78ENNE CONDANNATO PER AVER AVVELENATO CANI DA TARTUFO IN ABRUZZO
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Redazione- Una faida professionale legata alla raccolta dei tartufi ha portato a una condanna di due anni e mezzo di carcere per un uomo di 78 anni residente a Manoppello. L'imputato è stato giudicato colpevole di una serie di crimini, tra cui l'uccisione di animali, il possesso illegale di ordigni esplosivi, minacce e la detenzione non autorizzata di munizioni.
Le indagini hanno rivelato un piano meticoloso volto a eliminare la concorrenza nei territori di raccolta dei tartufi. Tra il 2015 e il 2020, undici cani, utilizzati per la ricerca di tartufi, sono stati uccisi con esche avvelenate, sparse lungo i sentieri e vicino a un fosso frequentato dai cercatori. La Procura ha voluto onorare la memoria delle vittime animali, citandole per nome negli atti giudiziari: Chanel, Penny, Chicca, Diana, Bella, Bruce, Daphne, Argo, Furbo, Gianna e Pallino.
La spirale di violenza non si è limitata agli animali. Un cercatore di tartufi di 50 anni, residente a Sulmona, è scampato per un soffio a un attentato con ordigno incendiario posizionato sotto la sua auto. La sua vita è stata salvata grazie alla prontezza di un amico e all'avvistamento di un passante che aveva notato un dettaglio sospetto sporgere dal telaio del veicolo.
Dietro questi atti di terrore si cela il lucroso mercato del tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum pico), un prodotto che può raggiungere prezzi elevatissimi, tra i 1.400 e i 2.500 euro al chilogrammo. La sentenza ha stabilito che la competizione economica ha spinto l'anziano imputato ad agire "con crudeltà e senza necessità", trasformando i boschi dell'Abruzzo in un ambiente pericoloso.
L'uomo è stato anche condannato al pagamento delle spese legali e al risarcimento dei danni alle parti civili, da quantificare in un secondo momento. Nonostante la difesa stia valutando un ricorso in appello, questa sentenza rappresenta un importante precedente contro la violenza nel settore della raccolta dei tartufi.
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