PROFESSORE DANIELE SANTINI: SCIENZA, TERAPIA E UMANITÀ IN ONCOLOGIA
- Scritto da Alessandra Hropich
- Pubblicato in CULTURA
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Redazione- Il professor Daniele Santini è un oncologo medico e docente universitario, considerato uno dei principali esperti italiani nello studio e nel trattamento delle metastasi ossee. Opera presso il Policlinico Umberto I di Roma, dove affianca
l’ attività clinica alla ricerca e alla formazione dei futuri medici.
Si distingue per un approccio che unisce rigore scientifico e grande attenzione alla qualità di vita dei pazienti, ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, oltre a contributi e testi a carattere divulgativo dedicati alla comprensione della malattia oncologica.
Ho scelto di intervistarlo perché rappresenta una voce autorevole capace di spiegare in modo chiaro come sta evolvendo oggi l’oncologia, tra nuove terapie, ricerca e un rapporto medico-paziente sempre più centrale.
Prof Santini, quali sono le sue principali attitudini e competenze che ritiene più rilevanti nella pratica clinica?
Secondo me, la predisposizione al ragionamento clinico e alle terapie farmacologiche.
I tumori sono diminuiti oppure no?
Dipende dal tipo di tumore, per esempio il tumore al polmone è aumentato soprattutto per quanto riguarda le donne perché fumano di più rispetto al passato.
Di quali altri tumori si occupa?
Di tumori genitourinari ovvero quelli alla prostata, alla vescica e rene. Dal punto di vista clinico e della ricerca.
Professor Santini, ci dia comunque qualche dato positivo.
È aumentata la sopravvivenza per chi ha un tumore del seno, della prostata, del rene, il melanoma, il tumore del colon. Ed inoltre, grazie alle campagne di prevenzione, si hanno diagnosi precoci e, questo, porta ad una maggiore possibilità di guarigione.
Quali sono le sue soddisfazioni professionali?
Insegnare ai più giovani una medicina umanistica. La medicina anglosassone è basata sui numeri ma, per me, è molto importante anche l' empatia.
Con l' empatia ci si nasce ma va anche aiutata a svilupparsi. Le persone più grandi, insieme all' insegnamento scientifico, debbono anche aiutare gli specializzandi a comunicare bene.
La comunicazione in ambito medico è ancora più importante di quella di altri settori, mi fa piacere sentirla parlare dunque di empatia.
La comunicazione empatica è importante tra professori e specializzandi, tra medico e paziente ed ancora, tra medico e familiare del paziente.
Prof, so che ha scritto qualcosa di importante proprio sulla comunicazione.
Sì, confermo di aver partecipato alla stesura di una linea guida europea ESMO sulla comunicazione medico-paziente. Si tratta di una ESMO Clinical Practice Guideline dedicata alla comunicazione e al supporto dei pazienti oncologici e dei loro caregiver, pubblicata sulla rivista ESMO Open. Il documento è frutto di un lavoro collegiale all’interno di ESMO e io ne sono uno degli autori.
Secondo lei, quanto è importante il supporto psicologico nel percorso di cura di un paziente oncologico?
Lo psicologo dovrebbe essere presente in tutte le fasi della malattia del paziente oncologico.
Ci racconti un suo successo.
Ho vinto il leone d' argento alla Biennale di Venezia per la carriera, ovviamente mi è stato conferito per la ricerca, per la didattica e per l' attività clinica.
Chi prende le decisioni sull’ iter diagnostico-terapeutico del paziente?
Le decisioni sull’ iter diagnostico-terapeutico del paziente vengono prese da gruppi di professionisti di discipline diverse, allo scopo di considerare tutti gli aspetti clinici per una scelta terapeutica più adeguata.
Da quanti anni fa questo lavoro?
Da trentacinque, ovviamente vi è compresa la Scuola di specializzazione.
Qual è l’iniziativa principale che sta promuovendo per ridurre l’ incidenza dei tumori legati al fumo?
La cosa più importante che stiamo facendo, come AIOM, Associazione Italiana Oncologia Medica, è portare avanti una campagna per ottenere un aumento del prezzo di ogni pacchetto di sigarette di 5 euro. Grazie alle firme, questo è possibile: basta collegarsi al sito www.aiom.it. A distanza di tempo, questo intervento, può dimezzare
l’ incidenza di alcune neoplasie più frequenti.
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