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Cultura

“Il Poema della Miseria” di Migjeni: il manifesto letterario del realismo albanese

Nel panorama della letteratura europea del Novecento, la figura di Millosh Gjergj Nikolla, universalmente noto con lo pseudonimo di Migjeni (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938), rappresenta una pietra miliare e una voce di rottura radicale rispetto alla tradizione lirica e romantica balcanica. Nonostante la sua prematura scomparsa a soli ventisei anni, lo scrittore ha impresso una svolta indelebile nella cultura albanese, introducendo i canoni di un realismo critico, spietato e privo di concessioni consolatorie. Il suo capolavoro assoluto, “Il Poema della miseria” (scritto negli anni ’30), si configura come un’autentica e viscerale radiografia del dolore umano e della sottomissione economica, assurgendo a inno senza tempo delle classi subalterne.

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Migjeni
Redazione-  Nel panorama della letteratura europea del Novecento, la figura di Millosh Gjergj Nikolla, universalmente noto con lo pseudonimo di Migjeni (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938), rappresenta una pietra miliare e una voce di rottura radicale rispetto alla tradizione lirica e romantica balcanica. Nonostante la sua prematura scomparsa a soli ventisei anni, lo scrittore ha impresso una svolta indelebile nella cultura albanese, introducendo i canoni di un realismo critico, spietato e privo di concessioni consolatorie. Il suo capolavoro assoluto, “Il Poema della miseria” (scritto negli anni ’30), si configura come un’autentica e viscerale radiografia del dolore umano e della sottomissione economica, assurgendo a inno senza tempo delle classi subalterne. Attraverso una lingua affilata, densa di espressioni taglienti e metafore grottesche, Migjeni deostruisce l’ipocrisia delle istituzioni religiose e borghesi dell’epoca, descrivendo la povertà non come una fatalità biologica, ma come una ferita sociale e una macchia indelebile sulla fronte dell’umanità. Il testo, magistralmente tradotto dalla scrittrice e giornalista Angela Kosta, conserva intatta la sua straordinaria contemporaneità, offrendo una disamina speculativa e universale sul dramma della privazione e sulla necessità imprescindibile della giustizia sociale in opposizione alla sterile retorica della pietà.

IL POEMA DELLA MISERIA –
MIGJENI (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938)
Pietra miliare della letteratura albanese.

Poema della miseria, scritta negli anni ’30, rimarrà l’inno della miseria, del mozzico che non riuscirà ad essere inghiottito nei secoli, pure oggi…

IL POEMA DELLA MISERIA

Mozzico che non si ingoia o fratello, è la miseria,
mozzico che ti rimane in gola e ti invade la tristezza
qualora vedi volti pallidi e occhi verdastri
che ti guardano come spettri e allungano le mani intorpidite,
pure in quella maniera, tese dietro di te rimangono
per l’intera loro vita, finché muoiono.

E sopra loro, nell’aria, come in dileggio,
trafiggono il cielo, le croci e minareti di pietre,
i profeti e santi in variopinti abiti
risplendono.
E la miseria il proprio slealtà avverte.

La miseria ha il suo orrendo sigillo;
è disgustosa, maligna, infame;
la fronte che la tiene, gli occhi che la esprimono,
le labbra che invano cercano di celarla
sono i figli dell’insipenza
nonché i sacrificci del disprezzo,
gli avanzi sudici attorno alla tavola
alla quale ha divorato la cena un cane spietato
con trippa secolare, sempre inappagato.
La miseria non ha fortuna,
ma ha solo brandelli,
brandelli dal fondo in cima,
le bandiere di una speranza
lacerata e logorata,
rimangiando la parola data.

La miseria si inferocisce
in amori lussuosi
In angoli bui,
insieme con cani, sorci, gatti,
su rattoppi ammuffiti, luridi, lerci, fradici,
si denudano le carni,
come colostro, gialli e sporchi;
si intrecciano i sentimenti con impeto bestiale,
mordono, ingozzano, si succhiano,
si baciano le labbra aride,
e si spegne la fame
e svanisce la sete
nella brama veemente,
qualora il medesimo annega
E lì,
prendono l’inizio i matti,
i servi e i mendicanti
che l’indomani nasceranno
per riempirci le strade.

La miseria, nella pupilla del pargoletto,
trema come la fiamma sbiadita di una candela,
sotto il soffitto annerito e zeppo di ragnatele,
dove ombre umane fremono tra muri
colmi di macchie,
dove il neonato malato piange
come uno spirito maligno,
succhiando il seno vacuo della povera madre,
e lei,
di nuovo incinta, maledice Dio e demonio,
maledice il suo frutto,
maledice il grembo greve.
Il suo pargoletto non ride,
ma soltanto frigna,
la madre non lo ama,
ma solamente lo maledice.
Quanto è triste la culla della miseria,
dove il bambino lo cullano le lacrime e i sospiri!

La miseria cresce il piccino
all’ombra delle case alte,
dove non arriva la voce dello mendicante,
dove non si può disturbare la quiete ai signori
quando insieme alle signore
nei letti della felicità dormono.

La miseria fa maturare il bambino
prima che diventi uomo;
desidera insegnargli a sfuggirgli
al pugno che lo minaccia,
a quel pugno che nel sonno lo stringe per gola,
quando iniziano i deliri della febbre

per la fame
e il volto del bambino
lo copre l’ombra della disgrazia,
un gioiello sciagurato al posto del sorriso.
Un frutto, quando si matura, si sa dove va
così anche il bambino,
nel ventre della terra finisce.

La miseria lavora, lavora giorno e notte,
bollendo il sudore sul petto e la fronte,
affondando fino alle ginocchia nel fango,
e ancora le viscere si piegano dalla fame.
Ricompensa ridicola!
Per cento sfatichiate al giorno
solo tre o quattro monete e “via!”.

La miseria talvolta ha le guance lustre,
le labbra meste, i pomelli tinti
il corpo monumento di un smercio sozzo,
che è condannato a giacere nel letto in due;
e per quel servizio riceverà qualche soldo
sulle lenzuola, sui volti
e nella coscienza, venature…

Inoltre, la miseria lascia pure l’eredità
non solo alle banche o nei beni immobili,
ma le ossa deforme e nel petto qualche dolore,
può lasciare il ricordo di un giorno lontano,
quando il tetto della casa piombò e crollò
dalla putrefazione del tempo,
dal fardello del cielo,
quando sopra ogni cosa si udì
una terrificante voce
ricolma di maledizioni e supplizi
come dal fondo dell’inferno,
era la voce dell’uomo che moriva sotto le travi.
Così sotto il piede pesante del Dio irato –
dice il prete –
muore colui che porta vite stuprate.
E con questi ricordi, con tali sventure,
si riempie il calice del veleno in eredità di generazioni.

La miseria ha la sorella agiata: il bicchiere.
Nelle bettole luride, accanto ai tavoli lerci,
l’anima assetata il bicchiere in gola rovescia,
per scordare i novantanove problemi.
E il bicchiere torbido, il bicchiere satanico,
accarezzandolo come una vioera lo punge,
e quando l’uomo cade
come il grano dalla falce,
sotto il tavolo piange,
in modo tragicomico ride.
Tutti i problemi la povertà nel bicchiere li affoga,
quando i cento
uno dopo l’altro in gola li riversa.

La miseria accende i desideri,
come le stelle l’oscurità
e fanno fumo
come pioli che il fulmine
in cenere li riduce.

La miseria non ha gioia,
ma solo tormenti,
dolori insopportabili che ti fanno impazzire,
che ti danno la corda
per andare dritto a impiccarti
oppure diventi povero sacrificio e di paragrafi.

La miseria non vuole pietà,
ma vuole soltanto giustizia!
Pietà?
Figlia bastarda di padri astuti,
al quale in modo pomposo, come i farisei,
suonano il tamburo per rimanere scaltri,
gettando al mendicante una fine moneta
sul palmo della mano.

La miseria è una macchia indelebile
sulla fronte dell’umanità
che tra i secoli, varca.
E questa macchia
mai potranno riscattarla
i laceri ammuffiti nei templi.

Traduzione: Angela Kosta


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Cultura

Intervista alla direttrice della cattedra delle donne registrata all’Onu, Dott.ssa Antonietta Micali

Insegnante in Sicilia, attivista instancabile e Direttrice de “La Cattedra delle Donne” (progetto globale legato all’ONU). In questa profonda intervista curata da Angela Kosta, la poliedrica Antonietta si racconta a cuore aperto: dalla passione per la scrittura alla lotta per l’emancipazione femminile, fino al sogno di un romanzo dedicato alle donne. “La cultura è l’unica arma per combattere il pregiudizio e sconfiggere l’ego maschile”. Leggi l’intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

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Kosta,Micali

Cultura e Società – Ci sono donne che non si limitano ad attraversare in silenzio il proprio tempo, ma lo plasmano con la forza incrollabile delle idee e l’eleganza della cultura. Antonietta è senza dubbio una di queste. Insegnante per vocazione profonda, scrittrice raffinata e infaticabile attivista per l’emancipazione femminile, la sua vita è un mosaico straordinario di impegni sociali e prestigiosi traguardi accademici. Dalle aule scolastiche della sua amata Milazzo, in Sicilia, dove forma con passione le coscienze dei cittadini di domani, fino ai vertici dell’Accademia Tiberina e alla coraggiosa Direzione de “La Cattedra delle Donne” (un progetto educativo di respiro globale patrocinato dalle Nazioni Unite), Antonietta ci dimostra ogni giorno che la cultura è lo strumento più potente per costruire una società equa, paritaria e libera dai pregiudizi maschilisti.

In questa profonda e intima intervista curata da Angela Kosta (Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina), esploriamo l’anima di una donna poliedrica che ha fatto della parola – poetica, letteraria e sociale – la sua personale e inarrestabile missione di vita.


A. Kosta: Carissima Antonietta, benvenuta in questa intervista. Ogni lettore vorrà conoscere la “Donna con mille risorse” che c’è in lei. Raccontaci del suo percorso, non solo creativo ma anche riguardo i tanti impegni sociali.

Antonietta: Salve Angela. Ti ringrazio tantissimo, sono davvero onorata di essere qui con te. Chi sono? Sono una donna che ha sempre creduto che l’impegno nel sociale e la cultura siano fondamentali nella vita dell’uomo.
Ho sempre amato leggere molto e, sin da piccolissima, mi è sempre piaciuto scrivere. Credo fermamente che la lettura renda l’uomo libero e che sia l’incontro con tante menti attraverso le quali si forma e si arricchisce il nostro pensiero critico. Mio padre avrebbe voluto che diventassi una biologa, mi ero anche iscritta all’università in Biologia, ma poi, dopo alcuni esami, ho cambiato rotta e ho seguito la mia vera passione per le lettere. Mi sono laureata brillantemente all’Università La Sapienza di Roma con una tesi in Storia del Cristianesimo sul Cardinale Guarino, vissuto sull’onda lunga tra fine Ottocento e inizio Novecento (un periodo difficilissimo per la storia della Chiesa e per gli avvenimenti relativi all’Unità d’Italia).
Avendo superato un concorso, ho iniziato ad insegnare in una scuola primaria. Pensavo di fare successivamente il passaggio alle scuole superiori, ma non l’ho mai fatto perché mi sono accorta di quanto sia complessa e cruciale la formazione dell’uomo dai 6 ai 10 anni, quindi ho scelto di restare nella scuola primaria. Insegno in una bellissima cittadina, Milazzo, nell’Istituto Comprensivo Secondo diretto da una bravissima Dirigente verso la quale nutro profonda stima e affetto: la Dott.ssa Alma Le Grottaglie.
In seguito mi sono specializzata in tecniche della scrittura, ho frequentato un corso di Alta Formazione di scrittura creativa ed un Master in giornalismo culturale. Sono sempre stata una persona curiosa, con una gran voglia di sperimentare e mettermi in gioco. Per otto anni sono stata socia della FIDAPA (una Federazione di Donne) e credo sia stato un periodo fondamentale di formazione e riflessione sul talento femminile e sul ruolo della donna nella società. Ho ricoperto il ruolo di Presidente di un Centro Studi storico-religioso per parecchi anni, e infine sono entrata a far parte dell’Accademia Tiberina (che vanta ben 212 anni di storia) come Accademica Ordinaria, ricevendo l’incarico di Direttrice del Dipartimento di Letteratura. L’Accademia è diretta brillantemente dal Dott. Franco Antonio Pinardi, col quale collaboro in grande sinergia, stima e rispetto reciproco.
Scrivo e pubblico poesie e racconti per ragazzi, ma vorrei tanto trovare il tempo per continuare un romanzo che ho nel cassetto. L’incontro con Renato Ongania mi ha aperto nuove strade: sono Accademica di Wikipoesia, una piattaforma enciclopedica ideata da Ongania che raccoglie i poeti contemporanei, e sono inserita come Vicepresidente in Wikipace, dedicata al centenario della nascita di Danilo Dolci. Sempre da Ongania ho ricevuto la direzione de “La Cattedra delle Donne”, nata per difendere e sostenere tutte le donne. Infine, sono Presidente del Premio Letterario G. Belli – F. Lami dell’Accademia Tiberina, quest’anno dedicato proprio a Danilo Dolci e alla stesura di un Manifesto del Nuovo Umanesimo.

A. Kosta: Lei è Direttrice de “La Cattedra Delle Donne”, che ha una grandissima visibilità globale. Parlaci di più… Qual è il “tronco essenziale” di questa unione, formata non solo da donne intellettuali ma anche da uomini esperti in vari settori?

Antonietta: La Cattedra delle Donne è un progetto educativo di rilievo nazionale nato per opporre alla sotto-cultura dominante (purtroppo ancora troppo spostata verso una visione maschilista) delle urgenti istanze di riforma etico-socio-culturali. L’obiettivo è produrre un modello di convivenza civile basato sull’armonia del rapporto uomo-donna e sull’equità, sostanziato nella sua essenza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. Pochi giorni fa, proprio l’11 ottobre, abbiamo ricevuto la splendida notizia dell’autorizzazione da UNWOMEN ad utilizzare il logo ufficiale della Campagna “Generation Equality”. Quindi, tutte le iniziative patrocinate dalla Cattedra delle Donne potranno utilizzare il logo ONU combinato al nostro. Inoltre, grazie al mio ruolo, la Cattedra è patrocinata anche dall’Accademia Tiberina, da Wikipace e Wikipoesia. Fanno parte della Cattedra non solo donne di immenso talento, ma anche uomini illuminati che si battono strenuamente per il rispetto e la non violenza sulle donne, difendendone il valore e la crescita culturale e sociale.

A. Kosta: Lei insegna anche. Come riesce a conciliare il suo tempo tra l’intensa vita sociale e quella lavorativa quotidiana?

Antonietta: Me lo chiedono in molti! Credo che l’amore e la passione viscerale per quello in cui credo cancellino letteralmente la fatica delle ferie mai fatte e delle ore di sonno perse. Riesco a fare tutto cercando semplicemente di dare sempre il meglio di me stessa. Un grandissimo deterrente contro la stanchezza è il mio infinito entusiasmo per la vita.

A. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e qual è il tema principale che tratta?

Antonietta: Ho pubblicato tantissimi incipit per ragazzi di cui ho curato i testi, un albo illustrato edito dalla Curcio, quattro sillogi di poesia e numerose liriche inserite in antologie italiane e straniere (oltre che in importanti cataloghi d’arte). Sto per pubblicare una nuova silloge e un altro libro per ragazzi. Ho pubblicato un saggio su un cardinale e ho collaborato alla stesura di altri saggi, tra cui uno sulla scrittura edito dalla Erikson, uno su Alessandro Manzoni (edito da Solfanelli) e uno su Eleonora Duse (sempre Solfanelli).

A. Kosta: Quali sono i premi più prestigiosi che ha ricevuto durante il suo percorso creativo?

Antonietta: Ho ricevuto tantissimi riconoscimenti in Italia e all’estero. Ne cito solo alcuni a cui tengo molto: il Premio Canaletto, il Premio Margherita Hack, il Premio Modigliani e il Premio Menotti per la mia silloge “Il vento scompiglia i pensieri” edito da Armando Siciliano. Infine, proprio pochi giorni fa, mi è stato assegnato un premio speciale che dedico con il cuore a tutte le donne dell’Associazione Amici di… Versi, presieduta da Daniela Cococcia.

A. Kosta: Siamo vicini al 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne)… Cosa vorrebbe fare di più, oltre a ciò che già sta facendo, per arginare l’ego maschile tossico?

Antonietta: Vorrei poter annullare definitivamente quel fastidioso pregiudizio sociale che c’è verso le donne che hanno sia talento intellettuale che un bell’aspetto. Una donna talentuosa si deve guadagnare con estrema fatica il suo “posto in prima fila”, faticando molto più di un uomo. Ecco, vorrei che la fatica fosse davvero pari, e che l’uomo imparasse ad avere profondo rispetto verso le innumerevoli qualità della donna. Vorrei inoltre che il valore inestimabile della vita delle donne fosse finalmente compreso da tutti quegli uomini che uccidono le proprie compagne, e che la nostra società educasse i bambini, sin da piccolissimi, al totale rispetto per la parità di genere.

A. Kosta: Qual è la gemma segreta che nutre la sua musa ispiratrice?

Antonietta: Oh, bellissima domanda! Vivo in un’isola che è tra le più belle del mondo, la mia amatissima Sicilia… Mi basta semplicemente guardarmi intorno, osservare la sua natura e i suoi paesaggi, per trovare immediatamente l’ispirazione.

A. Kosta: Conosce la nostra patria, l’Albania, e i nostri letterati? Le piacerebbe venire a visitarla?

Antonietta: Non sono mai stata in Albania, ma mi piacerebbe tantissimo visitarla! Durante il duro periodo del Covid ho realizzato delle interviste per un’agenzia letteraria romana (TraLeRighe) e ho avuto il piacere di intervistare l’amico Arjan Kallço, verso il quale nutro grande stima e affetto. Prometto di venire a trovarvi, l’ho promesso anche a lui. Devo solo trovare il tempo materiale per farlo!

A. Kosta: Cosa pensa della letteratura di oggi, degli autori emergenti e dell’Intelligenza Artificiale che ormai si insinua nella creatività?

Antonietta: L’intelligenza artificiale si chiama così perché, in fondo, è creata dall’uomo. E spero vivamente che l’uomo impari a farne un buon uso, etico, senza mai smarrire l’anima. Leggo moltissimi autori contemporanei e vi assicuro che ce ne sono alcuni veramente bravissimi. La letteratura oggi, così come la poesia, ha un ruolo cruciale per l’umanità: quello di continuare a farci riflettere, di emozionarci profondamente, ma anche di fungere da solido ponte di pace in questo complesso momento storico, purtroppo segnato da guerre e tensioni sia a nord che a sud del mondo.

A. Kosta: Quali sono i suoi sogni nel cassetto? Pensa di poterli realizzare in futuro?

Antonietta: Di sogni ne ho davvero parecchi… Ma uno in particolare mi sta a cuore: sarebbe quello di trovare il tempo per scrivere un libro autobiografico e, soprattutto, un grande romanzo interamente dedicato alla forza delle donne.

(Intervista a cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina)

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Cultura

“Quando il dolore non si vede”: la voce ritrovata di Alma Mehmeti in un racconto che scuote l’anima

Ci sono ferite che non sanguinano, lividi che non si vedono e dolori inespressi che si consumano nel silenzio dei matrimoni apparentemente perfetti. In questo toccante racconto, la poetessa albanese Alma Mehmeti ci regala la storia di Shkëndija e di tutte quelle donne che, cercando di compiacere gli altri, smarriscono se stesse. Perché una casa non è sempre un luogo sicuro, e solo il rispetto può dare riposo all’anima. Un pezzo meraviglioso, da leggere col cuore. ❤️ 📖 ✍️

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Alma Mehmeti

Redazione – Ci sono ferite profonde che non sanguinano, lividi che non si vedono e catene invisibili che non fanno alcun rumore. Sono i dolori inespressi dell’anima, quelli che si consumano in solitudine nel silenzio delle mura domestiche, dietro le facciate perfette dei matrimoni apparentemente felici. A dare voce a questo dolore sordo, intimo e straziante, ci pensa oggi una penna di rara sensibilità: quella di Alma Mehmeti. Poetessa e autrice albanese, Alma è una vera e propria ricercatrice di emozioni. Nata a Tirana e cittadina del mondo (ha vissuto per vent’anni in Italia assorbendone la cultura, prima di trasferirsi in Inghilterra), la sua arte è un ponte meraviglioso tra popoli diversi, capace di unire in modo magistrale passato e presente, lontananza e appartenenza. Autrice di apprezzatissime raccolte poetiche come “Shpresën mbaj tek ti” (2017) e “Në duart e fatit” (2022) e di favole per bambini, Alma usa la parola come un bisturi gentile, capace di curare le ferite dell’anima. Oggi, in esclusiva sulle nostre pagine, ci regala un racconto di una potenza disarmante. È la storia di Shkëndija, certo. Ma in fondo, riga dopo riga, vi accorgerete che è la storia di milioni di donne che, giorno dopo giorno, smarriscono lentamente se stesse cercando unicamente di compiacere gli altri.


Quando il dolore non si vede: la storia di una donna che ha perso la sua voce

di Alma Mehmeti

Nel giorno del suo matrimonio, tutti vedevano una festa. C’erano musica, auguri, sorrisi e persone che credevano che per lei stesse iniziando un capitolo meraviglioso. Ma nessuno vedeva la battaglia che si svolgeva dentro di lei.

Shkëndija non piangeva per il matrimonio. Piangeva per la separazione da quella ragazza che era stata fino ad allora. Dalla casa in cui si sentiva al sicuro, dalla voce della madre, dalle semplici domande del padre e dalla libertà di essere sé stessa.

Suo padre le aveva comprato un buon materasso, pensando che sua figlia avrebbe avuto un posto comodo dove riposarsi dopo le fatiche della vita. Era un dono fatto con amore. Ma nessuno poteva immaginare che la stanchezza più grande non sarebbe arrivata dal lavoro, bensì da un’anima che avrebbe iniziato a portare un peso ogni giorno.

Shkëndija entrò nel matrimonio con ciò che aveva di più prezioso: l’educazione, la bontà e il desiderio di costruire una famiglia. Ma ben presto capì che una casa non è necessariamente un luogo in cui una persona si sente protetta.

All’inizio il dolore non arrivò con rumore. Arrivò lentamente. Una parola che ferisce. Un silenzio quando aveva bisogno di sostegno. Una critica ripetuta che, con il passare del tempo, inizia a influenzare il modo in cui una persona vede sé stessa.

In psicologia, le ferite emotive sono spesso più difficili da riconoscere perché non lasciano segni sul corpo. Una persona può continuare a lavorare, sorridere e svolgere i propri compiti quotidiani, mentre dentro di sé si sente sempre più stanca.

Questo accadde anche a Shkëndija. Imparò a tacere. Non perché non avesse nulla da dire, ma perché con il tempo iniziò a credere che la sua voce non avesse importanza.

Quando una persona vive continuamente una mancanza di apprezzamento, può iniziare a dubitare di sé stessa. Si chiede se sta chiedendo troppo, se si sta lamentando senza motivo, se dovrebbe ancora sopportare un po’. Ed è proprio qui che inizia la perdita più grande: quando una persona si allontana da sé stessa.

Shkëndija pensava spesso di tornare dai suoi genitori. Ma tra il desiderio di salvarsi e la paura del giudizio degli altri, scelse di restare. Non perché la sofferenza fosse accettabile, ma perché a volte le persone si sentono intrappolate tra ciò che vivono e ciò che pensano di dover fare.

Con il passare degli anni, non si stancò solo delle faccende quotidiane. Si stancò della mancanza di calore, della mancanza di parole gentili e della sensazione che nessuno la vedesse veramente.

Ma dentro di lei rimase una parte che non fu distrutta. Quella parte che ricordava la ragazza che era stata un tempo. Una ragazza con sogni, speranza e la convinzione che l’amore dovesse portare sicurezza, non paura.

La storia di Shkëndija ci mostra che il dolore emotivo non deve essere sottovalutato. Una persona non ha bisogno soltanto di cibo, di una casa e di un tetto sopra la testa. Ha bisogno di sentirsi ascoltata, rispettata e amata.

Perché un materasso può dare riposo al corpo, ma solo l’amore e il rispetto possono dare riposo all’anima.

Un matrimonio non si costruisce soltanto con una cerimonia. Si costruisce ogni giorno con cura, comprensione e sicurezza emotiva.

E a volte la domanda più importante che dovremmo fare a qualcuno non è:
“Hai svolto i tuoi compiti?”
Ma:
“Stai davvero bene?”

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Cultura

Intervista alla Dott. ssa Sabrina Morelli vicepresidente del premio letterario europeo “Oscar Wilde”, del premio parlamentare comunicare l’Europa, direttrice del dipartimento radiofonico dell’accademia tiberina di Roma

Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa.

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Kosta, Morelli

Redazione-  Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa. Il suo curriculum vanta riconoscimenti di assoluto prestigio, culminati recentemente con una Laurea Honoris Causa e un premio ritirato al Parlamento Europeo, uniti a ruoli istituzionali di altissimo livello come la Vicepresidenza del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde.

Ma dietro ai titoli accademici, alle telecamere e ai successi professionali, si nasconde un’anima estremamente sensibile, profondamente orgogliosa delle proprie radici. Radici che affondano in modo saldo e antico proprio nella fiera terra di Calabria, regione che ha dato i natali ai suoi genitori (a Rogliano e Amendolara) e che oggi la riabbraccia virtualmente. In questa intensa intervista esclusiva, a cura della giornalista e scrittrice Angela Kosta per Calabria Live, scopriremo il viaggio intimo e professionale di un’autentica “ricercatrice di emozioni”; una donna che ha trovato nella letteratura la forza per superare i lutti più devastanti e la spinta per continuare a seminare ostinatamente bellezza nel mondo. Ecco cosa ci ha raccontato<<

Kosta: Salve Sabrina. Benvenuta sul noto quotidiano Calabria Live. Ogni lettore vorrebbe conoscere la donna poliedrica che si nota in lei. Raccontaci di più…

Sabrina. M: Grazie per l’invito a questa meravigliosa intervista. Per me, essere sull’importante quotidiano Calabria Live è veramente gratificante, poiché conservo dei bellissimi ricordi con questa regione.
Mio padre è stato giornalista e Fotocompositore al giornale l’Espresso ed era cugino del grande Presidente della Regione Calabria, Antonio Guarasci. Per di più, i miei genitori sono nati entrambi in provincia di Cosenza in Calabria; mio padre a Rogliano, mentre mia madre ad Amendolara. Inoltre, vorrei aggiungere che nel 2023, sono arrivata al V° posto al grande Premio Mondiale Il Nosside di Calabria del Professore Pasquale Amato. Io mi reputo una ricercatrice di emozioni attraverso le parole; la scrittura mi ha salvata durante la malattia di mio marito e, dopo la sua scomparsa ho continuato dedicando il mio tempo a condividere la cultura e la poesia con concorsi, articoli e conduzioni in Radio e TV del mio programma “Spazio Libri”.

A. Kosta: Qual è il suo percorso professionale, non solo verso la creatività, ma anche nei suoi numerosi impegni sociali?

Sabrina. M: Ho conseguito gli studi giuridici e quelli informartici, ma la mia passione è sempre stata la letteratura. Ho seguito vari master in giornalismo e lettere classiche, nonché scrittura visiva. Ho deciso di pubblicare le mie poesie che hanno partecipato anche al Premio Strega Poesia 2023 e 2024. Mi sono cimentata anche nel Fantasy partecipando al Campiello ed al Salotto del Premio Bancarella. Per me la scrittura, è parte integrante della mia vita.

A. Kosta: Lei è Vicepresidente del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde 2024 e del Premio Parlamentare Comunicare l’Europa nonché Direttrice del Dipartimento Radiofonico dell’Accademia Tiberina di Roma, la quale ha un’ampia visione globale. Qual è l’obbiettivo di questi impegni così importanti?

Sabrina. M: Sono ruoli che mi gratificano e ringrazio le Accademie e il Parlamento Europeo per questo. Il mio scopo e condividere attraverso queste importanti istituzioni la cultura nel mondo con la collaborazione dei colleghi e presidenti in carica.

A. Kosta: Lavorando come speaker su Radio Studio 107 Milano e, essendo conduttrice  del canale televisivo Lombardia TV, come riesce ad organizzare il suo tempo quotidiano?

Sabrina. M: Per fortuna la maggior parte delle trasmissioni le seguo dai mio studio televisivo che ho creato a casa e collegarmi poi via web con le persone che intervisto. Ovviamente quando ho più tempo libero, partecipo anche ad eventi e concorsi personalmente con interviste e riprese video.

A. Kosta: L’8 marzo celebra tutte le donne.. Cos’altro farebbe (oltre a quello che già lei fa) per promuovere la cultura e/o portare in apice la figura femminile in particolare?

Sabrina. M: Grazie per questa domanda… ho la fortuna di collaborare con l’Accademia Tiberina insieme alla professoressa Antonietta Micali, Direttrice Nazionale del Dipartimento di Letteratura e Direttrice della Cattedra delle Donne che ha il patrocinio di Wikipace, Wikipoesia e l’ONU. Sicuramente con tutto il direttivo di entrambe le istituzioni organizzeremmo insieme dei eventi, ma ora non posso anticipare nulla.

A. Kosta: Quali sono i prestigiosi riconoscimenti che ha ricevuto durante il suo percorso creativo e professionale? 

Sabrina. M: Diversi e ne sono onorata. Sono Socia della Società Dante Alighieri, Accademica. A settembre ho ricevuto la Laurea Honoris Causa in letteratura e Filosofia. Ho vinto il primo posto al Premio Cognetta, il secondo al Montefiore della Pegasus Cattolica e il terzo al premio 2024 G.Belli e F.Lammi dell’Accademia Tiberina. Ho vinto diversi premi della Giuria al Cygnus Aureus e il Canto di Dafne per dire “No alla Violenza”. Ho vinto Il Premio Apollo Dionisiaco con critica semiotica delle mia opera, il Menotti Art Festival di Spoleto due volte e altri premi già citati in precedenza. Non è facile ricordarli tutti perciò dico sono lusingata di questi riconoscimenti oltre diversi premi alla Carriera. Recentemente ho ricevuto il Premio “Eccellenze Europee Comunicare l’Europa” al Parlamento Europeo e ciò mi ha reso veramente felicissima.

  1. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e quali sono i temi principali che tratta nelle sue opere?Sabrina. M: Ho pubblicato quattro Sillogi che hanno come tema l’amore, l’introspezione, la sensualità, il coraggio nei momenti bui; una di queste sarà presentata a Sanremo e una al Vaticano. Inoltre, ho pubblicato un romanzo Fantasy che sarà una trilogia.

    A. Kosta: Qual è la sua guida che la incoraggia e la ispira a creare e crescere professionalmente?

    Sabrina. M: I miei cari, i miei amici e i miei colleghi, ovviamente quelli che mi stimano e mi vogliono bene.

    A. Kosta: Cosa pensa della letteratura contemporanea in generale?

    Sabrina. M: Penso che leggere sia fondamentale tanto quanto scrivere, non importa se su carta o sul web. Importante è leggere poiché stimola la mente e i gangli neuronali, diciamo che con ciò mentalmente si invecchia più tardi.

    A. Kosta: Qual è la sua opinione riguardo ai autori emergenti (ultimamente in tanti)…
    Li promuove nei suoi programmi televisivi?

    Sabrina. M: Gli autori contemporanei sono il nostro futuro, sia chiaro. Io adoro la letteratura classica, ma la poesia o i romanzi si possono evolvere e dare nuova vita alla letteratura stessa e io li promuovo in tutte le forme: interviste, Blog, Social e premi alle Eccellenze Europee e Mondiali.

    A. Kosta: Pensa di tradurre i suoi libri in altre lingue non molto conosciute e poco praticate in Europa?

    Sabrina. M: Sì! È un mio sogno e sicuramente mi rivolgerò anche a te cara Angela. Sei la migliore nelle traduzioni. Vorrei davvero portare le mie parole in tutto il mondo.

    A. Kosta: Quali sono i suoi progetti per l’indomani? 

    Sabrina. M: Ci sono molti progetti, con le varie Accademie, concorsi, forse un centro studi, congressi e altre pubblicazioni. Mai fermarsi!>>.

    Intervista di: Angela Kosta Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice

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