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STORIA DEL BACINO MINERARIO DELLA MAJELLA

Miniera Miniera

Redazione-  Dal 1840 al 1956. In questo arco cronologico ci sono fatti, volti, nomi, episodi, luoghi poco conosciuti, o ancor peggio dimenticati. Una storia che ci parla dei minatori della Majella, abruzzesi che con lavoro, sudore e fatica, per decenni e decenni, senza fare rumore, sotto la montagna, hanno dato una identità nuova ad un territorio. Estrazione della roccia calcarea bituminosa per la produzione di bitume fluido e di manufatti di asfalto e per la lavorazione della roccia calcarea come materiale da costruzione. Un’attività che per più di cento anni ha caratterizzato i comuni di San Valentino, Scafa, Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio, Roccamorice. Dietro questa attività, c’è un sapere sedimentato, e quelle miniere, esauritesi da un punto di vista minerario, sono ancora ricche di storie. L’arco temporale non è preso a caso. Anno 1840, il teatino Silvestro Petrini scopre nel versante occidentale della Majella, nelle contrade di Manoppello e San Valentino, miniere di asfalto, quattro anni più tardi nel 1844 nasce così la prima attività per l’estrazione di bitume e la trasformazione in petrolio. Figura singolare ed affascinante quella di Silvestro Petrini, patriota che conosce anche il buio delle carceri borboniche. Con il figlio Ruggero e con una sorte altalenante, si dedica per tutta la vita a cercare quella vera fortuna dietro i minerali della montagna che mai, in realtà, arriva fino in fondo. Parte così questa affascinante storia, la data di epilogo è stata messa nel 1956, anno della tragedia di Marcinelle. Sono tanti gli abruzzesi che ascoltano i racconti delle miniere della Majella Madre” e che cercano, sempre sotto il livello del suolo, una fortuna, moltissimi in Belgio. Nel mezzo imprese italiane e straniere che investono in quei luoghi, tra queste, la Laschi Ribighini (1863), la francese Asphaltene (1864), la società Siro Trovati di Milano (1865), la Bloomery e Jenny di Ancona (1865), la ditta Giovanni e Donato Paparella (1867), la raffineria di Vittorio Croziat (1880), la Compagnie Francaise pour l’exploitation des sources petroliferes de l’Italie e de leurs produits (1881), la Società Lyonnaise (1896). Nel 1868 con la Sam (società anonima abruzzese per i minerali della Majella) c’è il primo tentativo tutto abruzzese di far decollare l’attività legata al bitume, ma il suo fallimento un anno dopo, da il via all’arrivo di capitali stranieri ed all’egemonia di società estere. Sarà l’inglese Claseen a rilevare la Sam nel 1872. Nel 1873 nasce la consorella SAI (The Anglo Italian Mineral Oils and Bitume Company Limited) che acquista terreni nei comuni di San Valentino, Abbateggio e Roccamorice. Ma è con l’arrivo della tedesca Reh di Berlino, nel 1889 (rileverà impianti e stabilimenti della Sai e otterrà diverse nuove concessioni) che inizia una seconda fase per il polo minerario della Majella. Se gli anni dall’Unità d’Italia al 1890 circa, sono caratterizzati da una vivacità imprenditoriale forte quanto altalenante, con le tante imprese italiane e straniere che nel giro di qualche decennio, via via scompaiono, quelli a seguire si caratterizzano per una presenza industriale ben strutturata. Tra i maggiori protagonisti la già citata Reh di Berlino, l’inglese Neuchetal Asphalte Company (1893) e la Valle Romana Asphalte Minen di Lipsia (1908). A partire dall’ultimo decennio dell’ottocento e fino alla vigilia della prima guerra mondiale, vi è una forte crescita infrastrutturale del polo minerario della Majella, che vede la costruzione di ferrovie a scartamento ridotto, teleferiche, centrali idroelettriche, grandi stabilimenti per la lavorazione del materiale estratto. I protagonisti di queste grande trasformazione industriale sono soprattutto la Reh e la Neuchetal Asphalte Company. Nel febbraio del 1917, la Camera di Commercio di Chieti definisce la Majella “il gruppo montuoso più ricco di minerali di tutta la parte centrale d’Italia…così da costituire una fonte inesauribile per l’industria alsfaltifero-bituminosa del nostro paese”. In quello stesso anno in seguito alla dichiarazione di guerra alla Germania il Governo italiano requisisce le proprietà della Reh e della Valle Romana, la gestione è affidata alla commissione generale per i combustibili nazionali ma, nel 1923, dopo una lunga egemonia straniera arriva la SAMA una grande società mineraria fatta da imprenditori abruzzesi.

Nel 1951 la Sama confluisce nella Calci e Cementi Di Segni (le proprietà della Neuchatel Asphalte Company saranno rilevate nel 1931 dalla società anonima Puricelle e Cave e dopo ulteriori passaggi confluiranno anch’esse nella società), e poi nel 1974 in Italcementi. Ma la verità è che per tutti questi anni ci sono sempre loro, col lume in mano, riscendono dalla montagna, dopo ore ed ore di fatica, volti che hanno una storia che è ancora viva.

Ultima modifica ilMercoledì, 02 Ottobre 2024 18:17

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