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Attualità

Filorosso, Calenda contro la sinistra: tolleranza verso i centri sociali

🚨 POLITICA IN TV: CARLO CALENDA A “FILOROSSO” ATTACCA LA SINISTRA SUI CENTRI SOCIALI E BOCCIA IL M5SDure accuse e un’analisi spietata sul quadro politico italiano. Intervenendo a “Filorosso” su Rai 3, il leader di Azione Carlo Calenda ha denunciato una pericolosa tolleranza da parte della sinistra verso i comportamenti violenti di centri sociali e No Tav, ricordando di essere stato lui stesso minacciato dai No Tap. Calenda ha preso le difese delle forze dell’ordine, definendole “terrorizzate dall’intervenire” a causa dei continui processi mediatici, e ha bollato come un “errore gravissimo” la scelta del sindaco di Bologna di convocare una manifestazione prima che la magistratura abbia chiarito i fatti di cronaca sul caso Fakir. 🏛️🔒Il segretario di Azione ha svelato inoltre retroscena inquietanti sulle piazze italiane, parlando di “finte fughe dal palco” concordate tra autorità e antagonisti, e ha rilanciato la necessità di una forza centrale, riformatrice e basata sul merito per affrontare un mondo che “sta cadendo intorno a noi”. Spazio infine a un duro affondo macroeconomico contro il Movimento 5 Stelle: “Hanno preso in giro i cittadini e fatto saltare il bilancio pubblico”, ha attaccato Calenda, ricordando di essersi iscritto al Pd anni fa proprio per contrastare l’ondata del populismo pentastellato. 💼🇮🇹👇 Condividi l’opinione di Calenda sulla necessità di una maggiore fermezza istituzionale contro i movimenti antagonisti? Dicci la tua nei commenti!#CarloCalenda #Azione #FilorossoRai3 #AntoninoMonteleone #ForzeDellOrdine #CentriSociali #Bologna #Movimento5Stelle #BilancioPubblico #PoliticaItaliana

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Calenda Filorosso

Roma – Nel quadro del dibattito contemporaneo sulle politiche di ordine pubblico, sulla sicurezza urbana e sul riposizionamento delle coalizioni parlamentari in Italia, le dichiarazioni dei leader politici ridefiniscono quotidianamente i confini delle alleanze strategiche. Nel corso della settima puntata della trasmissione di approfondimento giornalistico “Filorosso”, in onda su Rai 3 e condotta da Antonino Monteleone con Adele Grossi, il segretario nazionale di Azione, Carlo Calenda, ha rilasciato una dura e articolata intervista. Il leader centrista ha formulato una severa requisitoria politica nei confronti dei partiti della sinistra massimalista, denunciando l’esistenza di una sistematica e latente tolleranza ideologica verso le condotte violente perpetrate dalle galassie dei centri sociali, dalle frange oltranziste dei movimenti No Tav e da altre realtà dell’antagonismo extraparlamentare. Calenda ha arricchito la propria analisi rievocando una memoria biografica e documentale, ricordando le minacce personali subite in passato da parte delle cellule del movimento No Tap durante l’esercizio delle sue funzioni ministeriali.

La tutela delle forze dell’ordine e la critica al sindaco di Bologna

Un asse centrale dell’intervento di Calenda ha riguardato lo scrutinio dei protocolli operativi della Polizia di Stato e l’esigenza di preservare l’autorevolezza dello Stato di diritto dinanzi alle pressioni della magistratura mediatica. L’esponente riformista ha invitato a una rigorosa prudenza istituzionale prima di formulare giudizi sommari su episodi di cronaca non ancora interamente vagliati dagli organi inquirenti: «Giudicare l’operato delle forze dell’ordine senza avere tutti gli elementi è una cosa estremamente delicata. Girando per l’Italia, ho notato che le Forze dell’ordine sono terrorizzate di fare qualunque intervento. Per questo io sono estremamente cauto». In questa cornice critica, il segretario di Azione ha censurato con fermezza la scelta politica del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, reo di aver promosso una manifestazione pubblica prima del consolidamento delle risultanze investigative sul caso Fakir, qualificandola come un errore amministrativo gravissimo che rischia di legittimare la messa a ferro e fuoco del capoluogo emiliano in assenza di prove di abusivismo.

Le regie occulte delle manifestazioni e il paradosso della percezione di insicurezza

L’analisi sociologica del leader di Azione si è spinta fino alla decostruzione delle dinamiche di piazza, evidenziando una fittizia e preoccupante indulgenza da parte di alcune autorità locali verso le sigle della contestazione urbana. Calenda ha denunciato un preciso modus operandi in cui i rappresentanti delle istituzioni sul palco giungerebbero a compromessi logistici con gli antagonisti, orchestrando finte ritirate per consentire a questi ultimi di monopolizzare la parola pubblica a danno della legalità democratica. Sul piano macroeconomico e statistico della sicurezza pubblica, il senatore ha evidenziato un chiaro paradosso: sebbene le rilevazioni quantitative ufficiali dimostrino un costante e strutturale miglioramento dei dati generali sulla criminalità, persiste nella cittadinanza una forte e comprensibile percezione di insicurezza, alimentata dai fenomeni degradanti della delinquenza diffusa e della micro-criminalità nei quartieri periferici, dinamiche che richiedono soluzioni basate sul merito e non sulle contrapposizioni faziose.

La nascita del polo riformatore e la requisitoria sul bilancio contro il M5S

In ultima analisi, l’intervista a “Filorosso” ha permesso a Carlo Calenda di ribadire gli obiettivi di posizionamento a medio termine di Azione, focalizzati sull’edificazione di una solida forza di centro, caratterizzata da una spiccata cultura di governo e da una dottrina marcatamente riformatrice e atlantista, indispensabile in una fase geopolitica globale segnata dal collasso dei vecchi equilibri internazionali. Il segretario ha infine indirizzato una durissima filippica macro-finanziaria contro il Movimento 5 Stelle, accusando la leadership pentastellata di aver sistematicamente ingannato i contribuenti italiani attraverso politiche di spesa assistenziali e bonus fiscali deregolamentati: «Hanno fatto saltare il bilancio pubblico nazionale». Calenda ha concluso il proprio intervento ricordando la sua storica iscrizione al Partito Democratico, avvenuta precisamente come argine democratico e repubblicano dinanzi all’ascesa elettorale e populiata del primo grillismo nel Paese.

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Attualità

Caso Fakir, l’avvocato Bordoni a Filorosso: poliziotti prudenti

3. RIASSUNTO FACEBOOK (Opzioni Jetpack)🚨 CASO FAKIR A “FILOROSSO”: L’AVVOCATO BORDONI DIFENDE I POLIZIOTTI E BOCCIA LA GIUSTIZIA DI PIAZZA”I processi si fanno in tribunale, non in piazza”. Nel corso della puntata di ieri sera di “Filorosso” su Rai 3, l’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti indagati per la morte di Fakir Abderrhaim nel quartiere Pilastro di Bologna, ha difeso con fermezza e rigore l’operato degli agenti, criticando duramente le strumentalizzazioni politiche e i tentativi di processo mediatico. 🏛️🔒Analizzando le immagini della bodycam, l’avvocato ha spiegato che la condotta dei poliziotti è stata improntata alla massima prudenza e al costante dialogo verbale. Il contenimento fisico è avvenuto in tempi brevissimi e con modalità congrue, e la ferita al volto dell’uomo sarebbe avvenuta accidentalmente quando quest’ultimo ha tentato di divincolarsi mentre era posizionato in sicurezza sul fianco. Bordoni ha ricordato che gli agenti hanno allertato immediatamente i soccorsi medici sanitari non appena si sono accorti delle precarie condizioni del fermato. Il penalista ha infine difeso l’istituto dello “scudo penale” per tutelare le forze dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni, chiedendo di lasciare alla Magistratura tutto il tempo necessario per completare gli accertamenti d’ufficio senza pressioni esterne. 💼 visualizzazioni👇 Sei d’accordo con le parole dell’avvocato Bordoni sulla necessità di attendere le sentenze nei tribunali senza emettere giudizi sommari sui social? Esprimi la tua opinione nei commenti!#FilorossoRai3 #CasoFakir #GabrieleBordoni #ForzeDellOrdine #BolognaPilastro #BodycamPolizia #PresunzioneInnocenza #DirittoEGiustizia #AntoninoMonteleone

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Gabriele Bordoni

Roma – Nel delicato dibattito costituzionale e giurisprudenziale relativo ai confini della responsabilità penale dei pubblici ufficiali e all’uso legittimo della forza, il rispetto del principio di presunzione di innocenza e la terzietà degli organi inquirenti rappresentano garanzie fondamentali dello Stato di diritto. Nel corso dell’ultima puntata della trasmissione di approfondimento giornalistico “Filorosso”, in onda su Rai 3 e condotta da Antonino Monteleone con Adele Grossi, l’avvocato bolognese Gabriele Bordoni è intervenuto in qualità di legale difensore dei due agenti di polizia iscritti nel registro degli indagati per il caso Fakir Abderrhaim. Il penalista ha espresso una ferma censura nei confronti dei tentativi di spettacolarizzazione e di politicizzazione della vicenda giudiziaria, stigmatizzando le manifestazioni di piazza promosse dalle sigle antagoniste nel quartiere Pilastro di Bologna: «Un magistrato equilibrato ha detto che i processi si fanno in tribunale. Invocare una giustizia in piazza quando c’è una Procura che sta operando correttamente non aiuta ad accertare la verità».

La ricostruzione difensiva delle fasi del fermo: il contatto verbale

L’analisi tecnica e documentale illustrata dall’avvocato Bordoni si fonda sullo scrutinio analitico dei fotogrammi e delle sequenze registrate dalle bodycam in dotazione alle forze dell’ordine, elementi che, secondo la tesi difensiva, escluderebbero qualsiasi profilo di eccesso colposo o di condotta preterintenzionale da parte degli operatori della Polizia di Stato. Il legale ha evidenziato come l’intervento iniziale della pattuglia sia stato interamente improntato alla dottrina della massima prudenza e della de-escalation verbale, privilegiando il contatto comunicativo nel tentativo di ricondurre il soggetto alla calma. La transizione verso la coazione fisica e il contenimento a terra si sarebbe resa necessaria esclusivamente in un secondo momento, consumandosi in un lasso temporale estremamente ridotto e mediante l’applicazione dei protocolli standard di sicurezza: «Non c’è nessun gesto di violenza, nessun gesto estremo. Se uno osserva il loro operato vede che hanno fatto tutte scelte prudenti. Tutto può essere migliorato, ma loro hanno gestito la situazione nel migliore dei modi».

Il posizionamento sul fianco e la richiesta tempestiva dei soccorsi sanitari

Un passaggio cruciale della retrospettiva medico-legale offerta dal penalista a “Filorosso” attiene alla genesi delle lesioni e delle ferite ematiche visibili sul volto di Fakir Abderrhaim. Secondo la ricostruzione difensiva, una volta completata la manovra di atterramento, gli agenti avrebbero correttamente posizionato l’uomo in decubito laterale (sul fianco) per preservarne la pervietà delle vie respiratorie ed evitarne l’asfissia posizionale; in quel frangente, tuttavia, il soggetto sarebbe riuscito a divincolarsi autonomamente sul terreno sconnesso, provocandosi accidentalmente i traumi riscontrati. Bordoni ha inoltre rimarcato la correttezza deontologica e il profondo senso dello Stato dimostrato dai due poliziotti, i quali, avvedendosi della precarietà dei parametri emodinamici del fermato, hanno inoltrato una tempestiva e immediata richiesta di intervento alla centrale operativa del 118, sollecitando l’invio sul posto di un’equipe medica d’urgenza per la stabilizzazione del paziente.

La dottrina dello scudo penale e la dilazione dei termini investigativi

In ultima analisi, l’intervento dell’avvocato Bordoni ha affrontato due macro-tematiche di stretta attualità legislativa e di forte rilievo per la tutela dei dipendenti della pubblica sicurezza: l’istituto giuridico dello “scudo penale” e i tempi della procedura penale. Il legale ha difeso la legittimità costituzionale e la razionalità organizzativa dello scudo protettivo, descrivendolo come uno strumento normativo indispensabile per evitare che i servitori dello Stato siano sistematicamente esposti a ritorsioni giudiziarie o a paralizzanti azioni di risarcimento danni nello svolgimento quotidiano delle loro funzioni istituzionali. Il difensore ha infine invitato l’opinione pubblica e la politica locale a concedere alla Procura della Repubblica di Cassino e ai magistrati inquirenti il tempo tecnico necessario per completare gli esami autoptici e le perizie tossicologiche, sottolineando come il superamento dei termini ordinari di indagine sia una garanzia di rigore scientifico preferibile a una frettolosa e fallace archiviazione del caso.

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Decreto carburanti, Cdm approva il taglio delle accise: 17 centesimi sul gasolio

🚨 CARO CARBURANTI: IL GOVERNO APPROVA IL DECRETO CON IL TAGLIO DELLE ACCISE SUL DIESELIntervento d’urgenza a Palazzo Chigi contro l’impennata dei prezzi dell’energia. Il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto-legge che introduce uno sconto immediato sulle accise del gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro, attivo dalla mezzanotte di oggi e valido fino al 6 agosto 2026. Un’operazione da 125 milioni di euro definita dalla Premier Giorgia Meloni “tempestiva e responsabile” per sostenere le famiglie, i trasporti e l’agricoltura di fronte ai rincari internazionali generati dai conflitti geopolitici. ⛽📉Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato le coperture tramite i passati incassi delle accise mobili e i fondi strutturali, blindando il settore dei tabacchi: l’ipotesi di aumentare il prezzo delle sigarette è stata scartata dopo il veto di Lega e Forza Italia per tutelare la filiera agricola ed evitare il contrabbando. Nonostante i dati Mimit vedano la benzina a 1,982 euro e il diesel al self a 2,185 euro, durissima è la reazione dei consumatori. L’Unione Nazionale Consumatori e il Codacons bocciano il provvedimento come un “pannicello caldo” insufficiente, poiché esclude la benzina e manterrà comunque il gasolio sopra i 2 euro al litro proprio a ridosso dell’esodo estivo. Il Governo tornerà a riunirsi in Cdm il 4 agosto per decidere le proroghe. 💸🇮🇹👇 Ritieni che lo sconto di 17 centesimi sul solo gasolio sia sufficiente a proteggere i bilanci delle famiglie per i viaggi estivi? Raccontacelo nei commenti!#CaroBenzina #DecretoCarburanti #AcciseMobili #GovernoMeloni #Mef #GiancarloGiorgetti #Mimit #Consumatori #WelfareFinanziario

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Roma – Nel quadro delle risposte d’urgenza volte a contenere gli effetti della volatilità dei mercati energetici internazionali sul sistema produttivo e sui consumi delle famiglie, il Consiglio dei Ministri ha formalmente approvato il nuovo decreto-legge carburanti. Il provvedimento introduce uno sconto immediato sulle accise del gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro (comprensivo di Iva), con efficacia temporale stabilita a partire dalla mezzanotte tra il 27 e il 28 luglio e fino alla scadenza del 6 agosto 2026. L’operazione, che comporta uno stanziamento complessivo stimato in circa 125 milioni di euro, è stata definita dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, come una misura tempestiva e responsabile, calibrata sulla base delle limitate risorse finanziarie disponibili e concepita per proteggere i comparti più esposti al caro energia, quali l’autotrasporto, la logistica e l’agricoltura, penalizzati dalle recenti fiammate dei listini alla pompa causate dalle tensioni geopolitiche globali [1].

La struttura delle coperture e il rifiuto della tassa sui tabacchi

L’architettura finanziaria del decreto, illustrata in conferenza stampa dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, poggia su un mix di canali di finanziamento straordinari per evitare scostamenti di bilancio. Le coperture vengono parzialmente assicurate dal meccanismo delle accise mobili relative ai flussi del mese pregresso, cui si sommano i proventi derivanti dalle sanzioni irrogate dall’Antitrust e quote attinte dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (Fispe). Un elemento di forte rilevanza politica è il mancato ricorso al prelievo fiscale sui tabacchi: l’ipotesi di incrementare le accise sulle sigarette è stata tassativamente scartata a seguito dell’opposizione di Lega e Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani ha rimarcato come un aumento della tassazione sui tabacchi avrebbe alimentato il mercato nero e danneggiato la filiera agricola manifatturiera. Il decreto provvede inoltre a rinnovare fino a luglio il contributo straordinario a favore degli autotrasportatori e a confermare il credito d’imposta per il settore primario [1].

I dati Mimit dei prezzi alla pompa e le oscillazioni dei mercati spot

L’urgenza del decreto è corroborata dalle rilevazioni ufficiali diffuse dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che fotografano i listini al 27 luglio ai massimi storici da diversi mesi: la benzina in modalità self-service ha toccato una media nazionale di 1,982 euro al litro (picco da ottobre 2023), mentre il diesel self si è attestato a 2,185 euro al litro, valore che non si registrava da marzo 2022. Sul fronte dei mercati internazionali delle materie prime si rileva tuttavia un’inversione di tendenza indotta dalla parziale sospensione delle ostilità nel quadrante mediorientale tra Stati Uniti e Iran, evento che ha ricondotto la quotazione del greggio di tipo Brent al di sotto dei 91 dollari al barile e l’indice Wti sotto gli 84 dollari. Giorgetti ha espresso l’auspicio che tale contrazione delle quotazioni spot possa riflettersi a breve in una riduzione spontanea dei prezzi industriali alla pompa, annunciando un monitoraggio quotidiano e la convocazione di un nuovo Consiglio dei Ministri per il prossimo 4 agosto al fine di valutare la proroga del calmiere oltre la scadenza del 6 agosto [1].

La dura reazione dei consumatori: il “topolino” delle sigle sindacali

Le misure di mitigazione varate dall’esecutivo sono state accolte da una diffusa e severa ondata di critiche da parte delle principali associazioni a tutela dei consumatori, che giudicano il taglio parziale e insufficiente ad arginare la stangata sulle partenze estive. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha censurato la totale esclusione della benzina dal decreto — che in autostrada viaggia stabilmente a 2,071 euro al litro —, definendo l’operazione un “topolino” normativo che manterrà il prezzo medio del gasolio sopra la soglia dei 2 euro sulla rete stradale (a quota 2,014 euro) e a 2,084 euro sui tratti autostradali, a fronte di una richiesta di sconti lineari pari a 25 centesimi sul diesel e 15 sulla benzina. Sulla stessa linea d’onda si collocano i rilievi del Codacons, secondo cui il risparmio medio per pieno si limiterà ad appena 8,5 euro, e la formale bocciatura del Movimento Difesa del Cittadino, il quale ha liquidato il decreto come un mero “pannicello caldo”, invocando riforme strutturali contro le speculazioni della filiera energetica [1].

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Economia

“Quiet Quitting”: perché i giovani lavoratori rifiutano gli straordinari

🚨 RIVOLUZIONE LAVORO: COS’È IL QUIET QUITTING E PERCHÉ I GIOVANI RIFIUTANO GLI STRAORDINARIUna rivoluzione silenziosa sta travolgendo gli uffici di tutta Italia e spiazzando i manager delle grandi aziende! Si chiama “Quiet Quitting” ed è il nuovo trend generazionale che vede Millennials e Generazione Z rifiutare categoricamente la cultura del sacrificio totale e della performance esasperata. I giovani scelgono di fare rigorosamente solo ciò che è previsto dal contratto, dicendo no a straordinari non pagati, mail nel weekend e reperibilità h24. 💼🚫Non si tratta di pigrizia, ma di una scelta consapevole per difendere la salute mentale e combattere il burnout. Di fronte al fallimento della vecchia mentalità del “vivere per lavorare”, i giovani professionisti rimettono al centro la vita reale, le passioni e il tempo libero, trasformando il bilanciamento tra vita e lavoro nel nuovo vero status symbol. Le aziende sono ora costrette a cambiare rotta, offrendo settimana corta, smart working e reale flessibilità per non perdere i propri talenti migliori. 🌍🧠✨👇 Saresti d’accordo nel fare solo il minimo indispensabile sul posto di lavoro per proteggere il tuo tempo libero? Raccontacelo nei commenti!#QuietQuitting #FuturoDelLavoro #GenerazioneZ #WelfareAziendale #SaluteMentale #SmartWorking #HustleCulture #Trend2026 #RisorseUmane

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Quiet Quitting

Milano – Nel mercato del lavoro globale, profondamente trasformato dalle dinamiche post-pandemiche e dalla digitalizzazione dei processi produttivi, si sta affermando una rivoluzione culturale silenziosa che scardina i vecchi dogmi del professionismo tradizionale. Il fenomeno del cosiddetto “Quiet Quitting” (abbandono silenzioso), ovvero la scelta consapevole dei dipendenti di svolgere esclusivamente le mansioni previste dal proprio contratto senza concedere straordinari o disponibilità fuori orario, ha cessato di essere una tendenza passeggera per trasformarsi in una precisa dottrina generazionale. La Generazione Z e i Millennials stanno riscrivendo le regole del welfare aziendale, rifiutando la cultura della performance esasperata e l’identificazione della realizzazione personale con il successo manageriale. Questa inversione di tendenza solleva interrogativi cruciali per i dipartimenti delle risorse umane delle grandi imprese, costretti a misurarsi con una forza lavoro che non risponde più agli incentivi monetari tradizionali ma esige una netta e invalicabile separazione tra la vita privata e i doveri professionali.

La crisi della Hustle Culture e il primato della salute mentale

Per decodificare le cause profonde di questo ammutinamento silenzioso, è necessario analizzare il fallimento della “Hustle Culture”, la retorica dello sforzo costante e del sacrificio totale che ha caratterizzato il mercato del lavoro nell’ultimo ventennio. La continua reperibilità garantita da smartphone e applicazioni di messaggistica aziendale ha progressivamente eroso i confini del tempo libero, determinando un incremento strutturale dei casi di sindrome da burnout, disturbi d’ansia e stress cronico tra i giovani professionisti europei. I dati clinici pubblicati dagli osservatori sociali evidenziano come il Quiet Quitting non sia un atto di pigrizia o disimpegno, bensì un fondamentale presidio di autotutela psicologica. L’adozione del distacco emotivo dalle dinamiche dell’ufficio consente ai lavoratori di preservare le proprie energie vitali, investendole nella socialità reale, nelle passioni personali e nella cura del proprio benessere biologico, ridefinendo il concetto stesso di successo esistenziale.

Il paradosso della produttività e le nuove metriche delle risorse umane

I riflessi manageriali di questo mutamento antropologico stanno ridisegnando le strategie di gestione del personale all’interno delle multinazionali e delle piccole e medie imprese. I vecchi modelli organizzativi, focalizzati sul monitoraggio quantitativo delle ore trascorse in ufficio o sulla disponibilità passiva del dipendente, si dimostrano totalmente inefficaci dinanzi a una generazione che valuta il proprio operato esclusivamente sulla base dei risultati oggettivi conseguiti. I report di settore evidenziano come le aziende più illuminate stiano abbandonando le logiche del controllo gerarchico per introdurre metriche di valutazione basate sullo smart working strutturato, sulla flessibilità oraria e sulla settimana corta a parità di salario. Questo approccio flessibile permette di disinnescare i conflitti interni e di mantenere alti i livelli di produttività aziendale, assecondando la richiesta di un ambiente lavorativo trasparente, meritocratico e rispettoso dei tempi della persona.

Il Work-Life Balance come status symbol e il futuro del mercato del lavoro

In ultima analisi, la ricerca di un perfetto equilibrio tra professione e vita privata (Work-Life Balance) si sta convertendo nel principale status symbol per le nuove generazioni di lavoratori, superando l’attrattiva del prestigio della carica o del livello retributivo. Nelle trattative di selezione e nei colloqui di assunzione, la presenza di pacchetti di welfare aziendale legati al supporto psicologico, ai congedi parentali estesi e al tempo libero garantito costituisce il fattore decisivo per l’attrazione e la ritenzione dei migliori talenti sul mercato. Questo trend lancia un monito severo alla classe dirigente e alle associazioni di categoria, dimostrando empiricamente che il futuro dello sviluppo industriale e la crescita economica del Paese passeranno inevitabilmente dalla capacità del sistema produttivo di porre un limite invalicabile all’ingerenza del lavoro nella quotidianità, edificando un mercato fondato sulla dignità della persona e sulla legalità contrattuale.

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