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SCRIVERE PER LA SCENA OGGI: PRESENTATA LA RICERCA DI OMISSIS SULLE CONDIZIONI DI LAVORO DI AUTORI E AUTRICI TEATRALI

SCRIVERE PER LA SCENA SCRIVERE PER LA SCENA

Presentata la ricerca di Omissis sulle condizioni di lavoro di autori e autrici teatrali


Redazione-  Il 27 marzo, negli spazi di Scuola Piccola Zattere a Venezia, si è svolto un incontro dedicato alla drammaturgia contemporanea come pratica artistica, campo di ricerca e terreno di confronto politico e professionale. L’incontro è stato promosso dalla Scuola Piccola Zattere di Venezia in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto. L’organizzazione è stata curata da Theatron 2.0.

Autori e autrici, organizzazioni, enti di produzione e realtà di programmazione si sono riuniti per interrogare insieme la natura della drammaturgia contemporanea, la sua porosità, la sua capacità di ibridarsi con linguaggi, processi e dispositivi differenti, e il suo potenziale di innovazione nel sistema teatrale italiano.

L’incontro ha assunto la forma di un laboratorio di pensiero vivo, in cui confrontarsi a partire da domande sulla condizione attuale della scrittura scenica, sul suo statuto nel comparto dello spettacolo dal vivo, sulle forme attraverso cui viene riconosciuta, valorizzata, sostenuta o, al contrario, marginalizzata.
Al centro della giornata, oltre a una riflessione di natura estetica sulla drammaturgia, è stata posta una presa di parola ampia e condivisa sul lavoro autoriale, sulle sue fragilità strutturali e sulla necessità di dotarsi di strumenti di lettura e di intervento capaci di restituirne la complessità, il valore e i bisogni reali.

In questo contesto, è stato presentato pubblicamente l’esito della ricerca sulla condizione lavorativa di chi scrive per la scena, promossa da Theatron 2.0 nell’ambito del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico.

La ricerca nasce come strumento per leggere il presente e, allo stesso tempo, come base concreta per immaginare forme di azione collettiva, processi di rappresentanza e rivendicazione, nuove possibilità di riconoscimento e tutela per chi opera nel campo della drammaturgia contemporanea in Italia.

Fin dalla sua fondazione, Omissis – Osservatorio drammaturgico, progetto a cura di Theatron 2.0, si è proposto di attivare un monitoraggio permanente sullo stato di salute della drammaturgia contemporanea, prendendo in esame non solo gli aspetti artistici e culturali della professione autoriale, ma anche quelli giuslavoristici, economici e sistemici. La ricerca presentata a Venezia rappresenta un passaggio fondamentale di questo percorso: il tentativo di mettere a sistema esperienze diffuse, criticità ricorrenti, aspirazioni condivise e dati concreti, per offrire una fotografia strutturata e al tempo stesso critica delle condizioni di lavoro di chi scrive per la scena in Italia.

L’indagine ha preso avvio nel giugno 2024 come ricerca partecipata, realizzata con la direzione generale di Cesare D’Arco e Ornella Rosato, curatori del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico, insieme a un gruppo di autrici e autori riunitisi nell’ambito del progetto. Sin dall’inizio, la scelta metodologica si è rivolta alla definizione di un processo dal basso, fondato sul confronto diretto con la comunità professionale di riferimento. La ricerca si è articolata infatti in numerose tappe di incontro, online e in presenza, in diverse città italiane, durante le quali professionisti e professioniste sono stati convocati per individuare i nodi centrali da indagare e condividere le questioni più urgenti che attraversano la pratica della scrittura per la scena.

Da questo lavoro di ascolto e di emersione dei temi è nato un questionario pensato per tracciare le differenti esperienze che segnano i percorsi professionali di drammaturghe, drammaturghi e dramaturg.
Il questionario, diffuso attraverso i canali di comunicazione di Theatron 2.0, è stato compilato da 256 professionistə della scrittura scenica. I dati raccolti sono stati elaborati con la collaborazione del data steward Dario Del Fante, permettendo di trasformare una pluralità di testimonianze in una fotografia leggibile, articolata e fondata su elementi analitici.

Accanto alla ricognizione statistica, la ricerca ha scelto di valorizzare anche la dimensione propositiva e trasformativa emersa dal confronto con la comunità professionale. La sezione intitolata Priorità e desideri, che raccoglie istanze, richieste e proposte delle persone coinvolte, è stata redatta da AUT_Autor_Unit_Teatrali, associazione di rappresentanza per la tutela dei diritti di drammaturghe, drammaturghi e dramaturg, nata come evoluzione fisiologica del processo di ricerca istituito da Omissis. Questo elemento rivela il carattere generativo dell’intero percorso, che supera la semplice indagine conoscitiva, per configurarsi come un dispositivo capace di produrre consapevolezza e nuove forme di soggettivazione collettiva.

Per condividere gli esiti del lavoro si è scelto di elaborare un documento divulgativo capace di offrire una lettura critica e sistematica dei dati emersi. L’obiettivo non è stato solo quello di restituire una fotografia analitica del settore, ma di orientare l’osservazione verso la decodifica delle dinamiche strutturali, economiche e relazionali che definiscono la pratica della scrittura per la scena nel panorama teatrale contemporaneo.

Dall’indagine emergono alcune direttrici fondamentali.
La prima riguarda il carattere fortemente precario e individualizzato dell’attività autoriale. La drammaturgia italiana contemporanea appare come un ecosistema sorretto in larga misura dal rischio d’impresa individuale e dalla prestazione spesso gratuita o non adeguatamente retribuita di chi scrive. In un sistema istituzionale percepito come impermeabile e in un mercato del lavoro fortemente polarizzato, il lavoro autoriale si sviluppa frequentemente in condizioni di fragilità e scarsa tutela, in cui la responsabilità economica e progettuale ricade quasi interamente sulle singole persone.

Una seconda linea emersa con nettezza riguarda la geografia diseguale della professione. La ricerca rileva infatti una significativa discrepanza tra i luoghi in cui i professionisti e le professioniste vivono o si formano e i territori che risultano realmente attrattivi per il mercato del lavoro. A questa frattura territoriale se ne sovrappone un’altra, di natura produttiva: le istituzioni pubbliche faticano spesso a intercettare e sorreggere opere di nuova drammaturgia, mentre l’innovazione tende a essere sostenuta prevalentemente negli spazi indipendenti, nei contesti informali e nei processi di autoproduzione. In questo quadro, la possibilità di sviluppare nuove scritture si determina in virtù della sperimentazione di singole comunità artistiche anziché di un investimento strutturale del sistema.

Un altro dato centrale riguarda l’elevato livello di specializzazione del campione. Chi scrive per la scena in Italia possiede una formazione articolata e qualificata sul piano accademico, artistico e professionale. A questa forte competenza non corrisponde però un adeguato livello di alfabetizzazione giuslavoristica. La ricerca mette infatti in luce un diffuso analfabetismo giuslavoristico, che espone lavoratori e lavoratrici a forme di sfruttamento e autosfruttamento ormai cristallizzate nel settore. In assenza di compensi adeguati, di contratti standardizzati, di strumenti di tutela chiari e di ammortizzatori sociali specifici, molte persone si trovano a muoversi in un contesto opaco, in cui la mancanza di informazioni e di riferimenti condivisi accresce la vulnerabilità individuale.

In questo scenario, la sopravvivenza nel settore è spesso garantita dalla pluriattività, sia interna sia esterna al comparto teatrale. La scrittura per la scena convive così con altri lavori, altre mansioni, altri incarichi, in una composizione professionale frammentata che diventa condizione ordinaria di esistenza. Alla pluriattività si aggiunge l’accettazione del lavoro speculativo e gratuito come prerequisito implicito per accedere a bandi, committenze e opportunità di visibilità. È una condizione che, oltre a impoverire materialmente il lavoro autoriale, finisce per indebolirne anche il riconoscimento simbolico e professionale, facendo apparire la scrittura come una competenza da spendere gratuitamente più che come una professionalità da remunerare e tutelare.

La ricerca presentata da Omissis si propone dunque come uno strumento di consapevolezza collettiva, come piattaforma di mobilitazione utile a rivendicare tutele, dignità e un riconoscimento sistemico della scrittura per la scena in Italia. In questo senso, il documento non si limita a diagnosticare una crisi, a registrare una sofferenza diffusa, tentando piuttosto di produrre un lessico comune, di rafforzare una coscienza professionale condivisa e di attivare un orizzonte di possibilità in cui la professione autoriale possa finalmente essere nominata, riconosciuta e regolata in quanto lavoro.

La giornata del 27 marzo organizzata a Venezia ha restituito proprio l’esigenza di riportare la drammaturgia al centro del dibattito, tanto come pratica estetica e come funzione interna al processo creativo, quanto come lavoro situato dentro rapporti economici, istituzionali e politici precisi. In un momento storico in cui la scrittura per la scena continua a generare forme, visioni, immaginari e dispositivi critici indispensabili per il teatro contemporaneo, diventa sempre più urgente interrogarsi sulle condizioni materiali che ne rendono possibile l’esistenza. Parlare di drammaturgia, dunque, significa parlare anche di accesso, di diritti, di redistribuzione, di contrattualizzazione, di sostenibilità e di giustizia del lavoro culturale.

L’incontro veneziano ha mostrato come attorno a questi temi esista una comunità vigile, competente e desiderosa di costruire confronto. Una comunità che riconosce nella scrittura per la scena una delle componenti vitali e strutturalmente ineludibili della filiera spettacolare. È proprio da questo riconoscimento che può partire un cambio di paradigma: dalla marginalizzazione alla centralità, dall’invisibilità alla messa in luce, dalla dispersione individuale alla possibilità di articolare istanze collettive.

Con la presentazione pubblica della ricerca, Omissis – Osservatorio drammaturgico rinnova il proprio impegno nel promuovere un monitoraggio attivo della drammaturgia contemporanea e nel costruire strumenti capaci di connettere analisi, ascolto, advocacy e trasformazione. 


➜ LEGGI IL DOCUMENTO DI PRESENTAZIONE DELLA RICERCA

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