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Politica

Futuro Nazionale scalda i motori per Milano 2027: vertice in Versilia con Simoni e Maturo

Grandi, cruciali e decisive manovre politiche in Versilia per le imminenti elezioni di Milano e della Lombardia del 2027! I vertici nazionali di Futuro Nazionale si sono riuniti in un blindatissimo e riservato vertice operativo: presenti il Coordinatore Nazionale Massimiliano Simoni, l’avvocato Renato Maturo e il noto esponente politico milanese Roberto Jonghi Lavarini. L’obiettivo dichiarato senza mezzi termini dal comitato è ambiziosissimo e dirompente: raggiungere il 10% dei consensi nel capoluogo lombardo per sostenere a spada tratta il Generale Carmelo Burgio. Tra stoccate polemiche ai rivali, il sostegno caloroso dell’aristocrazia europea e la conferma della visita di Simoni a Milano a fine ottobre (in totale accordo con il Generale Vannacci), la destra scalda pesantemente i motori elettorali!👇

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Lavarini, Simoni e Maturo

Versilia – Le grandi, complesse e decisive manovre politiche e tattiche in vista dell’ormai imminente e cruciale appuntamento con le elezioni politiche e amministrative del 2027 (con un focus particolare, ossessivo e strategico sulla fondamentale piazza di Milano e sull’intera, ricca regione Lombardia) sono ormai ufficialmente entrate nel vivo del dibattito. Nelle scorse ore, la splendida e rinomata cornice toscana della Versilia ha infatti ospitato e fatto da prestigioso sfondo a una riunione di altissimo livello, definita dagli stessi partecipanti come “ristretta e rigorosamente riservata”, che ha visto sedersi attorno allo stesso tavolo decisionale i vertici nazionali del movimento politico Futuro Nazionale. All’importante e operativo incontro programmatico hanno partecipato attivamente, in un clima di totale sintonia e comunione d’intenti, il Coordinatore Nazionale del partito, Massimiliano Simoni, l’avvocato Renato Maturo (nella sua veste ufficiale di Presidente del Comitato 421 Futuro Nazionale Milano) e il noto esponente politico della destra radicale milanese Roberto Jonghi Lavarini, da sempre conosciuto e ribattezzato negli ambienti giornalistici con l’appellativo di “barone nero”. Un vertice denso di contenuti, strategie territoriali e nomi di spicco, il cui ordine del giorno ha toccato nervi scopertissimi e tematiche fondamentali: dal netto, incondizionato e forte sostegno alla candidatura politica del Generale Carmelo Burgio, fino all’urgente necessità di rafforzare, strutturare e radicare sempre più capillarmente la presenza di Futuro Nazionale sul territorio e all’interno del complesso tessuto sociale cittadino e regionale, promuovendo parallelamente una severa e ferrea selezione meritocratica della nuova e futura classe dirigente del partito.

Obiettivo doppia cifra a Milano: l’asse Maturo-Jonghi Lavarini

Il progetto politico e ambizioso che emerge chiaramente da questo blindatissimo vertice toscano punta senza mezzi termini a ritagliarsi un ruolo da assoluto, ago della bilancia e temibile protagonista nelle future e aspre scacchiere elettorali del Nord Italia.
A dettare apertamente, coraggiosamente e pubblicamente la linea politica e i traguardi matematici del movimento ci ha pensato l’avvocato Renato Maturo, che non ha nascosto le grandissime e fondate ambizioni del suo comitato locale milanese. “Sulla fondamentale piazza di Milano, sia in caso di un’alleanza civica strutturata e concorde con il centrodestra tradizionale, sia correndo coraggiosamente e fieramente da soli a sostegno del Generale Burgio, il nostro obiettivo primario è puntare dritti e senza esitazioni al traguardo del 10% dei consensi. Una percentuale vitale per poter pretendere e ottenere una città finalmente sicura, pulita, ordinata e, soprattutto, socialmente molto più giusta per tutti i cittadini”, ha dichiarato con orgoglio Maturo. A fargli eco, con toni altrettanto entusiastici, chiari e collaborativi, è intervenuto Roberto Jonghi Lavarini, che ha speso parole di grandissima, sincera e profonda stima personale e politica nei confronti del Coordinatore Nazionale. “Massimiliano Simoni proviene, esattamente come noi, dalla storia fiera e pura della vera destra italiana, affondando le radici nel Movimento Sociale e in Alleanza Nazionale. È un patriota e un galantuomo assoluto, dotato di grandissima capacità e saggezza politica”, ha sottolineato Jonghi Lavarini. L’esponente milanese ha inoltre voluto confermare la sua massima, incondizionata e totale disponibilità a supportare fisicamente e attivamente l’ambizioso progetto, ricordando l’immenso e storico impegno militante e lombardo di “vecchi camerati” storici e inossidabili come Antonio Imperatore, Marcello Olivari, Gianmario Invernizzi e Lele Petrucci.

Nobiltà, intellettuali e il comitato scientifico di Francioso

A testimoniare la volontà precisa, strategica e mirata del movimento di allargare sempre di più i propri ristretti orizzonti, coinvolgendo attivamente anche prestigiose e inaspettate figure provenienti dalla società civile, dal mondo imprenditoriale, dall’aristocrazia europea e dall’alta accademia, sono state le importantissime e numerose dichiarazioni di sostegno giunte e registrate durante il corso della riunione versiliese.
Tra gli interventi in collegamento telefonico ha spiccato senza dubbio quello del dottor Piergianni Prosperini (carismatico ex assessore della Regione Lombardia e storico Presidente del movimento Nordestra), che ha voluto categoricamente, ironicamente e affettuosamente smentire ogni possibile e fantasiosa voce giornalistica su una sua fantomatica “candidatura autonoma”, ribadendo invece il suo fedelissimo e totale sostegno al “Generalissimo”. Molto significativo e tagliente è stato anche il contributo offerto dal professore Onelio Francioso, noto docente universitario di sociologia, il quale ha formalizzato la sua preziosa adesione al nascente Comitato Scientifico Culturale di Futuro Nazionale, lanciando al contempo una velenosissima e pesante stoccata polemica rivolta ad altri ambienti: “A differenza di alcuni sedicenti centri studi, in realtà totalmente inesistenti e fumosi, questo sarà un reale, serio e operativo luogo comunitario di studio e di elaborazione metapolitica”. Al vertice sono inoltre giunti i sentitissimi e calorosi saluti istituzionali da parte di illustri e blasonati esponenti dell’aristocrazia italiana ed europea, tra cui figurano i conti Guido Anzilotti, Michiel Pentasuglia, Pietro Stramezzi e la contessa georgiana Lali Panchulidze, quest’ultima portavoce e rappresentante anche dei numerosi fedeli dell’Unione delle Comunità Cristiane Ortodosse in Italia.

Radici storiche e la benedizione del Generale Vannacci

L’incontro strategico si è concluso con l’intervento e le rassicurazioni del Coordinatore Nazionale Massimiliano Simoni il quale, dichiarando di agire sempre in piena, costante e totale sintonia con le volontà e le direttive del Generale Roberto Vannacci, ha calorosamente ringraziato tutti i presenti, annunciando inoltre ufficialmente una sua imminente, fondamentale e attesissima visita istituzionale e operativa proprio nella città di Milano prevista per la fine del mese di ottobre.
Simoni ha esortato duramente e chiaramente tutti i vari dirigenti territoriali di FNV ad attivarsi immediatamente e sul campo per coinvolgere fin da subito tutte le realtà civiche, politiche e sociali desiderose di collaborare e di dare il proprio concreto contributo all’imminente e cruciale e difficilissima campagna elettorale, con un occhio di riguardo per le figure di maggiore esperienza amministrativa pregressa. A ribadire, infine, il solido, indissolubile e inossidabile legame del partito con il proprio passato ideologico è intervenuto Carmelo Pirrotta (vicepresidente del comitato milanese), che ha orgogliosamente e chiaramente ricordato come la storica tradizione della destra nazional-popolare e missina, profondamente legata a doppio filo alla solida dottrina sociale della Chiesa Cattolica, rappresenti ancora oggi l’anima pulsante, il cuore vivo e il motore immobile di Futuro Nazionale. In conclusione, un doveroso, sentito e caloroso ringraziamento è stato rivolto all’impegno e alla dedizione comunicativa di Simone Giglio Bianco e del celebre volto televisivo Sylvie Lubamba, instancabili e preziosi animatori della piattaforma web e social “future-italia.it”.

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Esteri

L’Unione Europea chiede dialogo e moderazione dopo i raid aerei pakistani in Afghanistan

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Redazione- L’Unione Europea ha espresso il proprio rammarico per la morte di civili nei recenti attacchi aerei pakistani in Afghanistan e ha esortato le parti coinvolte a risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e mezzi pacifici.

In una dichiarazione diffusa venerdì 10 Mizan, un portavoce dell’Unione Europea ha fatto riferimento agli attacchi nelle province di Kunar e Helmand, affermando che la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha confermato la morte di almeno 10 civili, la maggior parte dei quali bambini, e il ferimento di altre nove persone.

L’Unione Europea ha invitato entrambe le parti a esercitare moderazione, evitare un’ulteriore escalation e avviare un dialogo per affrontare le loro controversie.

Nella dichiarazione, l’UE ha inoltre sottolineato che le «autorità de facto dell’Afghanistan» devono adottare misure efficaci per contrastare i gruppi terroristici che operano nel Paese o che utilizzano il territorio afghano per condurre operazioni.

L’Unione Europea ha ribadito che tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e garantire la protezione dei civili e delle infrastrutture civili.

L’UE ha infine esortato tutte le parti ad adottare ogni misura pratica possibile per prevenire ulteriori vittime e ridurre al minimo i rischi per la popolazione civile.

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Politica

Minacce e polemiche, Luca Sforzini denuncia messaggi shock: “Evocata violenza fisica, non è goliardia”

Gravissima denuncia politica da parte di Luca Sforzini! Il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha reso pubblicamente noto il contenuto a dir poco agghiacciante di una chat politica in cui, con inquietante e macabra ironia, veniva esplicitamente evocata l’idea di investirlo in piena notte alla guida di un grosso fuoristrada, il tutto condito dall’emoticon di un “cuore nero”. Sforzini non fa sconti a nessuno e avverte: “Politicamente il fatto è di una gravità assoluta. Nessuno si azzardi a derubricare queste minacce a semplice e innocua goliardia”. Un durissimo richiamo alla Legge Scelba sui metodi di lotta politica e un monito spietato: sdoganare questo linguaggio significa giustificare il ritorno dei mostri del Novecento!👇

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Sforzini

Castellar Ponzano – Il clima politico italiano, già di per sé cronicamente, storicamente e strutturalmente infiammato da accese polarizzazioni ideologiche, si arricchisce oggi di un nuovo, inquietante, gravissimo e cupo capitolo, destinato inevitabilmente a scatenare furibonde reazioni e, con molta probabilità, anche l’attento e doveroso intervento delle autorità giudiziarie competenti. Al centro della pesantissima, rovente e allarmante bufera mediatica e politica scoppiata in queste ultime ore ci sono le durissime, inequivocabili e circostanziate dichiarazioni pubbliche rilasciate da Luca Sforzini, attuale e attivissimo Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Attraverso un comunicato ufficiale diramato direttamente dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, Sforzini ha deciso coraggiosamente di denunciare e portare alla luce del sole il contenuto a dir poco agghiacciante, minaccioso e violento di alcuni precisi messaggi apparsi recentemente all’interno di una nota e frequentata chat politica vicina agli ambienti della destra radicale. Parole pesantissime come macigni che, secondo il Presidente, non possono e non devono più essere derubricate o giustificate come un semplice, banale e innocuo “scherzo di cattivo gusto”, ma che al contrario evocano scenari di inaudita gravità e violenza fisica nei confronti degli avversari politici, richiamando alla memoria i periodi più bui e tragici del Novecento italiano.

Il messaggio shock nella chat: lo scenario della strada isolata

La durissima e ferma denuncia pubblica formulata nero su bianco da Sforzini parte dalla precisa, analitica e testuale citazione di un messaggio apparso all’interno di un gruppo virtuale denominato “Vannacci ultima speranza”.
Secondo quanto fedelmente riportato e denunciato dal Presidente, un noto e controverso attivista politico avrebbe scritto all’interno della suddetta chat le seguenti e inquietanti testuali parole, palesemente riferite alla figura dello stesso Sforzini: “Se voi di notte, al buio, in una strada isolata, senza nessuno e senza telecamere, siete per strada alla guida di una Uaz, e lo vedete attraversare, cosa fareste?”. A questo scenario, che evoca plasticamente e in modo agghiacciante il deliberato investimento mortale di un pedone indifeso con un grosso fuoristrada, un altro partecipante della chat avrebbe poi prontamente e squallidamente risposto postando l’emoticon di un “cuore nero”. Sforzini chiarisce immediatamente e fermamente di non avere alcuna intenzione di stabilire lui stesso la precisa e formale qualificazione penale e giuridica di tali gravi espressioni, lasciando giustamente l’onere delle valutazioni ai propri legali di fiducia e, se ne ravviseranno gli estremi oggettivi, alla Magistratura ordinaria. Tuttavia, sul piano strettamente politico, civico e morale, il fatto viene da lui definito, senza alcun mezzo termine o diplomazia, di una gravità assoluta e inaccettabile in una moderna democrazia.

Le coincidenze e la foto con l’esponente di Futuro Nazionale

L’attenta, lucida e capillare analisi politica portata avanti dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale si arricchisce poi di ulteriori, spinosi e delicatissimi dettagli temporali e relazionali che meritano, secondo Sforzini, un’attenta e pubblica riflessione da parte di tutti.
Il comunicato ufficiale evidenzia infatti una singolare, curiosa ma innegabile coincidenza cronologica. Esattamente nello stesso giorno in cui venivano pubblicati i gravissimi messaggi intimidatori poc’anzi citati, all’interno della medesima chat e successivamente anche sulla pagina pubblica Facebook “Futuro Nazionale – Milano 421”, è comparsa una fotografia che ritraeva amichevolmente l’autore di quelle pesanti affermazioni in stretta compagnia di Massimiliano Simoni, attuale Coordinatore Nazionale del movimento politico “Futuro Nazionale”. Sforzini, dimostrando una grande e inattaccabile onestà intellettuale, si affretta a precisare a chiare lettere di non voler assolutamente attribuire in alcun modo al signor Simoni parole che quest’ultimo non ha mai pronunciato, né tantomeno addossargli responsabilità penali o morali che oggettivamente non gli appartengono. La sua intenzione è unicamente quella di registrare pubblicamente e freddamente una “coincidenza temporale e personale” che, data l’enorme e palese gravità delle frasi scritte contro la sua persona, merita a suo insindacabile giudizio di essere conosciuta e diffusa per dovere di trasparenza politica e chiarezza d’intenti.

Il richiamo alla Legge Scelba e ai metodi di lotta politica

Oltre al singolo, gravissimo, deprecabile ed eclatante episodio specifico, Sforzini sente la forte e profonda necessità morale e civile di allargare l’inquadratura del problema, lanciando un fortissimo, accorato e accalorato grido di allarme sulle costanti, pericolose e inquietanti dinamiche intrinseche di un certo preciso e radicalizzato ambiente politico italiano.
Il Presidente del Centro Studi arriva a citare apertamente i rigidi e fondamentali principi sanciti dalla Legge Scelba, ovvero l’impianto normativo che definisce severamente i presupposti del reato di riorganizzazione del disciolto partito fascista, richiamando l’attenzione sull’espressa condanna che tale legge fa dell’esaltazione, della minaccia o del deliberato utilizzo sistematico della violenza intesa come legittimo “metodo di lotta politica”. Pur ribadendo con enorme e rigoroso senso delle istituzioni che spetta esclusivamente ed unicamente alle autorità competenti stabilire se tali comportamenti integrino formalmente delle fattispecie di reato, Sforzini pone alla collettività una riflessione doverosa, ineludibile e spaventosa: quando in determinati contesti emergono costantemente e ripetutamente linguaggi d’odio, minacce velate, continui richiami storici oscuri o simbologie violente, è necessario e vitale chiedersi seriamente se ci si trovi ancora di fronte a un mero e goliardico “folklore” oppure se si stia pericolosamente scivolando verso elementi eversivi che esigono una severa, urgente e complessiva valutazione e repressione da parte degli organi preposti alla sicurezza democratica.

“Nessuno derubrichi a goliardia”: il monito contro i mostri del Novecento

L’appassionata, durissima e orgogliosa chiosa finale del comunicato di Luca Sforzini è un vero e proprio e categorico rifiuto di qualsiasi forma di ipocrita riduzionismo, minimizzazione o tolleranza verso un modus operandi considerato tossico e letale per l’intero e complesso tessuto democratico e civile del Paese.
“Le divergenze politiche, per quanto aspre, lontane e profonde possano essere, si affrontano e si combattono sempre e unicamente con le idee, con le argomentazioni strutturate, con la forza degli articoli, con il sacro peso dei voti elettorali e con la dignità delle parole, mai evocando vigliaccamente la violenza fisica contro l’avversario”, sentenzia con fermezza il Presidente, rivelando inoltre in maniera estremamente preoccupante che questo bruttissimo episodio denunciato non sarebbe purtroppo un caso isolato e sporadico, ma che altri simili episodi intimidatori sarebbero già saldamente agli atti. Il suo ultimo e accorato avvertimento è rivolto a tutti coloro che, per superficialità o ignavia complice, tendono colpevolmente a banalizzare simili linguaggi: giustificare queste “innocue provocazioni” o scherzi goliardici è un metodo vecchio, antico e tristemente noto, utilizzato storicamente con cinismo e spietatezza per sdoganare, normalizzare e rendere lentamente e progressivamente accettabili alla massa i peggiori mostri ideologici che hanno insanguinato e devastato il Novecento. Un meccanismo perverso, subdolo e strisciante che, secondo Sforzini, si sta purtroppo ripetendo con agghiacciante e inquietante continuità sotto i nostri occhi, e che va fermato oggi con il coraggio delle denunce pubbliche e la forza incrollabile delle leggi democratiche.

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Politica

Green Deal sotto la lente: il Centro Studi Rinascimento Nazionale pubblica il Prisma

La folle corsa dell’Europa verso un’ideologica transizione ecologica rischia di trasformarsi in un disastro industriale e in una “religione” che limita le libertà? È questa la dura e spietata tesi alla base del “Prisma”, il nuovo e brillante lavoro interdisciplinare pubblicato orgogliosamente dal Centro Studi Rinascimento Nazionale e scritto a sei mani da Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone. Attraverso tre saggi densissimi che intrecciano filosofia, economia e diritto, gli autori denunciano i pericoli del dirigismo tecnocratico di Bruxelles, evidenziando il rischio mortale di sacrificare il lavoro, la sovranità e l’industria continentale sull’altare del dogma ambientale. Una lettura fondamentale per un nuovo “ambientalismo dell’uomo”👇

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von der leyen

Castellar Ponzano (AL) – Il complesso, aspro e divisivo dibattito pubblico, politico ed economico internazionale attorno alle stringenti e discusse politiche ambientali dettate in questi anni dall’Unione Europea si arricchisce oggi, orgogliosamente e autorevolmente, di un nuovissimo, profondo e fondamentale strumento critico di indagine intellettuale. Direttamente dalle antiche, suggestive e prestigiose stanze del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, quartier generale e centro nevralgico del fervente pensiero conservatore, il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti annunciato ufficialmente la pubblicazione di un inedito, articolato e densissimo lavoro interdisciplinare interamente focalizzato sull’impatto reale del cosiddetto Green Deal europeo. L’ambiziosa e curatissima opera, sapientemente firmata a sei mani dai preparati intellettuali Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone, è stata strutturalmente, concettualmente e visivamente concepita dagli autori come un vero e proprio “prisma” ottico. L’obiettivo primario di questa affascinante e complessa trilogia saggistica è infatti quello di sfruttare appieno tre diverse e altissime competenze professionali per offrire al lettore tre prospettive intellettuali e accademiche fortemente complementari. Solo attraverso questo incrocio mirato e multidisciplinare di saperi è infatti possibile sviscerare, esaminare e giudicare con lucidità assoluta e senza filtri ideologici i discutibili presupposti culturali, la reale e sbandierata sostenibilità tecnica e, soprattutto, le gravissime, silenti e pericolose conseguenze giuridiche ed economiche derivanti da una transizione ecologica imposta dall’alto.

Mario Conetti: contro la deriva della “gnosi ecologica”

La primissima, affilata e affascinante lente di ingrandimento attraverso la quale questo complesso “prisma” letterario e politico decide di osservare lucidamente il fenomeno ambientale è di natura prettamente filosofica, sociologica e concettuale.
All’interno del denso e profondo capitolo intitolato emblematicamente «Contro la gnosi ecologica», lo studioso Mario Conetti decide coraggiosamente e accademicamente di applicare, con chirurgica precisione, le rigide categorie intellettuali elaborate dal celebre filosofo Eric Voegelin per analizzare e smontare pezzo per pezzo il dilagante e aggressivo ecologismo contemporaneo. Conetti interpreta lucidamente e severamente l’attuale, imperante e fanatica deriva ideologica “verde” non più come un sano e logico movimento a tutela della natura, ma come una vera, propria e pericolosissima religione secolare moderna. Secondo l’autore, infatti, la tanto sbandierata e urlata promessa di una fantomatica salvezza planetaria imminente rischia concretamente, subdolamente e politicamente di giustificare e legittimare un insopportabile e asfissiante dirigismo tecnocratico sovranazionale. Questa nuova “fede” ambientalista si regge, di fatto, sulla continua, ossessiva e dogmatica colpevolizzazione dell’uomo moderno, portando inevitabilmente a una progressiva, silenziosa e inaccettabile compressione delle fondamentali libertà individuali dei singoli cittadini e delle imprese europee.

Stefano Mambretti: l’impatto su industria e occupazione

Dalla pura speculazione filosofica e teoretica, il prisma sposta poi repentinamente, brutalmente e concretamente il proprio focus analitico e critico sull’ingegneria e sull’economia reale che muove quotidianamente i complessi ingranaggi del nostro Paese.
Nella sua lucida e pragmatica dissertazione intitolata «Sviluppo e Green Deal», l’esperto Stefano Mambretti traccia una linea netta, marcata e invalicabile per separare chirurgicamente la sana, pragmatica e concreta tutela dell’ambiente in cui viviamo, dal vuoto, distruttivo e irrazionale ecologismo dogmatico imposto dai salotti burocratici di Bruxelles. Mambretti richiama con forza e urgenza assoluta la necessità tecnica e ingegneristica di iniziare finalmente a valutare in maniera seria, scientifica e non ideologica l’intero ciclo di vita delle cosiddette tecnologie “green”, esigendo a gran voce la totale trasparenza dei dati e dei costi occulti legati alla produzione delle batterie e all’approvvigionamento dei materiali rari. L’autore denuncia infatti apertamente, coraggiosamente e supportato da numeri reali, il gravissimo e concreto rischio che i rigidi e unilaterali vincoli burocratici imposti dall’Unione Europea finiscano unicamente per azzoppare e compromettere irrimediabilmente la storica forza dell’industria manifatturiera continentale, distruggendo milioni di preziosi posti di lavoro. La sua ragionevole e lungimirante proposta politica si fonda sulla creazione di un nuovo «ambientalismo dell’uomo», un approccio razionale e maturo capace di conciliare magicamente e fattivamente il rispetto del territorio con la necessaria innovazione tecnologica e lo sviluppo produttivo.

Paolo Guidone e l’aspetto normativo: a rischio la sovranità

L’ultimo, fondamentale e complesso vertice di questo triangolo analitico affronta di petto la spinosissima e intricata giungla dei regolamenti comunitari, dei vincoli normativi e dei pesanti trattati internazionali in materia ambientale.
Attraverso il saggio conclusivo «Aspetti giuridici ed economici del Green Deal europeo», l’attento studioso Paolo Guidone ricostruisce meticolosamente, giuridicamente e criticamente l’intera e mastodontica architettura normativa che regola attualmente e forzatamente l’intero e complesso processo di transizione ecologica continentale. Guidone non si limita banalmente a una sterile elencazione di leggi e direttive europee, ma ne esamina lucidamente, spietatamente e matematicamente i costi esorbitanti scaricati sui contribuenti, i reali benefici attesi a lungo termine (spesso irrisori su scala globale) e le pesantissime ricadute produttive sulle filiere d’eccellenza nazionali. L’autore evidenzia chiaramente, logicamente e inequivocabilmente come, in totale e colpevole assenza di un serio, rigido e stringente coordinamento internazionale (che obblighi anche le potenze asiatiche a fare la loro parte), la forzata decarbonizzazione europea si tradurrà inevitabilmente in un suicidio economico, portando a una drammatica perdita di competitività delle nostre aziende. Il lavoro collettivo del Centro Studi Rinascimento Nazionale testimonia così, limpidamente e orgogliosamente, la crescente, solida e inarrestabile maturità intellettuale del proprio gruppo di ricercatori: un pool di eccellenze capace di mettere in comune alte competenze specialistiche per produrre analisi profonde e proposte concrete. Il filo conduttore e il monito finale del “Prisma” resta chiaro e inappellabile: l’Europa deve assolutamente, urgentemente e politicamente tornare a promuovere una tutela ambientale razionale e non ideologica, capace di mantenere sempre e saldamente al centro la dignità della persona, la sacralità del lavoro e l’immensa capacità produttiva della nazione.

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