FINCHÉ CUBANA NON VI SEPARI ! | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Cara Alessandra, sono stata sposata trent’ anni con un primario ospedaliero, pneumologo stimato, capace di diagnosticare una bronchite a tre metri di distanza e, inspiegabilmente, allergico al fatto che io gli ricordassi un esame del sangue.
La nostra era una vita serena, da opuscolo ASL: cene con medici e consorti, pomeriggi a parlare di prevenzione, colesterolo e di quanto “alla nostra età bisogna stare attenti”.
Io, moglie premurosa e previdente, mi occupavo della sua salute come di un bonsai giapponese: potature costanti, controlli regolari, dedizione totale. Lui stava benissimo. Io ero convinta fosse merito mio.
Per anni abbiamo vissuto così, senza grandi scosse.
Poi lui è andato in pensione, a 65 anni.
E da lì qualcosa è cambiato.
Con più tempo libero, ho iniziato a occuparmi ancora di più della sua salute. Forse troppo. Diceva che ero ossessiva, che parlavo solo di malattie future e vecchiaie già prenotate con largo anticipo. Sosteneva che non mi interessasse lui, ma i suoi globuli bianchi. Globuli che, onestamente, consideravo di famiglia.
Poi è arrivata lei. Cubana.
Un anno di relazione ed ecco la diagnosi definitiva: divorzio.
Sono diventata improvvisamente “fredda” perché, superati i cinquant’anni, non facevamo più sesso. Ora mi domando: un uomo di mezza età, pneumologo, in pensione, che sesso avrebbe dovuto ancora fare? Il kamasutra geriatrico con saturimetro incorporato?
Oggi sostiene che io fossi paranoica perché lo portavo o cercavo di portarlo sempre negli ospedali, mentre con la nuova compagna, conduce una vita sana e spensierata: pochi controlli, molto sesso (pare), shopping, balli, viaggi, jeans attillati e atteggiamenti da eterno ragazzo.
Tutto questo a 71 anni, da padre, nonno e pensionato.
Una specie di Benjamin Button con la salsa mojo.
Io continuo a chiedermi:
è davvero sbagliato temere le malattie quando si è sani?
È un delitto prendersi cura della salute del proprio partner?
E poi: un nonno non dovrebbe portare i nipoti alle giostre e il cane a spasso, invece di rifarsi una vita da “ragazzo latino”?
Questa relazione esotica gioverà davvero alla sua salute?
Per ora sì: il mio ex sta benissimo. Anzi, sembra addirittura ringiovanito.
Forse la prevenzione funziona meglio se balla la salsa.
La prego, mi dica con sincerità:
dove ho sbagliato.
Perché io ricordavo che la formula del matrimonio fosse:
“Finché morte non vi separi.”
Non:
“Finché cubana non vi separi.”
Emanuela, da Tradate
Il suo ex non è un santo.
Ma nemmeno lei è ipocondriaca.
Lei è iper-organizzata, che è peggio.
Perché l’ ipocondria è democratica: colpisce tutti.
Lei invece aveva scelto un solo paziente. Suo marito. Sano.
Per trent’ anni il matrimonio ha funzionato (lui sopportava)
Poi lui va in pensione, a 65 anni.
E lì lei ha smesso di avere un marito e ha iniziato ad avere un progetto da proteggere.
Quando il lavoro sparisce, il tempo raddoppia.
E lei, invece di usarlo per vivere insieme, per fare qualche viaggio,
lo ha usato per prevenire il futuro e rattristarlo con la prevenzione continua dalle possibili malattie.
Controlli, esami, ospedali.
Non perché lui stesse male.
Ma perché non lavorava più.
Nella sua testa, un uomo senza reparto, senza turni, senza camice
diventa automaticamente un uomo fragile.
Perché lo portava continuamente a fare controlli se stava benissimo?
Perché stava bene grazie a lei, nella sua testa.
E quando una moglie diventa convinta di essere la mutua integrativa del coniuge,
smette di essere moglie
e diventa sportello CUP con le gambe.
Un medico in pensione e sano aveva bisogno di tutti quei controlli?
No.
Aveva bisogno di sentirsi ancora vivo, non monitorato.
Lei non vedeva più un uomo ma una cartella clinica in movimento.
Quanto al sesso dopo i cinquanta/ sessant’anni: non è finito.
È finita l’idea che un uomo, appena diventa pensionato e nonno,
debba essere promosso a
“nonno responsabile”,“dog sitter”,“uomo prudente”
e retrocesso a “paziente potenziale”.
Lei lo ha pensionato eroticamente
molto prima dell’ INPS, addirittura a cinquant' anni.
La cubana non è una cura miracolosa.
È un’ anestesia tropicale.
Non è prevenzione: è reazione.
Ballare, viaggiare, sentirsi desiderato a 71 anni
non è una terapia,
è un modo per ricordarsi di essere ancora un uomo.
Lei dove ha sbagliato?
Nel ruolo.
Da compagna è diventata guardiana del futuro, scongiurando e cercando di prevenire malattie, di fatto, gli faceva vedere solo ospedali.
E il futuro — si sa —
non è sexy.
L’ amore non è:
“Ti proteggo da tutto.”
È: “Rischiamo qualcosa insieme.”
Non è stata la cubana a separarvi.
La cubana è arrivata dopo,
quando lui aveva già smesso di sentirsi un uomo
ed era diventato un caso clinico preventivo.
Ora lui balla.
E lei lo lasci finalmente vivere senza porsi domande o fare ancora previsioni.
Ora non può più mettere le mani su suo marito, lo lasci vivere come desidera lui.
Perché non lo ha perso per una cubana.
Lo ha perso quando ha smesso di guardarlo come un uomo e ha iniziato a guardarlo come un futuro problema da evitare.
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