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LUPI IN ALTO ADIGE: IL TAR CONFERMA LA LEGITTIMITÀ DEGLI ABBATTIMENTI

Lupo Lupo

Redazione-  Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Bolzano ha emesso una decisione significativa riguardo all'abbattimento dei lupi in Alto Adige, respingendo un ricorso presentato da diverse organizzazioni per la protezione degli animali. Questa sentenza potrebbe stabilire un precedente importante per la gestione della specie lupo nelle regioni alpine italiane.

La vicenda ha avuto origine dall'autorizzazione all'abbattimento di due esemplari di lupo nel comune di Malles. Le associazioni animaliste, tra cui LNDC Animal Protection, LAV e ENPA, avevano contestato la validità di questo provvedimento e del sistema normativo locale relativo alle zone pascolive protette. Secondo le associazioni, tali disposizioni violerebbero la Direttiva Habitat europea, che impone una rigorosa protezione del lupo.

La normativa europea, in particolare l'articolo 16 della Direttiva Habitat, permette eccezioni al divieto di uccisione di specie protette come il lupo (Canis lupus) solo in presenza di tre condizioni cumulative: una necessità specifica (come la prevenzione di gravi danni agli allevamenti), l'assenza di alternative praticabili (misure non letali inefficaci o irrealizzabili) e la garanzia che l'intervento non comprometta lo stato di conservazione della popolazione selvatica.

La legge provinciale dell'Alto Adige, recepita nelle normative L.P. 10/2023 e L.P. 11/2018, prevede l'istituzione di "zone pascolive protette". Queste aree sono caratterizzate da condizioni geomorfologiche che rendono difficilmente attuabili misure di protezione tradizionali come recinzioni, cani da guardiania o sorveglianza costante.

Il TAR ha rigettato il ricorso basandosi su diverse motivazioni. L'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha confermato l'esistenza di un danno significativo a breve termine per gli allevamenti, documentato da una serie di predazioni concentrate in un breve periodo. Il Tribunale ha inoltre sottolineato che gli allevatori avevano già implementato diverse misure protettive, tra cui recinzioni elettrificate, la presenza di pastori e l'uso di cani da conduzione. Nonostante queste misure fossero giudicate adeguate, si sono rivelate insufficienti nel contesto specifico dell'alpeggio tradizionale. L'ISPRA ha suggerito un adattamento progressivo delle pratiche di allevamento, riconoscendo però che tali cambiamenti richiedono tempo.

Per quanto riguarda il prelievo autorizzato (uno o due esemplari), è stato considerato rientrare nei limiti prudenziali (3-5% della popolazione stimata), compatibili con il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole per la specie.

Le associazioni ricorrenti avevano sollevato la questione che il sistema delle zone pascolive protette potesse creare un automatismo illegittimo, bypassando la valutazione individuale richiesta dalla Direttiva Habitat. Tuttavia, il TAR ha chiarito che l'identificazione di queste zone non costituisce un vincolo automatico per le future azioni amministrative.

Infine, i dubbi di legittimità costituzionale sollevati dalle ricorrenti riguardo alla normativa provinciale, anche in relazione alla recente riforma dell'articolo 9 della Costituzione sulla tutela degli animali, sono stati dichiarati irrilevanti e manifestamente infondati. Il Tribunale ha richiamato una precedente sentenza della Corte Costituzionale che aveva già confermato la competenza delle Province autonome in materia.

In conclusione, la sentenza del TAR ribadisce la legittimità dell'abbattimento di lupi, in deroga alla Direttiva Habitat, quando tale misura è supportata da un'istruttoria approfondita, pareri tecnici qualificati e il rispetto delle soglie di conservazione. Per gli allevatori delle zone alpine, è fondamentale documentare le misure preventive adottate e la loro inefficacia per poter giustificare tali interventi.

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