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Spettacolo

Tidal Waves: trionfo e svolta rock con il lancio del nuovo capolavoro “Cloroformio”

I Tidal Waves tornano sulla scena alternative rock con il nuovo singolo “Cloroformio”, in uscita venerdì 9 ottobre per Overdub Recordings. Un brano potente e psichedelico che esplora il disorientamento della realtà attraverso chitarre sature e un testo profondo che anticipa l’album “Caro Vecchio Neon” 👇

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Cloroformio, cover
Redazione- Da venerdì 9 ottobre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Cloroformio” (Overdub Recordings) il nuovo singolo dei Tidal Waves.

“Cloroformio” è un brano che gioca sul senso di disorientamento e sulla percezione alterata della realtà. Il titolo richiama direttamente il composto noto per le sue proprietà anestetiche, che nella canzone diventa l’immagine di qualcosa che agisce senza farsi notare, fino ad alterare la percezione di quello che sta succedendo.

Nel testo compare una presenza ambigua, quella figura che «da un anno ti gira attorno», quasi un fantasma che si muove ai margini della quotidianità. Nelle strofe il racconto sembra partire proprio dal suo punto di vista; nel ritornello, invece, la prospettiva si ribalta e passa a chi vive quella situazione, confuso e incapace di sottrarsi a qualcosa che continua a ripetersi.

Questa differenza tra le due prospettive emerge anche nell’arrangiamento. Le strofe mantengono un’atmosfera rarefatta e minacciosa, mentre il ritornello si apre ad un suono più saturo, duro e compatto. I bridge e il tema vocale che apre e chiude il brano aggiungono una componente psichedelica e straniante, rafforzando il senso di instabilità che attraversa l’intero pezzo.

Spiega la band a proposito del nuovo brano: “Abbiamo scelto questo brano come secondo singolo perché mette in luce un lato del nostro sound più duro e compatto, senza però rinunciare a quella componente più obliqua e psichedelica che attraversa tutto il disco. Ci interessava che, dopo “Caro Vecchio Neon”, emergesse anche questa tensione: una scrittura più fisica e diretta, ma continuamente attraversata da elementi di instabilità e straniamento.”

TIDAL WAVES | BIOGRAFIA

I Tidal Waves sono una band alternative rock di base a Napoli. Il progetto nasce nel 2016 dall’incontro tra Antonio Ricciardi, voce e chitarra, Francesco Izzo, basso e voce, e Andrea Confessore, batteria. Dopo una prima fase di attività dal vivo, nel marzo 2018 pubblicano il videoclip di “All That You Have Tried”, singolo che anticipa il loro primo lavoro in studio, “Avalanches”.

Nel 2021 Nunzio Garofalo subentra ad Andrea alla batteria, completando la formazione attuale. Il cambio di formazione coincide con un passaggio decisivo per la band: l’inglese lascia spazio all’italiano, che diventa il nuovo centro della scrittura e permette al gruppo di sviluppare un rapporto più diretto e personale con i testi. Da questa fase prende forma un linguaggio sonoro che unisce alternative rock, trame psichedeliche e derive new wave.

Tra le principali influenze dei Tidal Waves figurano Verdena, Afterhours, Marlene Kuntz, Interpol, DIIV, The National, Nirvana, Alt-J, Elliott Smith, Fontaines D.C. e Wilco. Il loro suono combina chitarre abrasive e sature, strutture ritmiche tese, doppie voci e armonizzazioni, alternando passaggi più compatti e diretti a momenti sospesi e rarefatti. Negli arrangiamenti trovano spazio anche elementi elettronici, ambient e glitch.

Questa ricerca confluisce in “Caro Vecchio Neon”, il nuovo album della band di prossima uscita pubblicato da Overdub Recordings.

“Cloroformio” è il nuovo singolo dei Tidal Waves pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 9 ottobre.

Sito Web | Instagram

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Spettacolo

Chiara Pastò: la magia pop del nuovo singolo tra intelligenza artificiale e anima soul

Chiara Pastò torna sulla scena musicale con “I believe in love”, il nuovo singolo in rotazione radiofonica da venerdì 9 ottobre. Un brano straordinario che fonde pop, dance e sfumature soul, accompagnato da un videoclip onirico girato sui Colli Euganei grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale 👇

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Cover, Chiara Pastò
Redazione- Dal 9 ottobre 2026 sarà in rotazione radiofonica “I believe in love”, il nuovo singolo di Chiara Pastò disponibile sulle piattaforme di streaming digitale dal 24 settembre.

“I believe in love” è una dichiarazione d’intenti che celebra la libertà, l’autenticità e la forza di credere nell’amore. Il singolo nasce dal bisogno di vivere secondo la propria natura, rivendicando il diritto di sognare senza ferire gli altri. Come recita il testo: «Io vorrei vivere come mi pare / Ma non per questo vorrei farti del male / Solo vivere libera». La libertà diventa consapevolezza interiore e ricerca di quella pace che la realtà esterna spesso fatica a offrire. Il viaggio descritto è intimo e profondo, affrontato a piedi nudi e guidato da una certezza incrollabile. Il mantra “I believe in love” si fa presa di posizione vitale, rispondendo all’inquietudine e alla smania di senso. Sul piano musicale, il brano fonde pop d’autore, energia dance e calde sfumature soul in un ritmo dinamico e coinvolgente. Ne nasce un contrasto riuscito ed efficace tra la voglia trascinante di ballare e la necessità di guardarsi dentro. Il videoclip traduce la narrazione in immagini luminose, ambientate in scenari naturali dominati da acqua e luce. La natura diventa rifugio di rigenerazione e richiamo al rispetto dell’ambiente, specchio del nostro equilibrio interiore. Tra riflessione e vitalità, il pezzo invita ad ascoltarsi, a proteggere i propri ideali e a non cedere allo sconforto. Un vero inno alla resilienza: credere nell’amore è la scelta più coraggiosa per accendere una luce nel disorientamento del presente.

Commenta l’artista sul nuovo singolo: «Mi piaceva l’idea di raccontare la musica come qualcosa che può davvero salvarci, anche solo per qualche minuto, dalla pesantezza e dalla bruttezza della quotidianità.
Il videoclip parte proprio da una situazione molto semplice: una brutta giornata, il caos, le persone, uno spintone mentre salgo sull’autobus. Sono piccole cose che, sommate, possono condizionare il nostro modo di vivere una giornata. Poi metto le cuffiette, parte la mia canzone e qualcosa cambia. Non cambia necessariamente ciò che c’è fuori, ma cambia il modo in cui io lo percepisco. La musica diventa un rifugio, uno spazio tutto mio in cui ritrovare bellezza, libertà e pace.
C’è anche un significato più profondo: cercare la pace dentro di me, perché fuori, purtroppo, la pace spesso manca. Lo vediamo continuamente nel mondo che ci circonda e proprio per questo credo sia ancora più importante riuscire a coltivare dentro di noi uno spazio di serenità, di rispetto e di bellezza. La natura, in questo percorso, ha un ruolo fondamentale. Credo che stare a contatto con la natura ci permetta di riconnetterci con noi stessi e di ritrovare una serenità che spesso, nella frenesia della vita quotidiana, perdiamo. Per questo penso che rispettarla sia anche un modo per rispettare noi stessi: siamo parte di ciò che ci circonda e non possiamo dimenticarlo.

Da lì nasce anche la parte più visionaria del videoclip, realizzata attraverso l’intelligenza artificiale: quello che accade dentro di me comincia a riflettersi anche all’esterno e la realtà si trasforma in qualcosa di straordinario, quasi magico. La natura diventa così lo specchio di una bellezza interiore che finalmente riesco a ritrovare. Credo molto nel potere della musica. Non può risolvere tutti i problemi, ma può aiutarci a viverli diversamente, a sentirci meno soli e a ritrovare qualcosa di bello anche quando intorno a noi sembra esserci soltanto caos. E forse è proprio questa, per me, una delle forme più autentiche di libertà: riuscire a trovare la pace dentro di sé, rispettare ciò che ci circonda e lasciare che quella pace trasformi anche il modo in cui guardiamo il mondo.»

Il videoclip di “I believe in love”, nato da un’idea di Chiara Pastò e Tiziano Mion, diretto da Elia Pellegrini e ambientato in parte nei suggestivi scenari dei Colli Euganei, traduce in immagini un’idea di libertà autentica e viscerale. Grazie a un linguaggio visivo fortemente evocativo e all’impiego dell’intelligenza artificiale, l’opera modella paesaggi straordinari sospesi tra reale e onirico. La natura cessa di essere un semplice sfondo per farsi protagonista: un rifugio catartico in cui riscoprire l’armonia con l’ambiente e con gli altri, senza mai smettere di ascoltare la propria voce interiore. Ne nasce un viaggio simbolico e consapevole verso la pace interiore, fondato sulla convinzione che la bellezza che custodiamo dentro di noi sia la stessa capace di illuminare il mondo circostante.

Biografia

Chiara Pastò nasce in provincia di Padova e scopre la propria vocazione artistica fin dall’infanzia, quando le prime recite alla scuola materna accendono in lei il desiderio di esplorare il mondo delle note. All’età di tredici anni intraprende lo studio del canto, del violino e del pianoforte — strumento con cui tuttora compone e arrangia —, scegliendo presto di dedicarsi anima e corpo alla voce, vissuta come autentica necessità espressiva dell’anima.

Durante l’adolescenza, gli ascolti del pop internazionale e del cantautorato italiano incontrano la folgorazione per il jazz e il blues. Frequenta il Conservatorio di Vicenza, formandosi con autorevoli figure della scena nazionale e conseguendo nel 2022 la laurea specialistica in Canto Jazz con il massimo dei voti.

Attiva come professionista da circa dieci anni, a fine 2018 (fino al 2023) avvia la collaborazione con l’etichetta Velut Luna, con cui pubblica quattro album tra standard jazz e pop raffinato. Sul fronte live calca palchi prestigiosi: dal Teatro Olimpico di Vicenza allo storico club Alexander Platz di Roma insieme ai Baraonna, fino al festival Uno Jazz & Blues di Sanremo (in cartellone con star del calibro di Herbie Hancock) e all’apertura del concerto dei Ricchi & Poveri in Svizzera per il Christmas Session 2024 con il progetto Illegal Love.

Rifiutando ogni etichetta di genere, Chiara fa della versatilità la propria cifra stilistica. Le sue influenze spaziano dalle grandi voci soul e R&B (Whitney Houston, Beyoncé, Sade, Etta James) al pop moderno (Loreen, Rosalía), fino ai giganti del jazz (Miles Davis, Duke Ellington) e ai maestri della musica italiana (Mina, Ornella Vanoni, Lucio Battisti, Mango, Cesare Cremonini).

Negli ultimi due anni ha dato avvio a una nuova fase incentrata su brani inediti, affiancata da un team di produzione composto da Tiziano Mion (autore, co-compositore e curatore visual) e Cristian Piccinelli (arrangiamenti e registrazioni).

Con l’obiettivo di definire un’identità sonora originale e coraggiosa, Chiara fa della sua musica un porto sicuro per chi ascolta: uno spazio in cui emozionarsi, divertirsi e sentirsi compresi. Guardando verso palcoscenici sempre più ampi in Italia e all’estero, il suo percorso prosegue con la determinazione di chi vuole lasciare un segno duraturo attraverso la verità delle proprie emozioni.

“I believe in love” è il nuovo singolo di Chiara Pastò disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 24 settembre 2026 e in rotazione radiofonica dal 9 ottobre.

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Spettacolo

Notti magiche a Milano, riparte il rito del jazz: quattro appuntamenti alla Cascina Cuccagna

Le notti milanesi tornano a tingersi di grande musica! A partire da martedì 6 ottobre 2026, la storica e affascinante cornice di Cascina Cuccagna (nei locali di “Un posto a Milano”) riapre orgogliosamente le porte per la quinta, imperdibile e scoppiettante stagione de “Il rito del jazz”, curata da Musicamorfosi. Un programma di altissima qualità che per tutto il mese di ottobre regalerà al pubblico meneghino un meraviglioso doppio concerto (alle 19.30 e alle 21.30) con ingresso rigorosamente libero e gratuito! Dal sound newyorkese contemporaneo del Raffaele Fiengo Quartet all’omaggio a Django Reinhardt con il jazz manouche di Davide Parisi. E ancora: le sperimentazioni “psycho” ed elettroniche degli Hibaku Jumoku fino alla chiusura a ritmo di pop e samba con il giovane Bramante Trio. Un appuntamento autunnale assolutamente da non perdere!👇

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Raffaele Fiengo

Milano – Le frenetiche, luminose e caotiche serate autunnali del capoluogo lombardo si preparano a rallentare il loro ritmo incessante per lasciarsi cullare dolcemente dalla magia improvvisata, suadente e travolgente della grande musica dal vivo. Ritorna infatti prepotentemente e orgogliosamente sulla scena cittadina uno degli appuntamenti culturali e musicali in assoluto più amati, attesi e partecipati dal pubblico meneghino. A partire da martedì 6 ottobre 2026, scatterà ufficialmente la prestigiosa e attesissima quinta stagione de Il rito del jazz. La celebre e fortunata rassegna musicale, ideata e organizzata magistralmente dall’attivissima associazione culturale Musicamorfosi in stretta e proficua collaborazione con “Un posto a Milano” e la splendida cornice di Cascina Cuccagna, è pronta a trasformare ancora una volta i caldi e accoglienti locali del ristorante nell’esclusivo e vibrante Cuccagna Jazz Club. L’evento gode del fondamentale sostegno di Nuovo Imaie e del prestigioso patrocinio ufficiale del Municipio 4 del Comune di Milano, con la golosa partnership di St. Germain. La vincente e amatissima formula organizzativa resta rigorosamente e felicemente invariata: la grande musica verrà servita al pubblico una volta alla settimana, proponendo un generoso doppio set serale (il primo previsto per le ore 19.30 e il secondo alle 21.30), mantenendo orgogliosamente l’ingresso libero e completamente gratuito per tutti gli spettatori (previa la consueta prenotazione sul sito ufficiale).

La quinta stagione di Musicamorfosi: un trampolino per il jazz italiano

Dal lontano 2022 fino ai trionfi dell’anno odierno, l’ambizioso e raffinato progetto de Il rito del jazz ha avuto l’immenso e raro merito di ospitare sul proprio palcoscenico milanese una parata infinita di stelle assolute e di esponenti di primissimo piano della complessa scena musicale italiana e internazionale.
Artisti del calibro monumentale di Giovanni Falzone, Tino Tracanna, Antonio Zambrini, Andrea Dulbecco, Ethan Iverson e Nicole Johänntgen hanno deliziato e infiammato il pubblico della Cascina. Ma la vera, profonda e inossidabile vocazione della rassegna è sempre stata quella di fungere da fondamentale, vitale e prezioso trampolino di lancio per i giovani, talentuosi e promettentissimi musicisti emergenti del panorama tricolore (basti citare, tra i tanti, i lanci felici di Sophia Tomelleri, Francesco Sensi e Thomas Umbaca). Anche nel corso dei prossimi, intensi e freddi mesi autunnali, la sapiente direzione artistica punterà fortissimo e senza alcuna esitazione a scovare, sostenere e valorizzare pubblicamente le ultimissime promesse del jazz italiano, affiancandole strategicamente e sapientemente a nomi già affermati e consolidati, per creare un magico e virtuoso incontro generazionale e sonoro.

Dal Raffaele Fiengo Quartet all’omaggio d’autore a Django Reinhardt

L’imperdibile e ricchissimo cartellone musicale del mese di ottobre prenderà ufficialmente e trionfalmente il via martedì 6 ottobre, puntando i riflettori principali sul talento puro e cristallino del quartetto guidato dal formidabile sassofonista e compositore Raffaele Fiengo.
Già meritatissimo vincitore assoluto del concorso Palco Aperto JAZZMI e del prestigioso Premio Nazionale delle Arti, Fiengo salirà sul palco milanese accompagnato da Max Cameroni (pianoforte), Enrico Palmieri (contrabbasso) e Antonio Marmora (batteria), per presentare dal vivo al pubblico Recall, il suo attesissimo e brillante esordio discografico. Il progetto (che vedrà la partecipazione straordinaria della vocalist Francesca Pocobelli) fonde magistralmente e coraggiosamente l’anima pulsante del jazz newyorkese contemporaneo con echi raffinatissimi del Novecento europeo, citando mostri sacri come Bartók. La settimana successiva, martedì 13 ottobre, le atmosfere cambieranno radicalmente per lasciare gioiosamente spazio al Davide Parisi Trio (completato da Yann Marechal ed Enrico Vito Zeno) che, affiancato dall’incredibile talento dello special guest Gabriele Boggio Ferraris al vibrafono, proporrà un devoto, rispettoso e modernissimo tributo al grandissimo genio della sei corde Django Reinhardt, figura storica, fondante e inarrivabile dello stile jazz manouche.

Il suono “psycho” degli Hibaku Jumoku e la chiusura col Bramante Trio

Il viaggio musicale all’interno delle storiche mura della Cuccagna proseguirà poi martedì 20 ottobre con una proposta decisamente più spiazzante, aggressiva, sperimentale e di fortissimo impatto emotivo.
Il palco sarà infatti calcato dal neonato trio Hibaku Jumoku, una coraggiosissima band capitanata dall’eclettico e noto batterista piemontese Paolo Inserra, affiancato magistralmente da Antonio Gallucci al sax tenore e da Francesco Bucci al basso tuba. I tre esplosivi e istrionici musicisti offriranno al pubblico milanese un graffiante, ipnotico e psichedelico sound crossover: un viaggio particolarissimo che parte dalle ruvide, rabbiose e storiche fondamenta del punk puro, per poi aprirsi inaspettatamente e meravigliosamente verso melodie ricercate e influenze dell’elettronica contemporanea londinese. Una vera e propria esperienza psycho-jazz. Il curioso e profondo nome della band deriva storicamente da quello dell’unico albero rimasto miracolosamente e tristemente sopravvissuto alla devastante bomba atomica di Hiroshima, simboleggiando la rinascita attraverso la musica contro ogni apocalisse. A chiudere in grande bellezza il ricco calendario del mese, martedì 27 ottobre, penserà infine il freschissimo Bramante Trio (composto dai talentuosi Filippo Oggionni, Vittorio Romano e Mattia Venturella). La giovane e brillante formazione delizierà i fortunati presenti rivisitando audacemente grandissimi standard e classici indimenticabili, sporcandoli e contaminandoli gioiosamente con divertentissimi e irriverenti arrangiamenti originali provenienti dai mondi del pop e della samba.

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Spettacolo

Musica elettronica: scatta il crowdfunding per salvare la Silicon Valley delle Marche

3. La storia segreta della musica elettronica nasce tra le colline marchigiane. Parte il crowdfunding per il documentario “Electric Hills”, il film che svela come gli artigiani della regione abbiano costruito i sintetizzatori usati da Pink Floyd e dai compositori di Stranger Things. Partecipa alla raccolta fondi per salvare questa incredibile Silicon Valley italiana 👇

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Jean Michelle Jarre

Ancona – Immaginate il rumore dolce del vento che accarezza i campi di grano e le colline e, subito dopo, la vibrazione improvvisa, profonda e futuristica di una drum machine che anticipa il futuro della discografia globale. C’è una linea invisibile ma potentissima che unisce la quiete millenaria delle campagne marchigiane ai palchi più prestigiosi della musica mondiale. È una storia segreta, custodita gelosamente tra le pieghe di una provincia laboriosa, in cui le mani esperte di artigiani abituati a riparare le tradizionali fisarmoniche hanno iniziato a saldare circuiti integrati, potenziometri, sintetizzatori e organi elettrici di nuova concezione. Questo distretto industriale, apparentemente lontano dai grandi centri nevralgici della cultura internazionale, ha letteralmente plasmato, nota dopo nota, il suono dell’elettronica globale, lasciando un’impronta indelebile nei dischi che hanno fatto la storia della musica contemporanea degli ultimi sessant’anni.

Per sottrarre all’oblio questo incredibile miracolo italiano che unisce artigianato e futuro, il Museo del Synth Marchigiano e la casa di produzione The Blink Fish hanno lanciato una mobilitazione collettiva di fondamentale importanza. È partita ufficialmente la grande campagna di crowdfunding per completare la post-produzione di “Electric Hills”, il documentario d’impatto diretto dal regista Marco Bragaglia che accende i riflettori su questa vera e propria Silicon Valley musicale ante litteram. Le riprese della pellicola sono già interamente terminate sul campo: ora scatta la vera corsa contro il tempo per finanziare la fase di montaggio definitivo, la cura del sound design, la color grading e l’acquisizione dei preziosi e costosi diritti d’archivio sui materiali visivi d’epoca, passaggi vitali per consentire all’opera di sbarcare nei festival cinematografici internazionali e raccontare al mondo questo primato tutto italiano.

Dalle botteghe artigiane ai Pink Floyd: l’incredibile epopea delle Marche elettroniche

Il lungometraggio si propone di rovesciare completamente il classico e noioso rapporto gerarchico tra il centro e la periferia, dimostrando come la provincia italiana sia stata in realtà un fulcro pulsante di pura visione e innovazione tecnologica d’avanguardia. Dalle storiche fisarmoniche di Castelfidardo fino agli incredibili organi elettronici nati negli anni Sessanta, il film documenta minuziosamente come le officine familiari e i piccoli distretti industriali marchigiani abbiano saputo anticipare persino i colossi della tecnologia provenienti da nazioni come il Giappone e gli Stati Uniti d’America. Strumenti rarissimi costruiti in questa terra collinare sono finiti tra le mani di leggende assolute come i Pink Floyd e Jean-Michel Jarre, fino a plasmare le atmosfere cupe e nostalgiche della famosissima colonna sonora della serie TV cult Stranger Things, dimostrando una longevità sonora che non conosce crisi o tramonti.

La forza d’impatto di questo straordinario racconto risiede proprio in un cast internazionale che ha scelto di metterci la faccia e testimoniare l’assoluta centralità storica del distretto marchigiano. Oltre al celebre pioniere francese Jean-Michel Jarre e ai compositori statunitensi Kyle Dixon e Michael Stein, nel documentario compaiono icone della musica italiana e globale: Boosta dei Subsonica, Claudio Simonetti dei mitici Goblin, i membri dei Calibro 35 con Tommaso Colliva, Massimo Martellotta ed Enrico Gabrielli, il geniale creatore britannico Sam Battle, noto sul web come Look Mum No Computer, e i Matmos con Martin Schmidt e Andrew Daniel. Artisti di fama mondiale che non sono saliti sulle colline marchigiane per semplici visite di cortesia turistica, ma per intraprendere vere e proprie sessioni di studio, sperimentazione sonora e registrazione creativa all’interno del Museo del Synth Marchigiano, attratti dal calore analogico unico di queste macchine dimenticate.

L’appello per salvare la memoria storica di un’eredità tecnologica ancora viva

Il progetto cinematografico nasce dalla profonda ostinazione e dal cuore di un gruppo affiatato di amici, musicisti e appassionati collezionisti che hanno deciso di unire le forze per colmare una grave assenza storica della memoria collettiva. Hanno recuperato, smontato e rimesso faticosamente in funzione pezzi unici e rarissimi che rischiavano seriamente di finire distrutti in qualche discarica o dimenticati nelle soffitte polverose della regione. La campagna di raccolta fondi adotta la formula strategica “raccogli comunque”, garantendo ai donatori che ogni singolo euro raccolto verrà utilizzato direttamente sul campo per la chiusura dei lavori della pellicola, che verrà completata in ogni caso. La scrittura dell’opera è stata curata da Paolo Bragaglia, noto compositore, performer e fondatore del museo, che ha voluto imprimere al film un ritmo contemporaneo e dinamico, fortemente ispirato al linguaggio visivo e al montaggio serrato tipico dei moderni videoclip musicali.

Per ringraziare concretamente i sostenitori della campagna, il Museo ha messo a disposizione una serie di ricompense straordinarie e introvabili provenienti direttamente dai propri archivi storici e dai depositi industriali dismessi: stampe fotografiche originali, progetti cartacei ingialliti dal tempo e persino pellicole litografiche d’epoca provenienti dai mitici archivi storici dei marchi Bontempi e Farfisa. I donatori potranno persino aggiudicarsi un raro circuito integrato originale denominato IRIS/Bontempi o le licenze digitali per l’utilizzo di plug-in software sviluppati da Apesoft. Per gli appassionati più legati alla causa, è stata inoltre ideata l’esclusiva Studio Experience: un’opportunità unica di due giorni per trasferirsi nelle Marche e registrare la propria musica all’interno del museo, potendo finalmente suonare, toccare e sperimentare con gli strumenti elettronici più rari e affascinanti del pianeta, mantenendo in vita un’eredità tecnologica che continua a far battere il cuore e l’anima della musica mondiale.

Sostenere questo documentario non significa semplicemente finanziare un’opera cinematografica indipendente, ma partecipare attivamente alla salvaguardia di un pezzo fondamentale della cultura industriale del nostro Paese. Le Marche dei sintetizzatori dimostrano che l’eccellenza italiana non è fatta solo di moda o enogastronomia, ma anche di ingegno elettronico, di circuiti pensati da menti brillanti e saldati da mani artigiane che hanno saputo parlare al mondo intero. In un momento storico in cui tutto si dematerializza nel digitale e nel virtuale, riscoprire la fisicità, la plastica, il legno e il metallo di questi pionieristici strumenti musicali diventa un atto di resistenza culturale necessario e urgente per capire da dove provenga il futuro della musica che ascoltiamo ogni giorno sui nostri smartphone o nei grandi concerti negli stadi.

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