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Attualità

Decreto carburanti, Cdm approva il taglio delle accise: 17 centesimi sul gasolio

🚨 CARO CARBURANTI: IL GOVERNO APPROVA IL DECRETO CON IL TAGLIO DELLE ACCISE SUL DIESELIntervento d’urgenza a Palazzo Chigi contro l’impennata dei prezzi dell’energia. Il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto-legge che introduce uno sconto immediato sulle accise del gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro, attivo dalla mezzanotte di oggi e valido fino al 6 agosto 2026. Un’operazione da 125 milioni di euro definita dalla Premier Giorgia Meloni “tempestiva e responsabile” per sostenere le famiglie, i trasporti e l’agricoltura di fronte ai rincari internazionali generati dai conflitti geopolitici. ⛽📉Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato le coperture tramite i passati incassi delle accise mobili e i fondi strutturali, blindando il settore dei tabacchi: l’ipotesi di aumentare il prezzo delle sigarette è stata scartata dopo il veto di Lega e Forza Italia per tutelare la filiera agricola ed evitare il contrabbando. Nonostante i dati Mimit vedano la benzina a 1,982 euro e il diesel al self a 2,185 euro, durissima è la reazione dei consumatori. L’Unione Nazionale Consumatori e il Codacons bocciano il provvedimento come un “pannicello caldo” insufficiente, poiché esclude la benzina e manterrà comunque il gasolio sopra i 2 euro al litro proprio a ridosso dell’esodo estivo. Il Governo tornerà a riunirsi in Cdm il 4 agosto per decidere le proroghe. 💸🇮🇹👇 Ritieni che lo sconto di 17 centesimi sul solo gasolio sia sufficiente a proteggere i bilanci delle famiglie per i viaggi estivi? Raccontacelo nei commenti!#CaroBenzina #DecretoCarburanti #AcciseMobili #GovernoMeloni #Mef #GiancarloGiorgetti #Mimit #Consumatori #WelfareFinanziario

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Roma – Nel quadro delle risposte d’urgenza volte a contenere gli effetti della volatilità dei mercati energetici internazionali sul sistema produttivo e sui consumi delle famiglie, il Consiglio dei Ministri ha formalmente approvato il nuovo decreto-legge carburanti. Il provvedimento introduce uno sconto immediato sulle accise del gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro (comprensivo di Iva), con efficacia temporale stabilita a partire dalla mezzanotte tra il 27 e il 28 luglio e fino alla scadenza del 6 agosto 2026. L’operazione, che comporta uno stanziamento complessivo stimato in circa 125 milioni di euro, è stata definita dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, come una misura tempestiva e responsabile, calibrata sulla base delle limitate risorse finanziarie disponibili e concepita per proteggere i comparti più esposti al caro energia, quali l’autotrasporto, la logistica e l’agricoltura, penalizzati dalle recenti fiammate dei listini alla pompa causate dalle tensioni geopolitiche globali [1].

La struttura delle coperture e il rifiuto della tassa sui tabacchi

L’architettura finanziaria del decreto, illustrata in conferenza stampa dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, poggia su un mix di canali di finanziamento straordinari per evitare scostamenti di bilancio. Le coperture vengono parzialmente assicurate dal meccanismo delle accise mobili relative ai flussi del mese pregresso, cui si sommano i proventi derivanti dalle sanzioni irrogate dall’Antitrust e quote attinte dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (Fispe). Un elemento di forte rilevanza politica è il mancato ricorso al prelievo fiscale sui tabacchi: l’ipotesi di incrementare le accise sulle sigarette è stata tassativamente scartata a seguito dell’opposizione di Lega e Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani ha rimarcato come un aumento della tassazione sui tabacchi avrebbe alimentato il mercato nero e danneggiato la filiera agricola manifatturiera. Il decreto provvede inoltre a rinnovare fino a luglio il contributo straordinario a favore degli autotrasportatori e a confermare il credito d’imposta per il settore primario [1].

I dati Mimit dei prezzi alla pompa e le oscillazioni dei mercati spot

L’urgenza del decreto è corroborata dalle rilevazioni ufficiali diffuse dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che fotografano i listini al 27 luglio ai massimi storici da diversi mesi: la benzina in modalità self-service ha toccato una media nazionale di 1,982 euro al litro (picco da ottobre 2023), mentre il diesel self si è attestato a 2,185 euro al litro, valore che non si registrava da marzo 2022. Sul fronte dei mercati internazionali delle materie prime si rileva tuttavia un’inversione di tendenza indotta dalla parziale sospensione delle ostilità nel quadrante mediorientale tra Stati Uniti e Iran, evento che ha ricondotto la quotazione del greggio di tipo Brent al di sotto dei 91 dollari al barile e l’indice Wti sotto gli 84 dollari. Giorgetti ha espresso l’auspicio che tale contrazione delle quotazioni spot possa riflettersi a breve in una riduzione spontanea dei prezzi industriali alla pompa, annunciando un monitoraggio quotidiano e la convocazione di un nuovo Consiglio dei Ministri per il prossimo 4 agosto al fine di valutare la proroga del calmiere oltre la scadenza del 6 agosto [1].

La dura reazione dei consumatori: il “topolino” delle sigle sindacali

Le misure di mitigazione varate dall’esecutivo sono state accolte da una diffusa e severa ondata di critiche da parte delle principali associazioni a tutela dei consumatori, che giudicano il taglio parziale e insufficiente ad arginare la stangata sulle partenze estive. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha censurato la totale esclusione della benzina dal decreto — che in autostrada viaggia stabilmente a 2,071 euro al litro —, definendo l’operazione un “topolino” normativo che manterrà il prezzo medio del gasolio sopra la soglia dei 2 euro sulla rete stradale (a quota 2,014 euro) e a 2,084 euro sui tratti autostradali, a fronte di una richiesta di sconti lineari pari a 25 centesimi sul diesel e 15 sulla benzina. Sulla stessa linea d’onda si collocano i rilievi del Codacons, secondo cui il risparmio medio per pieno si limiterà ad appena 8,5 euro, e la formale bocciatura del Movimento Difesa del Cittadino, il quale ha liquidato il decreto come un mero “pannicello caldo”, invocando riforme strutturali contro le speculazioni della filiera energetica [1].

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Economia

“Quiet Quitting”: perché i giovani lavoratori rifiutano gli straordinari

🚨 RIVOLUZIONE LAVORO: COS’È IL QUIET QUITTING E PERCHÉ I GIOVANI RIFIUTANO GLI STRAORDINARIUna rivoluzione silenziosa sta travolgendo gli uffici di tutta Italia e spiazzando i manager delle grandi aziende! Si chiama “Quiet Quitting” ed è il nuovo trend generazionale che vede Millennials e Generazione Z rifiutare categoricamente la cultura del sacrificio totale e della performance esasperata. I giovani scelgono di fare rigorosamente solo ciò che è previsto dal contratto, dicendo no a straordinari non pagati, mail nel weekend e reperibilità h24. 💼🚫Non si tratta di pigrizia, ma di una scelta consapevole per difendere la salute mentale e combattere il burnout. Di fronte al fallimento della vecchia mentalità del “vivere per lavorare”, i giovani professionisti rimettono al centro la vita reale, le passioni e il tempo libero, trasformando il bilanciamento tra vita e lavoro nel nuovo vero status symbol. Le aziende sono ora costrette a cambiare rotta, offrendo settimana corta, smart working e reale flessibilità per non perdere i propri talenti migliori. 🌍🧠✨👇 Saresti d’accordo nel fare solo il minimo indispensabile sul posto di lavoro per proteggere il tuo tempo libero? Raccontacelo nei commenti!#QuietQuitting #FuturoDelLavoro #GenerazioneZ #WelfareAziendale #SaluteMentale #SmartWorking #HustleCulture #Trend2026 #RisorseUmane

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Quiet Quitting

Milano – Nel mercato del lavoro globale, profondamente trasformato dalle dinamiche post-pandemiche e dalla digitalizzazione dei processi produttivi, si sta affermando una rivoluzione culturale silenziosa che scardina i vecchi dogmi del professionismo tradizionale. Il fenomeno del cosiddetto “Quiet Quitting” (abbandono silenzioso), ovvero la scelta consapevole dei dipendenti di svolgere esclusivamente le mansioni previste dal proprio contratto senza concedere straordinari o disponibilità fuori orario, ha cessato di essere una tendenza passeggera per trasformarsi in una precisa dottrina generazionale. La Generazione Z e i Millennials stanno riscrivendo le regole del welfare aziendale, rifiutando la cultura della performance esasperata e l’identificazione della realizzazione personale con il successo manageriale. Questa inversione di tendenza solleva interrogativi cruciali per i dipartimenti delle risorse umane delle grandi imprese, costretti a misurarsi con una forza lavoro che non risponde più agli incentivi monetari tradizionali ma esige una netta e invalicabile separazione tra la vita privata e i doveri professionali.

La crisi della Hustle Culture e il primato della salute mentale

Per decodificare le cause profonde di questo ammutinamento silenzioso, è necessario analizzare il fallimento della “Hustle Culture”, la retorica dello sforzo costante e del sacrificio totale che ha caratterizzato il mercato del lavoro nell’ultimo ventennio. La continua reperibilità garantita da smartphone e applicazioni di messaggistica aziendale ha progressivamente eroso i confini del tempo libero, determinando un incremento strutturale dei casi di sindrome da burnout, disturbi d’ansia e stress cronico tra i giovani professionisti europei. I dati clinici pubblicati dagli osservatori sociali evidenziano come il Quiet Quitting non sia un atto di pigrizia o disimpegno, bensì un fondamentale presidio di autotutela psicologica. L’adozione del distacco emotivo dalle dinamiche dell’ufficio consente ai lavoratori di preservare le proprie energie vitali, investendole nella socialità reale, nelle passioni personali e nella cura del proprio benessere biologico, ridefinendo il concetto stesso di successo esistenziale.

Il paradosso della produttività e le nuove metriche delle risorse umane

I riflessi manageriali di questo mutamento antropologico stanno ridisegnando le strategie di gestione del personale all’interno delle multinazionali e delle piccole e medie imprese. I vecchi modelli organizzativi, focalizzati sul monitoraggio quantitativo delle ore trascorse in ufficio o sulla disponibilità passiva del dipendente, si dimostrano totalmente inefficaci dinanzi a una generazione che valuta il proprio operato esclusivamente sulla base dei risultati oggettivi conseguiti. I report di settore evidenziano come le aziende più illuminate stiano abbandonando le logiche del controllo gerarchico per introdurre metriche di valutazione basate sullo smart working strutturato, sulla flessibilità oraria e sulla settimana corta a parità di salario. Questo approccio flessibile permette di disinnescare i conflitti interni e di mantenere alti i livelli di produttività aziendale, assecondando la richiesta di un ambiente lavorativo trasparente, meritocratico e rispettoso dei tempi della persona.

Il Work-Life Balance come status symbol e il futuro del mercato del lavoro

In ultima analisi, la ricerca di un perfetto equilibrio tra professione e vita privata (Work-Life Balance) si sta convertendo nel principale status symbol per le nuove generazioni di lavoratori, superando l’attrattiva del prestigio della carica o del livello retributivo. Nelle trattative di selezione e nei colloqui di assunzione, la presenza di pacchetti di welfare aziendale legati al supporto psicologico, ai congedi parentali estesi e al tempo libero garantito costituisce il fattore decisivo per l’attrazione e la ritenzione dei migliori talenti sul mercato. Questo trend lancia un monito severo alla classe dirigente e alle associazioni di categoria, dimostrando empiricamente che il futuro dello sviluppo industriale e la crescita economica del Paese passeranno inevitabilmente dalla capacità del sistema produttivo di porre un limite invalicabile all’ingerenza del lavoro nella quotidianità, edificando un mercato fondato sulla dignità della persona e sulla legalità contrattuale.

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UGL Matera, Giordano sui controlli: “Serve operazione verità”

🚨 BUFERA ISPEZIONI A MATERA: L’UGL DENUNCIA PRESUNTE “SOFFIATE” ALLE AZIENDE E CHIEDE CHIAREZZA SULLA SICUREZZAUn fatto di estrema gravità che mette a rischio la credibilità dello Stato e la sicurezza dei lavoratori. Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, interviene duramente sulle indiscrezioni relative a un’azienda che avrebbe conosciuto in anticipo un’ispezione programmata a seguito di una denuncia sindacale. “Serve un’operazione verità immediata”, attacca il sindacato, evidenziando come una fuga di notizie simile distrugga la funzione stessa dei controlli e tradisca i lavoratori che trovano il coraggio di segnalare le violazioni. 🕵️‍♂️🔒L’UGL allarga l’allarme all’intera area del Metapontino, denunciando come durante la stagione estiva — tra stabilimenti balneari, ristorazione e turismo — aumentino i casi di lavoro nero o “grigio”, il mancato rispetto dei contratti e le carenze nei presidi antinfortunistici. Giordano chiede al Governo e alla Regione la nascita di un piano permanente e protetto di vigilanza interforze tra Ispettorato del Lavoro, INPS, INAIL e Asl per colpire chi aggira le norme e difendere le aziende sane dalla concorrenza sleale. La legalità non può essere stagionale! 💼🇮🇹👇 Ritieni che le sanzioni per le aziende che violano le norme sulla sicurezza sul lavoro debbano essere inasprite? Scrivilo nei commenti!#UGLMatera #PinoGiordano #SicurezzaSulLavoro #IspettoratoDelLavoro #Metapontino #LavoroNero #LegalitàEImpresa #BasilicataLavoro

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Matera – Nell’architettura del moderno mercato del lavoro e delle tutele costituzionali del cittadino, l’efficacia e l’imparzialità dei sistemi di vigilanza e ispezione rappresentano i pilastri fondamentali per garantire la sicurezza interna delle aziende e la leale concorrenza tra le imprese. Un gravissimo caso di cronaca sindacale e amministrativa sta scuotendo in queste ore la provincia lucana, a seguito di notizie diffuse dagli organi di stampa in merito a una presunta fuga di notizie riservate: nello specifico, un’azienda avrebbe appreso in anticipo l’imminente arrivo di un’ispezione degli organi di vigilanza, scaturita da una formale segnalazione di una sigla sindacale. Sulla delicata vicenda è intervenuto con fermezza il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, il quale ha invocato un’immediata “operazione verità” alle autorità competenti. Secondo l’esponente sindacale, se l’indiscrezione venisse confermata dagli accertamenti giudiziari, ci si troverebbe dinanzi a un fatto di estrema gravità, capace di compromettere la credibilità istituzionale dei corpi ispettivi e la stessa funzione dello Stato come garante della legalità.

Il vulnus delle soffiate ispettive e il monitoraggio del Metapontino

La posizione espressa dall’UGL Matera evidenzia come tali anomalie procedurali non costituiscano un fulmine a ciel sereno, ma si inseriscano in un quadro di criticità strutturali che il sindacato denuncia da anni all’interno del distretto economico materano e, in modo particolare, nel quadrante strategico dell’area Metapontina. Quando si sollevano dubbi sulla riservatezza e sulla tenuta del segreto d’ufficio durante le attività di accertamento nei cantieri o negli stabilimenti, viene meno la funzione stessa del controllo ispettivo, il quale deve potersi consumare senza preavvisi impropri o illegittimi. La trasparenza e la netta separazione tra l’organo controllante e il soggetto sottoposto a verifica costituiscono la base logistica per la tutela di quei lavoratori che trovano il coraggio civile di denunciare abusi, carenze nei dispositivi di protezione individuale o violazioni dei protocolli di sicurezza, e che rischiano di trovarsi esposti a ritorsioni aziendali a causa di soffiate infedeli.

L’escalation estiva delle irregolarità: lavoro nero e grigio nella movida

L’analisi del segretario provinciale allarga l’orizzonte macroeconomico alle dinamiche occupazionali che caratterizzano la stagione estiva lungo il litorale jonico e nei centri a forte vocazione ricettiva della provincia. Durante i mesi di massimo afflusso turistico, i comparti della ristorazione, degli stabilimenti balneari, dei pubblici esercizi e dell’accoglienza alberghiera registrano un incremento esponenziale della forza lavoro impiegata, parallelamente a un aumento fisiologico delle segnalazioni di irregolarità contrattuali trasmesse agli uffici sindacali. L’UGL mappa una presenza diffusa di fenomeni legati al lavoro “nero” o al lavoro “grigio” — inteso come parziale e fittizia regolarizzazione oraria —, al mancato rispetto dei contratti collettivi nazionali, al superamento dei turni di riposo e a gravi carenze nei presidi di prevenzione degli infortuni. L’assenza di controlli rigorosi e imprevedibili non danneggia esclusivamente la dignità della manovra operaia, ma favorisce una sistematica concorrenza sleale ai danni di quel tessuto di aziende sane che sostengono i costi della legalità.

Il piano permanente di vigilanza e il coordinamento interforze ADM e INL

Per arginare una deriva che rischia di minare la coesione sociale del territorio, l’UGL Matera propone la strutturazione immediata di un piano permanente di vigilanza a livello provinciale, superando la logica degli interventi emergenziali o stagionali. Il sindacato chiede un potenziamento logistico e un coordinamento stabile e integrato tra le diverse articolazioni dello Stato: l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), l’INPS, l’INAIL, i servizi di prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale (ASM) e i comandi territoriali delle Forze dell’Ordine. Solo attraverso una rete investigativa coordinata ed ermetica sotto il profilo della riservatezza sarà possibile restituire autorevolezza alle istituzioni ed estirpare i fenomeni di caporalato e sfruttamento. Giordano conclude riaffermando che l’organizzazione sindacale non farà alcun passo indietro nella difesa dei diritti dei lavoratori, pretendendo che sia fatta piena luce sull’episodio della notifica preventiva e che vengano individuate le singole responsabilità penali e amministrative dei funzionari coinvolti.

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Vertenza CallMat, rinvio al MIMIT: l’analisi dei sindacati lucani

🚨 VERTENZA CALLMAT: SLITTA IL TAVOLO AL MINISTERO. I SINDACATI LUCANI CHIEDONO UN PUNTO DI SVOLTAMassima vigilanza e fermezza istituzionale da parte dei sindacati della Basilicata. Il tavolo ministeriale sulla crisi CallMat, inizialmente previsto al MIMIT per il 29 luglio, è stato ufficialmente rinviato a mercoledì 5 agosto 2026 alle ore 11.00 per consentire l’approfondimento di alcuni elementi di novità emersi nelle ultime ore. Una decisione accolta con cauto ottimismo dalle Segreterie regionali di SLC CGIL, Fistel CISL, UILFPC e UGL Telecomunicazioni, che sperano si tratti del segnale di trattative in corso con nuovi investitori privati. 🏢📉Nel frattempo, si registra il flop del bando promosso dalla Regione Basilicata, conclusosi senza alcuna manifestazione d’interesse. Un esito che conferma le perplessità sollevate dai segretari Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano sulle condizioni previste dall’avviso pubblico. In una nota congiunta, i sindacati avvertono che i lavoratori e le loro famiglie non possono più vivere sospesi tra rinvii e attese: il vertice del 5 agosto dovrà sancire impegni chiari, tempi certi e un progetto industriale serio e duraturo capace di garantire la piena tutela dell’occupazione e il rilancio di una realtà strategica per il territorio lucano. 💼🇮🇹👇 Ritieni che la Regione debba intervenire con maggiori tutele economiche per salvare i posti di lavoro in Basilicata? Scrivilo nei commenti!#VertenzaCallMat #CallMatBasilicata #MIMIT #SindacatiLucani #LavoroETelecomunicazioni #UglTlc #CgilCislUil #WelfareTerritoriale

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MIMIT-Roma

Potenza – Nel complesso scacchiere delle vertenze occupazionali che interessano il comparto dei servizi e delle telecomunicazioni nel Mezzogiorno, la gestione delle crisi aziendali richiede un costante monitoraggio delle dinamiche ministeriali e delle risposte dei mercati industriali. Le Segreterie regionali di SLC CGIL, Fistel CISL, UILFPC e UGL Telecomunicazioni della Basilicata hanno comunicato ufficialmente che il tavolo di confronto istituzionale sulla delicata vertenza CallMat, originariamente programmato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per il prossimo 29 luglio, è stato formalmente differito a mercoledì 5 agosto 2026, alle ore 11.00. Il rinvio, disposto direttamente dalle autorità ministeriali, è motivato dalla necessità tecnica di acquisire e approfondire alcuni elementi di novità documentale emersi nelle ultime ore. Si tratta di una transizione cronologica che le organizzazioni sindacali accolgono con un atteggiamento di cauto ottimismo e vigile preoccupazione, nella speranza che lo slittamento sia propedeutico al consolidamento di trattative reali e non a una sterile strategia di attendismo politico.

Il fallimento del bando regionale e le criticità dell’avviso pubblico

Parallelamente alle evoluzioni del tavolo romano, la vertenza registra un dato oggettivo di fondamentale rilevanza macroeconomica: il bando di gara straordinario promosso dall’amministrazione della Regione Basilicata per l’attrazione di nuovi partner si è concluso senza la presentazione di alcuna manifestazione di interesse ufficiale. Questo esito desertificato convalida ex post le riserve e le criticità tecniche che i sindacati di categoria avevano ripetutamente sollevato fin dal momento della pubblicazione dell’avviso pubblico, giudicato strutturalmente incapace di esercitare una reale forza attrattiva alle condizioni economiche e logistiche previste dal testo. Secondo l’analisi confederale, il fallimento dello strumento regionale non deve tramutarsi in un fattore di smobilitazione, bensì configurarsi come un punto di svolta imprescindibile per azzerare le vecchie strategie e strutturare una nuova programmazione negoziale finalmente efficace, credibile e realmente appetibile per i grandi player del settore del customer care.

La nota congiunta dei segretari: responsabilità e rifiuto della propaganda

A margine della comunicazione del MIMIT, i segretari generali delle quattro sigle lucane — Anna Russelli (SLC CGIL), Vincenzo Piccinni (Fistel CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) — hanno rilasciato una dura nota congiunta per tracciare la linea d’azione in vista del vertice di agosto, riaffermando la centralità del welfare familiare all’interno della disputa industriale: «Sin dalla pubblicazione del bando avevamo espresso le nostre perplessità sulla capacità dello strumento di attrarre investitori alle condizioni previste. L’esito del bando conferma quelle valutazioni. Speriamo quindi che le interlocuzioni in corso con nuovi potenziali soggetti interessati possano portare a costruire una soluzione industriale seria e duratura. Attendiamo quindi il tavolo del 5 agosto con senso di responsabilità e con l’auspicio che possa rappresentare un passaggio decisivo per offrire risposte concrete ai lavoratori e alle loro famiglie». Le parole dei dirigenti evidenziano la volontà di mantenere il confronto su binari di rigoroso pragmatismo, rifiutando le derive della propaganda elettorale.

Gli obiettivi del 5 agosto: clausola sociale e continuità aziendale

In ultima analisi, il sindacato confederale e autonomo ribadisce che la stabilità occupazionale di CallMat rappresenta una priorità non negoziabile per la tenuta del sistema produttivo della Basilicata, un territorio già duramente provato dai processi di deindustrializzazione e dalla contrazione dei livelli occupazionali nel terziario. Le maestranze e le loro famiglie non possono continuare a subire una condizione di perenne precarietà emotiva ed economica scandita da continui rinvii burocratici. Il vertice ministeriale del 5 agosto dovrà pertanto configurarsi come un reale punto di svolta, all’interno del quale il MIMIT e la Regione Basilicata dovranno presentare impegni normativi chiari, cronoprogrammi certi e un piano industriale di rilancio industriale di lungo periodo. L’obiettivo irrinunciabile resta l’applicazione rigorosa della clausola sociale e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, legando la transizione verso i nuovi asset societari alla certezza del reddito e alla dignità professionale dei lavoratori lucani.

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