IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE IN VENDITA PER 50$ : LA RIVELAZIONE DI UN SERVIZIO DI INCHIESTA A VITERBO
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Redazione- Un servizio shock andato in onda mercoledì 9 aprile durante la trasmissione "Fuori dal coro", condotta da Mario Giordano su Rete 4, ha sollevato un polverone riguardo alla pratica di confessioni e colloqui spirituali a pagamento, ritenute in violazione del diritto canonico. Il servizio, firmato dal giornalista Francesco Leone e intitolato "Spudorati con la tonaca: i preti che vendono i sacramenti", ha portato le telecamere nel cuore di Viterbo, mettendo in luce la figura di don Antonio Di Savino, cappellano militare nella storica città.
Secondo quanto riportato, diversi sacerdoti avrebbero utilizzato una piattaforma web per organizzare incontri spirituali a pagamento. Leone ha spiegato che "Pray for me" è un sito dove sacerdoti di tutto il mondo possono vendere servizi spirituali, creando una vera e propria attività commerciale online. Le tariffe variano: esorcismi a 700 dollari al mese, chat spirituali online e incontri in presenza a prezzi che vanno da 25 a 100 dollari all'ora.
Il sito presenta la sua offerta come un mercatino in cui i pastori – non solo cattolici – possono connettersi con nuovi parrocchiani e "guadagnare denaro" offrendo supporto spirituale, un'espressione che contrasta profondamente con l'insegnamento canonico che proibisce tali pratiche.
Per documentare la situazione, il giornalista ha finto interesse e si è accordato per un incontro con don Antonio, avvenuto nella chiesa di Santa Rosa. Ignare di tutto, le suore del monastero non erano a conoscenza di questo incontro. Nel pomeriggio del 5 aprile, Leone ha quindi ottenuto una "chiacchierata spirituale" e una confessione per un costo di 50 dollari. Dopo la sessione, il giornalista ha rivelato la sua identità e ha chiesto al sacerdote chiarimenti. Don Antonio ha reagito con imbarazzo, affermando che non accettava pagamenti in modo formale, bensì offerte libere, ma il giornalista ha controbattuto che si trattava di una compravendita, un comportamento non consentito.
La risposta del sacerdote ha ulteriormente alimentato i dubbi: “Penso che una parte vada alla piattaforma e una parte a me. Ho sbagliato a gestire questa situazione e nell'uso degli strumenti digitali".
A seguito della messa in onda, la Curia di Viterbo ha preso una posizione netta in merito, specificando che don Antonio non appartiene alla diocesi e ribadendo il divieto canonico di commercio dei sacramenti. "Il sacerdote non è il parroco della basilica di Santa Rosa e non ha mai richiesto le dovute autorizzazioni per il suo ministero", ha chiarito la Curia, esprimendo dispiacere per l'accaduto, avvenuto in un periodo giubilare in cui la riconciliazione è al centro della fede.
Don Antonio Di Savino, originario della provincia di Avellino e sacerdote dal 2008, è attualmente cappellano militare e ha svolto servizi anche in Kosovo e Firenze.
L'episodio ha scosso non solo la comunità locale, ma ha anche sollevato interrogativi più ampi sulla gestione delle pratiche spirituali e la loro regolamentazione.
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