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Ambiente

Clima e animali migratori a rischio, l’allarme dell’ecologo Des Thompson a Vasto: «Senza cooperazione salta l’equilibrio del pianeta»

Dal congresso internazionale CMS a Palazzo d’Avalos di Vasto, l’ecologo britannico Des Thompson lancia un severo monito sulla crisi degli animali migratori provocata dal riscaldamento globale e dalla carenza d’acqua e cibo lungo le rotte. Con oltre trenta studiosi delle Nazioni Unite riuniti per redigere il primo Atlante Mondiale della fauna in viaggio, il vertice traccia le priorità per salvare i corridoi ecologici del pianeta. Tutti i dettagli e gli interventi degli esperti: 👇

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ATLANTE MIGRAZIONI ANIMALI VASTO 11 OTTOBRE 2

Vasto – Il riscaldamento globale, la drastica diminuzione delle riserve idriche e alimentari lungo le grandi rotte continentali e l’aumento vertiginoso di eventi meteorologici estremi stanno spingendo gli animali migratori verso una crisi ecologica senza precedenti. A lanciare un grido d’allarme chiaro e inequivocabile dalla prestigiosa cornice di Palazzo d’Avalos a Vasto è Des Thompson, ecologo britannico di fama mondiale della UHI North, West and Hebrides, tra i massimi esperti internazionali riuniti in Abruzzo per i lavori del congresso mondiale della CMS (Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica delle Nazioni Unite).

Al centro delle tre giornate di vertice – promosse in sinergia con l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), la Bio Cantina Sociale Orsogna, la cooperativa di tutela ambientale Cogecstre di Penne e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Menna – vi è la realizzazione del primo Atlante Mondiale delle Migrazioni Animali, strumento cartografico e scientifico pionieristico destinato a ridefinire le politiche di conservazione per uccelli, cetacei, mammiferi terrestri, pesci, rettili e insetti.

L’analisi di Des Thompson: il triennio più caldo e la minaccia alle rotte

Nel suo articolato e seguito intervento, Des Thompson ha tracciato un quadro rigoroso quanto allarmante degli scenari climatici attuali: «Gli ultimi tre anni sono risultati i più caldi da quando esistono misurazioni meteorologiche continuative, a partire da circa gli anni Quaranta del secolo scorso. La progressiva riduzione della disponibilità di acqua potabile e di risorse trofiche, unita al moltiplicarsi di inondazioni, siccità prolungate e al repentino mutamento delle temperature e delle correnti oceaniche, sta esponendo gli animali migratori a rischi di sopravvivenza mai registrati prima».

Secondo lo studioso scozzese, nessuna nazione può pensare di agire in solitaria di fronte a dinamiche che per loro stessa natura ignorano i confini statali: «È assolutamente cruciale la cooperazione su scala internazionale tra tutti i Paesi posizionati lungo i corridoi ecologici, al fine di tutelare e connettere la fitta rete di siti di sosta, nidificazione e alimentazione che gli animali utilizzano. Il nostro Atlante rappresenta un esempio concreto di diplomazia scientifica per supportare queste specie nel loro viaggio planetario, nella consapevolezza che esse sono pilastri indispensabili per il corretto funzionamento degli ecosistemi della Terra».

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Il valore delle specie migratrici: sentinelle e connettori del globo

A chiarire il ruolo insostituibile svolto dalle specie in transito è stato l’ornitologo Fernando Spina, consigliere della Convenzione CMS per la connettività ecologica e le reti migratorie. Spina ha paragonato le rotte animali a un vero e proprio sistema nervoso dell’ecosistema globale:

«Gli animali migratori attraversano habitat montani, foreste, paludi, fiumi, mari e deserti; scavalcano nazioni e continenti agendo come i veri connettori biologici del pianeta. Funzionano come autentici semafori della salute ecologica: se un corridoio migratorio entra in sofferenza o collassa, significa inequivocabilmente che è l’intero sistema terrestre a essere in crisi profonda. La loro testimonianza è di gran lunga più eloquente rispetto a quella delle specie stanziali, poiché i loro percorsi compongono un mosaico perfetto e delicatissimo in cui basta la compromissione o la cancellazione di una singola tessera – una palude bonificata, una foresta rasa al suolo, un mare inquinato – per far saltare l’intera catena biologica».

Da Vasto un messaggio globale: diplomazia ambientale e territorio

L’accoglienza del summit a Palazzo d’Avalos ha visto il plauso delle autorità locali. Il sindaco di Vasto e presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna, ha espresso gratitudine per la scelta del territorio abruzzese come culla dell’Atlante mondiale: «Ringrazio gli studiosi per un lavoro nobilissimo che guarda alle generazioni future. Vasto ha posto la salvaguardia ambientale e la sostenibilità al centro della propria agenda amministrativa, dimostrando che i palazzi storici e le nostre coste possono diventare la sede ideale per la grande ricerca scientifica internazionale».

L’intesa tra Nazioni Unite, enti di ricerca e realtà del territorio come la Bio Cantina Orsogna (da decenni pioniera della viticoltura biodinamica) e la riserva del lago di Penne gestita da Cogecstre testimonia come la conservazione della biodiversità passi anche attraverso modelli produttivi compatibili e capaci di sostenere economicamente la tutela dei paesaggi rurali.

Verso l’Atlante Mondiale: una mappa per i governi di tutto il mondo

I dati elaborati dal tavolo di Vasto confluiranno in una piattaforma interattiva globale basata su tracciamenti satellitari, anellamenti e bioacustica marina. Lo strumento permetterà ai governi firmatari della Convenzione di Bonn del 1979 di pianificare corridoi di protezione vincolanti, regolamentare le rotte marittime commerciali per evitare collisioni con i cetacei, limitare l’inquinamento luminoso nelle città situate lungo le rotte dei volatili e contrastare le infrastrutture che frammentano gli habitat terrestri.

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Ambiente

Castel del Monte proclamato Villaggio Montano certificato CAI: trionfo al raduno nazionale del Monviso con Cansano e Opi

Straordinario successo per l’Abruzzo: Castel del Monte è stato ufficialmente proclamato “Villaggio Montano certificato CAI” al raduno nazionale del Monviso! Terzo borgo abruzzese dopo Cansano e Opi a ottenere il prestigioso marchio europeo per l’escursionismo sostenibile, la tutela dei sentieri e l’ospitalità autentica senza impianti impattanti. E per vivere al meglio i sentieri del Gran Sasso e la montagna in sicurezza, scoprite i bastoncini da trekking in carbonio e l’equipaggiamento tecnico in offerta su Amazon. Leggete il reportage completo sul nostro giornale 👇

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ViMont CAI - Castel del Monte.jpg

Castel del Monte – Un traguardo prestigioso che premia la tenacia delle comunità d’alta quota, la tutela scrupolosa del paesaggio e un modello di accoglienza lenta fondato sul rispetto della natura e delle tradizioni pastorali. Il borgo medievale di Castel del Monte, perla incastonata alle falde del Gran Sasso aquilano e porta d’accesso all’altopiano di Campo Imperatore, è stato ufficialmente proclamato «Villaggio Montano certificato CAI» (ViMont). L’investitura formale è arrivata in occasione del secondo Raduno Nazionale ViMont svoltosi a Crissolo, ai piedi del maestoso Monviso, dopo una complessa e rigorosa fase istruttoria condotta sul campo dalla Commissione nazionale del Club Alpino Italiano. Con questo riconoscimento, Castel del Monte si unisce a San Lorenzo Bellizzi (Calabria) tra le new entry della rete, portando l’Abruzzo a un primato nazionale assoluto con ben tre borghi certificati insieme a Cansano e Opi.

La delegazione abruzzese al Monviso e il patto per il clima

Alla solenne cerimonia di proclamazione in terra piemontese ha preso parte una folta e qualificata delegazione del comprensorio aquilano. Guidati dalla sindaca di Castel del Monte Luciana Morico e dalle operatrici economiche Manuela Tripodi e Serena Mucciante, hanno partecipato ai lavori i vertici della Sezione CAI di L’Aquila — con il presidente Ugo Marinucci, Vincenzo Brancadoro e Corrado Marsili — e il presidente del Gruppo Regionale CAI Abruzzo Francesco Sulpizio.

Le due giornate di Crissolo sono state scandite da una fitta serie di tavole rotonde moderate dal coordinatore del progetto Alberto Ghedina, alla presenza del Presidente Generale del CAI Antonio Montani e delle autorità piemontesi. Al centro del dibattito scientifico è stato posto il tema cruciale del mutamento climatico e del suo impatto diretto sulla frequentazione della montagna. Relatori d’eccezione come il meteorologo Luca Mercalli (presidente della SMI e ambasciatore europeo del Patto per il Clima), l’alpinista e scrittrice Paola Favero, il biologo Daniel Ojeda e la guida alpina Giancarlo Fenoglio hanno tracciato le nuove regole per l’escursionista contemporaneo: dall’uso consapevole della mobilità collettiva alla scelta degli orari di partenza al mattino presto, fino alla virtù della rinuncia prudente di fronte a condizioni meteorologiche estreme.

Cosa sono i ViMont: il marchio di comunità depositato in Europa

Nato alla fine del 2024, il progetto ViMont non è una semplice etichetta promozionale o un generico attestato di bellezza paesaggistica, ma un vero e proprio “marchio di comunità” depositato a livello europeo. Si tratta di un modello di sviluppo partecipato che unisce attorno a un tavolo operativo l’amministrazione comunale, la locale sezione CAI garante dei sentieri, le aziende ricettive convenzionate, gli enti parco e il tessuto associativo locale.

Per ottenere e preservare nel tempo la certificazione CAI, i borghi candidati devono soddisfare un disciplinare severissimo articolato su ben 66 parametri oggettivi: una popolazione residente inferiore a 2.500 abitanti, un dislivello montano tra paese e vette circostanti di almeno 800 metri in Appennino (1.000 metri sulle Alpi), almeno il 20% del territorio compreso all’interno di aree protette, la lontananza da arterie di traffico caotico, la totale assenza di comprensori sciistici invasivi e una rete di almeno cinque sentieri mantenuti a regola d’arte secondo gli standard CAI, auspicabilmente interconnessi con il Sentiero Italia.

Equipaggiamento essenziale per l’escursionismo in quota

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Ospitalità autentica: i requisiti stringenti per le strutture locali

Un capitolo fondamentale del disciplinare ViMont riguarda le strutture ricettive del territorio, chiamate a rispettare 34 requisiti dedicati: bando a catene alberghiere impersonali o grandi complessi turistici, spazio esclusivo ad aziende a conduzione familiare radicate nei luoghi. Gli operatori devono garantire competenza escursionistica per consigliare gli ospiti sugli itinerari, orari flessibili con colazioni servite all’alba per chi parte per le vette, pranzi al sacco a base di prodotti tipici a chilometro zero e spazi attrezzati per l’asciugatura dei capi tecnici e la manutenzione dell’attrezzatura.

Con l’ingresso di Castel del Monte e San Lorenzo Bellizzi, la famiglia dei Villaggi Montani CAI sale a nove gioielli distribuiti sull’arco alpino e appenninico: Valle di Zoldo (Belluno), Crissolo (Cuneo), Alta Val Maira (Cuneo), Bagnone (Massa-Carrara), Monte Amandola (Fermo), Cansano (L’Aquila), Opi (L’Aquila), Castel del Monte (L’Aquila) e San Lorenzo Bellizzi (Cosenza).

L’Abruzzo guida la restanza e la transizione ecologica

L’ingresso di Castel del Monte rappresenta una vittoria straordinaria per le aree interne abruzzesi nella lotta contro lo spopolamento. Promuovere la “restanza” dei giovani attraverso un turismo destagionalizzato, spalmato sui dodici mesi dell’anno e slegato dalla monocultura della neve artificiale, è la strada maestra per mantenere vivi i borghi. Suggerire agli oltre 370.000 soci del Club Alpino Italiano e agli escursionisti di tutta Europa una meta dove la qualità della vita incontra la salvaguardia degli ambienti selvaggi proietta Castel del Monte come modello virtuoso per l’intero Appennino.

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Ambiente

A Vasto il vertice mondiale dell’Onu per salvare gli animali migratori: nasce l’Atlante globale delle rotte contro le estinzioni

Storico vertice mondiale dell’Onu a Palazzo d’Avalos a Vasto: la Convenzione di Bonn lancia la sfida dell’Atlante mondiale delle migrazioni animali per mappare migliaia di rotte e salvare gli habitat di volatili e fauna selvatica. Dagli allarmi sui cuculi e sulle rondini al crollo degli insetti per i pesticidi, scienziati da tutto il mondo uniti in Abruzzo con la Bio Cantina Orsogna e Cogecstre. E per tutti gli appassionati di natura e birdwatching, scoprite i binocoli professionali e le guide illustrate in offerta su Amazon. Leggete il reportage completo sul nostro giornale 👇

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ATLANTE MIGRAZIONI ANIMALI VASTO 11 OTTOBRE 5

Vasto – Le rotte della fauna selvatica non conoscono frontiere politiche né barriere geografiche, ma la sopravvivenza di milioni di esemplari dipende oggi dalla capacità dei governi mondiali di proteggere corridoi ecologici sempre più minacciati dalle attività umane. Dalla monumentale cornice di Palazzo d’Avalos a Vasto, in provincia di Chieti, si è conclusa con uno straordinario accordo scientifico la tre giorni di studi internazionali promossa nell’ambito della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica (CMS), lo storico trattato internazionale dell’ONU siglato a Bonn nel 1979. La grande sfida lanciata dal vertice abruzzese è ambiziosa e concreta: completare entro un anno, grazie all’impiego delle più avanzate tecnologie satellitari e digitali, un innovativo Atlante mondiale delle migrazioni animali.

Un portale globale per armonizzare le politiche ambientali

Il progetto dell’Atlante mondiale confluirà in una piattaforma digitale open-access a disposizione dei decisori politici, degli urbanisti e delle comunità scientifiche di tutti i continenti. Lo strumento consentirà di mappare in tempo reale migliaia di rotte marittime, terrestri e aeree per centinaia di specie, permettendo di armonizzare le normative ambientali tra gli Stati attraversati dai flussi migratori. Il portale servirà a identificare tempestivamente i fattori di rischio — dalle reti di trasporto alle infrastrutture energetiche come parchi eolici, elettrodotti e dighe — e a geolocalizzare i territori strategici per la sosta e l’alimentazione della fauna, potenziando le reti di aree protette e gli habitat ancora integri.

A rendere possibile questo appuntamento di rilievo planetario, frutto di un’intesa operativa con l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è stata la sinergia tutta abruzzese tra la Bio Cantina Sociale Orsogna — realtà d’eccellenza della viticoltura biologica e biodinamica — e la cooperativa naturalistica Cogecstre di Penne, a dimostrazione di come l’agricoltura sostenibile possa farsi promotrice di grandi visioni ecologiche.

Verso i cinquant’anni della Convenzione di Bonn

«La Convenzione di Bonn si avvicina al traguardo del cinquantesimo anniversario e da quando fu sottoscritta gli animali migratori hanno dovuto fare i conti con minacce crescenti e devastanti», ha spiegato Dagmar Zíková, esponente di spicco del Segretariato CMS dell’ONU. «Dalla frammentazione degli habitat all’impatto dei cambiamenti climatici che alterano i cicli trofici, fino alle epidemie come l’influenza aviaria che hanno decimato intere popolazioni, la pressione sulla fauna è senza precedenti. Al contempo, però, è cresciuta la consapevolezza del ruolo insostituibile che le specie migratrici svolgono nel preservare la funzionalità degli ecosistemi globali».

A illustrare la straordinarietà e la drammaticità delle migrazioni aviarie è intervenuto uno dei massimi ornitologi al mondo, il professor Franz Bairlein dell’Institute of Avian Research Vogelwarte Helgoland di Wilhelmshaven (Germania). «La prima evidenza scientifica delle migrazioni risale al 1822, quando fu documentata una cicogna con una freccia africana conficcata nel collo», ha ricordato Bairlein. «Oggi conosciamo imprese incredibili: la pittima minore vola ininterrottamente per otto giorni dall’Alaska per raggiungere il Fiume Giallo in Cina; la sterna artica compie ogni anno la spola tra i ghiacci del Polo Nord e l’Antartide; le piccole rondini collegano il Sudafrica al Nord Europa. Eppure negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a crolli vertiginosi: abbiamo perso il 40% delle tortore selvatiche e circa l’80% dei cuculi».

Osservare la natura: gli strumenti per il birdwatching

Per scoprire la bellezza degli uccelli migratori e vivere le meraviglie del birdwatching nelle oasi naturali, non perdetevi la celebre «Guida agli Uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente» (Svensson) e i migliori Binocoli Prismatici Impermeabili ad Alta Definizione (Nikon / Bushnell) in offerta su Amazon.

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Dai dati dell’Atlante euro-africano alla crisi degli insetti

L’ornitologo Fernando Spina, consigliere CMS per la connettività e le reti ecologiche, ha mostrato l’efficacia dei modelli esistenti: «L’Atlante euro-africano raccoglie oltre 113 anni di studi e 40 milioni di dati georeferenziati su 300 specie di volatili, fornendo mappe che mostrano in tempo reale l’avanzamento delle ondate migratorie. Poiché la crescita della popolazione umana, l’urbanizzazione e l’inquinamento aggravano la crisi della biodiversità, servono dati certi su dove e quando le specie si concentrano per proteggerle efficacemente».

A chiudere i lavori è stato l’intervento di Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna, incentrato sulla catena alimentare: «Gli insetti costituiscono il 70% delle specie viventi del pianeta, ma il loro declino è oggi due volte più rapido rispetto a quello dei vertebrati a causa dell’abuso di pesticidi ed erbicidi. Questo crollo toglie nutrimento a uccelli, anfibi e rettili. La nostra scelta convinta a favore della viticoltura biologica e biodinamica nasce dalla volontà di restituire all’agricoltura il suo ruolo di custode della vita e della fertilità dei suoli».

L’Abruzzo capitale della sostenibilità ecologica

Il vertice di Vasto dimostra come la nostra regione sappia porsi al centro dei grandi processi decisionali internazionali, connettendo la ricerca scientifica accademica alla responsabilità delle imprese del territorio. Con l’avvio della redazione dell’Atlante mondiale delle migrazioni, l’Abruzzo si candida a essere il punto di partenza per una nuova diplomazia ambientale, capace di superare ogni barriera per salvare il patrimonio naturale del pianeta.

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Territorio

Fiume Turano a secco, la Procura di Rieti apre un fascicolo: al vaglio i rilasci della centrale e le concessioni

La Procura di Rieti ha aperto un fascicolo informativo per fare chiarezza sulla gestione delle portate e sulla secca registrata in un tratto del Fiume Turano a Rocca Sinibalda. Al centro del dibattito il disciplinare del 1950, la procedura d’infrazione UE sulle concessioni e le richieste di associazioni e residenti per la tutela dell’alveo, a fronte delle repliche di conformità del gestore. E per verificare e filtrare l’acqua nelle vostre case, scoprite le caraffe Brita e i misuratori digitali TDS in offerta su Amazon. Leggete l’approfondimento completo sul nostro giornale 👇

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Diga_di_Posticciola

Rieti – La complessa vicenda della gestione idrica del fiume Turano approda all’attenzione degli organi inquirenti. A seguito degli esposti presentati dalle associazioni ambientaliste e delle segnalazioni sollevate a livello regionale, la Procura della Repubblica di Rieti ha formalmente aperto un fascicolo informativo — allo stato attuale contro ignoti e senza ipotesi di reato a carico di singoli soggetti — per fare piena luce sulla situazione del corso d’acqua. Al centro dell’attenzione vi è il prosciugamento registrato durante la stagione estiva in un tratto circoscritto di circa un chilometro nella vallata sottostante il comune di Rocca Sinibalda, a valle del bacino artificiale gestito da Enel.

L’apertura dell’indagine conoscitiva e il quadro normativo europeo

L’iniziativa della magistratura reatina si inserisce in un contesto più ampio di forte stress idrico che nel corso del 2026 ha interessato diversi bacini italiani, acuendo il confronto tra le esigenze di tutela degli ecosistemi fluviali e la produzione idroelettrica nazionale, ridotta di quasi il 40% nel primo semestre a causa delle precipitazioni irregolari. La vicenda del Turano assume particolare rilievo anche alla luce delle normative comunitarie sulle concessioni pubbliche.

Sul piano regolatorio generale, la Commissione Europea ha avviato nei mesi scorsi una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per il mancato recepimento tempestivo della Direttiva Quadro sulle Acque, nella parte in cui impone il periodico riesame e l’aggiornamento dei disciplinari per le grandi derivazioni. Nel caso specifico dei bacini del Turano e del Salto, i parametri attuali affondano le proprie radici nel Disciplinare del 22 giugno 1950, un documento mai aggiornato nei suoi valori di base nel corso dei decenni e concepito in un contesto storico e climatico profondamente diverso da quello odierno.

I rilievi tecnici del comitato e la stima del deflusso ecologico

A sostenere le ragioni della salvaguardia fluviale è il Comitato per il Fiume Turano, tra i cui esponenti figura il legale David Rottgen, già membro per diversi anni della Commissione IPPC/AIA del Ministero dell’Ambiente. Secondo l’interpretazione fornita dai rappresentanti dei cittadini, il disciplinare del 1950 prevederebbe che nei punti della vallata vocati all’irrigazione agricola la portata minima non scenda sotto i 300 litri al secondo, quantità che nel tratto temporaneamente in secca non risulterebbe riscontrabile.

Ad arricchire il quadro documentale vi è inoltre uno studio tecnico di parte, commissionato privatamente da residenti della zona, secondo cui per assicurare un reale Deflusso Minimo Vitale (DMV) e garantire la tenuta biologica dell’alveo occorrerebbe una portata stimata di circa 600 litri al secondo. Una valutazione tecnica che differisce sensibilmente dai circa 200 litri al secondo attualmente rilasciati dall’esercente alla diga di Posticciola, ritenuti dalle comunità locali non sufficienti a raggiungere la vallata valliva nei mesi più siccitosi.

Consiglio per la tutela e la qualità dell’acqua

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La posizione di Enel e il quadro delle competenze

Da parte sua, la società Enel mantiene una linea di massima prudenza e correttezza istituzionale. In una recente presa di posizione, l’azienda ha fatto sapere che le operazioni di gestione degli invasi e i relativi rilasci idrici avvengono nel rigoroso rispetto delle concessioni e delle normative di legge attualmente vigenti. Sulla questione si è espresso anche il sindaco di Rocca Sinibalda, Stefano Micheli, auspicando che dal confronto istituzionale tra Regione Lazio, gestore e ministero possano scaturire intese idonee a conciliare la produzione di energia rinnovabile con l’esigenza di preservare l’habitat naturale del fiume.

Il confronto verte ora sull’applicazione dell’articolo 17 del disciplinare, che consente ai titolari degli impianti di modulare i volumi d’acqua a salvaguardia del corpo idrico in presenza di mutate condizioni ambientali, richiamando precedenti come quello del 2002 in cui vennero incrementate le portate. Saranno ora gli approfondimenti della Procura e delle autorità amministrative preposte a chiarire se il quadro regolatorio debba essere formalmente ridefinito per il futuro.

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