L’INFINITO DI L.V.BEETHOVEN DIVENTA ECCELSO CON L’OMAGGIO DEL NUOVO GRUPPO DEI “FRAME” ALLA QUINTA SINFONIA| IN OCCASIONE DEI 250 ANNI DELLA NASCITA DEL GRANDE COMPOSITORE
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Redazione- Il 2020 segna 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven. Presi dalle angosce della nostra quotidianità stravolta dal Covid 19 rischiamo di non celebrare, come si dovrebbe, questa importante ricorrenza. Fortunatamente, L’incontro di Francesco Pisana con Maurizio Vercon ha siglato la nascita dei “Frame” che, con Il lancio del loro primo singolo, “La quinta”, hanno deciso di rendere omaggio il grande compositore. Nel brano di Pisana e Vercon, disponibile ora anche in versione video di cui sopra, si può ascoltare la vera musica assoluta, inspirata dal più grande musicista classico di tutti i tempi, che tesaurizza la propria energia e supera ogni paura, mutandola in forza. Solo suo proposito è, e deve restare, l’infinito. L’infinito senza riserve. L’infinito senza aggettivi. Musica che dice ciò che altrimenti non può essere detto. E di più, forse persino ciò che solo così prende forma nel pensiero. Musica strumentale, la sola che può esprimere con «assoluta purezza la propria peculiare essenza artistica». Esiste concretamente, certo, è oggetto estetico fissato sulla carta, riproducibile dalla perizia dell’esecutore, eppure questo non esaurisce la sua natura di perenne custode dell’infinito. Racchiude sentimento e presentimento. La musica, che si afferma quale «la più romantica di tutte le arti», viene presentata da Pisana e Vercon nelle sue precipue qualità. Tra le quali emerge il suo possedere una sorta di potere rivelatore. Conduce infatti l’essere umano a gradi di consapevolezza insospettabili: «schiude all’uomo un regno sconosciuto». Lo introduce e accompagna in un mondo che non ha niente in comune con «quello esteriore dei sensi che lo circondano» e neppure gli somiglia. Lo strano luogo di ipotesi abissali, il sentiero eroico e, giocoforza, fondamentalmente solitario, è il celebre «regno del titanico». Là Ludwig van Beethoven è l’accigliato sire del pentagramma, l’esploratore dell’insondabile. La musica beethoveniana, in sintesi chiama in causa la radice più intima dell’inquietudine romantica. Lo «struggimento infinito» suscitato dalla nostalgia per luoghi non visti, la tristezza provata per il ricordo di parole non ascoltate. Risposte che vengono spontanee, sorgive, luminose. Ma che non rintracciano più le domande che le hanno precedute e procurate. Troppo mondo, troppa vita, troppo disinganno corrono tra le une e le altre. Eppure, in questo brano, è possibile percepire amore, speranza e gioia che si consumano ma non si distruggono». Le passioni fiaccano lo spirito che hanno esaltato, ma non lo annullano. E noi ascoltatori, nonostante tutto continuiamo a vivere visioni che ci innalzano verso vette di spiritualità pura mista a bellezza. A questo strano rapimento incantatorio, tuttavia, non sono estranee le suggestioni più scure e più cupe: «la musica di Beethoven muove le leve del brivido, del terrore, del raccapriccio, del dolore». Il tutto corroborato e filtrato da «un’altissima fantasia».
Insomma, un misto di passioni e sentimenti contrastanti ed opposti tra di loro propri dell’animo umano
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