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Cronaca

Tragedia all’ospedale di Sora: muore neonata di due mesi di Balsorano

🚨 TRAGEDIA A SORA: NEONATA DI DUE MESI MUORE IN OSPEDALE. LA PROCURA APRE UN’INCHIESTAUna drammatica vicenda ha gettato nel dolore e nello sconforto le comunità di Balsorano e Sora. Una bambina di appena due mesi è deceduta ieri pomeriggio al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Trinità di Sora, dopo una corsa contro il tempo che aveva visto i genitori rivolgersi inizialmente all’ospedale di Avezzano per un grave malessere, ipotizzato in prima battuta come una gastroenterite. 👼💔Nonostante l’immediata presa in carico e i disperati tentativi di stabilizzazione da parte dei medici della struttura laziale, il quadro clinico della piccola è precipitato fino al tragico epilogo. Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia che, su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino, hanno sequestrato la cartella clinica ed avviato le indagini d’ufficio per fare piena luce sulle cause esatte del decesso ed accertare la correttezza di tutte le procedure mediche applicate. Un dolore immenso che ha causato anche il malore del nonno della piccola all’interno del nosocomio. 🏛️🔒👇 Esprimi il tuo cordoglio e la tua vicinanza alla famiglia in questo momento di indescrivibile dolore nei commenti.#CronacaSora #Balsorano #OspedaleSora #ValleRoveto #TragediaPediatrica #ProcuraCassino #IndaginiPolizia #SanitàLocale

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Sora – Nel panorama della sanità locale e della gestione delle emergenze pediatriche territoriali, il decesso di un lattante rappresenta un evento drammatico che scuote profondamente la coscienza civile e interroga in modo rigoroso i protocolli di assistenza e continuità assistenziale tra regioni confinanti. Una bambina di appena due mesi, figlia di una coppia residente nel comune di Balsorano, in provincia dell’Aquila – con padre di origini salernitane e madre della Valle Roveto –, è deceduta nel pomeriggio di ieri presso il presidio ospedaliero “Santissima Trinità” di Sora, nella provincia di Frosinone. La tragedia ha colpito duramente due comunità a ridosso del confine laziale-abruzzese, attivando immediatamente i canali di scrutinio giudiziario. La Procura della Repubblica di Cassino ha infatti aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sulle cause biologiche e sulle eventuali responsabilità procedurali che hanno determinato l’improvviso e fatale epilogo clinico.

La linea temporale dei soccorsi: il primo accesso al pronto soccorso di Avezzano

Secondo le prime e parziali ricostruzioni fornite dagli organi inquirenti, la crisi sanitaria si sarebbe manifestata nelle ore precedenti all’interno delle mura domestiche, quando la neonata ha accusato un severo e improvviso malessere generale. Dinanzi al peggioramento delle condizioni, i genitori si sono mossi con urgenza verso la rete di primo soccorso della regione Abruzzo, accedendo in prima istanza al Pronto Soccorso dell’ospedale civile di Avezzano. In questa sede, l’equipe medica di turno avrebbe formulato una diagnosi preliminare orientata verso una forma acuta di gastroenterite pediatrica, un’ipotesi clinica che tuttavia non ha ancora ricevuto un riscontro formale o una validazione scientifica ufficiale attraverso esami di laboratorio. Presso il nosocomio marsicano sarebbero stati comunque avviati i primi accertamenti diagnostici e i protocolli di stabilizzazione dei parametri vitali del piccolo paziente.

Il trasferimento al Santissima Trinità di Sora e il tragico epilogo clinico

La traiettoria logistica della vicenda presenta un nodo cruciale attualmente al vaglio degli investigatori: per cause e motivazioni non ancora formalizzate in atti pubblici, la famiglia ha successivamente optato per lo spostamento della bambina, conducendola presso il Pronto Soccorso del nosocomio di Sora. Al loro arrivo nella struttura laziale, il personale sanitario e i medici di guardia hanno attivato le procedure di massima urgenza per i codici pediatrici critici, prendendo immediatamente in carico la lattante nel tentativo di decodificarne il quadro patologico ed evitarne il deperimento organico. Nonostante la mobilitazione del personale dei reparti e l’applicazione delle terapie di rianimazione cardiopolmonare, la situazione emodinamica della piccola è precipitata in modo irreversibile nel giro di pochi minuti, fino alla constatazione formale del decesso. La drammatica notizia ha generato scene di profondo dolore all’interno dei locali dell’ospedale, dove il nonno della vittima ha accusato un severo malore da stress emotivo, rendendo necessario un immediato intervento di soccorso medico.

Il sequestro delle cartelle cliniche e il mandato investigativo della Polizia di Stato

I rilievi investigativi e di polizia giudiziaria sono scattati tempestivamente all’interno del presidio ospedaliero sorano, coordinati dagli agenti del locale Commissariato di Polizia di Stato su preciso mandato della magistratura cassinate. Gli inquirenti hanno proceduto all’immediata acquisizione giudiziaria della cartella clinica della neonata, ponendo sotto sequestro documentale sia i verbali del primo accesso ad Avezzano sia le annotazioni relative alle terapie somministrate a Sora. Gli agenti hanno inoltre raccolto, con le cautele imposte dal grave stato di shock emotivo dei congiunti, le prime dichiarazioni formali dei genitori e le testimonianze del personale medico e infermieristico che ha gestito le fasi del ricovero. La magistratura disporrà con ogni probabilità l’esame autoptico sulla salma della bambina per accertare se il decesso sia ascrivibile a uno shock settico latente, a complicanze congenite o a profili di ritardo diagnostico, in un’indagine che al momento non esclude alcuna ipotesi di reato.

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Cronaca

Terrore a Noicattaro, bimba azzannata da un lupo. La madre sotto choc: “Un millimetro in più e sarebbe stata la fine”

“Bastava un millimetro in più e sarebbe stata la fine”. 🐺 🩸 Choc e terrore in provincia di Bari, a Noicattaro, dove una bambina è stata brutalmente aggredita da un lupo in strada. Dopo i continui avvistamenti, il sindaco ordina la chiusura del parco comunale nelle ore serali. L’opposizione attacca: “I nostri allarmi ignorati per troppo tempo”. Leggi la cronaca di un dramma sfiorato che sta scuotendo l’intera comunità. 👇

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Lupo Italico

Noicattaro (BA) – Ci sono momenti in cui la tranquilla routine di una cittadina di provincia viene squarciata da un evento così imprevedibile e drammatico da sembrare uscito dalle pagine di un vecchio racconto del terrore. Ma a Noicattaro, nel cuore pulsante della campagna barese, il terrore ha preso una forma reale, fisica e spaventosa: quella di un lupo che si aggira indisturbato tra le strade. Quella che doveva essere una normale giornata d’estate si è trasformata in un incubo a occhi aperti per una famiglia del posto, segnando uno spartiacque per l’intera comunità e riaccendendo un dibattito rovente sulla sicurezza dei cittadini di fronte all’avanzata inarrestabile della fauna selvatica nei centri abitati.

L’agguato e il terrore di una madre: “Poteva essere una tragedia”

È una vicenda che fa raggelare il sangue nelle vene, non solo per la gravità del fatto in sé, ma per la dinamica con cui si è consumata. Al centro di questa drammatica storia c’è una bambina, finita nel mirino di un esemplare di lupo spintosi ben oltre i confini del proprio habitat naturale. Un incontro ravvicinato e brutale, culminato in un’aggressione che lascerà cicatrici indelebili, soprattutto nell’anima della piccola e della sua famiglia.

Le parole della madre della bambina, ancora comprensibilmente sotto choc, sono pietre pesantissime che restituiscono l’esatta dimensione del dramma sfiorato: «Bastava un millimetro in più e sarebbe stata la fine». Una frase breve, spezzata dall’angoscia, che racchiude tutto il senso di impotenza e il terrore puro provato da un genitore costretto a vedere la propria figlia minacciata dalle zanne di un predatore selvatico. Quel “millimetro” è l’esile filo che ha separato il brutto spavento, seppur con ferite da curare, da una vera e propria tragedia irreparabile. Il coraggio di questa madre e l’istinto di protezione hanno fatto scudo, ma la paura resterà a lungo tra le mura di quella casa.

Allarme in città: scatta il coprifuoco al parco comunale

L’aggressione alla bambina non è, purtroppo, un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una situazione che stava sfuggendo di mano. Da diverse settimane, infatti, si moltiplicavano le segnalazioni e gli avvistamenti documentati di lupi o ibridi selvatici che si spingevano con sempre maggiore sfrontateezza non solo nelle campagne circostanti, ma fin dentro le strade periferiche di Noicattaro, alla ricerca di cibo e prede facili.

Di fronte all’escalation della situazione e all’aggressione diretta a un essere umano, l’Amministrazione locale è stata costretta a correre rapidamente ai ripari. Il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, ha firmato un’ordinanza d’urgenza drastica ma necessaria per tutelare l’incolumità pubblica: la chiusura tassativa del parco comunale nelle ore serali e notturne, precisamente dalle 21:00 alle 6:00 del mattino. Il parco, solitamente cuore pulsante dello svago estivo per famiglie, anziani e ragazzini in cerca di refrigerio, diventa così una zona interdetta. Un vero e proprio “coprifuoco” che dà la misura di quanto la minaccia sia percepita come reale e imminente.

La rabbia della politica: “I nostri allarmi inascoltati per troppo tempo”

Come spesso accade quando si sfiora il dramma, la paura si trasforma rapidamente in rabbia e in uno scontro politico senza esclusione di colpi. La tensione in Consiglio Comunale è altissima. A farsi portavoce dell’esasperazione di molti cittadini è la consigliera di opposizione Tritto, che punta l’indice contro le istituzioni accusandole di immobilismo e cecità amministrativa.

«I nostri allarmi sono rimasti inascoltati per troppo tempo», ha tuonato la consigliera, sottolineando come le continue denunce dei residenti e degli agricoltori siano state precedentemente sottovalutate o minimizzate. Secondo l’opposizione, si è aspettato che ci scappasse il sangue prima di prendere provvedimenti seri. Un’accusa pesante, che riflette il senso di abbandono provato da chi abita in periferia e nelle zone rurali, sentendosi lasciato solo a fronteggiare branchi di animali affamati che non temono più la presenza dell’uomo.

Un difficile equilibrio tra natura e sicurezza urbana

La vicenda di Noicattaro apre uno squarcio su un problema enorme che sta investendo non solo la Puglia, ma gran parte dell’Italia. L’espansione urbana da un lato e la proliferazione incontrollata della fauna selvatica dall’altro stanno creando pericolose zone di sovrapposizione. Se da una parte è doveroso tutelare specie protette e fondamentali per l’ecosistema come il lupo, dall’altra lo Stato e le Regioni non possono voltarsi dall’altra parte quando in gioco c’è la vita dei cittadini e dei bambini che giocano sotto casa.

Oggi Noicattaro fa i conti con un parco chiuso e con la paura che scende calando il sole. La famiglia della piccola aggredita cerca di superare un trauma inimmaginabile. E mentre le istituzioni cercano soluzioni tampone, resta un’unica, raggelante consapevolezza: quel “millimetro in più” evocato da una madre disperata deve essere il monito definitivo affinché tragedie annunciate come questa non si debbano mai più raccontare.

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Cronaca

Firenze, l’orrore in casa: 70 cani ammassati negli escrementi e venduti online a 1.500 euro. La fine di un incubo

Settanta cani costretti a vivere tra i propri escrementi in 80 mq a Firenze. L’orrore di un allevamento abusivo gestito da una famiglia: incroci malnutriti e cagne incinte venivano spacciati online per “Barboncini Toy” e venduti fino a 1.500 euro. Ora l’incubo è finito, i cuccioli sono stati sequestrati e cercano una vera famiglia che li ami! 💔 🐾 🚨 Leggi i dettagli di questa triste storia a lieto fine.

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Chihuahua

Firenze – Ci sono storie che sembrano uscite da un film dell’orrore, in cui la crudeltà umana e l’avidità si mescolano fino a superare ogni limite di decenza e di umanità. È esattamente quello che hanno scoperto i Carabinieri del nucleo CITES all’interno di un normalissimo appartamento del quartiere Isolotto, a Firenze. Dietro la porta di quella casa non c’era una famiglia ordinaria, ma una vera e propria “fabbrica della sofferenza”: oltre settanta cani, quasi tutti incroci tra chihuahua e barboncini, vivevano stipati in meno di 80 metri quadrati. Una prigione di degrado, sporcizia e disperazione, dove il migliore amico dell’uomo era stato ridotto a semplice merce da vendere a peso d’oro su internet.

L’inferno in 80 metri quadrati: la scoperta del canile abusivo

A condividere quegli spazi angusti e saturi di un odore nauseabondo c’erano tre persone: una donna di 83 anni, suo marito e il figlio di 48 anni. L’allarme è scattato non per un sussulto di coscienza dei proprietari, ma per l’esasperazione dei vicini di casa. I latrati incessanti, il pianto continuo dei cuccioli e, soprattutto, i miasmi insopportabili che filtravano dalle pareti e dalle porte dell’appartamento, hanno spinto i residenti a chiedere aiuto. Quando i militari, coordinati dalla Procura di Firenze, hanno varcato la soglia per eseguire un decreto di sequestro preventivo, si sono trovati davanti a una scena straziante. I cagnolini erano ammassati ovunque, costretti a vivere in condizioni igieniche inaccettabili, circondati dai propri escrementi e in uno stato di grave deprivazione affettiva e fisica.

Cuccioli malnutriti e cagne incinte trattate come macchine da riproduzione

Il quadro clinico e ambientale emerso durante l’irruzione è a dir poco drammatico. Il cibo a disposizione all’interno della casa non era minimamente sufficiente per sfamare settanta cani. Molti esemplari presentavano condizioni di salute precarie, magri e spaventati, conseguenza inevitabile di uno spazio vitale inesistente. Tra di loro c’erano anche diverse cagne in stato di gravidanza, costrette a partorire nella sporcizia, trattate come semplici “incubatrici” per sfornare nuovi cuccioli da piazzare sul mercato. Nessuna carezza, nessuna passeggiata, nessun prato su cui correre: solo buio, puzza e prigionia.

La truffa crudele: falsi cani di razza venduti online a 1.500 euro

Ma perché accumulare così tanti cani in casa? La risposta, come spesso accade, si chiama denaro. Gli inquirenti hanno smascherato una vera e propria attività di allevamento clandestino e truffaldino. I cuccioli, che di fatto erano dolcissimi meticci (incroci senza alcun pedigree reale), venivano fotografati, ripuliti per l’occasione e messi in vendita su portali di annunci come Subito.it. Negli annunci venivano spacciati per purissimi “Chihuahua” o ambitissimi “Barboncini Toy” e “Nani”. La narrazione era studiata a tavolino: si parlava di un “amorevole allevamento amatoriale”, garantendo finti certificati di buona salute e microchip. Il prezzo di questa menzogna? Fino a 1.500 euro a cucciolo. Denaro sborsato da ignari acquirenti che, credendo di accogliere in casa un cane di razza cresciuto in un ambiente sano, finanziavano inconsapevolmente questo girone infernale.

Le accuse e il lieto fine: ora cercano una famiglia vera

Per la famiglia fiorentina sono scattate denunce pesantissime. Madre e figlio risultano indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, disturbo del riposo delle persone e getto pericoloso di cose. La posizione più grave è quella del figlio 48enne, su cui pende anche l’accusa di frode nell’esercizio del commercio. Tra l’altro, non sarebbe la prima volta che l’uomo si ritrova nei guai con la giustizia per vicende legate agli animali.

Fortunatamente, per i settanta “angeli a quattro zampe” l’incubo è finito. Tutti gli animali sono stati sequestrati e trasferiti in varie strutture e rifugi del territorio. Ora stanno ricevendo cure, cibo adeguato e, per la prima volta nella loro vita, l’affetto disinteressato di volontari e veterinari. L’obiettivo, adesso, è affidarli nel più breve tempo possibile a nuove famiglie amorevoli. Famiglie che non li comprino per vanità, ma che li scelgano col cuore, per donare loro quella vita dignitosa, fatta di cucce calde e corse nei prati, che gli era stata crudelmente negata.

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Cronaca

Bambina attaccata a Noicattaro: “È stato un lupo, va gestita l’emergenza”. Il duro comunicato dell’Associazione Tutela Vita Rurale

Terrore nel parco giochi a Noicattaro: una bambina di 6 anni aggredita e trascinata da un lupo. La piccola è fuori pericolo al Policlinico di Bari, ma l’allarme sicurezza è altissimo. L’Associazione Tutela Vita Rurale smonta la teoria dei “cani randagi” e lancia un duro appello: “Siamo la seconda regione in Europa per attacchi, la politica deve intervenire subito”. 🐺 🛑 👧

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Località dove è avvenuto l'attacco del lupo

Redazione-  Riceviamo e integralmente pubblichiamo il comunicato stampa diramato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, in merito ai drammatici fatti di cronaca avvenuti a Noicattaro (Bari), dove una bambina di 6 anni è stata aggredita e ferita all’interno di un parco giochi. L’Associazione interviene per fare chiarezza sulla reale natura dell’animale, analizzando le testimonianze dei presenti e i pareri di zoologi esperti.


Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali
6 agosto 2026

Bambina ferita a Noicattaro: gli zoologi, quello è un lupo. L’ospedale: la bambina è fuori pericolo.

Il racconto dell’attacco da parte dei testimoni: il lupo preso a calci e bastonate, ma non mollava la presa, la vittima trascinata per 15 metri. La Puglia è la seconda regione europea per attacchi di lupi a esseri umani, dopo l’Abruzzo.

Terribile il caso della bambina di 6 anni che un lupo ha tentato di predare nel giardinetto pubblico di Noicattaro intorno alle 23 del 4 agosto scorso. E sconcertante il tentativo di alcuni, media inclusi, di attribuire falsamente l’attacco a un fantomatico cane lupo randagio o di un privato. Le persone presenti invece avevano indicato un lupo, che da tempo si aggira in zona e che dieci giorni fa aveva presumibilmente attaccato e ferito un altro bambino sempre a Noicattaro, fatto ignorato o non divulgato dai media. Del lupo esiste un video, pubblicato sulla pagina Facebook di Bit-Live.

La salute della bambina

La bambina, trascinata per circa 15 metri dal lupo con copiosa perdita di sangue, ha riportato ferite al collo, alla testa e a un braccio, suturate dai chirurghi plastici dell’efficiente Policlinico di Bari, e si trova attualmente in osservazione nel reparto di terapia intensiva. Da noi contattato oggi pomeriggio 6 agosto, l’ospedale ha dichiarato: “Le condizioni della bambina sono buone, stabili, non è in pericolo di vita. Si trova in stanza insieme con la madre. Alla bambina per sicurezza è stata fatta la vaccinazione antirabbica. Abbiamo provveduto, su richiesta delle autorità, a fare il tampone del DNA su pelle e indumenti, per l’individuazione dell’animale aggressore”.

Il parere di zoologi esperti: si tratta di lupo

Lupo

Esaminato attentamente il filmato, lo zoologo Polo Forconi, esperto di lupi italici e orsi bruni operante nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ha dichiarato: “Si nota la banda nera sulle zampe anteriori tipica del lupo italico. La colorazione generale del manto è quella tipica del lupo, il pelo corto è quello estivo. Si tratta di un lupo come quello di Vasto del 2022-23 – infine catturato dopo avere attaccato e ferito in dodici mesi 15 persone – nonostante ci fossero veterinari che dicessero cane randagio o cane selvatico”. Il grande esperto internazionale di lupi, prof. Sandro Lovari, ha dichiarato: “Impossibile dire se sia un lupo o un ibrido. Se fosse un ibrido, sarebbe comunque molto ‘lupino’: proporzioni corporee e linea della testa, stria scura sulle zampe anteriori, coda relativamente corta, mascherina chiara intorno alla bocca; caratteri meno ‘lupini’ sono invece l’apparente assenza di segni sul mantello alla spalla (pur considerando che si tratta del mantello estivo), carpi e metatarsi abbondantemente biancastri. Arduo tuttavia affidarsi alla colorazione con un filmato notturno, così poco dettagliato. Con le cautele di cui sopra, tenderei a classificarlo LUPO”.

Il presunto cane lupo randagio

Notizia nata dalla poca conoscenza per la gente comune delle differenze tra cane e lupo – ma i soccorritori in realtà hanno sempre asserito lupo e non cane – oppure tentativo da parte di alcuni, media inclusi, di assolvere artatamente e mediaticamente i lupi. Del resto lo stesso sindaco Raimondo Innamorato dopo il relativo incontro in prefettura ha dichiarato: “l’istituzione di un tavolo di coordinamento delle attività necessarie a verificare quanto avvenuto e cioè la matrice dell’attacco, ossia la natura dell’animale, perché, da alcuni video che ci sono stati passati da chi era lì in loco e anche dai primissimi rilievi eseguiti dall’associazione Anpana, dalla Polizia locale e dai carabinieri, purtroppo il dubbio che si tratti di un lupo sussiste. Il lupo, di solito, gravita attorno alle lame e Noicattaro, si sa, è circondata da due lame”.
Da noi contattata, l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente (Anpana), ha riferito: “Non ci risultano in quella zona cani randagi luposimili e neppure cani lupi cecoslovacchi. Nella zona stimiamo tre lupi. A circa 3-4 km ci sono tre cani randagi, ma accuditi dalla gente e molto socievoli, nella zona contrada San Vincenzo (erano cinque, ma due simil pinscher molto diffidenti sono scomparsi, probabile preda dei lupi). Una decina invece a 2.3 km, in fondo alla via San Vincenzo. Animali che non hanno mai dato nessun problema, addirittura con microchip e che la gente alimenta e accarezza da sempre”. Vero, ha spiegato la consigliera comunale di Noicattaro Mariagrazia Tritto – che sul caso ha presentato un esposto alla procura della repubblica, avendo da anni segnalato il problema dei lupi, senza ricevere risposte – specificando: “Quei cani non sono neppure liberi, sono rinchiusi in un recinto e vengono alimentati e controllati due volte al giorno da un volontario. Sono affettuosi e non hanno mai dato problemi”.

Il percorso del lupo aggressore

Il filmato realizzato in ora serale a Noicattaro mostra il lupo che penetra nell’abitato. È ripreso una prima volta in via Operatori della Solidarietà, che bordeggia la campagna e termina in corrispondenza di Lama Giotta (dove i lupi sono presenti da anni). Si riconosce il cordolo di cemento e una staccionata. La posizione del lupo in via Operatori della Solidarietà fronteggia una rotatoria dove confluiscono via Tatarella (che a ovest prosegue con via Falcone, luogo dell’aggressione al parco giochi), via Indipendenza e via Libertà. Il lupo, attraversata la rotatoria, ha imboccato via Libertà (si riconosce il muro di cinta della Scuola dell’Infanzia con un giardino alberato all’angolo tra via Indipendenza e via Libertà). Il video termina mentre il lupo, sempre affiancando il muro di cinta dell’edificio scolastico, prosegue in via Libertà in direzione Sud

Screenshot dal video.

L’attacco

 

Sentiti i testimoni, ecco l’accaduto: la madre si trovava nel piccolo parco giochi  – circa 20 metri per dieci – con i suoi tre figli tutti bambini, quando ha visto arrivare di corsa un grosso animale. Ovviamente spaventata, ha sollevato due piccoli su una giostra (ma il bambino è stato comunque ferito leggermente dal lupo) e allora l’animale è balzato al collo della bambina di 6 anni, la terza, con un morso probabilmente diretto alla zona retromandibolare, sotto l’orecchio, in cui ha sede un ganglio nervoso molto sensibile. La preda muore subito, tecnica dei lupi e non dei cani. Questa volta è andata “bene”, anche grazie all’immediato intervento di altre persone. Il lupo ha trascinato la bambina per circa 15 metri, con copiosa perdita di sangue. Le urla della gente hanno attirato dalle case vicine anche delle persone, armate di bastoni. Ma l’animale, pur colpito non demordeva e solo alla fine è scappato. Tutti i testimoni sentiti hanno riferito che era un lupo e non un cane. Si sottolinea che, per via dell’aggressività e determinazione del lupo, se la madre fosse stata sola nel parco non avrebbe potuto difenderli tutti e con ogni probabilità uno dei bambini sarebbe stato predato. Circa dieci giorni fa un altro bambino (ma si dice forse due) era stato attaccato, ferito e trasportato dall’autoambulanza, sempre a Noicattaro. Probabilmente dallo stesso lupo. Le autorità e i media anche locali non avevano diramato nulla.

 

La Puglia ha quindi avuto nel 2020 il caso del lupo di Otranto, infine catturato ma che aveva attaccato stracciandole il vestito una bambina salvata dai genitori vicini e una donna successivamente ferita a una gamba; poi il caso di una decina di giorni fa di uno o forse due bambini a Noicattaro e infine quello del 4 agosto ancora a Noicattaro, con un bambino leggermente ferito e una bambina con gravi ferite. Senza contare il caso di Barletta con un uomo trovato senza vita nel pomeriggio di martedì 23 giugno sul lungomare della contrada Ariscianne, a Barletta. Il corpo dell’uomo presentava evidenti segni di morsi anche alla testa e in effetti nello stesso pomeriggio era stato avvistato da più persone un lupo maschio, di cui si è tentata vanamente la cattura, con relativo filmato di Rai News. Ma dell’autopsia e manco della ben più veloce analisi del DNA non si sa più nulla…

 

Questo rende la Puglia la regione, dopo l’Abruzzo, con il maggiore numero di attacchi e ferite di lupi a esseri umani d’Europa nel XXI secolo. L’Italia è il Paese europeo con più lupi – secondo il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari, noto esperto di questi animali, abbiamo “ormai almeno 6.000 lupi” e pure quello europeo con il maggiore numero nell’XXI secolo di attacchi non provocati a esseri umani – e ben 20 casi documentati solo dal 2017 al 2024 – certificati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) con il Dna, con feriti e cure ospedaliere. Ricordiamo che due bambini di 5 anni furono afferrati e feriti nel 2023 – azzannati alla schiena, addirittura di giorno sulla spiaggia e in mezzo ai bagnanti  – dalla famosa lupa di Vasto e si salvarono solo perché i genitori li trattennero per le gambe. Lo stesso accadde nel 2024 addirittura dentro un parco pubblico di Roma, un bambino della stessa età trascinato via ma salvato a fatica da un gruppo di ragazzi. In tutti questi casi i bambini feriti finirono in ospedale e i lupi furono infine catturati ed esaminati col Dna. Erano lupi, e non socializzati. Il 9 luglio scorso un lupo ha attaccato, trascinato per metri e tentato di predare una bambina ad Arrone, in Umbria, soccorsa e salvata da diverse persone. L’ultima persona attaccata mortalmente da un lupo in Italia, precisamente nel Mugello, fu un uomo, ferito alla gola nel 1923 e trasportato all’ospedale di Marradi, dove però morì, come descritto dal giornale Messaggero del Mugello dell’11 marzo 1923, di cui abbiamo copia.

 

Addirittura – ed è un dato scientifico – in un’area italiana, esattamente in Lessinia, c’è la più alta densità di lupi al mondo (15 lupi in 100 km², ossia 10 km x 10) seguita dall’Appennino parmense-piacentino, con 10 lupi per 100 km². L’art. 16 della Direttiva Habitat prevede da decenni deroghe che permettono l’abbattimento di lupi problematici/pericolosi, se creano eccessivi danni all’ambiente o se predano il bestiame nonostante sia vigilato da pastori, reti e cani adeguati. Predazioni che non raramente avvengono comunque, come confermato da ISPRA. L’Italia, tranne in due casi con in totale due esemplari, non ha mai richiesto l’autorizzazione di abbattimento in deroga, nonostante abbia più lupi di Portogallo, Spagna e Romania messi insieme. Neppure la Regione Puglia l’ha mai richiesto. Nessuno vuole lo sterminio del lupo, ma la gestione sì e con l’abbattimento, essendo ormai troppi e ovunque.

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