L'AQUILA - ERA IL 25 FEBBRAIO DEL 1971, PER UN ERRORE DI UNA LETTERA NELLO STATUTO REGIONALE LA CITTA' FU VITTIMA DI TRE GIORNI DI GUERRIGLIA URBANA, A FUOCO E FIAMME
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Una lettera. Una singola lettera tra "e" e "o". Tre giorni di molotov, sassate e incendi. Siamo il 26 febbraio 1971. Il Consiglio regionale dell'Abruzzo è riunito per approvare il nuovo Statuto. In ballo c'è una questione caldissima: chi sarà il capoluogo ufficiale della regione, L'Aquila o Pescara? Lo Statuto dice chiaramente: le riunioni si tengono "a L'Aquila o a Pescara" — cioè in alternativa, con L'Aquila capoluogo principale. Spoiler. Il presidente del Consiglio regionale Emilio Mattucci apre la bocca e legge: "a L'Aquila e a Pescara." Una lettera in più. Una congiunzione diversa. Il significato ribaltato. In aula partono le prime monetine. In strada, nel giro di minuti, parte il resto. L'Aquila si rivolta letteralmente contro se stessa. I cittadini danno fuoco alle sedi di DC, PLI, PSDI e PCI in piazza Palazzo e lungo il Corso Vittorio Emanuele. Vengono assaltate le abitazioni dei consiglieri regionali accusati di tradimento. La Prefettura viene presa d'assedio con blocchi di sanpietrini strappati dal selciato. Aspetta. Non è una protesta. È guerriglia urbana. Bombe molotov contro migliaia di poliziotti schierati con i lacrimogeni. Barricate per tutta la città. Campane a festa suonate a rovescio, come nei secoli precedenti si faceva per annunciare l'invasione nemica. Da Roma arriva la celere guidata dal capo della Polizia Angelo Vicari, che sostituisce direttamente il questore locale Michele Introna. La città viene blindata. I consiglieri regionali si rifugiano in Prefettura. Il 27 febbraio, sotto assedio, approvano lo Statuto: 38 voti a favore, 1 contrario, 1 astenuto. E qui arriva il bello. L'Aquila mantiene il titolo formale di capoluogo. Ma Pescara si tiene 7 assessorati su 10 — quelli economici e strategici. Un sistema che i giornali battezzano "capoluogo articolato": un ibrido che non accontenta nessuno fino in fondo e che, nella sostanza, dura ancora oggi. Tre giorni di scontri, decine di feriti tra manifestanti e forze dell'ordine, nessun morto. La normalizzazione arriva il 1° marzo con la riapertura delle scuole.
La pacificazione politica il 7 marzo, con un comizio di Pietro Ingrao e una cena tra i protagonisti della crisi. Una congiunzione errata aveva tenuto una città medievale sotto assedio per quasi una settimana. Il campanilismo italiano ha preso molte forme. Raramente ha lasciato questo tipo di segni sul selciato. In breve: Il 26 febbraio 1971, un errore di lettura in aula — 'e' invece di 'o' nello Statuto abruzzese — scatenò tre giorni di guerriglia urbana a L'Aquila. I cittadini bruciarono le sedi dei partiti, assaltarono le abitazioni dei consiglieri e combatterono con molotov contro la polizia per difendere il titolo di capoluogo. L'Aquila mantenne il nome, Pescara si tenne 7 assessorati su 10: un compromesso che dura ancora oggi.
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