e con il tempo, ho compreso che dietro questa espressione apparentemente tecnica esiste qualcosa di immensamente umano,
esistono le persone.
Esistono le loro storie, gli errori, le cadute, le ingiustizie subite, le vicende giudiziarie concluse, le assoluzioni, le archiviazioni, ma soprattutto esiste tutto quello che viene dopo, ed è proprio quel “dopo” che Internet, troppo spesso, non riesce a vedere.
La rete possiede una memoria straordinaria, ma non conosce il significato del tempo come lo conosciamo noi. Conserva una notizia di molti anni fa accanto a quella pubblicata questa mattina. Le rende entrambe raggiungibili in pochi secondi e può restituire il passato di una persona come se fosse ancora il suo presente.
L’essere umano, invece, vive nel tempo, cambia, cresce, comprende.
A volte sbaglia e paga per i propri errori, altre volte viene coinvolto in vicende dalle quali esce senza responsabilità. Ricostruisce la propria vita, crea una famiglia, trova un nuovo lavoro, recupera credibilità, costruisce relazioni, attraversa dolore e fatica e diventa una persona diversa.
La vita va avanti, internet, qualche volta, rimane indietro;
è in questa distanza che io colloco il senso più autentico del diritto all’oblio.
Non considero il diritto all’oblio uno strumento per cancellare la storia e non credo che debba diventarlo. La memoria collettiva, la libertà di stampa, il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere informati sono conquiste fondamentali e devono essere tutelati,
ma anche la dignità lo è.
Ed esiste un momento nel quale continuare a riproporre un fatto ormai lontano, privo di un interesse pubblico attuale, può non significare più informare. Può significare continuare a definire una persona attraverso un frammento della sua esistenza.
Un essere umano, però, non è un frammento.
Non è un titolo di giornale.
Non è una pagina indicizzata.
Non è il primo risultato che compare digitando nome e cognome.
Questa è forse la parte più importante del mio lavoro e anche quella che più difficilmente può essere spiegata attraverso una norma.
Dietro uno schermo arrivano vite vere.
Persone che hanno ricominciato e che scoprono che il loro passato continua ad arrivare prima di loro. Prima di un colloquio di lavoro. Prima di un incontro professionale. Prima di una nuova relazione. Prima ancora che qualcuno abbia avuto il tempo di conoscerle.
In quei momenti comprendo quanto la reputazione digitale non appartenga più soltanto al mondo virtuale.
Può entrare nella vita reale e modificarla.
Per questo il diritto all’oblio richiede equilibrio, responsabilità e grande attenzione. Non tutto può essere cancellato e non tutto deve esserlo. Ogni situazione ha la propria storia e deve essere valutata nel rispetto della legge, dell’interesse pubblico e della libertà di informazione.
Ma credo altrettanto profondamente che il tempo debba avere un valore anche nel mondo digitale.
Perché il tempo non serve soltanto a far diventare vecchie le notizie.
Serve agli esseri umani per diventare nuovi.
Oggi questa riflessione diventa ancora più importante con l’intelligenza artificiale. Stiamo costruendo tecnologie capaci non soltanto di conservare informazioni, ma di collegarle, interpretarle e utilizzarle per restituire una rappresentazione di noi.
È una possibilità straordinaria, ma porta con sé una responsabilità altrettanto grande.
Il futuro digitale che immagino non è un futuro senza memoria.
È un futuro con una memoria più giusta.
Una memoria capace di conservare la storia senza trasformarla in una condanna. Capace di distinguere ciò che continua ad avere valore per la collettività da ciò che appartiene ormai alla storia personale di qualcuno. Capace, soprattutto, di riconoscere che l’identità umana non è immobile.
Io credo nelle seconde possibilità.
Credo nella capacità delle persone di cambiare, di rialzarsi, di ricostruire.
Credo che una società evoluta non si misuri soltanto dalla quantità di informazioni che riesce a conservare, ma anche dalla capacità di utilizzarle senza togliere agli esseri umani la possibilità di avere un futuro.
È questo, per me, il significato più profondo del diritto all’oblio.
Non cancellare una vita.
Non negare ciò che è accaduto.
Non riscrivere la storia,
ma restituire al tempo il suo valore e alla persona la sua interezza; perché noi siamo anche ciò che abbiamo vissuto, certamente.
Ma siamo soprattutto ciò che abbiamo scelto di diventare dopo e nessuna tecnologia dovrebbe privare un essere umano della possibilità di scrivere la parte migliore della propria storia.
Rimani sempre aggiornato!
Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.
Aldo Ferraro, l’arte orafa calabrese protagonista al Vinitaly and the city di Reggio Calabria
Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.
L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.
Redazione- Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.
L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.
Tra le eccellenze presenti anche Aldo Ferraro, apprezzato orafo italiano di origine calabrese, chiamato dal GAL a rappresentare, attraverso la propria arte, l’identità dell’Area Grecanica. Una presenza significativa che ha portato all’attenzione del pubblico il valore dell’artigianato artistico e della tradizione reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo.
Per l’occasione, il Maestro Ferraro ha presentato una nuova e raffinata produzione di gioielli, espressione di un percorso creativo in continua evoluzione.
L’artista e orafo ha inoltre realizzato una preziosa parure destinata all’esposizione, concepita come sintesi tra eleganza, ricerca e legame con il territorio.
Al centro del suo nuovo progetto creativo vi è una collezione che unisce argento e terracotta, materiali apparentemente lontani ma capaci di dialogare attraverso le mani e la sensibilità dell’artigiano. Un incontro tra la luminosità e la preziosità del metallo e la forza ancestrale della materia, profondamente legata alla storia e alla cultura mediterranea.
«Sto realizzando altri elementi che arricchiranno ulteriormente la nuova collezione di argento e terracotta, che ho avuto il piacere di presentare al Vinitaly di quest’anno», racconta Aldo Ferraro, sottolineando l’importanza di un progetto che guarda alle proprie radici senza rinunciare alla sperimentazione.
La partecipazione di Ferraro al Vinitaly and the City di Reggio Calabria ha così assunto un significato che va oltre la semplice esposizione. La sua arte è diventata strumento di racconto e valorizzazione di un territorio ricco di storia, tradizioni e saperi antichi.
In un evento dedicato alle eccellenze del Mediterraneo, i gioielli di Aldo Ferraro hanno offerto un’ulteriore prospettiva sulla Calabria: quella di una terra capace di trasformare le proprie radici in creatività contemporanea, custodendo la memoria del passato e proiettandola verso il futuro.
L’arte orafa, ancora una volta, si conferma così non soltanto espressione di bellezza, ma anche linguaggio identitario e testimonianza autentica di un patrimonio culturale che continua a rinnovarsi.
A completare il racconto di questa significativa esperienza, Aldo Ferraro si è soffermato sul valore della sua nuova collezione e sull’entusiasmo vissuto in una Calabria che, attraverso le sue eccellenze, continua a dimostrare quanto il Sud Italia abbia da raccontare e da offrire.
Che esperienza è stata per Lei partecipare al Vinitaly and the City di Reggio Calabria?
È stata un’esperienza davvero entusiasmante e particolarmente significativa. Partecipare a un evento così importante e avere la possibilità di raccontare il mio lavoro attraverso le creazioni che realizzo è stato per me motivo di grande soddisfazione. Ho avuto modo di confrontarmi con persone e realtà diverse, in un contesto nel quale le eccellenze del territorio sono state protagoniste.
In questa occasione ha presentato una nuova collezione di gioielli. Da dove nasce questo progetto creativo?
La nuova collezione nasce dal desiderio di sperimentare, di ricercare e di dare vita a qualcosa di originale. Ogni creazione è frutto di un percorso fatto di idee, intuizioni e ingegno creativo. Mi piace trasformare la materia in qualcosa che possa raccontare una storia e suscitare un’emozione.
Uno degli aspetti più interessanti della nuova collezione è l’incontro tra argento e terracotta. Quanto è importante per Lei l’ingegno creativo nella realizzazione di un gioiello?
È fondamentale. L’ingegno creativo rappresenta il punto di partenza di ogni progetto, ma deve poi incontrare la manualità, la tecnica e l’esperienza. L’idea è quella di sperimentare, superare i confini della tradizione e trovare nuove possibilità espressive. L’incontro tra argento e terracotta nasce proprio da questa volontà: mettere in dialogo due materiali diversi e trasformarli in qualcosa di unico.
I suoi gioielli sembrano andare oltre il semplice concetto di accessorio. Possiamo definirli vere e proprie espressioni artistiche?
È esattamente questo il mio modo di concepire il lavoro. Credo che un gioiello debba avere una sua anima. Dietro ogni creazione ci sono ricerca, passione, manualità e una storia. Mi piace pensare che chi sceglie e indossa un mio gioiello possa riconoscere e sentire tutto questo.
Quanto conta il legame con le sue origini calabresi nel suo percorso creativo?
Conta moltissimo. Le mie origini sono una fonte continua di ispirazione. La Calabria è una terra ricca di storia, cultura, tradizioni e bellezza. Portare tutto questo all’interno del mio lavoro significa cercare di valorizzare le mie radici attraverso un linguaggio personale e contemporaneo.
Che cosa ha significato per Lei vivere questa esperienza proprio in una regione del Sud Italia come la Calabria?
È stato particolarmente emozionante. Il Sud Italia ha davvero tanto da offrire e credo che spesso non venga raccontato abbastanza per le sue straordinarie potenzialità. La Calabria è una terra ricca di talenti, professionalità, tradizioni e realtà di grande valore. Vivere questa esperienza a Reggio Calabria ha significato anche riscoprire e raccontare, attraverso il mio lavoro, una parte importante della mia identità.
Che cosa porta con sé di questa esperienza al Vinitaly and the City?
Porto con me soprattutto entusiasmo, soddisfazione e tanti incontri significativi. È stata un’esperienza che mi ha arricchito sia professionalmente sia umanamente. Occasioni come questa permettono di confrontarsi, di creare nuove connessioni e di guardare al futuro con nuove idee e nuovi stimoli.
Quali sono ora i suoi prossimi progetti?
Continuerò sicuramente a lavorare sulla nuova collezione, approfondendo ulteriormente la ricerca e la sperimentazione. Ho ancora tante idee e progetti sui quali lavorare. Il mio obiettivo è continuare a creare gioielli originali, capaci di raccontare un’identità e di mantenere sempre vivo il dialogo tra creatività, artigianato e territorio.
Perché, in fondo, ogni creazione autentica è un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che desideriamo diventare: e quando le mani sanno ascoltare l’anima della propria terra, persino un gioiello può trasformarsi in memoria, bellezza e futuro.
Rimani sempre aggiornato!
Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.
Cristiana Pegoraro, quando il pianoforte diventa ambasciatore di bellezza, cultura e pace
Ci sono anime che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta ascoltarle. Cristiana Pegoraro è una di quelle anime.Le sue mani, quando incontrano il pianoforte, sembrano conoscere una lingua antica, fatta di silenzi, respiri e meraviglia. Ogni tasto diventa un piccolo frammento di luce, ogni nota una carezza capace di raggiungere luoghi invisibili del cuore.
La sua musica non attraversa soltanto l’aria: attraversa le persone.
Entra nelle stanze della memoria, sfiora ciò che abbiamo dimenticato, risveglia emozioni che credevamo perdute. E mentre le sue dita disegnano melodie, il pianoforte sembra smettere di essere uno strumento per diventare una voce, un’anima, un ponte sospeso tra cielo e terra.
Redazione- Ci sono anime che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta ascoltarle. Cristiana Pegoraro è una di quelle anime.Le sue mani, quando incontrano il pianoforte, sembrano conoscere una lingua antica, fatta di silenzi, respiri e meraviglia. Ogni tasto diventa un piccolo frammento di luce, ogni nota una carezza capace di raggiungere luoghi invisibili del cuore.
La sua musica non attraversa soltanto l’aria: attraversa le persone.
Entra nelle stanze della memoria, sfiora ciò che abbiamo dimenticato, risveglia emozioni che credevamo perdute. E mentre le sue dita disegnano melodie, il pianoforte sembra smettere di essere uno strumento per diventare una voce, un’anima, un ponte sospeso tra cielo e terra.
Cristiana non suona semplicemente la musica. La ascolta dentro di sé, la accoglie e poi la restituisce al mondo.
È lì che accade la magia.
Tra un respiro e una nota, tra una pausa e un accordo, nasce qualcosa che non si può spiegare: la bellezza nella sua forma più pura.
E forse è proprio questo il dono più grande di un Artista: ricordarci, attraverso ciò che crea, che esiste ancora qualcosa capace di unirci.
La Pegoraro lo fa con eleganza, con sensibilità, con quella luce discreta che appartiene alle persone che non hanno bisogno di imporsi per lasciare un segno.
Perché alcune persone attraversano il mondo.
Altre, invece, lasciano nel mondo una musica che continua a camminare anche quando loro hanno già posato le mani sui tasti.
E quella musica, lentamente, diventa memoria.
Diventa emozione.
Diventa luce.
La sua è una storia cominciata prestissimo. A soli sedici anni consegue il diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Terni, sua città natale, con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Un talento precoce che negli anni successivi si perfeziona con grandi maestri della scena internazionale: Jörg Demus a Vienna, Hans Leygraf al Mozarteum di Salisburgo e alla Hochschule der Künste di Berlino, fino agli studi con Nina Svetlanova alla Manhattan School of Music di New York. Durante la formazione partecipa inoltre a masterclass con Vlado Perlemuter e Guido Agosti.
La tecnica si accompagna immediatamente a una personalità interpretativa riconoscibile. I primi premi ottenuti in numerosi concorsi internazionali aprono la strada a una carriera che la condurrà in Europa, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Medio Oriente, in Asia e in Australia.
A Praga riceve il riconoscimento di “Il Migliore dell’Anno per la Musica Classica”, assegnato per il naturale talento, la personalità, la magistralità del fraseggio e la maturità espressiva. Al debutto al Lincoln Center di New York arriva anche l’importante consacrazione della critica internazionale: il New York Times la definisce un’artista del più alto calibro.
Da quel momento il suo pianoforte entra in alcuni dei luoghi più prestigiosi della cultura e della musica mondiale: dal Lincoln Center alla Carnegie Hall, dalle Nazioni Unite al Museo Guggenheim di New York, dall’Opera House di Sydney al Festspielhaus di Salisburgo, dal Musikverein di Vienna al Royal College of Music di Londra, fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla Sala Verdi di Milano e a numerosi teatri e festival internazionali.
Un percorso che non si è limitato all’attività solistica. Cristiana Pegoraro ha collaborato con importanti orchestre internazionali e italiane, portando la propria sensibilità interpretativa all’interno di prestigiose realtà musicali. Ha inoltre suonato con la Banda della Marina Militare e con la Banda dell’Arma dei Carabinieri, esibendosi davanti a migliaia di spettatori.
Particolarmente significativo il concerto tenuto a New York con la Banda della Marina Militare a bordo dell’Intrepid in occasione delle celebrazioni del Columbus Day, alla presenza dell’allora sindaco Michael Bloomberg.
La sua carriera contiene anche numerosi primati. Durante le tournée nei Paesi del Golfo è stata la prima donna italiana a tenere concerti di musica classica in Bahrain, Yemen e Oman. È stata inoltre la prima donna italiana a eseguire integralmente in concerto le 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven e figura tra i pochi pianisti al mondo ad aver affrontato in un’unica giornata i cinque Concerti per pianoforte e orchestra del compositore tedesco.
Ma definire Cristiana Pegoraro soltanto attraverso Beethoven o il grande repertorio classico sarebbe riduttivo. Nel suo percorso artistico convivono infatti linguaggi, culture e tradizioni differenti. La critica internazionale l’ha annoverata tra le interpreti di riferimento della musica cubana e sudamericana. Ha eseguito in prima assoluta per il pubblico europeo opere di compositori come Astor Piazzolla, Joaquín Nin ed Ernesto Lecuona, trascritto per pianoforte alcuni dei più celebri tanghi di Piazzolla e composto una propria Fantasia su danze cubane di Lecuona.
La sua curiosità artistica l’ha portata anche a dialogare con il teatro, la letteratura, il cinema e la divulgazione culturale. Ha realizzato spettacoli teatrali e musicali insieme ad attori del calibro di Sebastiano Somma, Enzo De Caro, Giulio Scarpati, Edoardo Siravo, Maria Rosaria Omaggio, Tiziana Foschi, Sergio Basile e Debora Caprioglio, oltre che con il giornalista e scrittore Corrado Augias.
Nel dicembre 2021 ha inoltre partecipato all’inaugurazione della mostra dedicata ad Antonio Canova al MART di Rovereto, esibendosi accanto al critico d’arte Vittorio Sgarbi.
La sua discografia racconta un altro capitolo importante di questa intensa attività: sono 34 i CD incisi per diverse prestigiose etichette. Tra questi, Astor Piazzolla Tangos, pubblicato nel 2016, ha ottenuto la medaglia d’oro ai Global Music Awards in due categorie, Best Album e Best Instrumental.
Anche la critica discografica internazionale ha riconosciuto la qualità delle sue interpretazioni. Gramophone Magazine, recensendo Lecuona Piano Works – Vol. 2, ha sottolineato la brillantezza e la raffinatezza della sua esecuzione, mentre Fanfare Magazine l’ha descritta come un’artista dalle molteplici sfaccettature, capace di ricercare nella propria vita e nelle proprie performance passione e ispirazione.
Il suo nome è inoltre legato a numerose produzioni televisive e radiofoniche trasmesse da RAI, Mediaset, Radio Vaticana, BBC, ARD, RTP, WQXR New York, Nine Network Australia e CBC Japan. È stata ospite di programmi come Porta a Porta, condotto da Bruno Vespa, Sottovoce con Gigi Marzullo e Vivere Meglio con Fabrizio Trecca.
La divulgazione musicale rappresenta infatti una parte essenziale della sua missione artistica. Per Oltretutto Radio ha ideato e realizzato con Anna Crecco La magia del pianoforte, programma dedicato alle biografie dei grandi compositori e accompagnato dalle sue esecuzioni.
E proprio la musica, nelle sue mani, diventa anche linguaggio diplomatico.
Cristiana Pegoraro ha suonato davanti a importanti autorità istituzionali e diplomatiche, tra cui i Presidenti della Repubblica Sergio Mattarella e Carlo Azeglio Ciampi, rappresentanti delle Nazioni Unite, autorità statunitensi e personalità istituzionali italiane e internazionali.
Nel 2008, unica rappresentante europea nell’ambito dello Spring Festival, si è esibita nella Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York davanti ad ambasciatori e diplomatici provenienti da 193 Paesi.
Un rapporto con l’ONU che è proseguito negli anni. Il 18 novembre 2025 ha nuovamente suonato alle Nazioni Unite in occasione dell’evento organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia dedicato alla Risoluzione sulla Tregua Olimpica per Milano-Cortina 2026, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU. Un appuntamento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’Ambasciatore Maurizio Massari, di Bjørg Sandkjær, di Giovanni Malagò e di Kirsty Coventry.
Con il coro e l’orchestra delle Nazioni Unite ha inoltre realizzato due concerti sold-out alla Carnegie Hall di New York.
La sua attività internazionale si intreccia costantemente con la promozione dell’identità culturale italiana. Invitata dal Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con Ambasciate e Istituti Italiani di Cultura, Pegoraro rappresenta l’Italia attraverso la musica e la sua capacità di raccontare, senza bisogno di traduzioni, la profondità della cultura del nostro Paese. Nel novembre 2024 si è esibita all’Ambasciata d’Italia a Washington.
Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente significativa la sua esperienza: la capacità di mettere l’arte al servizio dell’essere umano.
Pegoraro sostiene diverse organizzazioni impegnate sul fronte umanitario, tra cui UNICEF, di cui è testimonial, Amnesty International, World Food Programme, Emergency, Lions Clubs International e Rotary International.
Dal 2021 collabora inoltre con il Gemelli Art e con l’Associazione Romanini al progetto Art4ART, iniziativa che porta contenuti artistici tematici ai pazienti sottoposti a trattamenti oncologici, con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare emozioni difficili, stress e paure e favorire una partecipazione più consapevole alle terapie.
È qui che la musica sembra recuperare la sua dimensione più autentica: non soltanto spettacolo, ma presenza; non soltanto perfezione tecnica, ma possibilità di accompagnare l’essere umano nei momenti più delicati.
Parallelamente all’attività pianistica, Cristiana Pegoraro ha sviluppato negli anni una significativa produzione compositiva. Ha pubblicato sei album contenenti sue composizioni originali: A Musical Journey, Ithaka, La mia Umbria, Volo di note, Piano di volo e Colors of Love.
Alcune delle sue composizioni sono state utilizzate per film e documentari. Tra queste figura la colonna sonora del video Per chi suona la sirena, prodotto dall’Ufficio del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per bambini e conflitti armati e presentato all’ONU l’11 settembre 2004, in memoria delle vittime degli attentati terroristici.
Ha inoltre composto la colonna sonora del documentario La casa dell’orologio di Gianni Torres.
Nel 2021 è arrivato anche RAIN, videoclip con musica originale realizzato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite. Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’ONU ed è stato inserito nella gallery ufficiale dell’Organizzazione.
La creatività di Pegoraro non si esaurisce nella musica. È autrice del libro di poesie Ithaka, vincitore del primo premio al concorso nazionale Logo D’Oro, e di una collana di favole per bambini ispirate alle opere liriche italiane. Le sue poesie sono state pubblicate nell’antologia Poeti Umbri Contemporanei e, dal 2020, nell’edizione annuale de Il Corniolano dedicata alla Giornata Mondiale della Poesia promossa dall’UNESCO.
Anche l’insegnamento occupa un posto centrale nella sua attività. Pegoraro è regolarmente invitata a tenere masterclass presso la Juilliard School di New York e in università e college di Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Asia e Australia. Durante l’anno insegna nei suoi studi privati di Roma e New York, mentre in estate è docente presso il Narnia Festival – Campus Internazionale di Alto Perfezionamento Artistico a Narni.
Da anni porta inoltre nelle scuole di diversi Paesi programmi di avvicinamento alla musica classica e percorsi di storia ed estetica musicale rivolti a tutte le fasce d’età.
Il legame con l’Umbria resta però una delle coordinate più profonde della sua identità.
Dal 2011 è Presidente di Narnia Arts Academy e Direttore Artistico del Narnia Festival, realtà che ha contribuito a far conoscere Narni e il territorio umbro attraverso una programmazione artistica di respiro internazionale. Le istituzioni sono state insignite per nove volte della medaglia del Presidente della Repubblica per meriti artistici.
Il suo impegno organizzativo si estende anche alla responsabilità delle selezioni nazionali dal vivo per sanremoJunior in Italia e negli Stati Uniti.
Cristiana Pegoraro è inoltre testimonial della campagna di promozione turistica dell’Umbria nel mondo e Ambasciatrice di San Valentino nel mondo, un riconoscimento particolarmente significativo per una donna che ha fatto dell’arte e della cultura strumenti di incontro.
Sono oltre cinquanta i riconoscimenti internazionali ricevuti nel corso della sua carriera. Tra questi figurano il World Peace Award del Circolo Culturale Italiano delle Nazioni Unite di New York, la Mela d’oro – Premio Bellisario della Fondazione Marisa Bellisario, il Melvin Jones Fellow Award della Lions Clubs International Foundation, il Premio Simpatia, ricevuto in Campidoglio nella sezione Musica insieme a Riccardo Cocciante e Mogol, il Premio Semplicemente Donna al Senato della Repubblica, il Champion Piano Virtuoso Award dell’Italian Design Week di Washington, il Premio Margherita Hack di Spoleto Arte, il riconoscimento Donna ILICA 2010, il Premio Fabrizio Frizzi della Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti Onlus come Ambasciatrice della cultura e della musica italiana nel mondo e il titolo di Ambasciatrice di San Valentino nel mondo.
A testimoniare quanto la sua straordinaria figura abbia oltrepassato i confini italiani è anche una particolare iniziativa della Contea di Westchester, nello Stato di New York, che ha istituito una giornata a lei dedicata: il 28 marzo è il Cristiana Pegoraro Day, come stabilito dalla proclamazione ufficiale del Consiglio legislativo della Contea.
Una consacrazione che non parla soltanto di una pianista di talento, ma di una donna che negli anni ha saputo costruire un’identità artistica capace di muoversi tra grandi sale da concerto, istituzioni internazionali, università, festival, scuole e progetti umanitari.
Cristiana Pegoraro sembra ricordarci che la musica non conosce confini perché nasce prima delle parole. Può attraversare una frontiera, entrare in una sala diplomatica, raggiungere un bambino, accompagnare una persona fragile, raccontare una terra o restituire memoria a una comunità.
Il pianoforte, nelle sue mani, non è soltanto uno strumento musicale.
È una voce.
Una voce che dall’Umbria ha imparato a parlare al mondo e che dal mondo continua a tornare in Umbria, portando con sé storie, culture, emozioni e quella particolare forma di bellezza che soltanto l’arte autentica riesce a trasformare in patrimonio condiviso.
Perché, in fondo, la grandezza di un artista non si misura soltanto dal numero dei palcoscenici conquistati, ma dalla capacità di lasciare qualcosa nell’animo di chi ascolta.
E Cristiana Pegoraro, attraverso il suo pianoforte, continua da anni a farlo: trasformando le note in ponti e la musica in un messaggio universale di cultura, umanità e pace.
CRISTIANA PEGORARO: «LA MUSICA È UN LINGUAGGIO CHE ARRIVA DOVE LE PAROLE NON RIESCONO»
Ci sono incontri che nascono dalle parole e altri che nascono dal silenzio. La musica appartiene a questi ultimi: prima ancora di essere ascoltata, viene percepita. È un linguaggio capace di attraversare confini, culture, distanze e persino il tempo.
Conoscere Cristiana Pegoraro significa entrare in questo universo. Pianista e compositrice di fama internazionale, artista umbra che ha portato il proprio talento sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, dalle grandi sale da concerto alle Nazioni Unite, Cristiana ha fatto della musica non soltanto una professione, ma una forma di conoscenza e di dialogo.
In questa intervista racconta il rapporto con il pianoforte, il significato dell’arte, il legame con l’Umbria, l’incontro con il mondo e quella dimensione più profonda nella quale una nota può diventare memoria, emozione e speranza.
Lei ha iniziato prestissimo il suo percorso musicale, arrivando al diploma in pianoforte a soli sedici anni. Che cosa rappresentava allora il pianoforte per quella ragazza così giovane e che cosa rappresenta oggi per la donna e l’artista che è diventata?
Quando ero ragazza, il pianoforte rappresentava soprattutto un mondo da scoprire. Era una porta che mi permetteva di entrare in una dimensione diversa, fatta di emozioni, immagini e possibilità. Oggi lo considero ancora una porta, ma forse ho imparato che non conduce soltanto verso la musica: conduce verso noi stessi. Ogni volta che mi siedo davanti al pianoforte incontro una parte di me che magari non conoscevo ancora. La musica cambia con noi, perché cambiamo noi. Una stessa pagina può raccontarci qualcosa di completamente diverso a distanza di anni. Credo che questo sia uno dei miracoli più grandi dell’arte: non cambia necessariamente l’opera, ma cambia lo sguardo con cui la ascoltiamo.
Lei ha suonato nei più importanti teatri e in luoghi simbolici come le Nazioni Unite. Che cosa prova quando comprende che quelle note partite dall’Umbria stanno arrivando dall’altra parte del mondo?
Provo innanzitutto gratitudine. Sono nata e cresciuta in Umbria e sento profondamente le mie radici. Quando suono lontano dall’Italia porto con me una parte di questa terra, dei suoi paesaggi, della sua storia, della sua spiritualità. Credo che ogni artista porti dentro di sé il luogo da cui proviene. Anche quando viaggia lontano, non parte mai completamente solo. Porta con sé la propria memoria. E forse è proprio questo che rende l’arte universale: partire da qualcosa di profondamente personale per arrivare a qualcosa che appartiene a tutti.
Ha avuto l’opportunità di esibirsi davanti a diplomatici e rappresentanti di moltissimi Paesi. Può davvero la musica contribuire alla costruzione della pace?
Ne sono profondamente convinta. La musica non chiede un passaporto, non domanda quale lingua parliamo, quale religione professiamo o da quale parte del mondo proveniamo. Quando ascoltiamo una musica, siamo semplicemente esseri umani che provano un’emozione. È difficile costruire muri mentre si ascolta qualcosa che riesce a parlare direttamente al cuore. La musica non può risolvere da sola i conflitti del mondo, ma può ricordarci che prima delle differenze esiste una cosa che ci accomuna: la nostra umanità. E forse ogni percorso di pace dovrebbe partire proprio da lì.
Nel suo percorso ha affrontato anche imprese artistiche straordinarie, come l’esecuzione integrale delle 32 Sonate di Beethoven e dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, in un’unica giornata. Che cosa significa, per un’artista, confrontarsi con una sfida tanto grande?
Una sfida artistica non è mai soltanto una prova di resistenza o di tecnica. È soprattutto un viaggio interiore. Quando affrontiamo un’opera come quelle di Beethoven dobbiamo essere disposti ad ascoltare ciò che quella musica ha ancora da dirci. Beethoven ha attraversato la sofferenza, la solitudine, la sordità e le difficoltà della vita, trasformandole in una forza creativa straordinaria. Questo ci insegna che anche ciò che sembra una ferita può diventare una forma di bellezza. La difficoltà, se affrontata con coraggio, può trasformarsi in una porta verso qualcosa di nuovo.
Lei è anche compositrice. Qual è la differenza tra interpretare una musica scritta da qualcun altro e dare vita a una musica che nasce direttamente dalla propria interiorità?
Interpretare significa entrare nella casa di qualcun altro con rispetto, cercando di comprenderne ogni stanza, ogni luce e ogni ombra. Comporre significa invece costruire quella casa. È un processo molto intimo. Quando componiamo, spesso mettiamo sulla pagina emozioni che non riusciremmo a spiegare con le parole. Una melodia può nascere da un ricordo, da un paesaggio, da una persona, da un dolore o semplicemente da un momento di felicità. La composizione è una forma di ascolto interiore. Prima ancora di scrivere una nota, bisogna imparare ad ascoltare il silenzio.
Tra le Sue composizioni c’è La mia Umbria. Quanto della Sua terra vive nella Sua musica?
L’Umbria vive profondamente nella mia musica, anche quando non la nomino. È nei colori, nei silenzi, nella luce, nei paesaggi, nelle pietre antiche, nei borghi e nella spiritualità che caratterizza questa terra. È una regione che insegna il valore della lentezza e dell’ascolto. Viviamo in un’epoca nella quale tutto corre, mentre l’Umbria sembra ricordarci che alcune cose hanno bisogno di tempo per maturare. Anche la musica è così: non possiamo pretendere che un’emozione profonda nasca dalla fretta. Ha bisogno di respiro, di attenzione e di tempo.
Da anni affianca all’attività concertistica quella didattica. Che cosa vorrebbe lasciare a un giovane che si avvicina oggi alla musica?
Vorrei innanzitutto insegnargli a non avere paura di essere se stesso. La tecnica è fondamentale, ma non è sufficiente. Un grande musicista deve avere qualcosa da dire. E per avere qualcosa da dire bisogna vivere, leggere, osservare, conoscere, sbagliare, amare, soffrire, meravigliarsi. Ai giovani direi di non inseguire soltanto il successo, perché il successo è una conseguenza e non dovrebbe diventare l’obiettivo. Cercate invece di diventare persone complete. Se dentro di voi ci sarà qualcosa di autentico, prima o poi troverà la strada per arrivare agli altri.
Il Suo impegno attraverso Art4ART dimostra che considera l’arte anche uno strumento di vicinanza verso chi attraversa momenti difficili. Quanto può essere importante la bellezza nei momenti di fragilità?
La bellezza non cancella il dolore, ma può aiutarci ad attraversarlo. Quando una persona è fragile, non sempre ha bisogno di parole. A volte ha bisogno semplicemente di sentirsi accompagnata. L’arte può fare proprio questo: può creare uno spazio nel quale la paura, almeno per un momento, lascia posto a qualcosa di diverso. Una musica può riportare un ricordo, accendere un’immagine, regalare un respiro. Non credo che l’arte debba avere la presunzione di guarire tutto, ma credo che possa contribuire a restituire dignità, speranza e umanità a chi sta vivendo una prova.
Lei ha ricevuto più di cinquanta riconoscimenti internazionali e ha raggiunto traguardi che molti artisti possono soltanto sognare. Se dovesse però togliere per un momento premi, palcoscenici e titoli, che cosa rimarrebbe di Cristiana Pegoraro?
Rimane una donna che continua a meravigliarsi davanti a una nota, a un tramonto, a un incontro, a un bambino che ascolta per la prima volta un pianoforte. I premi sono importanti perché rappresentano il riconoscimento di un percorso, ma non definiscono una persona. Alla fine della nostra vita non credo che conterà quante sale abbiamo riempito o quanti riconoscimenti abbiamo ricevuto. Credo che conterà quanta luce saremo riusciti a lasciare negli altri. Se attraverso la mia musica qualcuno ha trovato un’emozione, un ricordo, un momento di serenità o semplicemente il coraggio di continuare, allora penso che il viaggio sia valso la pena.
Lei crede che la bellezza della musica possa davvero contribuire a salvare il nostro pianeta?
Credo profondamente che la musica possieda una forza capace di oltrepassare confini, culture, lingue e differenze. La musica parla direttamente all’anima, là dove spesso le parole non riescono ad arrivare. Può educare alla bellezza, generare emozioni, unire ciò che sembra distante e restituire all’essere umano un senso di armonia. In un mondo attraversato da conflitti, solitudini e divisioni, ascoltare e condividere la musica significa anche ricordarci che apparteniamo a una stessa umanità. Forse la musica, da sola, non può salvare il mondo, ma può certamente contribuire a renderlo più umano, più sensibile e più capace di ascoltare. E ogni volta che una melodia accende una luce nel cuore di qualcuno, un piccolo passo verso un mondo migliore è già stato compiuto.
Se dovesse oggi affidare al pianoforte una sola frase da consegnare al mondo, quale sarebbe?
Gli direi di non smettere mai di ascoltare.
Ascoltare gli altri, ascoltare la natura, ascoltare il silenzio e soprattutto ascoltare quella voce interiore che spesso la frenesia della vita ci impedisce di sentire. La musica nasce dall’ascolto e forse anche la pace nasce nello stesso modo. Prima di pretendere di essere ascoltati, dovremmo imparare ad ascoltare.
E forse è proprio questa la lezione più profonda che Cristiana Pegoraro affida al suo pianoforte: la musica non è soltanto ciò che sentiamo, ma ciò che diventiamo dopo averla ascoltata. Perché una nota può terminare nel silenzio, ma l’emozione che ha generato può continuare a vivere molto più a lungo.
E quando l’arte riesce a compiere questo miracolo, il palcoscenico non è più soltanto un luogo: diventa un ponte.
Un ponte tra l’Umbria e il mondo, tra l’artista e il pubblico, tra la fragilità e la speranza, tra ciò che siamo e ciò che, attraverso la bellezza, possiamo ancora diventare.
Rimani sempre aggiornato!
Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.