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Padel Excape a Salerno: concluso il tour 2026 tra sport e prevenzione

🚨 SPORT E PREVENZIONE: SUCCESSO STRAORDINARIO A SALERNO PER LA TAPPA DI PADEL EXCAPEUn bilancio eccezionale che unisce l’agonismo della palla ovale e delle racchette alla tutela della salute pubblica! Si è conclusa all’OTB Padel Hub la tappa salernitana di Padel Excape e Villaggio della Salute, un progetto innovativo capace di far scendere in campo oltre 60 coppie di atleti e, contemporaneamente, di offrire oltre 700 visite e screening medici completamente gratuiti ai cittadini grazie alla mobilitazione di 50 medici specialisti in collaborazione con l’ASL Salerno. 🎾🏥Sul fronte sportivo, il prestigioso torneo Open FITP (con montepremi di 5.000 euro) ha incoronato la coppia composta da Juan Manuel Lasgoity e Santino Giuliani dopo una finale d’altissimo livello tecnico. L’evento, che ha visto la partecipazione istituzionale dell’On. Piero De Luca e il patrocinio di Comune, Provincia e Regione Campania, rappresenta solo il primo passo di un grande viaggio. Il fondatore Eleo Nuccorini ha annunciato che il tour nazionale toccherà prossimamente le città di Milano (a fine ottobre), Roma e Napoli, avviando già i lavori per il consolidamento del circuito nel 2027. 🌍🇮🇹👇 Cosa ne pensi delle iniziative che uniscono lo sport ai controlli medici gratuiti per la cittadinanza? Raccontacelo nei commenti!#PadelExcape #VillaggioDellaSalute #SalernoPadel #FITP #PrevenzioneSanitaria #AslSalerno #MilanoPadel #SportESalute #PadelTour2026

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vincitori e finalisti

Salerno – Nel moderno panorama delle politiche pubbliche e del marketing territoriale, la convergenza strategica tra la pratica sportiva di massa e la tutela del diritto alla salute rappresenta un modello di welfare comunitario di straordinaria efficacia sociale. La tappa iniziale del tour nazionale 2026 di “Padel Excape e Villaggio della Salute” si è conclusa all’interno della struttura dell’OTB Padel Hub di Salerno, facendo registrare un bilancio che va ben oltre i tradizionali confini della cronaca agonistica. L’iniziativa ha dimostrato sul campo come lo sport possa trasformarsi in un formale e formidabile veicolo di sensibilizzazione sanitaria, integrando tornei federali di alto profilo a presidi medici aperti gratuitamente alla cittadinanza. Il progetto ha goduto di un prestigioso network di patrocini istituzionali, tra cui spiccano il Consiglio regionale della Campania, la Provincia di Salerno e il Comune di Salerno, i quali hanno sancito la validità civile di un format concepito per mettere la persona al centro delle dinamiche urbane.

I verdetti dell’Open FITP: il trionfo di Lasgoity e Giuliani

Sotto il profilo strettamente tecnico e sportivo, l’appuntamento principale della manifestazione salernitana è stato il prestigioso torneo Open FITP, inserito ufficialmente nei circuiti agonistici della Federazione Italiana Tennis e Padel e dotato di un montepremi complessivo di 5.000 euro. Nonostante la complessità del posizionamento in calendario a ridosso delle ferie estive, il tabellone principale ha registrato l’adesione di ben 26 coppie di livello assoluto, arricchite dalla presenza di atleti inseriti nei ranking internazionali. A conquistare il titolo supremo dell’Open, al termine di una finale caratterizzata da ritmi agonistici serrati e colpi millimetrici, è stata la coppia formata da Juan Manuel Lasgoity e Santino Giuliani. La copertura mediatica dedicata all’evento ha garantito una visibilità di carattere nazionale, estendendo il racconto delle sfide oltre i confini regionali e integrando il tabellone maggiore con le 38 coppie iscritte ai tornei collaterali del circuito TPRA, per un computo totale superiore alle 60 coppie scese in campo.

Il Villaggio della Salute: oltre 700 screening gratuiti con l’ASL Salerno

Il vero fulcro innovativo e strutturale della rassegna è stato rappresentato dal Villaggio della Salute, un presidio ambulatoriale mobile allestito in collaborazione diretta con l’ASL Salerno e sostenuto dall’apporto di fondazioni storiche del territorio. Circa 50 medici specialisti hanno prestato la propria opera gratuita nel corso dell’intera settimana, effettuando oltre 700 visite mediche di controllo e screening diagnostici preventivi a beneficio di cittadini di ogni fascia d’età. Gli ambulatori hanno offerto non solo esami clinici e orientamento preventivo, ma un fondamentale spazio di ascolto e informazione sulle reti assistenziali attive in Campania. La stabilità del progetto è stata garantita da un fitto tessuto di alleanze del Terzo Settore e dell’associazionismo, che ha visto schierati la Fondazione Comunità Salernitane, la Fondazione Giona, la Fondazione Polichetti, Salute Donna, l’Ordine Templare Spirituale OSMTZ 1314, l’Associazione Universo Humanitas, ANLAIDS Campania, AIDO, SIPMeL Campania, Agrocepi e Legambiente Campania.

Le prospettive del tour nazionale e la programmazione per il 2027

La giornata conclusiva delle premiazioni ha visto la partecipazione ufficiale di rappresentanti parlamentari, tra cui l’Onorevole del Partito Democratico Piero De Luca, il quale ha rimarcato la vicinanza delle istituzioni a modelli di promozione sociale capaci di coniugare lo sviluppo sportivo alla difesa del welfare di prossimità. Il fondatore e direttore dell’evento, Eleo Nuccorini, ha espresso profonda soddisfazione per il successo di questa prima tappa, ringraziando Antonello Rega, Jessica Altobelli per il coordinamento medico, Nico Mazzeo per le relazioni istituzionali, Maria Giovanna Di Domenico per la gestione dei tornei e la dottrina della dottoressa Paky Memoli per il supporto scientifico. Il viaggio di Padel Excape è già proiettato verso la trasformazione in un grande circuito itinerante: la prossima tappa ufficiale andrà in scena a Milano alla fine del mese di ottobre, per poi proseguire nei centri urbani di Roma e Napoli, completando il calendario 2026 e strutturando le basi logistiche per l’ulteriore espansione programmata per il 2027.

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Laura Ligia: “L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo”

Ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio
Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.
Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

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Laura Ligia

Redazione-  Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.

Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.

Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Tra i partecipanti anche Laura Ligia e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.

Come ti definisci atleticamente?

Sono un’ultramaratoneta che ama lo sport e i suoi valori: disciplina, motivazione, la capacità di porsi obiettivi e la ricerca della bella competizione. Quella che non serve solo a vincere, ma che ti ispira, ti mette alla prova e ti fa scoprire capacità e competenze fondamentali, soprattutto nella vita. L’ultramaratona è per me una metafora dell’esistenza: ogni gara è un viaggio dentro sé stessi.

 

L’ultramaratona è uno sport di obiettivi e sfide da preparare e portare a termine, con fiducia, consapevolezza, resilienza, un passo alla volta, senza stress.

Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te?

L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo, quasi introspettivo. Rappresenta i movimenti della vita: scendere, salire, girare intorno senza sapere cosa apparirà dietro la curva. Un paese all’orizzonte può diventare il simbolo di un obiettivo da raggiungere. L’ombra del Gran Sasso ti protegge dal vento o dal sole caldo di fine luglio, mentre lo scollinamento, corso dopo tanta pazienza nella gestione dello sforzo, restituisce quella straordinaria sensazione di libertà. In quei momenti metti in pratica tutta l’esperienza costruita negli anni e scopri che ogni chilometro racconta qualcosa di te.

In effetti, la 50 km del Gargano è un grande viaggio attraversando montagne e paesaggi stupendi, facendo percorsi in salita e in discesa, con l’obiettivo di arrivare al traguardo.

A chi la dedichi?

Come tutte le mie gare, la dedico prima di tutto a me stessa e, di riflesso, a tutte le donne che hanno deciso di uscire da uno stato di torpore sociale in cui essere mamma e lavoratrice sembra non lasciare spazio allo sport. Per noi donne allenarsi e gareggiare richiede spesso uno sforzo organizzativo ed emotivo maggiore. Ma è proprio questa motivazione profonda che ci rende più forti e resilienti.

Dedico quindi questa gara a tutte noi, che vogliamo regalarci un’opportunità da conquistare e rivendicare. Stiamo crescendo nel panorama sportivo, anche grazie a movimenti spontanei come L’Onda Donna, protagonista della gara simbolo dell’inclusione, ‘La Miguel’. Siamo però ancora troppo poche e, soprattutto, ancora troppo poco libere di scegliere il nostro tempo per lo sport.

 

Sempre più donne praticano sport e nello sport di endurance come le ultramaratone si dimostrano fortissime, a volte superando gli uomini.

Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?

La parte più difficile è stata la gestione degli imprevisti, che in una 50 km sono praticamente inevitabili. Sono partita con un’infiammazione al trocantere, quindi fin dal primo chilometro il mio obiettivo era mantenere il dolore sotto controllo. Con me c’era Alessio Montenero, al suo debutto come futuro ultramaratoneta, anche lui alle prese con un problema fisico. Entrambi abbiamo cercato di non sovraccaricare le parti già infiammate e la situazione è rimasta stabile fino all’altopiano. Lì il vento ci ha messi davvero con le spalle al muro. Sembrava di correre contro una parete di gomma, mentre i dolori iniziavano a farsi sentire.

Abbiamo allora cambiato strategia: alternare camminata e corsa ad alta frequenza, alleggerendo l’impatto a terra e contrastando meglio le raffiche. È stata la scelta vincente. Superati quei dieci chilometri di vento siamo stati ripagati da una discesa meravigliosa fino al traguardo, tagliato in volata tra sorrisi ed emozioni.

Quel traguardo non rappresentava soltanto un tempo o una distanza: aveva un valore umano enorme e ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio.

 

Nelle ultramaratone come nella vita ci sono tanti momenti difficili da attraversare, gestire, superare, senza stress e senza fretta. E, insieme, risulta essere molto meglio nella condivisione di crisi, fatiche, arrivi. Laura e Alessio hanno concluso, insieme, la 50 km del Gran Sasso in 6h32’59”.

Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50km?

Ogni gara mi insegna a vivere pienamente il momento. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su me stessa e sulla bellezza dell’istante che sto attraversando.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati, da realizzare, incompiuti?

Ho deciso di alzare ancora l’asticella e mettere alla prova la mia capacità di interpretare e gestire gare sempre più lunghe e impegnative. Il prossimo grande appuntamento sarà la 100 km del Vulcano, il 5 settembre 2026, dopo aver concluso la 100 km di Asolo nel 2025. Sarà un privilegio correre con l’Etna come protagonista, un altro immenso colosso della nostra straordinaria Italia.

 

Domenica 6 settembre 2026 ore 00.00 avrà luogo a Bronte (CT) l’11^ Etna Extreme – 100 km del Vulcano (D+ 2.450 m), organizzata dall’ASD Ecotrail Sicilia.

Il 5 luglio 2025 Laura ha corso la 13^ Asolo 100 km, corsa su strada, in 16h25’. Il vincitore fu Francesco Perini 8h09’39”, precedendo Marco Visintini 8h50’35” e Nathan Koziol (FRA) 9h29’27”.  Tra le donne vinse Antonella Ciaramella 9h42’18” precedendo Silvia Serafini 10h12’47” e Silvia Gambino 10h27’57”.

Cosa ti motiva essere Guida FISPES, Alfiera e Pacer?

Essere Guida FISPES nasce da una mia esigenza personale. Lo definisco il mio ‘sano egoismo’. Essere completamente in relazione con un atleta non vedente o ipovedente significa non gareggiare più per sé stessi, ma per un tutt’uno. L’energia diventa circolare, così come la concentrazione e la forza. Si diventa una combinazione di resistenza, fiducia e collaborazione. La stessa sensazione la vivo quando partecipo con la Fondazione Carol SOD Italia come alfiera: tirare, spingere o bilanciare la joëlette crea una straordinaria sinergia con il capitano che accompagni fino al traguardo.

Essere Pacer, invece, significa ricevere la fiducia di chi sceglie di affidarsi a te per raggiungere il proprio obiettivo. Mi piace pensare al pacer come a una nave che trasporta persone diverse verso lo stesso porto. Nessuno può rimanere indietro, perché ogni persona è importante e ha riposto in te la propria fiducia.

 

Sono tante le modalità di fare sport, per benessere, per performance, per se stessi, per gli altri.

Cosa dicono di te i tuoi figli? Ti considerano un esempio da imitare?

Come vivono tutto questo i tuoi figli? I miei tre figli sono inevitabilmente coinvolti nei miei impegni. Qualcuno li vive con maggiore entusiasmo, qualcuno li subisce un po’, ma alcuni sono diventati parte attiva dei miei progetti, partecipando agli allenamenti e accompagnandomi come Guida FISPES o come alfiera.

Anche quando non condividono direttamente questa passione, respirano un messaggio importante: quello dell’inclusione. Un mondo in cui non esiste chi dà e chi riceve, ma persone che si scambiano ciò che hanno, in un continuo reciproco arricchimento.

 

La pratica di uno sport è anche un’educazione alla vita per se stessi ma anche per la propria famiglia, colleghi di lavoro, amici che osservano, apprezzano, sostengono, imitano.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Le direi che c’è ancora tantissimo da fare e da conquistare. Le ricorderei, però, che dieci anni prima aveva soltanto un piccolo progetto. Oggi quel progetto è diventato una realtà importante e sono certa che, tra altri dieci anni, sarà ancora più forte e protagonista nel mondo della corsa.

 

È importante la consapevolezza di quello che si è fatto, che si sta facendo, che si vuol fare in futuro con fiducia, impegno, resilienza.

Un messaggio ai runner che hanno perso la motivazione?

A tutti i runner che hanno perso il mordente o si sono allontanati dalla corsa per qualsiasi motivo voglio dire una cosa. Condividete il vostro vissuto sportivo. Diventate Guide FISPES, donate la vostra esperienza e le vostre capacità.

Scoprirete che aiutare qualcuno a correre può diventare la vostra rinascita sportiva. Vi cambierà profondamente. Grazie Matteo per questa opportunità. Con affetto, Laura ‘La Ligia’.

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Sport

Il treno dello sport: Presentazione di Valerio Piccioni

Ma sì, perché no, se spesso si dice che la vita è un viaggio, lo sport può essere un treno. Un treno speciale, però: sposta le sue rotaie in terre sconosciute, manda un vagone di qua e un altro di là, si ferma e sembra che sia tutto buio, poi accelera e spunta il sole, oppure il sole può pure spuntare andando più piano… Matteo Simone ci porta in giro per chilometri, stati d’animo, imprese nel palcoscenico di riferimento del suo racconto, l’Ultramaratona.

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Valerio Piccione

Redazione-  Ma sì, perché no, se spesso si dice che la vita è un viaggio, lo sport può essere un treno. Un treno speciale, però: sposta le sue rotaie in terre sconosciute, manda un vagone di qua e un altro di là, si ferma e sembra che sia tutto buio, poi accelera e spunta il sole, oppure il sole può pure spuntare andando più piano… Matteo Simone ci porta in giro per chilometri, stati d’animo, imprese nel palcoscenico di riferimento del suo racconto, l’Ultramaratona. Andiamo sul Monte Bianco, poi ci spostiamo sul Rosa, quindi ecco la Cagliari-Sassari o il deserto del Sahara o la Transilvania. Traguardi impossibili per la maggior parte di noi, ma non importa. Perché, dice Matteo, ognuno ha il suo treno, la sua velocità, il suo modo di essere, di correre, di vivere. Lo sport e non solo. E per dirlo si fa aiutare da una fantastica galleria di testimonianze, raccolte proprio sul campo: colloqui che non sono figli di whatsapp, ma piuttosto – questa è l’idea che ci siamo fatti – del fiatone di uno sforzo appena compiuto o addirittura di un “durante” di qualche incontro ravvicinato proprio nel bel mezzo di una gara.

L’ascolto. La capacità di ascoltare. Sembra facile, non lo è. Perché nelle nostre vite fatichiamo sempre più a comunicare. Connessi sì, ma incapaci di scendere un po’ più nel profondo di una persona: la chiacchierata di una volta ha ceduto il posto a messaggi compulsivi, “sparati” ormai a qualsiasi ora del giorno e persino molto spesso della notte. C’è un tempo da recuperare, da proteggere, un territorio da riconquistare. E la corsa, la corsa lunga, se ci pensate è proprio un posto ideale per farlo perché c’è una paradossale dimensione di lentezza che si accompagna anche con quella sensazione di “invincibilità”, citiamo le parole di una delle testimonianze, che ti prende quando tagli il traguardo. Una gioia che però non è solo tua perché sport è anche condivisione, è anche capacità di applaudire l’altro senza, è anche fare gruppo, squadra. Come dimostrano i fantastici “cortei” festosi che accompagnano la joelette, questo mezzo che ormai non manca mai sulle nostre strade podistiche e che dà la possibilità a persone senza autonomia motoria di essere trasportate da compagni e amici nella “pancia” della gara.

Attenzione, però, tutto questo non si compra al mercato. Nel senso che lo sport è anche un posto dove a volte compare l’ossessione, la dipendenza, una sensazione di sabbie mobili con cui è difficile fare i conti. L’esito della partita con questi fantasmi non è scontato, ecco perché molti dei protagonisti fanno riferimento alla necessità di un aiuto, di qualcuno che ti dia una mano nella sfida: il tecnico, il nutrizionista, lo psicologo. Se molte porte si chiudono, bisogna tenerne aperta almeno qualcuna. E a volte da solo non ce la fai. Ma forse c’è un’altra cosa che emerge da questo filo magico di racconti: l’importanza del crederci può e deve spostarsi con la cultura del limite. Il limite non è rinuncia, il limite è consapevolezza, è capacità di portare le tue energie al punto più avanzato senza immaginare che tutto sia possibile. A volte, si può e si deve scalare la marcia.

Di fronte a tutti queste corse, grandi e piccole, soprattutto lunghe, a questo impasto di realtà e sogni in cui qualche volte non si riesce a distinguere gli uni dall’altra, mi viene in mente che questi racconti dovrebbero andare un po’ in giro. Salendo sul famoso treno. Perché questo è un altro problema dello sport: fra l’esperienza di chi abbraccia questa dimensione della vita portandola dentro le sue giornate in modo così importante, e chi invece ne è ancora lontano, non riesce a nascere un minimo di confronto. Che invece è necessario, perché da questo incrocio non nascerà magari l’emulazione, ma un desiderio di provarci almeno un po’, magari semplicemente per vivere meglio e provare emozioni sconosciute.

E qui vi devo raccontare una cosa. Una cosa che mi succede quando mi immergo nelle dolcissime mattinate del Mille di Miguel, le corse per i ragazzi della Corsa di Miguel dedicate al maratoneta poeta argentino desaparecido Miguel Sanchez. La caratteristica di queste gare un po’ poco gare è che la maggior parte di chi partecipa scopre, “assaggia”, debutta nell’atletica, qualcuno vedendo per la prima volta una pista. In questo approccio da matricole ci sono tanti atteggiamenti. C’è chi parte a tutta. E chi, invece, è impaurito dalla distanza o semplicemente dalla pistola dello starter. La cosa sorprendente sono quei ragazzi e quelle ragazze che vivono i mille metri come un Everest da scalare. Credono che le loro gambe e il loro cuore proprio non possano farcela. Partono generalmente piano e quando vedono sfrecciare i loro compagni più audaci (o temerari), si sentono ancora più insicuri. Bastano però quei due giri e qualche spicciolo, e all’ultima curva li vedi come posseduti da una favolosa energia, eccoli o eccole tirare fuori un’energia insospettabile, come se il serbatoio di risorse non aspettasse altro che di essere aperto. A volte, sottovalutiamo noi stessi. Vediamo troppi muri e il buttarne giù qualcuno non è così facile come si crede. Per questo lo sport ci serve, per questo bisogna salire su quel treno.

Valerio Piccioni

(Giornalista e scrittore di sport)

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Campionati Italiani, doppietta d’oro e d’argento per la Pinguino Nuoto: Giorgia Fabiani e Federico Giffi brillano al Foro Italico.

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Fabiani e Federico Giffi

ROMA – Una giornata da incorniciare per la Pinguino Nuoto Avezzano ai Campionati Italiani di categoria in corso allo Stadio del Nuoto del Foro Italico. Nel giro di pochi minuti, il sodalizio marsicano ha conquistato un oro e un argento nei 50 metri rana, al termine di due prestazioni che raccontano talento, lavoro e determinazione.

A salire sul gradino più alto del podio è stata Giorgia Fabiani, protagonista di una vittoria dal significato particolare, arrivata al termine di un percorso fatto di sacrifici, fiducia, impegno e capacità di superare i momenti più difficili. Un successo che va oltre il risultato sportivo e premia la sua capacità di tornare a esprimersi ai massimi livelli.

Medaglia d’argento, invece, per Federico Giffi, autore di una prestazione che gli ha consentito di conquistare un secondo posto di grande prestigio. Un risultato costruito giorno dopo giorno attraverso allenamenti, rinunce e una costante volontà di migliorarsi senza mai arrendersi.

Due medaglie che portano la firma degli atleti, ma che sono anche il risultato del lavoro dell’intero staff tecnico. Un riconoscimento particolare arriva per Mario Paris, allenatore capace di accompagnare i propri atleti con competenza e sensibilità, valorizzandone le caratteristiche e sostenendoli nei momenti più delicati.

«Le medaglie di oggi sono il frutto di una guida competente, appassionata e instancabile», è il messaggio della direzione tecnica della Pinguino Nuoto, che ha voluto sottolineare il prezioso lavoro svolto dal coach e da tutto il gruppo.

Il bilancio della Pinguino Village ai Campionati Italiani è, al momento, particolarmente significativo: un oro, un argento, due quarti posti e due quinti posti, uno dei quali ottenuto dalla staffetta 4×100 misti.

Numeri che restituiscono la fotografia di una squadra competitiva e in crescita, capace di andare oltre le singole prestazioni. Dietro ogni piazzamento ci sono infatti allenamenti, sacrifici e il lavoro quotidiano di un gruppo che condivide obiettivi e ambizioni.

Per la Pinguino Nuoto, però, la manifestazione non è ancora conclusa. Domani torneranno in vasca Gabriele ed Ester, pronti a dare il massimo e a rappresentare ancora una volta i colori della società avezzanese, della Marsica e dell’Abruzzo.

La doppietta firmata da Fabiani e Giffi rappresenta dunque molto più di un oro e un argento: è la fotografia di un movimento che continua a crescere e di una squadra che ha saputo trasformare impegno e passione in risultati concreti.

La Pinguino Nuoto può già essere orgogliosa dei suoi ragazzi. Ma al Foro Italico la sfida continua.

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