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Cronaca

Filo metallico sulla strada a Roccaraso: motociclista ferito al collo

🚨 TRAPPOLA MORTALE A ROCCARASO: CAVO D’ACCIAIO TESO SULLA STRADATragedia sfiorata in località Vallata Heidi, dove un motociclista di 25 anni è rimasto gravemente ferito al collo da un filo metallico teso tra due pali in mezzo alla carreggiata. Un ostacolo invisibile e pericolosissimo, posizionato in uno dei percorsi sterrati più frequentati da escursionisti, ciclisti e sportivi. 🏍️⚠️Il giovane, salvo per miracolo dopo il violento impatto a 50 km/h, ha sporto denuncia ai Carabinieri di Castel di Sangro e ha lanciato un appello sui social per invitare tutti alla massima prudenza e segnalare subito qualsiasi anomalia. Chiunque abbia visto qualcosa o abbia informazioni utili contatti subito le forze dell’ordine. La sicurezza in montagna deve essere una priorità assoluta! 🏔️🛑👇 Cosa ne pensi di questi gravissimi atti di sabotaggio sui sentieri? Dicci la tua nei commenti.#Roccaraso #CastelDiSangro #CronacaAbruzzo #SicurezzaStradale #Enduro #SentieriSicuri #PrudenzaInMontagna

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Motociclisti

Roccaraso – La sicurezza lungo i percorsi montani e sterrati torna bruscamente al centro del dibattito pubblico a seguito di un gravissimo episodio di cronaca che ha sfiorato la tragedia. Un motociclista di 25 anni, Marcello Peluso, ha rischiato la vita a causa di un filo metallico teso artificialmente attraverso la carreggiata, un ostacolo invisibile che ha agito con la pericolosità di una lama ad altezza uomo. L’incidente si è verificato in località Vallata Heidi, un’area naturalistica di primaria importanza per il turismo locale, meta abituale di escursionisti, ciclisti e famiglie durante la stagione estiva e snodo strategico per gli sciatori in inverno, data la sua immediata prossimità agli impianti di risalita del comprensorio sciistico abruzzese. La presenza di simili barriere abusive riapre lo spinoso capitolo relativo ai conflitti d’uso del territorio montano e alla tutela della pubblica incolumità su tracciati considerati ingannevolmente sicuri dagli appassionati di sport outdoor.

La dinamica dell’impatto e il meccanismo della trappola

Secondo i primi rilievi e le ricostruzioni fornite dagli organi inquirenti, il giovane centauro, originario di Napoli ma residente nel vicino comune di Castel di Sangro, stava percorrendo lo sterrato a una velocità stimata di circa 50 chilometri orari. La trappola, strutturata con un cavo di acciaio plastificato ancorato saldamente a due pali di legno posizionati ai margini della via, attraversava trasversalmente l’intera carreggiata. La totale assenza di segnalazioni ottiche o di elementi riflettenti ha reso la barriera completamente invisibile al conducente, la cui attenzione era comprensibilmente concentrata sulle asperità del fondo stradale. L’impatto è stato violento e inevitabile: il cavo ha colpito direttamente la zona della gola del centauro prima che questi potesse accennare a qualsiasi manovra di frenata. La dinamica inerziale ha fatto sì che la motocicletta proseguisse la corsa per diversi metri, mentre il venticinquenne veniva violentemente sbalzato dalla sella, impattando al suolo e riportando ulteriori traumi contusivi agli arti inferiori.

I soccorsi, le indagini e l’appello alla sicurezza collettiva

Fattori puramente fortuiti hanno evitato che la profonda lesione alla gola recidesse i vasi sanguigni principali, scongiurando un esito fatale. Il ferito è stato tempestivamente trasferito presso il pronto soccorso dell’ospedale di Castel di Sangro, dove l’equipe medica ha prestato i primi interventi d’urgenza e stabilizzato il quadro clinico, prima del trasferimento del paziente in Campania per ulteriori accertamenti diagnostici specialistici. Nel frattempo, la vittima, che ricopre la professione di libero professionista, ha formalizzato una denuncia dettagliata presso la Compagnia dei Carabinieri di Castel di Sangro, che ha immediatamente avviato le indagini per identificare i responsabili del posizionamento del cavo metallico. Attraverso una forte campagna di sensibilizzazione sui canali social, Peluso ha voluto lanciare un accorato appello alla comunità dei frequentatori della montagna, esortando alla massima vigilanza e richiedendo la collaborazione di eventuali testimoni per fare piena luce su un atto che presenta evidenti profili di responsabilità penale e mette a repentaglio la vita umana.

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Cronaca

Terrore a Noicattaro, bimba azzannata da un lupo. La madre sotto choc: “Un millimetro in più e sarebbe stata la fine”

“Bastava un millimetro in più e sarebbe stata la fine”. 🐺 🩸 Choc e terrore in provincia di Bari, a Noicattaro, dove una bambina è stata brutalmente aggredita da un lupo in strada. Dopo i continui avvistamenti, il sindaco ordina la chiusura del parco comunale nelle ore serali. L’opposizione attacca: “I nostri allarmi ignorati per troppo tempo”. Leggi la cronaca di un dramma sfiorato che sta scuotendo l’intera comunità. 👇

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Lupo Italico

Noicattaro (BA) – Ci sono momenti in cui la tranquilla routine di una cittadina di provincia viene squarciata da un evento così imprevedibile e drammatico da sembrare uscito dalle pagine di un vecchio racconto del terrore. Ma a Noicattaro, nel cuore pulsante della campagna barese, il terrore ha preso una forma reale, fisica e spaventosa: quella di un lupo che si aggira indisturbato tra le strade. Quella che doveva essere una normale giornata d’estate si è trasformata in un incubo a occhi aperti per una famiglia del posto, segnando uno spartiacque per l’intera comunità e riaccendendo un dibattito rovente sulla sicurezza dei cittadini di fronte all’avanzata inarrestabile della fauna selvatica nei centri abitati.

L’agguato e il terrore di una madre: “Poteva essere una tragedia”

È una vicenda che fa raggelare il sangue nelle vene, non solo per la gravità del fatto in sé, ma per la dinamica con cui si è consumata. Al centro di questa drammatica storia c’è una bambina, finita nel mirino di un esemplare di lupo spintosi ben oltre i confini del proprio habitat naturale. Un incontro ravvicinato e brutale, culminato in un’aggressione che lascerà cicatrici indelebili, soprattutto nell’anima della piccola e della sua famiglia.

Le parole della madre della bambina, ancora comprensibilmente sotto choc, sono pietre pesantissime che restituiscono l’esatta dimensione del dramma sfiorato: «Bastava un millimetro in più e sarebbe stata la fine». Una frase breve, spezzata dall’angoscia, che racchiude tutto il senso di impotenza e il terrore puro provato da un genitore costretto a vedere la propria figlia minacciata dalle zanne di un predatore selvatico. Quel “millimetro” è l’esile filo che ha separato il brutto spavento, seppur con ferite da curare, da una vera e propria tragedia irreparabile. Il coraggio di questa madre e l’istinto di protezione hanno fatto scudo, ma la paura resterà a lungo tra le mura di quella casa.

Allarme in città: scatta il coprifuoco al parco comunale

L’aggressione alla bambina non è, purtroppo, un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una situazione che stava sfuggendo di mano. Da diverse settimane, infatti, si moltiplicavano le segnalazioni e gli avvistamenti documentati di lupi o ibridi selvatici che si spingevano con sempre maggiore sfrontateezza non solo nelle campagne circostanti, ma fin dentro le strade periferiche di Noicattaro, alla ricerca di cibo e prede facili.

Di fronte all’escalation della situazione e all’aggressione diretta a un essere umano, l’Amministrazione locale è stata costretta a correre rapidamente ai ripari. Il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, ha firmato un’ordinanza d’urgenza drastica ma necessaria per tutelare l’incolumità pubblica: la chiusura tassativa del parco comunale nelle ore serali e notturne, precisamente dalle 21:00 alle 6:00 del mattino. Il parco, solitamente cuore pulsante dello svago estivo per famiglie, anziani e ragazzini in cerca di refrigerio, diventa così una zona interdetta. Un vero e proprio “coprifuoco” che dà la misura di quanto la minaccia sia percepita come reale e imminente.

La rabbia della politica: “I nostri allarmi inascoltati per troppo tempo”

Come spesso accade quando si sfiora il dramma, la paura si trasforma rapidamente in rabbia e in uno scontro politico senza esclusione di colpi. La tensione in Consiglio Comunale è altissima. A farsi portavoce dell’esasperazione di molti cittadini è la consigliera di opposizione Tritto, che punta l’indice contro le istituzioni accusandole di immobilismo e cecità amministrativa.

«I nostri allarmi sono rimasti inascoltati per troppo tempo», ha tuonato la consigliera, sottolineando come le continue denunce dei residenti e degli agricoltori siano state precedentemente sottovalutate o minimizzate. Secondo l’opposizione, si è aspettato che ci scappasse il sangue prima di prendere provvedimenti seri. Un’accusa pesante, che riflette il senso di abbandono provato da chi abita in periferia e nelle zone rurali, sentendosi lasciato solo a fronteggiare branchi di animali affamati che non temono più la presenza dell’uomo.

Un difficile equilibrio tra natura e sicurezza urbana

La vicenda di Noicattaro apre uno squarcio su un problema enorme che sta investendo non solo la Puglia, ma gran parte dell’Italia. L’espansione urbana da un lato e la proliferazione incontrollata della fauna selvatica dall’altro stanno creando pericolose zone di sovrapposizione. Se da una parte è doveroso tutelare specie protette e fondamentali per l’ecosistema come il lupo, dall’altra lo Stato e le Regioni non possono voltarsi dall’altra parte quando in gioco c’è la vita dei cittadini e dei bambini che giocano sotto casa.

Oggi Noicattaro fa i conti con un parco chiuso e con la paura che scende calando il sole. La famiglia della piccola aggredita cerca di superare un trauma inimmaginabile. E mentre le istituzioni cercano soluzioni tampone, resta un’unica, raggelante consapevolezza: quel “millimetro in più” evocato da una madre disperata deve essere il monito definitivo affinché tragedie annunciate come questa non si debbano mai più raccontare.

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Cronaca

Firenze, l’orrore in casa: 70 cani ammassati negli escrementi e venduti online a 1.500 euro. La fine di un incubo

Settanta cani costretti a vivere tra i propri escrementi in 80 mq a Firenze. L’orrore di un allevamento abusivo gestito da una famiglia: incroci malnutriti e cagne incinte venivano spacciati online per “Barboncini Toy” e venduti fino a 1.500 euro. Ora l’incubo è finito, i cuccioli sono stati sequestrati e cercano una vera famiglia che li ami! 💔 🐾 🚨 Leggi i dettagli di questa triste storia a lieto fine.

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Chihuahua

Firenze – Ci sono storie che sembrano uscite da un film dell’orrore, in cui la crudeltà umana e l’avidità si mescolano fino a superare ogni limite di decenza e di umanità. È esattamente quello che hanno scoperto i Carabinieri del nucleo CITES all’interno di un normalissimo appartamento del quartiere Isolotto, a Firenze. Dietro la porta di quella casa non c’era una famiglia ordinaria, ma una vera e propria “fabbrica della sofferenza”: oltre settanta cani, quasi tutti incroci tra chihuahua e barboncini, vivevano stipati in meno di 80 metri quadrati. Una prigione di degrado, sporcizia e disperazione, dove il migliore amico dell’uomo era stato ridotto a semplice merce da vendere a peso d’oro su internet.

L’inferno in 80 metri quadrati: la scoperta del canile abusivo

A condividere quegli spazi angusti e saturi di un odore nauseabondo c’erano tre persone: una donna di 83 anni, suo marito e il figlio di 48 anni. L’allarme è scattato non per un sussulto di coscienza dei proprietari, ma per l’esasperazione dei vicini di casa. I latrati incessanti, il pianto continuo dei cuccioli e, soprattutto, i miasmi insopportabili che filtravano dalle pareti e dalle porte dell’appartamento, hanno spinto i residenti a chiedere aiuto. Quando i militari, coordinati dalla Procura di Firenze, hanno varcato la soglia per eseguire un decreto di sequestro preventivo, si sono trovati davanti a una scena straziante. I cagnolini erano ammassati ovunque, costretti a vivere in condizioni igieniche inaccettabili, circondati dai propri escrementi e in uno stato di grave deprivazione affettiva e fisica.

Cuccioli malnutriti e cagne incinte trattate come macchine da riproduzione

Il quadro clinico e ambientale emerso durante l’irruzione è a dir poco drammatico. Il cibo a disposizione all’interno della casa non era minimamente sufficiente per sfamare settanta cani. Molti esemplari presentavano condizioni di salute precarie, magri e spaventati, conseguenza inevitabile di uno spazio vitale inesistente. Tra di loro c’erano anche diverse cagne in stato di gravidanza, costrette a partorire nella sporcizia, trattate come semplici “incubatrici” per sfornare nuovi cuccioli da piazzare sul mercato. Nessuna carezza, nessuna passeggiata, nessun prato su cui correre: solo buio, puzza e prigionia.

La truffa crudele: falsi cani di razza venduti online a 1.500 euro

Ma perché accumulare così tanti cani in casa? La risposta, come spesso accade, si chiama denaro. Gli inquirenti hanno smascherato una vera e propria attività di allevamento clandestino e truffaldino. I cuccioli, che di fatto erano dolcissimi meticci (incroci senza alcun pedigree reale), venivano fotografati, ripuliti per l’occasione e messi in vendita su portali di annunci come Subito.it. Negli annunci venivano spacciati per purissimi “Chihuahua” o ambitissimi “Barboncini Toy” e “Nani”. La narrazione era studiata a tavolino: si parlava di un “amorevole allevamento amatoriale”, garantendo finti certificati di buona salute e microchip. Il prezzo di questa menzogna? Fino a 1.500 euro a cucciolo. Denaro sborsato da ignari acquirenti che, credendo di accogliere in casa un cane di razza cresciuto in un ambiente sano, finanziavano inconsapevolmente questo girone infernale.

Le accuse e il lieto fine: ora cercano una famiglia vera

Per la famiglia fiorentina sono scattate denunce pesantissime. Madre e figlio risultano indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, disturbo del riposo delle persone e getto pericoloso di cose. La posizione più grave è quella del figlio 48enne, su cui pende anche l’accusa di frode nell’esercizio del commercio. Tra l’altro, non sarebbe la prima volta che l’uomo si ritrova nei guai con la giustizia per vicende legate agli animali.

Fortunatamente, per i settanta “angeli a quattro zampe” l’incubo è finito. Tutti gli animali sono stati sequestrati e trasferiti in varie strutture e rifugi del territorio. Ora stanno ricevendo cure, cibo adeguato e, per la prima volta nella loro vita, l’affetto disinteressato di volontari e veterinari. L’obiettivo, adesso, è affidarli nel più breve tempo possibile a nuove famiglie amorevoli. Famiglie che non li comprino per vanità, ma che li scelgano col cuore, per donare loro quella vita dignitosa, fatta di cucce calde e corse nei prati, che gli era stata crudelmente negata.

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Cronaca

Bambina attaccata a Noicattaro: “È stato un lupo, va gestita l’emergenza”. Il duro comunicato dell’Associazione Tutela Vita Rurale

Terrore nel parco giochi a Noicattaro: una bambina di 6 anni aggredita e trascinata da un lupo. La piccola è fuori pericolo al Policlinico di Bari, ma l’allarme sicurezza è altissimo. L’Associazione Tutela Vita Rurale smonta la teoria dei “cani randagi” e lancia un duro appello: “Siamo la seconda regione in Europa per attacchi, la politica deve intervenire subito”. 🐺 🛑 👧

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Località dove è avvenuto l'attacco del lupo

Redazione-  Riceviamo e integralmente pubblichiamo il comunicato stampa diramato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, in merito ai drammatici fatti di cronaca avvenuti a Noicattaro (Bari), dove una bambina di 6 anni è stata aggredita e ferita all’interno di un parco giochi. L’Associazione interviene per fare chiarezza sulla reale natura dell’animale, analizzando le testimonianze dei presenti e i pareri di zoologi esperti.


Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali
6 agosto 2026

Bambina ferita a Noicattaro: gli zoologi, quello è un lupo. L’ospedale: la bambina è fuori pericolo.

Il racconto dell’attacco da parte dei testimoni: il lupo preso a calci e bastonate, ma non mollava la presa, la vittima trascinata per 15 metri. La Puglia è la seconda regione europea per attacchi di lupi a esseri umani, dopo l’Abruzzo.

Terribile il caso della bambina di 6 anni che un lupo ha tentato di predare nel giardinetto pubblico di Noicattaro intorno alle 23 del 4 agosto scorso. E sconcertante il tentativo di alcuni, media inclusi, di attribuire falsamente l’attacco a un fantomatico cane lupo randagio o di un privato. Le persone presenti invece avevano indicato un lupo, che da tempo si aggira in zona e che dieci giorni fa aveva presumibilmente attaccato e ferito un altro bambino sempre a Noicattaro, fatto ignorato o non divulgato dai media. Del lupo esiste un video, pubblicato sulla pagina Facebook di Bit-Live.

La salute della bambina

La bambina, trascinata per circa 15 metri dal lupo con copiosa perdita di sangue, ha riportato ferite al collo, alla testa e a un braccio, suturate dai chirurghi plastici dell’efficiente Policlinico di Bari, e si trova attualmente in osservazione nel reparto di terapia intensiva. Da noi contattato oggi pomeriggio 6 agosto, l’ospedale ha dichiarato: “Le condizioni della bambina sono buone, stabili, non è in pericolo di vita. Si trova in stanza insieme con la madre. Alla bambina per sicurezza è stata fatta la vaccinazione antirabbica. Abbiamo provveduto, su richiesta delle autorità, a fare il tampone del DNA su pelle e indumenti, per l’individuazione dell’animale aggressore”.

Il parere di zoologi esperti: si tratta di lupo

Lupo

Esaminato attentamente il filmato, lo zoologo Polo Forconi, esperto di lupi italici e orsi bruni operante nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ha dichiarato: “Si nota la banda nera sulle zampe anteriori tipica del lupo italico. La colorazione generale del manto è quella tipica del lupo, il pelo corto è quello estivo. Si tratta di un lupo come quello di Vasto del 2022-23 – infine catturato dopo avere attaccato e ferito in dodici mesi 15 persone – nonostante ci fossero veterinari che dicessero cane randagio o cane selvatico”. Il grande esperto internazionale di lupi, prof. Sandro Lovari, ha dichiarato: “Impossibile dire se sia un lupo o un ibrido. Se fosse un ibrido, sarebbe comunque molto ‘lupino’: proporzioni corporee e linea della testa, stria scura sulle zampe anteriori, coda relativamente corta, mascherina chiara intorno alla bocca; caratteri meno ‘lupini’ sono invece l’apparente assenza di segni sul mantello alla spalla (pur considerando che si tratta del mantello estivo), carpi e metatarsi abbondantemente biancastri. Arduo tuttavia affidarsi alla colorazione con un filmato notturno, così poco dettagliato. Con le cautele di cui sopra, tenderei a classificarlo LUPO”.

Il presunto cane lupo randagio

Notizia nata dalla poca conoscenza per la gente comune delle differenze tra cane e lupo – ma i soccorritori in realtà hanno sempre asserito lupo e non cane – oppure tentativo da parte di alcuni, media inclusi, di assolvere artatamente e mediaticamente i lupi. Del resto lo stesso sindaco Raimondo Innamorato dopo il relativo incontro in prefettura ha dichiarato: “l’istituzione di un tavolo di coordinamento delle attività necessarie a verificare quanto avvenuto e cioè la matrice dell’attacco, ossia la natura dell’animale, perché, da alcuni video che ci sono stati passati da chi era lì in loco e anche dai primissimi rilievi eseguiti dall’associazione Anpana, dalla Polizia locale e dai carabinieri, purtroppo il dubbio che si tratti di un lupo sussiste. Il lupo, di solito, gravita attorno alle lame e Noicattaro, si sa, è circondata da due lame”.
Da noi contattata, l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente (Anpana), ha riferito: “Non ci risultano in quella zona cani randagi luposimili e neppure cani lupi cecoslovacchi. Nella zona stimiamo tre lupi. A circa 3-4 km ci sono tre cani randagi, ma accuditi dalla gente e molto socievoli, nella zona contrada San Vincenzo (erano cinque, ma due simil pinscher molto diffidenti sono scomparsi, probabile preda dei lupi). Una decina invece a 2.3 km, in fondo alla via San Vincenzo. Animali che non hanno mai dato nessun problema, addirittura con microchip e che la gente alimenta e accarezza da sempre”. Vero, ha spiegato la consigliera comunale di Noicattaro Mariagrazia Tritto – che sul caso ha presentato un esposto alla procura della repubblica, avendo da anni segnalato il problema dei lupi, senza ricevere risposte – specificando: “Quei cani non sono neppure liberi, sono rinchiusi in un recinto e vengono alimentati e controllati due volte al giorno da un volontario. Sono affettuosi e non hanno mai dato problemi”.

Il percorso del lupo aggressore

Il filmato realizzato in ora serale a Noicattaro mostra il lupo che penetra nell’abitato. È ripreso una prima volta in via Operatori della Solidarietà, che bordeggia la campagna e termina in corrispondenza di Lama Giotta (dove i lupi sono presenti da anni). Si riconosce il cordolo di cemento e una staccionata. La posizione del lupo in via Operatori della Solidarietà fronteggia una rotatoria dove confluiscono via Tatarella (che a ovest prosegue con via Falcone, luogo dell’aggressione al parco giochi), via Indipendenza e via Libertà. Il lupo, attraversata la rotatoria, ha imboccato via Libertà (si riconosce il muro di cinta della Scuola dell’Infanzia con un giardino alberato all’angolo tra via Indipendenza e via Libertà). Il video termina mentre il lupo, sempre affiancando il muro di cinta dell’edificio scolastico, prosegue in via Libertà in direzione Sud

Screenshot dal video.

L’attacco

 

Sentiti i testimoni, ecco l’accaduto: la madre si trovava nel piccolo parco giochi  – circa 20 metri per dieci – con i suoi tre figli tutti bambini, quando ha visto arrivare di corsa un grosso animale. Ovviamente spaventata, ha sollevato due piccoli su una giostra (ma il bambino è stato comunque ferito leggermente dal lupo) e allora l’animale è balzato al collo della bambina di 6 anni, la terza, con un morso probabilmente diretto alla zona retromandibolare, sotto l’orecchio, in cui ha sede un ganglio nervoso molto sensibile. La preda muore subito, tecnica dei lupi e non dei cani. Questa volta è andata “bene”, anche grazie all’immediato intervento di altre persone. Il lupo ha trascinato la bambina per circa 15 metri, con copiosa perdita di sangue. Le urla della gente hanno attirato dalle case vicine anche delle persone, armate di bastoni. Ma l’animale, pur colpito non demordeva e solo alla fine è scappato. Tutti i testimoni sentiti hanno riferito che era un lupo e non un cane. Si sottolinea che, per via dell’aggressività e determinazione del lupo, se la madre fosse stata sola nel parco non avrebbe potuto difenderli tutti e con ogni probabilità uno dei bambini sarebbe stato predato. Circa dieci giorni fa un altro bambino (ma si dice forse due) era stato attaccato, ferito e trasportato dall’autoambulanza, sempre a Noicattaro. Probabilmente dallo stesso lupo. Le autorità e i media anche locali non avevano diramato nulla.

 

La Puglia ha quindi avuto nel 2020 il caso del lupo di Otranto, infine catturato ma che aveva attaccato stracciandole il vestito una bambina salvata dai genitori vicini e una donna successivamente ferita a una gamba; poi il caso di una decina di giorni fa di uno o forse due bambini a Noicattaro e infine quello del 4 agosto ancora a Noicattaro, con un bambino leggermente ferito e una bambina con gravi ferite. Senza contare il caso di Barletta con un uomo trovato senza vita nel pomeriggio di martedì 23 giugno sul lungomare della contrada Ariscianne, a Barletta. Il corpo dell’uomo presentava evidenti segni di morsi anche alla testa e in effetti nello stesso pomeriggio era stato avvistato da più persone un lupo maschio, di cui si è tentata vanamente la cattura, con relativo filmato di Rai News. Ma dell’autopsia e manco della ben più veloce analisi del DNA non si sa più nulla…

 

Questo rende la Puglia la regione, dopo l’Abruzzo, con il maggiore numero di attacchi e ferite di lupi a esseri umani d’Europa nel XXI secolo. L’Italia è il Paese europeo con più lupi – secondo il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari, noto esperto di questi animali, abbiamo “ormai almeno 6.000 lupi” e pure quello europeo con il maggiore numero nell’XXI secolo di attacchi non provocati a esseri umani – e ben 20 casi documentati solo dal 2017 al 2024 – certificati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) con il Dna, con feriti e cure ospedaliere. Ricordiamo che due bambini di 5 anni furono afferrati e feriti nel 2023 – azzannati alla schiena, addirittura di giorno sulla spiaggia e in mezzo ai bagnanti  – dalla famosa lupa di Vasto e si salvarono solo perché i genitori li trattennero per le gambe. Lo stesso accadde nel 2024 addirittura dentro un parco pubblico di Roma, un bambino della stessa età trascinato via ma salvato a fatica da un gruppo di ragazzi. In tutti questi casi i bambini feriti finirono in ospedale e i lupi furono infine catturati ed esaminati col Dna. Erano lupi, e non socializzati. Il 9 luglio scorso un lupo ha attaccato, trascinato per metri e tentato di predare una bambina ad Arrone, in Umbria, soccorsa e salvata da diverse persone. L’ultima persona attaccata mortalmente da un lupo in Italia, precisamente nel Mugello, fu un uomo, ferito alla gola nel 1923 e trasportato all’ospedale di Marradi, dove però morì, come descritto dal giornale Messaggero del Mugello dell’11 marzo 1923, di cui abbiamo copia.

 

Addirittura – ed è un dato scientifico – in un’area italiana, esattamente in Lessinia, c’è la più alta densità di lupi al mondo (15 lupi in 100 km², ossia 10 km x 10) seguita dall’Appennino parmense-piacentino, con 10 lupi per 100 km². L’art. 16 della Direttiva Habitat prevede da decenni deroghe che permettono l’abbattimento di lupi problematici/pericolosi, se creano eccessivi danni all’ambiente o se predano il bestiame nonostante sia vigilato da pastori, reti e cani adeguati. Predazioni che non raramente avvengono comunque, come confermato da ISPRA. L’Italia, tranne in due casi con in totale due esemplari, non ha mai richiesto l’autorizzazione di abbattimento in deroga, nonostante abbia più lupi di Portogallo, Spagna e Romania messi insieme. Neppure la Regione Puglia l’ha mai richiesto. Nessuno vuole lo sterminio del lupo, ma la gestione sì e con l’abbattimento, essendo ormai troppi e ovunque.

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