L’ALTRA DA ME: MEMORIA, IDENTITÀ E RESISTENZA NELLA NUOVA PRODUZIONE DI SPKTEATRO
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TSF - Via della Vecchia Filatura 10 - Martignacco (UD)
8 maggio - h 20.00 | 9 maggio - h 20.00 | 10 maggio - h 16.00
Redazione- Il Teatri Stabil Furlan ospita all’interno della sua rassegna Savôrs, l’anteprima dello spettacolo L’altra da me, all’interno della Sala TSF nella nuova sede in Via della Vecchia Filatura 10 a Torreano di Martignacco. Tre sono le giornate dedicate a questo particolare incontro con la storia: venerdì 8 maggio e sabato 9 maggio in serale alle ore 20 mentre domenica lo spettacolo si terrà al pomeriggio alle ore 16.
C'è un diario scritto nell'ombra, nei mesi in cui Maria Antonietta Moro — partigiana, combattente antifascista — era costretta a nascondersi. Vi aveva affidato pensieri, paure, la sua voce più vera. Poi, dopo la sua morte, quelle pagine erano rimaste nel silenzio più difficile: quello tra una madre e una figlia.
Da questo nucleo — reale, umano, ancora vivo sotto la superficie della storia — nasce L'altra da me, la nuova produzione di SpkTeatro, con testo di Lisa Moras. L'anteprima andrà in scena dall'8 al 10 maggio negli spazi del TSF a Martignacco, con Eleonora Marchiori e Giulia Cosolo in scena, musiche e sound design di Tommaso Tommers Benedetto, grafiche di Marco Zanella. Lo spettacolo è prodotto da SpkTeatro con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, ANPI Udine e Teatri Stabil Furlan, e il partenariato — tra gli altri — del Teatro Verdi di Pordenone, che ospiterà due tappe del percorso di residenza artistica.
L’opera prende ispirazione dal libro Tutte le anime del mio corpo – diario di una giovane partigiana, che restituisce il ritratto sorprendente di Maria Antonietta Moro, prima impegnata nei gruppi antifascisti jugoslavi, poi nella Resistenza italiana. Un profilo storico recuperato postumo, attraverso quelle pagine ritrovate dalla figlia soltanto dopo la sua scomparsa. Pagine vive, subitanee, attraversate da una voce giovane che parlava a qualcuno che non avrebbe mai saputo di essere ascoltato.
È proprio da questo gesto — il ritrovamento come un varco che si apre — che la drammaturgia di Lisa Moras prende forma: al centro dello spettacolo c'è Lorena, una donna che, dopo la perdita della madre, si trova tra le mani quel diario e, con esso, una versione di quella madre che non aveva mai conosciuto. Il passato non torna come fantasma, ma come interrogazione: le figure della madre giovane e di Lorena giovane — nel suo alter ego Leni — si specchiano sulla scena, si cercano, entrano in dialogo attraverso il tempo. Ciò che era rimasto nascosto comincia a chiedere voce. I silenzi degli affetti e della storia si rivelano, alla fine, fatti della stessa materia. L'altra da me affronta così qualcosa di insieme intimo e collettivo: il momento in cui un'eredità si spezza e si ricompone, quando ciò che una generazione non ha detto torna a premere sulla soglia di quella successiva. Non come peso, ma come presenza. Non come condanna, ma come dono difficile da ricevere.
A dominare la scena sono microfoni, cuffie, lampade, console, computer: elementi riconoscibili, vicini a un immaginario sonoro e visivo attuale, quasi da club. Una drammaturgia scenica pensata per risuonare nell'orecchio prima ancora che nell'occhio, capace di evocare immagini interiori e di avvicinare la materia storica a una sensibilità pienamente contemporanea, soprattutto quella dei più giovani, verso i quali il progetto si rivolge con maggiore attenzione.
Questa tensione — tra memoria e presente, tra forma contemporanea e contenuto civile — è esattamente la forza espressiva che SpkTeatro ha coltivato nel corso degli anni, costruendo un'identità riconoscibile nel panorama del Friuli Venezia Giulia e, progressivamente, in quello nazionale. Accanto al lavoro produttivo, l'organizzazione ha sviluppato un'intensa attività culturale: rassegne dedicate alla scena emergente, percorsi di divulgazione della drammaturgia contemporanea, progetti formativi per giovani artisti. Una traiettoria coerente, che mette al centro non solo la produzione artistica, ma la relazione con il pubblico e la costruzione di una comunità teatrale capace di crescere e interrogarsi insieme. L'altra da me si inserisce in questa traiettoria come uno spettacolo che incrocia biografia e storia, identità e trasmissione, linguaggio scenico contemporaneo e coscienza civile.
L'anteprima di maggio è il primo momento pubblico di presentazione di un lavoro che continuerà a crescere. Ma già in questa forma iniziale, L'altra da me porta con sé una domanda che il teatro sa tenere aperta senza pretendere di chiuderla: cosa rimane di noi in chi viene dopo? Cosa si perde, cosa si tramanda, e cosa invece aspetta semplicemente — dentro un diario, dentro un silenzio, dentro il vuoto lasciato da una madre — di essere finalmente ascoltato?
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