RIFORMA PENSIONI:LE NUOVE IPOTESI PER IL PENSIONAMENTO ANTICIPATO
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Redazione-I lavori sull'attesa riforma delle pensioni riprendono a settembre, quando finalmente saranno definite le ipotesi sul tema del pensionamento anticipato. L'attuazione delle nuove misure previdenziali sarà con tutta probabilità inserita nella Legge di Stabilità 2016.
Le diverse proposte formulate per consentire il collocamento a riposo in anticipo rispetto ai requisiti previsti dal Salva Italia si condensano in due opzioni: uscita con penalità o prestito pensionistico? Vediamole nel dettaglio.
IL NUOVO PENSIONAMENTO ANTICIPATO
Sono state formulate, nei mesi passati, diverse ipotesi di pensione anticipata, poiché è ormai palese l’inadeguatezza del Decreto Salva Italia, meglio noto come Riforma Fornero (D.L. 201/2011), che ha lasciato senza tutela un gran numero di lavoratori. Molti sono, infatti, i soggetti over 50 che si trovano senza stipendio né pensione: i vari decreti di salvaguardia non sono, purtroppo, stati sufficienti ad arginare l’emergenza causata dall’aspro innalzamento dell’età pensionabile, e la Settima Salvaguardia, prevista anch’essa per settembre, probabilmente non riuscirà, da sola, a cambiare la situazione. Altrettanto numerosi sono, per di più, i soggetti ormai anziani che vorrebbero lasciare il lavoro, per problemi fisici e familiari, ma devono comunque attendere la maturazione dei parametri imposti da Monti e dalla Fornero.
Ecco perché l’esigenza di un nuovo pensionamento anticipato si è fatta sempre più impellente e non può essere rinviata, nonostante le limitazioni imposte dall’Europa e, conseguentemente, dalla Ragioneria dello Stato.
CALCOLO CONTRIBUTIVO
Una prima ipotesi, fortemente caldeggiata dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, consisterebbe nel consentire un’uscita dal lavoro con parametri estremamente flessibili, ma col calcolo della pensione interamente contributivo: in pratica, una sorta di estensione a tutti dell’Opzione Contributiva, nota come Opzione Donna, che permette di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi d’età (58 e 3 mesi per le lavoratrici autonome), se si possiedono almeno 35 anni di contribuzione. L’assegno è, però, calcolato interamente col metodo contributivo, e bisogna inoltre attendere, dalla maturazione dei requisiti, una "finestra" di 12 mesi (18 mesi per le autonome).
PRESTITO PENSIONISTICO
Un’altra proposta, recentemente formulata, è quella del “prestito pensionistico”: esso consentirebbe l’uscita dal lavoro con alcuni anni di anticipo (alcune relazioni parlano di un massimo di 3 anni, altre di 5), grazie a un “prestito previdenziale” pari alle annualità di contribuzione mancanti per la quiescenza, che andrebbe, poi, restituito a rate, sui cedolini di pensione.
ANTICIPO CON PENALIZZAZIONE PERCENTUALE
L’ipotesi prevalente, comunque, resta quella della pensione anticipata con penalizzazione percentuale: nelle ultime formulazioni si parla di un’uscita possibile con un minimo di 63 anni d’età (e non più 62) e 35 anni di contributi, e di una decurtazione dell’assegno previdenziale del 3% annuo, per ogni anno mancante all’età prevista per la pensione di vecchiaia. La penalizzazione diminuirebbe all’aumentare degli anni di contributi (oltre i 35).
PRO E CONTRO
Tutte e tre le proposte sono state giudicate positivamente, per quanto concerne l’impatto sulle casse statali, a lungo termine, poiché comportano una decurtazione degli assegni, in certi casi anche consistente; tuttavia, destano forti perplessità nel breve termine, poiché aumenterebbero il numero degli aventi diritto alla pensione, e non si sa se l’erario sia in grado di reggere un’impennata delle richieste, considerando anche le recenti restituzioni dovute alla bocciatura del blocco delle perequazioni.
Resta in piedi, infine, la proposta dell’assegno agli over 55 privi di lavoro, pensione ed ammortizzatori sociali, anche se non è chiaro come sarà pianificato il reperimento di risorse in merito.
Quel che è certo è che almeno una di queste ipotesi dovrà essere accolta: non si deve pensare, difatti, solo al lato negativo, ossia alla maggiore spesa nell’immediato, per il pensionamento di un più alto numero di persone, ma anche, e soprattutto, ai benefici che ne deriveranno, non ultima la sicurezza sociale di migliaia di famiglie, assieme al tanto auspicato ricambio generazionale.
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