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Come comunichi, così hai successo o insuccesso ! | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Cara Alessandra,so che tieni corsi sulla comunicazione e, spesso, hai detto che il modo in cui si dice una cosa può cambiare le sorti di qualsiasi situazione.In un’epoca in cui tutti mettono in piazza la propria vita, mi chiedo se siamo davvero tutti nelle condizioni di comunicare al meglio oppure se, a volte, non sarebbe opportuno evitare di parlare sui social di qualsiasi argomento, persino di vicende giudiziarie, come fanno alcune persone diventate famose proprio per i loro guai.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Cara Alessandra,so che tieni corsi sulla comunicazione e, spesso, hai detto che il modo in cui si dice una cosa può cambiare le sorti di qualsiasi situazione.In un’epoca in cui tutti mettono in piazza la propria vita, mi chiedo se siamo davvero tutti nelle condizioni di comunicare al meglio oppure se, a volte, non sarebbe opportuno evitare di parlare sui social di qualsiasi argomento, persino di vicende giudiziarie, come fanno alcune persone diventate famose proprio per i loro guai.
Non dovrebbero essere gli esperti, sia legali sia della comunicazione, a misurare e indirizzare la comunicazione stessa?
Non mi convincono i processi televisivi, le mille spiegazioni sui social, i continui post a difesa di questo o di quello.
Ci sono poi richieste particolari avanzate da imputati o condannati che, personalmente, trovo fuori luogo. Ci hai fatto caso?
Sempre più spesso assistiamo a veri e propri processi celebrati sui social. Eppure una buona comunicazione è fondamentale anche per tutelare i propri interessi. Mettere in piazza accuse, procedimenti o condanne non procura certo un’assoluzione e, molto spesso, finisce soltanto per complicare ulteriormente la situazione.
Credo, quindi, che la buona comunicazione, alla quale tu tieni tanto, debba essere sempre privilegiata in ogni ambito. Sbaglio?
Adriano da Roccasecca

Un professore oncologo molto stimato che ho intervistato, disse una frase che non ho mai dimenticato:
“La comunicazione è il primo atto terapeutico.”
Una buona comunicazione è fondamentale in ambito medico, dove il paziente non sempre comprende appieno gli argomenti che riguardano la propria salute. Lo stesso principio vale nel settore legale e, più in generale, in ogni ambito professionale.
Per soffermarmi proprio sul settore legale, oggi così presente sui social, dove tutti raccontano di tutto, posso dire che raramente considero efficace la comunicazione di chi è accusato di qualcosa o deve rispondere di un reato. Un imputato non dovrebbe mai esporsi sui giornali o sui social senza aver prima consultato il proprio avvocato (ammesso che sia oltretutto un buon comunicatore)
Come diceva Albert Einstein:
“Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati.”
Un imputato che si difende sui social?
Ognuno dovrebbe affidarsi a chi comunica per professione e, in una vicenda giudiziaria, il primo punto di riferimento dovrebbe essere proprio il legale.
Trasformare la giustizia in uno spettacolo, creando mostri o, al contrario, vittime del sistema giudiziario, non rende un buon servizio né alla verità né alla giustizia.
Ultimamente ascolto dichiarazioni del tutto fuori luogo e, in certi casi, mi viene spontaneo pensare che il miglior consiglio che un avvocato potrebbe dare al proprio assistito sia uno soltanto: parlare meno e lasciare che siano la strategia difensiva e i fatti a fare il loro corso.
Purtroppo esiste, soprattutto in molte persone di una certa età, ma anche tra i più giovani, la convinzione di non sbagliare mai, di saper parlare ad un pubblico e di riuscire a convincere chiunque.
La realtà, però, è diversa.
Ci sono richieste pubbliche da parte di persone che reputo fuori luogo sia per i modi che per le parole inappropriate che producono l’effetto opposto rispetto a quello desiderato, la giustizia non si ottiene sui social e l’ imputato o l’ indagato non è detto che sappia comunicare.
Una comunicazione sbagliata può compromettere un’immagine costruita in anni di lavoro, mentre una comunicazione ben ponderata, può tutelare una persona, rafforzarne la credibilità e persino aiutarla ad affrontare con maggiore equilibrio i momenti più difficili.
Per questo continuo a sostenere che la comunicazione non è un dettaglio, ma una responsabilità. E, molto spesso, il successo o
l’ insuccesso di una persona dipendono anche da come sceglie di comunicare.

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MP impianti tecnologici, per il caldo ed il freddo siamo il tuo riferimento

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Stufe

Redazione-  Per ogni stagione, per ogni situazione, per ogni emergenza chiama la MP IMPIANTI TECNOLOGICI. La MP IMPIANTI TECNOLOGICI è Centro assistenza autorizzato stufe a Pellet THERMOROSSI, CAMINETTI MONTEGRAPPA, EVA CALOR, VIBROK, IPERCALOR. Centro Assistenza caldaie e condizionatori BONGIOANNI, centro assistenza autorizzato gruppo CORDIVARI. Esperti nell’istallazione e progettazione impianti di riscaldamento civili ed industriali, riscaldamento pavimento a terra, pannelli solari. Inoltre la MP, è leader per gli impianti di nebulizzazione per edifici privati ed attività commerciali. Realizzazione di impianti idraulici, elettrici, e gas, con certificazione autorizzata. Certificato FER e FGAS. L’azienda troverà una soluzione adatta per ogni esigenza.

MP IMPIANTI TECNOLOGICI

info 3487367279 Massimiliano  3480140770 Ufficio

m.pisanelli70@gmail.com

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Per ogni tragedia, uno spettacolo! | | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Dottoressa, mi sembra che, in Tv, sui social e sui giornali, per chi li legge, non ci siano fatti di cronaca ma spettacoli a puntate. Ogni giorno, un particolare viene aggiunto ad ogni tragedia. Questa, sarebbe informazione?
La mia domanda è breve e mi piacerebbe avere una risposta esaustiva come lei sa fare.
Siamo diventati dei pettegoli da far divertire con fatti raccontati nei minimi particolari senza vera informazione. È una vergogna perché non mi sembra che la gente impari qualcosa.
Monica da Poggibonsi

Sempre più spesso la televisione, la stampa e i social propongono ricostruzioni estremamente dettagliate di ogni omicidio o fatto grave.
Si racconta come sarebbe stato organizzato un agguato, quali mezzi sarebbero stati impiegati, quali accorgimenti adottati e persino la sequenza precisa degli avvenimenti. Informazioni che, in alcuni casi, possono essere utili alle indagini o alla comprensione di un fatto, ma che altre volte finiscono soltanto per aggiungere morbosità al racconto.
Informare su un delitto non significa necessariamente descriverne ogni modalità.
Esiste infatti un confine tra il diritto del pubblico a conoscere e la trasformazione della tragedia in un prodotto da consumare. Quando lo stesso episodio viene riproposto per giorni e giorni ed arricchito continuamente di nuovi particolari, immagini e ricostruzioni, il rischio è che l’attenzione si sposti dalla vittima alla spettacolarizzazione dell’accaduto.
E questo dovrebbe far riflettere anche per un’altra ragione. Una rappresentazione eccessivamente particolareggiata della violenza può avere conseguenze sulle persone più fragili o maggiormente esposte a comportamenti imitativi. Il tema dell’emulazione è stato affrontato in diversi studi e dibattiti sulla criminalità e sulla comunicazione. Non significa sostenere che un articolo o un servizio televisivo siano la causa di un comportamento criminale, ma invita a chiedersi se sia sempre indispensabile mettere a disposizione del pubblico una descrizione così precisa delle modalità con cui un atto violento è stato realizzato.
C’è poi il problema del linguaggio.
Alcune espressioni sono entrate quasi automaticamente nel racconto degli omicidi: “raptus di gelosia”, “amore malato”, “non riusciva ad accettare la fine della relazione”, “un momento di follia”. Frasi apparentemente descrittive che, però, possono costruire una narrazione nella quale le motivazioni dell’autore occupano più spazio della responsabilità per ciò che ha fatto.
Comprendere il contesto è importante. Cercare di capire che cosa abbia preceduto un delitto è parte del lavoro giornalistico. Ma spiegare non dovrebbe diventare giustificare, né attenuare la gravità della violenza.
Forse sarebbe necessario dare maggiore spazio anche a ciò che normalmente riceve meno attenzione: alle famiglie che rimangono dopo una tragedia, alle conseguenze subite dalle vittime, ai segnali di rischio che possono precedere determinati episodi, alle forme di prevenzione, alle eventuali responsabilità e a ciò che le indagini possono insegnare per evitare che tragedie simili si ripetano.
Non tutto deve per forza essere raccontato nei minimi dettagli.
È una distinzione che dovrebbe accompagnare il lavoro di ogni redazione. La domanda non dovrebbe essere soltanto “possiamo pubblicare questa informazione?”, ma anche “è davvero necessario pubblicarla?” e “che effetto produce il modo in cui la stiamo raccontando?”.
Dietro una notizia di cronaca ci sono persone, famiglie, vite spezzate e una comunità che cerca di comprendere ciò che è accaduto.
Il giornalismo ha certamente il compito di raccontare i fatti. Ma raccontare significa anche scegliere: stabilire quali informazioni aiutano davvero a comprendere una tragedia e quali, invece, rischiano soltanto di alimentare curiosità, morbosità o imitazione.
Informare, quindi, non dovrebbe voler dire mostrare tutto. Dovrebbe significare avere la responsabilità di capire che cosa è importante far conoscere, che cosa merita di essere approfondito e quali dettagli, invece, è più giusto lasciare fuori dal racconto.

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Auto in sosta vietata e rischio incidenti vicino alla piscina: il grido d’allarme del neonato comitato ad Arcore

BASTA CON I “FURBETTI DEL PARCHEGGIO” CHE SE NE FREGANO DELLE REGOLE! AD ARCORE IL NEONATO “COMITATO FUTURO NAZIONALE” DENUNCIA LA PERICOLOSA “SOSTA SELVAGGIA” DAVANTI ALLA PISCINA! 🚗 🛑 🏊‍♂️ A volte L’Inciviltà di Certi Automobilisti Arriva a dei livelli Veramente Inaccettabili e Insopportabili! A lanciare L’Allarme in queste ore è stato Roberto Manzano, Referente Ad Arcore Del Nuovissimo “Comitato Futuro Nazionale 2164”, Che Ha voluto denunciare Pubblicamente la Vergognosa situazione di “Via San Martino”! In quella strada c’è infatti Un chiarissimo Cartello con il “Divieto di Sosta”… eppure i soliti Furbetti se ne Infischiano, Continuando a Parcheggiare le Loro Auto (Stringendo Paurosamente La Carreggiata) pur di non farsi Due passi a Piedi! Il Problema è Serissimo, Perché il Parcheggio Abusivo rischia di Causare dei Gravissimi Incidenti in Un Punto “Sensibilissimo”: a Pochi Metri Sorge infatti la frequentatissima PISCINA! Costringere Centinaia Di Famiglie e di “Bambini” (Che vanno A Fare sport) A Camminare In Mezzo Al traffico E a rischiare di farsi Investire a Causa del Menefreghismo di chi Parcheggia Dove gli Pare… E’ una Vergogna Inaudita! Il comitato Chiede Fortemente Sicurezza E “Tolleranza Zero” Per i Trasgressori! Leggi la Dura e Sacrosanta Denuncia del comitato nel Nostro Articolo di Cronaca Locale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente D’Accordo con Il Comitato E Il signor Roberto Manzano, E Siete Davvero Stanchi di Sopportare la “Sosta Selvaggia” di chi Parcheggia Davanti ai Divieti, Mettendo a Rischio i Pedoni Pur Di Comodità? Pensate Che la Polizia Municipale Dovrebbe Essere “Spietata” e Multare Severamente chiunque Metta in Pericolo i Ragazzini Fuori Dai Centri Sportivi E dalle Piscine? Diteci la Vostra Sviscerando tutto il Vostro Senso Civico nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Far Sentire la Vostra Voce E Sostenere la Battaglia Di Arcore!

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Auto in sosta vietata ad Arcore

Arcore (Monza e Brianza) – Ci sono battaglie civiche, portate avanti da cittadini coraggiosi e volenterosi, che meritano di essere ascoltate, amplificate e sostenute con ogni mezzo possibile. Perché quando in ballo c’è la sicurezza stradale e l’incolumità fisica delle famiglie e dei bambini, l’inciviltà e l’arroganza non possono assolutamente avere la meglio. Nelle scorse ore, la città di Arcore ha visto nascere ufficialmente una nuova realtà civica, il Comitato di “Futuro Nazionale 2164”. E proprio pochissimi giorni dopo essersi formalmente insediato sul territorio, il neonato gruppo ha deciso di non perdere tempo in chiacchiere e di scendere immediatamente sul “piede di guerra” per lanciare un fortissimo e preoccupato allarme riguardo a una situazione di gravissimo pericolo cittadino.
A prendere la parola e a denunciare il caos è stato il referente e portavoce del comitato arcorese, Roberto Manzano, che ha voluto accendere i riflettori su uno scempio quotidiano che si consuma in una specifica arteria stradale della zona, divenuta ormai una vera e propria “trappola” per pedoni e automobilisti.

Il caos in Via San Martino: il divieto ignorato

Il cuore pulsante e polemico dell’allarme lanciato dal Comitato si concentra su Via San Martino, una strada che purtroppo è diventata il simbolo lampante della più totale “sosta selvaggia”.
Lungo questa specifica via, infatti, vige un chiarissimo ed esplicito “Divieto di Sosta”. Un cartello che la Legge impone di rispettare, ma che purtroppo viene sistematicamente, ostinatamente e clamorosamente ignorato dai troppi “furbetti del volante”. Quotidianamente decine di automobili continuano imperterrite a parcheggiare sul ciglio della strada in totale divieto, restringendo in modo pauroso la carreggiata e rendendo il doppio senso di marcia e il passaggio delle altre vetture un vero e proprio incubo. Ma non si tratta solo di fastidio per il traffico: questa “pigrizia” degli automobilisti incivili ha reso la carreggiata estremamente pericolosa e fortemente a rischio di incidenti stradali mortali.

Un pericolo inaccettabile per le Famiglie e i Bambini

A rendere la situazione ancora più grave, drammatica e assolutamente inaccettabile, c’è un dettaglio fondamentale e terrificante che fa infuriare Manzano e i membri del comitato 2164. A pochissimi metri di distanza da questa “giungla di lamiere parcheggiate abusivamente”, sorge infatti la frequentatissima piscina comunale.
Ogni pomeriggio e in ogni fine settimana, decine e decine di famiglie, passeggini, mamme e bambini attraversano proprio Via San Martino per potersi recare a piedi a fare sport o per trascorrere qualche ora di sano relax in vasca. Costringere dei bambini a camminare in mezzo alla strada (e fare lo slalom) perché i lati della carreggiata sono bloccati dalle auto in divieto di sosta è un’ingiustizia e un pericolo che Arcore non può più tollerare in silenzio.

L’appello di Roberto Manzano: “Servono Sanzioni Subito!”

Il referente Roberto Manzano è stato chiarissimo nella sua dura denuncia pubblica: la sicurezza stradale, specialmente nei pressi di un polo sportivo tanto frequentato dai giovani, va difesa e garantita con le unghie e con i denti. «Noi mettiamo alla luce questo grande e pericoloso problema cittadino!», ribadisce il Comitato.
Come risolvere, dunque, questa emergenza? La ricetta proposta da “Futuro Nazionale 2164” non ammette sconti. Servono immediati e massicci controlli da parte delle Forze dell’Ordine e della Polizia Municipale, contrastando e sanzionando pesantemente con multe severissime tutti quegli automobilisti incivili che, per non fare due passi a piedi in più, mettono a repentaglio la vita delle famiglie parcheggiando nel punto più pericoloso di Via San Martino. Un grandissimo plauso va a questo nuovo comitato: il vero “Futuro” della Nazione parte proprio dal rispetto delle regole sotto casa nostra.

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