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A Potenza sbarca l’Oblio Horror Circus: brividi, follia acrobatica e sfumature sexy

Siete pronti a mettere alla prova i vostri nervi in un viaggio spaventoso tra follia, illusioni e acrobazie estreme? Arriva a Potenza l’attesissimo “Oblio Horror Circus”, uno degli show internazionali più adrenalinici e tenebrosi del momento, che mescola brividi, teatro macabro e acrobazie sexy. Scopri le date, la location e i dettagli del terrificante tunnel oscuro che vi accoglierà all’ingresso, leggendo il nostro articolo 👇

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Oblio

Potenza – Preparatevi a mettere duramente alla prova i vostri nervi saldi e a lasciare ogni rassicurante certezza fuori dal grande tendone. La fine di questo caldo mese di settembre si tinge improvvisamente di sfumature oscure, gotiche e incredibilmente affascinanti per il capoluogo lucano. A scuotere le tranquille serate cittadine arriva, in tutta la sua dirompente carica di adrenalina e mistero, il celeberrimo Oblio Horror Circus, uno degli show itineranti più estremi, chiacchierati e di maggior successo a livello europeo.
Sotto l’attenta e visionaria direzione artistica del geniale impresario Eusanio Martino, la carovana del terrore pianterà le sue tenebrose tende a Potenza per quattro date assolutamente imperdibili: il 22, 23, 29 e 30 settembre. Ma scordatevi i tradizionali spettacoli circensi rassicuranti e adatti ai bambini. Questo è un vero e proprio capolavoro teatrale in chiave horror-thriller, un’esperienza sensoriale immersiva e totalizzante, rigorosamente vietata ai deboli di cuore, che promette di mescolare sapientemente e pericolosamente la nobile arte del circo con la drammaturgia teatrale, l’humor nero più graffiante e una massiccia, inaspettata dose di pura sensualità estetica.

Uno show estremo e internazionale: il capolavoro di Eusanio Martino

Il segreto del successo travolgente che accompagna questo spettacolo in ogni piazza d’Italia risiede nell’altissima e maniacale cura di ogni singolo dettaglio visivo e sonoro. «Quella dell’Oblio Horror Circus è una produzione del tutto esclusiva nel panorama dell’intrattenimento dal vivo – spiega con malcelato orgoglio il direttore artistico Eusanio Martino ai microfoni della stampa – Parliamo di uno show estremamente dinamico, fisico, sudato e profondamente tenebroso. Il nostro vanto è poter schierare un cast internazionale composto da atleti e artisti di altissimo livello, figure iperspecializzate in questo particolare settore dell’estremo, pronti a esibirsi in acrobazie che rasentano la pura follia umana».
E la follia è proprio il filo conduttore che lega ogni singolo istante delle due ore di esibizione. Il pubblico assisterà a performance acrobatiche ad altissimo coefficiente di rischio, grandi illusioni ottiche che sfidano le leggi della fisica, contorsionismi impossibili e coreografie di gruppo che alternano momenti di suspense insostenibile a sprazzi di seduzione provocante e sfumature volutamente “sexy”. Un mix esplosivo progettato a tavolino per tenere lo spettatore in costante e perenne tensione, incollato alla poltroncina con il fiato perennemente sospeso.

L’incubo prende vita: il tunnel oscuro e i temibili clown killer

La genialità dell’Oblio Horror Circus sta nel rifiuto categorico di limitare lo spettacolo al solo palcoscenico centrale. L’esperienza ansiogena, infatti, inizia molto prima di prendere posto a sedere. Gli ignari e coraggiosi spettatori, fin dal loro primissimo passo oltre i cancelli d’ingresso, vengono fisicamente accolti e travolti dalla frenesia di personaggi spaventosi e disturbanti.
A fare da moderni e sadici Caronte ci pensano figuranti mostruosi che “traghettano” il pubblico costringendolo ad attraversare a piedi un lungo e disorientante tunnel oscuro. Questo emozionante e cardiopatico “pre-show” serve a spezzare psicologicamente le barriere protettive degli avventori, preparandoli all’orrore vero e proprio. Soltanto dopo aver superato indenni questa spaventosa prova di coraggio nel buio, si giunge finalmente nella rassicurante (si fa per dire) sala principale. Ma anche qui non c’è tregua: tra i protagonisti assoluti che si aggirano minacciosamente a bordo pista e tra le gradinate, spiccano terrificanti “clown killer” e umanoidi palesemente pervasi da un’estrema e letale follia, pronti a interagire fisicamente (e psicologicamente) con il pubblico prima di alternarsi in pista con le loro attrazioni mortali.

La trama psicologica di Mister Oblio: dalla gloria al baratro

Oltre allo sfoggio di muscoli e abilità tecniche, lo show vanta una solidissima e profonda sceneggiatura teatrale curata in ogni minimo e maniacale dettaglio. Tutto ruota attorno alla sinistra, mefistofelica e onnipotente figura di “Mister Oblio”. È lui il burattinaio supremo, colui che decide arbitrariamente di catapultare i malcapitati personaggi dello spettacolo nella totale oscurità, condannandoli alla dimenticanza eterna.
Attraverso la sublime arte mimica e le performance acrobatiche, si narra la parabola drammatica di una forte e straziante sofferenza interiore che degenera lentamente ma inesorabilmente in follia omicida. Il cast mette in scena il doloroso affondo dell’animo umano, il passaggio traumatico dal successo scintillante alla più fredda indifferenza sociale. Tutti i protagonisti, alla fine, cadranno inermi nelle mani di Oblio, che tra fasci di luce accecante ed esplosioni di buio totale, deciderà capricciosamente il loro destino ultimo. Per vivere questa esperienza irripetibile (le grandi tende sono state allestite in via della Chimica, nei pressi dello store OVS, con inizio spettacolo alle ore 21:15), l’organizzazione consiglia caldamente di prenotare i ticket online o contattare la pagina Facebook ufficiale, per garantirsi un posto in prima fila in questo viaggio senza ritorno nell’oscurità umana.

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“Una tavola ci unisce”: la Comunità di don Benzi torna in piazza contro la fame e la povertà

Non basta dare da mangiare a chi ha fame, bisogna fargli posto alla propria tavola! Il prossimo 26 settembre torna in tutte le piazze d’Italia “Un Pasto al Giorno”, il grande evento solidale organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Un appuntamento fondamentale per combattere l’indifferenza e accendere i riflettori sull’emergenza povertà, che solo nel Lazio colpisce ormai il 5,7% delle famiglie. Ai cittadini che si fermeranno ai banchetti verrà donato un magnete in legno a forma di pezzo di puzzle, simbolo che la lotta alle disuguaglianze funziona solo se ognuno fa la sua piccola parte. Scopri i dettagli di questa bellissima campagna e le parole del fondatore don Oreste Benzi nel nostro articolo 👇

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Comunità di don Benzi

Roma – In una società sempre più frenetica, individualista e pericolosamente abituata a voltare lo sguardo dall’altra parte di fronte al dolore altrui, esiste un bisogno disperato di riscoprire il calore umano e il profondo valore della condivisione. Non una fredda e distaccata assistenza caritatevole, ma una vera e propria comunione di vite e di destini. È con questo spirito profetico e rivoluzionario, ereditato dal suo indimenticato fondatore, che la Comunità Papa Giovanni XXIII si prepara a scendere nuovamente per le strade.
Il prossimo 26 settembre tornerà infatti ad animare le piazze di Roma, del Lazio e di tutta Italia l’attesissimo evento solidale ‘Un Pasto al Giorno’, una mobilitazione nazionale nata per scuotere le coscienze e sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma globale della fame e dell’indigenza. La campagna di quest’anno, intitolata ‘Una tavola ci unisce’, sceglie di provocare i passanti in modo delicato ma potentissimo: a chi deciderà di fermarsi presso i banchetti dei volontari verrà consegnata una piccola tessera in legno, il frammento di un grande puzzle illustrato. Un oggetto dal forte valore simbolico, pensato per ricordarci che la lotta alle disuguaglianze non può mai essere delegata esclusivamente alle istituzioni, ma richiede l’impegno concreto di ciascuno di noi. Se manca anche un solo tassello, il disegno della solidarietà umana resta fatalmente incompleto e spezzato.

L’allarme povertà nel Lazio e il lavoro invisibile dell’accoglienza

La mobilitazione della Comunità fondata nel 1968 dal carismatico don Oreste Benzi parte da una presenza capillare, instancabile e profondamente radicata sul territorio laziale. Attualmente sono ben 6 le realtà di accoglienza della Comunità attive nella regione, rifugi sicuri che ogni anno offrono riparo, calore e dignità a circa 30 persone disperate e abbandonate da tutti.
La responsabilità collettiva invocata dai volontari in piazza non riguarda, infatti, soltanto le carestie e le drammatiche emergenze dei Paesi del Terzo Mondo. La fame e l’esclusione sociale abitano nei nostri quartieri, spesso nascoste dietro la porta del nostro vicino di casa. I numeri diffusi dagli ultimi rilevamenti dell’Istat tracciano un quadro regionale che definire allarmante è un eufemismo: nel Lazio, l’incidenza della povertà relativa familiare ha raggiunto la drammatica soglia del 5,7%. Un dato crudo e doloroso che riporta prepotentemente l’emergenza al cuore delle nostre comunità locali, dimostrando come l’indigenza non sia un fenomeno esotico o lontano, ma una ferita aperta che sanguina quotidianamente lungo i marciapiedi delle nostre stesse città.

L’illustrazione del puzzle: una tavola sconfinata senza differenze

Il cuore visivo e narrativo della campagna di quest’anno è la magnifica illustrazione che decora il puzzle in legno, un’opera d’arte corale firmata da Filippo Serafini, figlio di una famiglia della Comunità e cresciuto proprio nella storica parrocchia che fu di don Benzi. Il disegno raffigura un’unica, lunghissima e infinita tavolata: un affresco vibrante di vita quotidiana dove non esiste più alcuna odiosa distinzione tra chi offre l’aiuto e chi lo riceve, perché tutti vi siedono attorno con la stessa dignità.
In quell’immagine poetica si incontrano bambini sorridenti, anziani fragili, persone con gravi disabilità, senzatetto infreddoliti e giovani missionari in festa. C’è chi fa scivolare una sedia per aggiungere un posto in più, chi spezza e condivide il pane, chi spinge premurosamente una carrozzina. È la perfetta e commovente traduzione in immagini di ciò che la Comunità vive silenziosamente ogni singolo giorno nelle sue innumerevoli Case Famiglia, nelle Capanne di Betlemme e nelle comunità terapeutiche sparse in 40 Paesi del mondo. E il cerchio della solidarietà si chiude in modo perfetto: i magneti in legno distribuiti in piazza sono stati realizzati e levigati artigianalmente dalla Cooperativa sociale Ro’ La Formichina di Catania, una realtà straordinaria che offre un’occasione di riscatto lavorativo e umano a persone che la società aveva brutalmente scartato.

Dalla carità alla giustizia sociale: l’insegnamento di don Benzi

Ogni singolo dettaglio della campagna rimanda a una convinzione incrollabile: il cibo offerto non è mai soltanto mero nutrimento per il corpo, ma si trasforma in istruzione, salute, protezione e, soprattutto, in una reale possibilità di futuro. È questa l’impronta spirituale inconfondibile di don Oreste Benzi: non basta mai dare da mangiare all’affamato da lontano, occorre fare posto alla propria tavola e condividere il calore della propria vita.
«C’è un’enorme e incolmabile differenza fra dare da mangiare all’affamato e invitarlo a condividere il pasto alla propria tavola. La condivisione annulla definitivamente la distanza fra chi ha e chi non ha», ricorda oggi con forza Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII. L’iniziativa del 26 settembre (info e piazze sul sito ufficiale unpastoalgiorno.org) lancia dunque un appello vibrante alla nazione: scendere in piazza non è un semplice e pietoso gesto di elemosina o di carità, ma un potente atto di giustizia riparativa, un invito urgente a uscire dall’individualismo per ricominciare finalmente a sentirci tutti parte della stessa, fragile e meravigliosa famiglia umana.

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Al via il concorso fotografico Tonino Di Venanzio: la magia degli scatti analogici per guardare “Oltre”

La memoria storica dell’Abruzzo passa attraverso la lente magica e romantica dell’obiettivo! Si è aperta ufficialmente e in grande stile la decima edizione del Concorso Fotografico Nazionale intitolato a “Tonino Di Venanzio”. L’evento (che gode dell’alto patrocinio della Regione Abruzzo e della FIAF, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) celebra lo storico traguardo dei dieci anni di attività rendendo onore a una figura leggendaria: Tonino Di Venanzio, il geniale artigiano e fotografo autodidatta originario di San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pe). Dagli anni Trenta in poi, Tonino e l’amatissima moglie Elda hanno documentato i volti e le tradizioni dell’Abruzzo utilizzando pesanti lastre di vetro (poi colorate a mano ad acquerello). Per festeggiare il decennale, il tema scelto per i partecipanti è estremamente sfidante: “Oltre”. Ma la vera, grandissima novità del bando è l’istituzione di una speciale e bellissima sezione esclusivamente dedicata agli “Scatti analogici”, con una giuria tecnica separata! Un vero e proprio ritorno al passato, pensato per premiare i tantissimi “puristi” della fotografia e i fotoamatori di tutta Italia che, rifiutando l’era digitale e i pixel, scelgono testardamente di scattare ancora con la pellicola e i vecchi rullini, sviluppando e stampando artigianalmente le proprie opere su carta, esattamente come faceva Tonino nel Novecento. I fotografi avranno tempo fino al 31 ottobre per inviare i propri lavori e partecipare. Scopri la storia di questo concorso affascinante nel nostro approfondimento 👇

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PREMIO DI VENANZIO FOTO SCORSO ANNO

San Valentino in A.C. (Pescara) – In un’epoca contemporanea letteralmente dominata dalla bulimia delle immagini digitali, dove chiunque possiede uno smartphone e scatta migliaia di fotografie effimere destinate a perdersi per sempre nell’oblio della memoria dei telefoni, fermarsi a riflettere sul significato profondo dell’arte fotografica rappresenta un autentico atto di resistenza culturale. Proprio con questo nobile, romantico e ambizioso spirito di conservazione si apre ufficialmente in queste ore la decima, attesissima edizione del Concorso Fotografico Nazionale “Tonino Di Venanzio”.
Si tratta di un traguardo istituzionale estremamente importante e simbolico per l’intera regione, un compleanno speciale che celebra il traguardo tondo di dieci anni ininterrotti di immagini d’autore, di incontri costruttivi tra professionisti e fotoamatori, e di narrazioni visive interamente ed esclusivamente dedicate all’amore e al rispetto per la vera e pura arte della fotografia. Il bando ufficiale (che ha come termine ultimo e perentorio per l’invio delle opere la data del 31 ottobre 2026) vanta un palmarès di riconoscimenti e supporti istituzionali di primissimo livello, potendo godere dell’alto patrocinio della Regione Abruzzo, del Comune di San Valentino in Abruzzo Citeriore e della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), a conferma della rilevanza e del peso specifico assunto dall’evento nel panorama culturale nazionale.

L’eredità di Tonino ed Elda: il racconto visivo del Novecento

Per comprendere appieno l’anima di questa manifestazione, è necessario fare un lungo e affascinante salto indietro nel tempo. Il concorso, infatti, trae le sue radici più profonde, la sua ispirazione e il suo stesso nome dalla figura, per molti versi leggendaria, di Tonino Di Venanzio (nato nel 1909 e scomparso nel 1982). Originario proprio dello splendido borgo di San Valentino in Abruzzo Citeriore, nella provincia pescarese, Di Venanzio è stato un fotografo straordinario, un artigiano meticoloso e un autodidatta geniale, la cui intera e avventurosa vita è stata visceralmente, quasi ossessivamente, legata alla nascente passione per la macchina fotografica e per lo sviluppo in camera oscura.
Nel corso dei decenni centrali del Novecento, il fotografo abruzzese ha saputo pazientemente e coraggiosamente costruire una delle più straordinarie e preziose testimonianze visive e storiche dell’intero territorio, documentando i volti, i mestieri, le feste e i dolori della sua gente. Nel suo studio, ha perfezionato in maniera pionieristica tecniche storiche difficilissime come il ritocco certosino su lastra, lavorando fianco a fianco, in un sodalizio artistico e matrimoniale indissolubile, con l’amata moglie Elda, che si occupava con maestria della delicata colorazione manuale delle immagini ad acquerello. Oggi, l’immenso patrimonio storico e l’immenso archivio costituito da centinaia di pesanti e fragili lastre fotografiche su vetro, rivivono nello spirito e nella missione di questa lodevole iniziativa culturale.

Il tema “Oltre” e la difficile sfida dell’obiettivo

Per celebrare degnamente questa speciale ricorrenza decennale, il comitato organizzativo ha optato per un tema concettuale estremamente sfidante e filosofico: “Oltre”. Non si tratta di una semplice indicazione didascalica, ma di un vero e proprio manifesto artistico, un invito esplicito a superare le barriere fisiche, ad attraversare gli ostacoli visivi e a scoprire nuove e inesplorate prospettive attraverso la lente magica dell’obiettivo fotografico.
Scegliere la parola “Oltre” significa voler stimolare e provocare intellettualmente gli autori partecipanti, chiedendo loro di spingersi con coraggio ben al di fuori e ben oltre i propri consolidati confini espressivi e tecnici. L’obiettivo ultimo del bando (che vanta la prestigiosa partnership di Hoya Lens Italia, colosso globale dell’ottica) è quello di costringere i fotografi a non accontentarsi della superficie estetica della realtà, ma di scavare in profondità, alla ricerca di significati celati, emozioni nascoste o dettagli invisibili a un occhio distratto.

La magia e il ritorno al passato degli scatti su pellicola

Ma la vera, grande novità e il fiore all’occhiello di questa decima edizione (oltre alle tradizionali categorie dedicate al digitale) risiede nell’istituzione di una particolarissima sezione intitolata “Scatti analogici”, alla quale sarà dedicata e destinata un’apposita giuria di esperti del settore. Una scelta coraggiosa e controtendenza, pensata e strutturata appositamente per coinvolgere, accogliere e premiare i tantissimi fotografi “puristi” e gli ostinati fotoamatori che, sparsi in ogni angolo d’Italia, rifiutano i sensori digitali e continuano ancora oggi a utilizzare le pesanti e meccaniche macchine fotografiche a rullino, sviluppando e stampando fisicamente e faticosamente le proprie immagini sulla cara, vecchia e inodore carta chimica.
È un modo potente ed emozionante per riscoprire il fascino perduto dell’attesa, i tempi biblici e la manualità assoluta della fotografia di una volta, quella fatta di delicatissime pellicole da avvolgere al buio, di liquidi di sviluppo, bacinelle e stampe artigianali. Esattamente la stessa, medesima e magica fotografia praticata con sudore e infinita dedizione da Tonino Di Venanzio fin dai lontani anni Trenta. La sezione analogica rappresenta dunque un ponte ideale, solido e bellissimo, tra le origini artigiane della nostra storia nazionale e tutti quanti, ancora oggi, scelgono testardamente di mantenere viva l’anima materiale della fotografia.

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A Roma l’Esercito 1659 Drone Challenge: civili e militari si sfidano a cielo aperto a 130 all’ora

La fantascienza atterra direttamente nel cuore della Capitale a 130 chilometri all’ora! Preparatevi a vivere un’esperienza visiva, tecnologica e sensoriale assolutamente senza precedenti: l’Ippodromo Militare “Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma ospiterà (sabato 19 e domenica 20 settembre) la primissima ed epica edizione dell'”Esercito 1659 Drone Challenge”. Si tratta di una spettacolare e adrenalinica gara di volo FPV (First Person View) organizzata da Difesa Servizi e dall’Esercito Italiano, che vedrà scontrarsi all’ultimo millimetro i migliori 10 piloti civili professionisti d’Italia contro i formidabili assi militari delle Forze Armate! I piloti guideranno i droni sul circuito a ostacoli usando speciali visori ottici che trasmettono in diretta, e le spettacolari immagini “soggettive” in volo verranno proiettate in tempo reale sui mega-schermi ledwall del pubblico, per far vivere agli spettatori l’adrenalina vertiginosa della gara. La kermesse, totalmente gratuita e pensata per le famiglie, offrirà anche l’immenso “Drone Village” con lanci acrobatici dei Paracadutisti dell’Esercito, i concerti della Banda, e tantissime attrazioni per i bambini (simulatori di volo militari, unità cinofile, pony, arrampicata sportiva e street food). Alle cerimonie e ai talk istituzionali presenzieranno anche i vertici del Ministero della Difesa e del gruppo Leonardo. Leggi il programma dettagliato di tutte le finali nel nostro articolo completo 👇

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Da sinistra_ L'AD di Difesa Servizi Luca Andreoli, il sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello

Roma – Immaginate di potervi librare nell’aria a velocità pazzesche, sfrecciando a pochi centimetri dal suolo e sfiorando ostacoli complessi con millimetrica precisione, il tutto stando comodamente seduti su una sedia ma vivendo l’esperienza in primissima persona. Non è la trama di un film di fantascienza, ma la potentissima e adrenalinica realtà del volo FPV (First Person View), la disciplina tecnologica e sportiva che sta letteralmente rivoluzionando il mondo dell’intrattenimento e dell’aeronautica moderna.
Per celebrare questa straordinaria innovazione, la Capitale si prepara a ospitare un evento assolutamente senza precedenti nella storia italiana. Nelle giornate del 19 e 20 settembre, la gloriosa cornice dell’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto si trasformerà nell’arena iper-tecnologica dell’“Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità”. Si tratta della primissima, spettacolare e attesissima competizione sportiva nazionale capace di unire e far gareggiare fianco a fianco i migliori piloti civili e i formidabili assi militari dei droni, pronti a darsi battaglia su circuiti aerei e percorsi sfidanti per testare le proprie abilità di volo, i riflessi fulminei e la concentrazione assoluta.

Adrenalina pura e visori virtuali: la rivoluzione delle gare FPV

La manifestazione, patrocinata dal CONI e dal Comune di Roma, rappresenta un’iniziativa ambiziosa promossa dal Ministero della Difesa, abilmente organizzata da Difesa Servizi (la società in house del Dicastero che valorizza gli asset militari in chiave civile) e dallo stesso Esercito Italiano. Il cuore pulsante dell’intero weekend sarà proprio la Challenge FPV: i piloti guideranno i loro potentissimi droni indossando speciali visori ottici che trasmetteranno le immagini grandangolari della telecamera di bordo direttamente ai loro occhi in tempo reale, senza alcun ritardo.
Ma il pubblico non resterà certo a guardare il cielo a mani vuote. Per permettere alle famiglie e ai visitatori di vivere in prima persona la medesima, fortissima scarica di adrenalina della gara, le vertiginose riprese soggettive dei droni verranno proiettate istantaneamente su giganteschi schermi ledwall installati presso le tribune, garantendo un’esperienza sensoriale e immersiva senza eguali. L’evento ospiterà due gironi distinti: la durissima competizione “PRO” (valida ufficialmente come quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV organizzata dall’Aero Club d’Italia) con 10 piloti d’élite; e la spettacolare competizione “OPEN”, che vedrà scendere in pista ben 32 piloti (16 agguerriti civili, tra cui la famosa campionessa italiana Luisa Rizzo, e 16 militari dell’Esercito).

Il villaggio dell’Esercito: attrazioni per bambini e tecnologia militare

L’Esercito 1659 Drone Challenge non è però soltanto una gara di velocità pura, ma una grandissima e colorata esperienza collettiva, totalmente gratuita, accessibile a tutti e dichiaratamente pet-friendly. A fare da contorno al circuito aereo ci sarà l’immenso e interattivo EI 1659 Drone Village: uno spazio espositivo imponente, suddiviso in aree tematiche, dove i militari in uniforme racconteranno e mostreranno al pubblico civile le tecnologie più avanzate e innovative attualmente in uso alle nostre Forze Armate, permettendo ai cittadini di toccare con mano l’innovazione della Difesa.
L’attenzione maggiore, come da tradizione, sarà riservata alle famiglie. Per i più piccoli è stata infatti allestita una “Kid Experience” semplicemente indimenticabile: i bambini potranno provare l’ebbrezza di pilotare velivoli sui sofisticati simulatori di volo ufficiali dell’Esercito, incontrare da vicino le bravissime unità cinofile a quattro zampe con i loro istruttori, salire in sella ai docili pony militari per scoprire il delicato legame tra cavallo e cavaliere, o persino cimentarsi nel Military Fitness e sulla divertente parete d’arrampicata assistita.

Il programma completo: dai paracadutisti alle finali mozzafiato

Il cartellone degli eventi è fittissimo e ricco di sorprese istituzionali e spettacolari. Sabato 19 settembre, dopo l’apertura del Villaggio alle ore 10:00, i riflettori si accenderanno sull’Opening Ceremony (ore 11:00) condotta dalla giornalista Valentina Bisti, alla presenza di alte autorità civili e militari, tra cui il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Sen. Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello, e l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi, Luca Andreoli.
La cerimonia sarà impreziosita dalle esibizioni storiche della Banda dell’Esercito Italiano e, soprattutto, dai due spettacolari lanci di precisione effettuati dai Paracadutisti del Centro Sportivo Olimpico (previsti alle 11:40 e alle 18:30). Il sabato pomeriggio sarà interamente dedicato alle prove cronometrate dei droni sul circuito, culminando poi in serata con il concerto della live band Carola Jasmins. La domenica (20 settembre) sarà invece il giorno della verità e del cardiopalma: la mattinata si aprirà con le eliminatorie incrociate, per poi lasciare spazio, alle 12:00, al seguitissimo talk ANSA intitolato “I Droni e lo Sport: tra innovazione e tecnologia” (con ospiti del calibro dell’AD di Leonardo, Lorenzo Mariani). Dalle 12:30 prenderanno il via le tiratissime finali assolute, prima per la Categoria OPEN e poi per la Categoria PRO, che culmineranno alle 14:10 con la solenne cerimonia di premiazione dei vincitori, presentata dal noto volto televisivo Veronica Maya. Un appuntamento imperdibile per scoprire come la precisione chirurgica dei piloti italiani sappia incontrare l’altissima velocità tecnologica.

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