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Cronaca

Domenica di sangue sulla Tiburtina Valeria: due gravi incidenti in moto a poche ore di distanza a Scurcola Marsicana e nei pressi di Carsoli

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Elisoccorso

Redazione- Una domenica drammatica sulle strade della Marsica, segnata da due gravissimi incidenti stradali a distanza di pochissime ore l’uno dall’altro. Il bilancio della giornata è pesante: due motociclisti feriti in modo serio, due elisoccorsi decollati d’urgenza e l’intera viabilità della zona paralizzata per ore. Il tratto di strada coinvolto è quello della strada statale Tiburtina Valeria, un’arteria storicamente nota per la sua pericolosità e particolarmente frequentata dai centauri durante i fine settimana soleggiati.Il primo drammatico episodio si è consumato intorno alle ore 13:15, lungo la SS5 Quater (ex Tiburtina Valeria), precisamente al chilometro 13 in direzione Carsoli. Secondo le prime parziali ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, un motociclista ha improvvisamente perso il controllo del proprio mezzo, finendo per cadere rovinosamente sull’asfalto. La dinamica dell’impatto è apparsa subito estremamente violenta: l’uomo è stato sbalzato dalla sella, terminando la sua corsa oltre la barriera metallica del guardrail che delimita la carreggiata. Un volo terribile che ha fatto temere immediatamente il peggio ai passanti e agli altri automobilisti in transito, i quali hanno subito allertato i soccorsi.La macchina delle emergenze si è attivata tempestivamente. Sul posto sono giunti gli operatori sanitari del Servizio di Emergenza Territoriale 118 della postazione di Tagliacozzo, insieme ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della stessa Compagnia. Valutata la gravità dei traumi riportati dal centauro a seguito della caduta e del superamento del guardrail, il medico di bordo ha ritenuto indispensabile richiedere l’intervento dell’elisoccorso. L’elicottero del 118 è atterrato in zona per prelevare il ferito e assicurarne il trasferimento rapido in una struttura ospedaliera idonea. Le operazioni di soccorso e i successivi rilievi planimetrici hanno inevitabilmente causato pesanti ripercussioni sulla viabilità locale, con code e rallentamenti in tutta la direzione di marcia.Nemmeno il tempo di ripristinare la normale circolazione che, a poche ore di distanza, la Tiburtina Valeria è stata teatro di un secondo, gravissimo sinistro. Questa volta l’incidente si è verificato al chilometro 107 della SS5, nel territorio comunale di Scurcola Marsicana. A differenza del primo episodio autonomo, in questo caso si è trattato di uno scontro violento che ha visto coinvolte un’automobile e una motocicletta. L’impatto è stato violentissimo e, come spesso accade in questi scenari, ad avere la peggio è stato il conducente del mezzo a due ruote.Il motociclista rimasto ferito è un ragazzo di 27 anni originario di Roma, che si trovava in Abruzzo probabilmente per un’escursione domenicale. La violenza dello scontro con la vettura lo ha scaraventato a terra, provocandogli traumi multipli. Anche in questa seconda circostanza, i primi a prestare i soccorsi salvavita sono stati i sanitari del 118 di Tagliacozzo. L’équipe medica ha lavorato sul posto per stabilizzare i parametri vitali del giovane ventisettenne prima di poterlo spostare verso l’eliambulanza, nel frattempo atterrata in un prato poco distante dal punto dell’impatto.A causa della severità delle lesioni riportate, il ragazzo romano è stato trasportato d’urgenza in elisoccorso presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Le sue condizioni sono state subito considerate serie dai medici del nosocomio aquilano. Il paziente è stato immediatamente sottoposto a tutti gli accertamenti clinici necessari, tra cui una Tomografia Assiale Computerizzata (Tac), volta a escludere o confermare la presenza di pericolose emorragie o lesioni agli organi interni.Sul luogo del secondo scontro sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo. I militari si sono occupati della gestione della viabilità e hanno avviato i rilievi di rito, raccogliendo le testimonianze degli automobilisti presenti per ricostruire con esattezza la dinamica e stabilire le responsabilità del sinistro. Notevoli e inevitabili i disagi alla circolazione lungo la Tiburtina: il traffico è rimasto temporaneamente interrotto in entrambi i sensi di marcia per consentire la sicurezza dei soccorritori e lo svolgimento delle attività investigative.

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Cronaca

Emergenza lupi in Valle d’Aosta: via libera storico al piano di controllo e agli abbattimenti mirati

La misura è colma e le istituzioni corrono finalmente ai ripari per difendere gli allevatori e i cittadini della montagna! La Giunta regionale della Valle d’Aosta ha approvato ufficialmente (e reso immediatamente operativo) lo storico e attesissimo “Piano di controllo del lupo”. Il documento, che aveva già ottenuto il difficile via libera scientifico nazionale da parte dell’Ispra e l’ok unanime della Consulta faunistica regionale, stabilisce regole ferree e una procedura d’intervento graduata per difendere i greggi e la pubblica incolumità dalle aggressioni dei branchi e dei lupi solitari (diventati sempre più confidenti e vicini alle abitazioni). Il nuovo Piano stabilisce che, nei comprovati casi limite in cui le classiche e incruente misure preventive (come le reti elettrificate e l’utilizzo dei cani da pastore) si siano rivelate totalmente inefficaci contro gli attacchi ai recinti, sarà ora possibile ricorrere all’extrema ratio: ovvero la rimozione e l’abbattimento controllato dei capi problematici tramite i forestali! L’assessora Speranza Girod ha difeso a spada tratta la coraggiosa delibera: “Ci dotiamo di uno strumento basato su criteri tecnici inattaccabili. Il nostro dovere assoluto è garantire la tranquillità di residenti, turisti e difendere il nostro bestiame e gli animali d’affezione. Gli abbattimenti non saranno stragi indiscriminate, ma interventi mirati e proporzionati solo dove le reti falliscono”. Leggi i dettagli del protocollo Ispra nel nostro articolo completo 👇

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Branco di Lupi

Aosta – Vivere e lavorare ad alta quota, a stretto contatto con la natura selvaggia e incontaminata, è un privilegio assoluto ma comporta da sempre una convivenza estremamente complessa e faticosa con le leggi, spesso spietate, del regno animale. Da ormai diversi anni, l’intero arco alpino italiano è teatro di uno scontro aperto e sanguinoso tra le fondamentali attività di pastorizia e il grande ritorno del predatore per eccellenza: il lupo (Canis lupus). Le cronache locali sono piene zeppe di greggi sbranati, di allevatori ridotti sul lastrico per la perdita del proprio bestiame e, sempre più di frequente, di incontri ravvicinati tra animali selvatici e turisti a passeggio o cittadini nei pressi dei centri abitati.
Di fronte a questa emergenza economica e sociale, che rischiava di spopolare definitivamente le valli montane spingendo i pastori ad abbandonare gli alpeggi, il governo regionale della Valle d’Aosta ha deciso coraggiosamente di rompere gli indugi. Nella seduta istituzionale tenutasi proprio questa mattina, la Giunta regionale valdostana ha infatti approvato in via definitiva e ufficiale il nuovo “Piano di controllo del lupo”. Si tratta di un documento tecnico dal peso specifico enorme, fortemente atteso dagli allevatori, che formalizza e autorizza procedure stringenti e graduate per la tutela della pubblica incolumità e la salvaguardia delle attività zootecniche, spingendosi fino all’opzione più estrema e divisiva: l’abbattimento controllato dei capi problematici.

Quando le reti e i cani da pastore non bastano più

La filosofia di fondo che ha spinto la Regione ad agire con fermezza si basa su un dato di fatto oggettivo ed empirico: in moltissimi e comprovati casi, i metodi di protezione incruenta hanno miseramente fallito. L’obiettivo primario e indiscusso del Piano regionale resta, ovviamente, la prevenzione pacifica dei danni gravi.
Le istituzioni sanno benissimo che la prima linea di difesa deve essere costituita da recinti elettrificati di ultima generazione, barriere fisiche impenetrabili e dall’utilizzo massiccio e addestrato degli imponenti cani da guardiania (come i possenti pastori maremmani o abruzzesi). Purtroppo, però, l’intelligenza tattica dei branchi di lupi e l’adattabilità dei singoli predatori hanno spesso reso queste misure preventive totalmente inefficaci. I lupi, spinti dalla fame o dall’espansione territoriale, hanno imparato ad aggirare gli ostacoli, colpendo i greggi con precisione chirurgica e spingendosi con allarmante frequenza persino a ridosso delle strade asfaltate e dei cortili delle abitazioni, predando non solo pecore e vitelli, ma anche animali d’affezione come cani e gatti domestici.

Il via libera dell’ISPRA: regole ferree dalla dissuasione al fucile

Per evitare che la situazione sfuggisse di mano, degenerando nel far west del bracconaggio fai-da-te, il documento approvato questa mattina dalla Giunta (e diventato immediatamente e pienamente efficace sul territorio regionale) ha codificato una procedura di intervento rigidamente graduata e strettamente regolamentata.
Il Piano, infatti, prima di approdare sui tavoli della politica locale, aveva dovuto superare il severissimo vaglio tecnico e scientifico dell’Ispra (il prestigioso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale dello Stato) e aveva incassato, lo scorso 9 settembre, il parere favorevole e totalmente unanime della Consulta faunistica regionale. Le nuove procedure prevedono che le guardie forestali e i corpi competenti applichino innanzitutto un attento e scientifico monitoraggio del territorio e dei branchi. In caso di lupi troppo confidenti, si passerà a vigorose misure incruente di dissuasione acustica e visiva (per spaventare e allontanare i selvatici dalle aree sensibili). Soltanto al ricorrere delle specifiche, estreme e documentate condizioni di pericolo previste dal Piano, i forestali saranno autorizzati a procedere con gli interventi chirurgici di rimozione fisica degli esemplari problematici: ovvero, l’abbattimento selettivo tramite fucile, seguendo esclusivamente i rigidi criteri e le modalità tecniche imposte dall’Ispra per non intaccare la conservazione della specie a livello nazionale.

L’assessora Girod: “Sicurezza per residenti, turisti e allevatori”

L’approvazione del documento segna un punto di svolta politico importantissimo per l’amministrazione valdostana. A spiegare il senso profondo dell’operazione, difendendo le scelte della Giunta dalle immancabili polemiche degli schieramenti animalisti, è intervenuta in prima persona l’assessora regionale competente, Speranza Girod.
Le sue dichiarazioni non lasciano spazio a esitazioni o passi indietro: «L’approvazione definitiva di questo Piano strutturato rappresenta un passaggio storico e vitale per dotare finalmente la nostra Regione di uno strumento operativo e legale che sia chiaro, trasparente e fondato esclusivamente su inattaccabili criteri scientifici e tecnici», ha commentato con soddisfazione la Girod. «Il nostro dovere primario è volto a garantire, in ogni momento, la sicurezza fisica delle persone e dei loro animali da affezione, nonché la necessaria tranquillità psicologica dei nostri residenti e delle migliaia di turisti che frequentano le nostre montagne, oltre ovviamente a tutelare e difendere strenuamente le tradizionali attività zootecniche dal fallimento economico. Il nostro obiettivo ultimo – ha poi concluso rassicurando la piazza – non è la strage indiscriminata, ma intervenire sempre in modo proporzionato e altamente responsabile: si agirà attraverso prioritarie misure preventive, prevedendo gli interventi letali mirati esclusivamente e tassativamente nei casi limite contemplati e autorizzati dalla normativa statale vigente».

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Cronaca

Incubo atroce in Salento: turista diciannovenne denuncia due violenze sessuali in poche ore

Una storia agghiacciante che fa gelare il sangue nelle vene! Una giovanissima turista spagnola di appena 19 anni ha vissuto un autentico e indicibile film dell’orrore durante le sue vacanze estive in Salento, denunciando alla Questura di Lecce di aver subito ben due violenze sessuali nell’arco di poche ore, per mano di due uomini completamente diversi! L’incubo è iniziato quando la ragazza, rimasta senza pullman per raggiungere la costa di Torre Rinalda, si è affidata a un tassista. L’uomo, con la subdola e viscida scusa di offrirle riparo dal caldo a casa sua in attesa di un amico, ne avrebbe approfittato per violentarla brutalmente, ignorando i suoi pianti e le sue suppliche. Ma il vero orrore è arrivato nella notte: rimasta di nuovo sola e senza mezzi pubblici, la ragazza ha chiesto aiuto in un bar della marina. Il proprietario le ha presentato un suo “amico”, che invece di offrirle un tetto sicuro in una casa-vacanze l’ha trasformata nella sua preda, violentandola per la seconda volta. Il giorno dopo, la fuga in lacrime, la telefonata disperata alla madre e il ricovero d’urgenza in ospedale a Lecce, dove i medici hanno tristemente confermato le lesioni fisiche degli abusi. Scatta la spietata caccia all’uomo della Polizia per arrestare i due mostri! Tutti i dettagli scioccanti dell’indagine nel nostro articolo completo 👇

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Violenza donne

Lecce – L’estate dei sogni, quella dei primi lunghi viaggi in solitaria, delle scoperte spensierate e delle nuove amicizie, può trasformarsi nel giro di pochissimi, interminabili istanti in un autentico e buio film dell’orrore. È la raccapricciante realtà con la quale ha dovuto purtroppo fare i conti una giovanissima turista spagnola di appena diciannove anni, giunta in Italia carica di speranze e aspettative e finita, suo malgrado, al centro di una spietata cronaca nera.
La ragazza ha infatti depositato una denuncia drammatica e scioccante presso gli uffici della Questura di Lecce, raccontando agli agenti della Polizia di Stato di aver subìto non una, ma ben due distinte aggressioni sessuali nell’arco di una sola, maledetta notte. Due violenze inaudite, consumate da due persone completamente diverse, approfittando senza alcuna pietà della sua evidente vulnerabilità e della sua totale solitudine in un Paese straniero di cui non conosceva le dinamiche. I fatti, agghiaccianti e tuttora al vaglio serrato degli investigatori pugliesi, risalgono alle torride giornate a cavallo tra il 22 e il 23 agosto scorsi, nella rinomata cornice costiera del Salento.

Il viaggio della speranza e l’inferno dentro l’abitacolo di un taxi

Secondo la sofferta ricostruzione dei fatti verbalizzata dalle forze dell’ordine, l’incubo ha avuto inizio per una banale difficoltà logistica. La giovane spagnola, che si trovava inizialmente in vacanza nella regione Veneto, aveva deciso di attraversare l’Italia per raggiungere la splendida località balneare di Torre Rinalda (frazione marittima nei pressi di Lecce). L’obiettivo del lungo e faticoso viaggio era puramente innocente: incontrare dal vivo un suo coetaneo, conosciuto in precedenza tramite i social network e attualmente in ferie in Puglia con la propria famiglia.
Tuttavia, una volta arrivata nella stazione del capoluogo leccese, la ragazza si è scontrata con l’assenza totale e i pesanti ritardi dei mezzi di trasporto pubblici verso la costa. Stremata dal caldo asfissiante e dall’attesa, ha così deciso di affidarsi a un taxi. Ed è in quel momento che è scattata la prima trappola. L’autista (che già durante il tragitto si era mostrato viscidamente invadente riempiendola di complimenti non richiesti sul suo aspetto fisico), approfittando del ritardo dell’amico della giovane, le avrebbe subdolamente offerto di passare qualche minuto a casa sua, in un paese vicino, per riposarsi e rinfrescarsi. Lì, tra le mura domestiche, si è consumata la prima inaccettabile atrocità. Nonostante i pianti disperati, i rifiuti e i ripetuti appelli della giovane a fermarsi, l’uomo l’avrebbe barbaramente violentata, per poi riaccompagnarla a Torre Rinalda, come se nulla fosse successo.

Il secondo aguzzino: la trappola notturna della casa-vacanze

Sconvolta, ferita e sotto uno shock indescrivibile, la diciannovenne è finalmente riuscita a incontrare il suo amico conosciuto sul web, al quale ha trovato il coraggio di confidare subito, in lacrime, la terribile aggressione subita poco prima dal tassista. I due giovani hanno trascorso alcune ore insieme, cercando forse di razionalizzare l’accaduto, ma poi in serata si sono salutati.
È a questo punto che il destino si è accanito per la seconda volta sulla vittima in modo impietoso. Rimasta completamente sola in tarda serata all’interno di un bar della marina leccese e impossibilitata a fare rientro in sicurezza nel suo albergo di Lecce (ancora una volta per la tragica mancanza di corse pubbliche notturne), la ragazza ha chiesto disperatamente un aiuto logistico al titolare del locale commerciale. L’uomo, invece di fornirle assistenza diretta, le ha ingenuamente o colpevolmente fatto conoscere un suo amico, presentandolo come una persona fidata in grado di offrirle un tetto sicuro per riposare. Il presunto “salvatore” ha portato la ragazza all’interno di una casa-vacanze isolata e, approfittando della notte e dello stato di assoluta debolezza psicofisica della turista, si è trasformato nel suo secondo carnefice, sottoponendola ad abusi ancor più efferati.

Il coraggio di denunciare: l’ospedale e la caccia ai mostri

Il mattino seguente, sopravvissuta all’indicibile orrore di quella doppia notte d’inferno, la diciannovenne ha raccolto le sue ultimissime forze per scappare a Lecce, chiudersi nella sua stanza d’hotel e chiamare in lacrime la madre in Spagna. È stata lei a spingerla, senza alcuna esitazione, a chiedere aiuto alle autorità italiane.
La Polizia di Stato è intervenuta in modo fulmineo: dopo aver raccolto la straziante deposizione, la giovane vittima è stata scortata d’urgenza in ospedale e immediatamente ricoverata per diversi giorni. I referti clinici redatti dai medici del Pronto Soccorso parlano chiaro e confermano in modo oggettivo le terribili violenze e le profonde lesioni fisiche subite. Ora è scattata una serratissima caccia all’uomo da parte della Questura di Lecce, che sta lavorando incrociando tabulati telefonici, testimonianze e telecamere di videosorveglianza per assicurare alla giustizia i due mostri che hanno distrutto l’innocenza e la vita di una giovane turista.

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Cronaca

Terrore sull’Autostrada A25: sasso lanciato dal cavalcavia sfonda il parabrezza a 130 all’ora

La peggiore paura di ogni automobilista si è materializzata e solo un miracolo ha evitato una carneficina! Tragedia sfiorata di un soffio sull’Autostrada A25 (nel tratto compreso tra i caselli di Popoli-Bussi e Pratola Peligna-Sulmona): un pesante sasso, verosimilmente lanciato deliberatamente dal buio del cavalcavia di Corfinio, è precipitato nel vuoto centrando in pieno il parabrezza di un’auto che viaggiava a 130 km/h! L’oggetto, dopo aver lesionato gravemente il vetro della vettura (una Lancia Ypsilon guidata da una donna di 61 anni di Sulmona) è poi rimbalzato all’indietro danneggiando la carrozzeria di una seconda auto. Se non c’è stata una strage il merito è solo dello straordinario sangue freddo della conducente, che nonostante il terrore di vedersi arrivare addosso questo “missile dal cielo”, non ha inchiodato e non ha frenato bruscamente, evitando così un mostruoso e letale tamponamento a catena in autostrada. La Polizia Stradale sta passando al setaccio le telecamere per individuare i vili e criminali autori del gesto. Non è purtroppo la prima volta in Abruzzo: in passato era stata colpita persino un’ambulanza del 118! Leggi l’incredibile racconto della donna e del testimone oculare nel nostro articolo di cronaca 👇

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Parabrezza sfondato da un sasso

Sulmona  – Viaggiare serenamente in autostrada, ascoltando la radio e pensando al rientro a casa, e ritrovarsi improvvisamente a guardare in faccia la morte per colpa di un gesto folle, vile e incomprensibile. È l’incubo peggiore di ogni automobilista, un terrore cieco che paralizza i sensi e che, in una frazione di secondo, può trasformare un normale tragitto quotidiano in una vera e propria strage. Questa tragedia, per puro e semplice miracolo, è stata solamente sfiorata qualche giorno fa lungo l’asfalto dell’autostrada A25, nel nevralgico tratto viario che congiunge i caselli di Popoli-Bussi con quello di Pratola Peligna-Sulmona.
La dinamica di quanto accaduto, che riporta alla mente i periodi più neri e drammatici della cronaca autostradale italiana degli anni Novanta, fa letteralmente raggelare il sangue nelle vene. Due automobili, che procedevano regolarmente a velocità sostenuta in direzione Roma (all’altezza del chilometro 138), sono state centrate in pieno da un pesante oggetto, verosimilmente un sasso di grosse dimensioni, lanciato deliberatamente dal vuoto del cavalcavia sovrastante.

Il missile dal cielo e l’impatto devastante sul parabrezza

A fare le spese di questa probabile, assurda e sconsiderata “bravata” criminale è stata per prima una malcapitata automobilista, una donna di sessantuno anni residente a Sulmona, che si trovava alla guida della sua utilitaria Lancia Ypsilon. L’oggetto, precipitato con inaudita violenza da un’altezza di oltre sei metri dal cavalcavia di Corfinio (l’ultimo ponte che si incontra prima del casello di Pratola-Sulmona, situato in località Sant’Ippolito), si è trasformato in una scheggia letale.
Il sasso ha colpito in pieno la parte alta del parabrezza della donna, danneggiando gravemente il vetro senza però riuscire, fortunatamente, a penetrare all’interno dell’abitacolo. L’impatto è stato talmente brutale che il proiettile di pietra è rimbalzato violentemente all’indietro come una palla da biliardo, andando a schiantarsi contro la carrozzeria dell’automobile che la seguiva a ruota (una Lancia Musa), danneggiandola pesantemente. Se l’oggetto avesse sfondato il vetro, le conseguenze per la conducente sarebbero state inevitabilmente fatali e immediate.

Il sangue freddo salvavita: “Poteva essere un disastro”

Se oggi stiamo raccontando una notizia di cronaca giudiziaria e non l’ennesima strage autostradale, lo dobbiamo esclusivamente allo straordinario e invidiabile sangue freddo mantenuto dalla sessantunenne abruzzese. La donna, visibilmente sotto shock ma lucidissima, ha raccontato alle autorità il suo personale incubo: «Stavo tornando da Popoli Terme, dove mi ero recata al centro termale. A causa del Giro d’Abruzzo sono stata costretta a prendere l’autostrada. All’improvviso, mentre viaggiavo a 130 chilometri orari, ho sentito un missile che mi veniva incontro. Il danno all’auto è notevole e lo spavento è stato tremendo, ma ho avuto la preziosa prontezza di riflessi di non inchiodare e non frenare bruscamente: altrimenti ci sarebbe stato sicuramente un tamponamento a catena e un massacro».
A confermare la terrificante dinamica ci ha pensato anche un testimone oculare settantottenne, alla guida di una Suzuki che viaggiava subito dietro i mezzi coinvolti: «Ho visto tutta la scena dal vivo. Ho pensato che qualcuno, da lassù nel cielo, ci abbia protetti e aiutati», ha dichiarato l’uomo, ancora visibilmente scosso.

Caccia ai colpevoli e i tragici precedenti in Abruzzo

La donna ha sporto immediatamente denuncia e ora il caso è nelle mani della Polizia Stradale di Pratola Peligna, che sta conducendo serrate indagini a tappeto. Non si esclude l’ipotesi che l’oggetto fosse un pesante tondino di ferro staccatosi dalla struttura, ma la pista principale resta quella del lancio doloso, poiché il cavalcavia incriminato (che serve un’area poderale ed è scarsamente trafficato) è facilmente e comodamente raggiungibile a piedi da chiunque voglia compiere atti vandalici nascondendosi nel buio. Nelle prossime ore gli inquirenti passeranno al setaccio le preziose immagini delle telecamere di videosorveglianza autostradale per cercare di individuare gli eventuali assassini mancati.
Purtroppo, la piaga del lancio di sassi dai ponti è tristemente nota in Abruzzo. Basti ricordare il gravissimo episodio del luglio dello scorso anno, quando un sasso lanciato sulla Teramo-Mare (all’altezza del cavalcavia di Villa Camera a Campli) sfondò il parabrezza di un’ambulanza del 118 che correva a sirene spiegate trasportando un paziente cardiopatico. E ancora, tre anni fa ad Avezzano (via Pagani), una baby gang venne sorpresa a lanciare pietre nel vuoto. Infine, sempre ad Avezzano e sempre sulla A25, nel 2020 furono vittime di un agguato simile persino i noti attori Stefano Fresi e Alessandro Benvenuti. Gesti vili e assurdi, che la legge deve punire con il massimo della severità e della fermezza.

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