CACCIA AL CINGHIALE ESTESA FINO AL 28 FEBBRAIO, MA GLI AGRICOLTORI INVOCANO MISURE PIÙ INCISIVE
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Redazione- La Regione Piemonte ha deciso di posticipare la chiusura della stagione venatoria del cinghiale di un mese, spostando dal 31 gennaio al 28 febbraio la possibilità di intervenire sulle popolazioni di questi ungulati. L’obbiettivo ufficiale è ridurre i danni in vista delle semine primaverili, ma per molti operatori del settore la proroga non basterà a risolvere il problema.
Secondo Lamberto Cerri, vice sindaco di Cureggio ed ex vicepresidente dell’Atc 2 Novara Sesia, l’allungamento del calendario venatorio «offre certo un margine di manovra in più per contenere gli animali, ma raggiungere il 150% di abbattimenti in più rispetto allo scorso anno resta un traguardo molto ambizioso». A settembre, apertura della stagione, era stato proprio questo il target fissato da agricoltori e cacciatori cinghialai.
I numeri dell’anagrafe venatoria piemontese parlano chiaro: nel 2025 sono stati abbattuti 25.762 cinghiali, cioè circa il 21% in meno rispetto ai 32.485 del 2024. Nel Novarese la riduzione è più contenuta (-2,14%), con 2.285 capi eliminati contro i 2.335 dell’anno precedente. Dal Piemonte sottolineano che il calo degli interventi è da attribuire alle restrizioni imposte dalla presenza della peste suina africana, che ha impedito di effettuare battute in vaste aree, sebbene nel territorio novarese il contagio sia stato confinato alle fasce di confine con la Lombardia.
Sul fronte agricolo, critico resta il giudizio di chi coltiva nei comprensori a rischio. L’azienda di Stefano Baraldi tra Agrate Conturbia e Borgo Ticino da anni ha rinunciato al mais in favore dei prati da foraggio. «Con i colleghi della Cia – spiega – riscontriamo una scarsa volontà politica di risolvere davvero il problema. Si preferiscono provvedimenti di facciata per paura delle proteste animaliste, ma i danni continuano a crescere e si misurano in decine di migliaia di euro. Se si volesse davvero azzerare il fenomeno, esistono tecnologie e strategie efficaci, anziché interminabili tavoli di lavoro che non portano a nulla, spesso per mancanza di fondi».
Nei primi mesi del 2026, fanno sapere dalla Regione, sono già stati rimossi 52 cinghiali: 33 tramite caccia libera e 19 con l’intervento dei selecontrollori. Giuseppe Maio, consigliere provinciale delegato alla caccia, ritiene che «questo mese aggiuntivo sia un concreto aiuto per alleggerire le perdite dell’agricoltura», ma dovrà tradursi in numeri significativamente più alti per soddisfare le esigenze delle imprese e arginare definitivamente il problema.
Fonte: lastampa.it
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