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LA GUERRA DEI DISTRETTI ELETTORALI: TRUMP E LA BATTAGLIA PER OGNI SINGOLO SEGGIO ALLA CAMERA

Referendum in Virginia Referendum in Virginia

Redazione-  “I repubblicani vogliono rubare abbastanza seggi alla Camera per truccare la prossima elezione…..”. Così l’ex presidente Barack Obama ha cercato di incoraggiare gli elettori dello Stato della Virginia a recarsi alle urne e votare a favore del referendum per ridefinire i collegi elettorali per le prossime elezioni di midterm. Il referendum è stato approvato (51, 5% sì, 48,5% no) e la nuova mappa elettorale potrebbe fare guadagnare 4 seggi ai democratici.

Le mappe elettorali per i distretti elettorali alla Camera sono rivedute ogni dieci anni dopo il censimento per tenere conto dei cambiamenti demografici. Questa volta però il presidente attuale Donald Trump, prevedendo una sconfitta repubblicana alla Camera, ha deciso di forzare la mano. Nel mese di agosto dell’anno scorso Trump iniziò una campagna per correre ai ripari e chiese al governatore del Texas Greg Abbott di ridisegnare le mappe dei distretti del Lone Star State per crearsi un probabile vantaggio di 4 seggi. Il Texas lo fece ma quasi contemporaneamente i democratici cominciarono a reagire creando un’ondata che ha coinvolto un numero di Stati dominati da ambedue i partiti.

La California, guidata dal governatore democratico Gavin Newsom, reagì approvando un referendum nel novembre del 2025 per ridisegnare le mappe elettorali. Con le nuove delineazioni i democratici guadagnerebbero 5 seggi. L’azione originale del Texas promossa da Trump mise in moto altri Stati a cambiare le regole per ottenere vantaggi in preparazione delle elezioni di medio termine questo novembre.

Altri Stati con legislature repubblicane hanno agito seguendo la linea dettata da Trump. In Ohio, North Carolina e Missouri i repubblicani hanno ridisegnato le mappe elettorali che con ogni probabilità risulterebbero in altri 4 seggi per un totale di nove con quelli del Texas. Spicca fra gli Stati repubblicani lo Utah dove le nuove mappe elettorali farebbero guadagnare un seggio ai democratici. Ciò è avvenuto perché la Corte Suprema Statale ha imposto che la Contea di Salt Lake venga accorpata a un distretto invece di essere parzialmente frammentata. L’altro caso anomalo nel campo repubblicano emerge dall’Indiana dove nonostante la maggioranza legislativa ed esecutiva repubblicana i democratici sono riusciti a sfilare una manciata di voti repubblicani e bloccare le mappe elettorali proposte. Per i loro sforzi i repubblicani avrebbero un totale di 9 probabili seggi in più per l’elezione di novembre. Rimane l’incognita della Florida dove il governatore Ron DeSantis ha in programma una sessione legislativa speciale per affrontare la questione delle mappe elettorali. Se tutto andrà in porto i repubblicani potrebbero racimolare fra 2 e 5 seggi.

Nel campo democratico oltre al seggio extra in Utah vi sarebbero altri 9, 5 dalla California e 4 dalla Virginia. Da notare che il cammino alle nuove mappe elettorali nel campo democratico è stato più faticoso poiché sia in California che in Virginia le regole hanno imposto la strada del referendum, ossia la richiesta agli elettori di pronunciarsi su una questione spinosa. In California, per esempio, le mappe elettorali vengono delineate da una commissione non partisan togliendo al partito che controlla il potere legislativo ed esecutivo il potere. Anche in Virginia la delineazione delle mappe elettorali era sotto il controllo di una commissione non partisan che però è stata sospesa temporaneamente. Ciò ha aperto la strada al referendum che ha favorito i democratici. In effetti, il sistema di commissioni non partisan per formulare le mappe elettorali ci avvicina un po’ più alla democrazia con meno influenza nel dettare le regole del gioco ai partiti politici.

I democratici avrebbero avuto l’opportunità di aumentare il potenziale bottino elettorale nello Stato di New York (4-5 seggi) ma gli sforzi per modificare le mappe elettorali sono stati bloccati dalla magistratura. Nello Stato del Colorado i democratici hanno preparato un referendum per l’elezione di novembre che se approvato non entrerebbe in vigore fino al 2028. Si prevedevano altri 3 seggi per i democratici.

La richiesta di Trump al Texas di trovare altri 5 seggi ha scatenato una corsa che aumenta la polarizzazione, concedendo ai partiti più potere di determinare esiti elettorali che spetterebbero ai cittadini. Da vedere se a conclusione del censimento del 2030 le nuove mappe elettorali continueranno con l’aggressività dei nostri giorni o si ritornerà a un sistema già imperfetto ma meno tossico di quello attuale.

 

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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