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FOSSACESIA - LA SPLENDIDA ABBAZIA DI SAN GIOVANNI IN VENERE

FOSSACESIA FOSSACESIA

Redazione-  L’Abbazia di San Giovanni in Venere, di origine benedettina, è situata a quota 107 ml sul livello del mare ed è composta da un edificio di culto a pianta basilicale a tre navate e da un monastero con chiostro centrale, oltre ad una ampia area circostante e dal belvedere. Il complesso abbaziale di San Giovanni in Venere dimostra in tutti i suoi aspetti i vari segni dello scorrere di epoche differenti che l’hanno resa quella che è attualmente, ossia uno dei beni culturali maggiormente significativi e rappresentativi dell’Abruzzo.La chiesa presenta la struttura classica delle basiliche di stile cistercense, con tre navate separate da archi ogivali e soffitto di legno. Il presbiterio, sopraelevato rispetto al piano dell’aula, è incorniciato da un grandioso arco trionfale a sesto acuto. L’altare, costituito da un’antica lastra di marmo, è collocato nell’apertura dell’abside centrale. La facciata principale presenta il portale della Luna, tutto in marmo, decorato con altorilievi e con materiali antichi di recupero. Sul lato sud si trovano il portale delle Donne (ingresso laterale), anch’esso adorno di decorazioni marmoree, ed il campanile mozzato, le cui feritoie tradiscono l’uso di torre difensiva che ne fu fatto. Opposte alla facciata principale, si trovano tre absidi, la cui decorazione ad archi e bifore rivela un certo gusto arabeggiante. Sotto l’altare maggiore si trova la cripta, in cui fanno bella mostra di sé delle colonne di epoca romana, appartenenti all’antico tempio di Venere. Le absidi sono decorate da affreschi del Duecento di elevata qualità. Nell’affresco di destra è rappresentato Cristo benedicente in trono tra i santi Pietro e Paolo (a destra), Giovanni Battista e Giovanni evangelista (a sinistra). In quello centrale: sopra, Cristo fra i santi Giovanni Battista e Benedetto; a lato, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Michele e Nicola di Bari. Nell’affresco di sinistra Cristo in trono fra i santi Vito e Filippo.Del monastero originario rimangono tracce nell’area dell’attuale convento (sul versante orientale, vicino al campanile interno): era una struttura a rettangolo allungato, su quattro livelli, con accesso sopraelevato, rifatta e restaurata in età rinascimentale. All’abate Odorisio II si deve il chiostro duecentesco che si diramava su tre lati (in gran parte ricostruito nella prima metà del Novecento) con trifore, colonnelle in marmo ed abaco a stampella. Il chiostro è formato da una galleria di ventinove trifore scandite da sessantotto colonnine senza base con i capitelli variamente decorati. I tre lati di esso si congiungono al grande arco gotico del campanile sotto la cui campata è posto un sarcofago proveniente da scavi eseguiti nella zona circostante. Sui tre lati della struttura si sviluppava il complesso abitativo e produttivo benedettino del XIII secolo, di cui rimane visibile l’attuale area conventuale e parte del settore settentrionale basso (più vicino all’ingresso alla chiesa), caratterizzata da strette feritoie (arciere). Il Complesso Monumentale ha insito in sé un elevatissimo livello di pregio, come del resto testimoniato dal suo inserimento nel Polo Museale Regionale a seguito del Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali datato 23 Gennaio 2016.Il sito ove sorge l’edificio originariamente era di proprietà dell’Abbazia di San Giovanni in Venere sulla cui storia millenaria i dati sono ovunque reperibili. Sulla collina di Venere infatti si sovrappongono le testimonianze di una storia plurimillenaria che attraverso reperti archeologici, testimonianze pittoriche, architettoniche e paesaggistiche raccontano il susseguirsi della storia che ha reso questo luogo di una straordinaria valenza culturale. Se da un lato l’abbazia ed il convento odierni risalgono, in massima parte, al Duecento (con alcuni rimaneggiamenti posteriori), gli scavi e le testimonianze scritte conservano il ricordo di epoche molto più remote, come testimoniato, del resto, dal ritrovamento delle colonne presumibilmente attribuibili al “tempio di Venere” rinvenute nel sito adiacente al chiostro.Il sito di San Giovanni era frequentato già 2500 anni fa, intorno al V-IV secolo avanti Cristo, epoca a cui risalirebbe una necropoli sannita. Ad una fase successiva risalgono invece le testimonianze di edifici romani ed in particolare del tempio dedicato a Venere Conciliatrice, edificato nel I secolo avanti Cristo. Durante l’epoca bizantina, invece, il sito fu interessato da un nuovo insediamento che, con ogni probabilità, andò a prendere il posto dei ruderi romani, forse riciclandone anche i materiali. Proprio a questi anni si fa risalire la prima chiesa, una semplice cappella paleocristiana con romitorio annesso. La prima testimonianza scritta di una chiesa dedicata a San Giovanni è dell’829. L’abbazia ed il monastero benedettino sorsero in seguito, intorno all’anno Mille. Grazie alla protezione dei vescovi-conti di Chieti ed alle cospicue donazioni di re e nobili, gli abati di San Giovanni in Venere accrebbero rapidamente il loro patrimonio ed il loro potere, fino a raggiungere l’apice nel Duecento. Intorno al 1200 San Giovanni fu il più grande feudatario del Regno di Sicilia. I suoi possedimenti si estendevano da Ravenna a Benevento, includendo gran parte dell’Abruzzo e del Molise. In questi anni si procedette alla costruzione di una nuova abbazia costituita dalla chiesa, che risulta essere quella attualmente visibile, e dal monastero, che invece pare fosse molto più grande dell’attuale. Esso, infatti, era alto quattro piani e si estendeva intorno a due chiostri.

Al suo interno poteva ospitare anche 120 monaci fissi e disponeva di una scuola e di una grande biblioteca.Dall’inizio del Trecento iniziò il declino del monastero. Nel 1394, a causa dei debiti accumulati con la Curia Romana, San Giovanni in Venere perse la sua autonomia e fu sottoposto ad “abati commendatari”, cioè nominati dal Papa. Nel 1585, ciò che restava del monastero fu dato in concessione perpetua alla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. Nel 1871, il neonato Regno d’Italia confiscò l’abbazia ed i suoi beni, espellendo i filippini, salvo poi richiamarli nel 1881 come custodi del complesso, che intanto era stato dichiarato monumento nazionale. San Giovanni in Venere subì danni da terremoto, all’inizio del Novecento, e successivamente patì la vicinanza del fronte della Seconda Guerra Mondiale nell’inverno 1943-44. Nel 1954 si stabilirono nel complesso i Padri Passionisti e cominciarono i restauri. Altri interventi si sono susseguiti dal 1964 al 1998, ripristinando finalmente le strutture di un complesso così ricco di storia. Alcune testimonianze annoverano tra i frequentatori del sito Gabriele D’Annunzio che amava godere del panorama su un sedile semicircolare (esedra del vate) tuttora esistente.

Ultima modifica ilLunedì, 03 Giugno 2024 14:32

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