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Tragedia apocalittica in Nepal: l’alluvione fa 157 morti e quasi 600 dispersi. Salvi per miracolo due italiani

Scene da apocalisse in Nepal: un’improvvisa alluvione spazza via decine di villaggi. 157 i morti, si cercano 600 dispersi, salvi per miracolo due italiani! 🇳🇵 🌊 La natura ha colpito ancora una volta con inaudita violenza. Una mostruosa bomba d’acqua e fango (causata probabilmente da una grossa frana innescata da un terremoto) ha fatto esondare il fiume Bhote Koshi, nel nord del Nepal, cancellando dalla faccia della Terra interi villaggi, dighe e decine di ponti. Il bilancio è a dir poco drammatico: i morti accertati sono 157, ma si teme il peggio per i quasi 600 dispersi, tra cui tantissimi turisti stranieri che facevano trekking nella zona. Salvi per miracolo due italiani, Giovanni Fassini e Marco Lombardi, rimasti intrappolati per 8 ore su un autobus mentre l’acqua continuava a salire spaventosamente attorno a loro: “Ci è andata incredibilmente bene, siamo vivi e possiamo raccontarlo”, hanno dichiarato al Tg1. Ora è in corso una disperata corsa contro il tempo degli elicotteri militari per salvare chi è rimasto isolato in alta montagna. L’Unione Europea ha attivato i propri satelliti per aiutare le ricerche. Leggi il racconto completo dei superstiti italiani e i dettagli della tragedia nel nostro articolo! 👇 💔 Un pensiero e una preghiera di solidarietà per le famiglie delle vittime e per i coraggiosi soccorritori.

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Inondazione in Nepal

Nepal – Le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza mostrano scene che sembrano uscite da un film catastrofico, ma che purtroppo sono drammaticamente reali. Un’imponente ondata d’acqua, fango e detriti ha improvvisamente investito il nord del Nepal, accanendosi in particolare sul distretto montuoso di Rasuwa (nella provincia di Bagmati), a ridosso del confine con il Tibet cinese. Il bilancio provvisorio è terrificante, destinato tragicamente a salire con il passare delle ore: si contano almeno 157 morti accertati e quasi seicento dispersi.
La gigantesca piena improvvisa del fiume Bhote Koshi (arrivata verso le 9:15 del mattino) ha letteralmente cancellato dalle mappe interi villaggi millenari come Timure, Rasuwagadhi e Syabrubesi, trascinando via con una forza brutale ponti, bacini e povere persone in fuga.

“Otto ore bloccati sul bus”: il racconto dei sopravvissuti italiani

In questo scenario infernale, l’Italia tira un sospiro di sollievo per i propri connazionali. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato il Paese confermando che i due italiani direttamente coinvolti nel disastro sono fortunatamente in buone condizioni di salute (la Farnesina sta comunque monitorando altri 90 connazionali registrati in zona).
I due superstiti, Giovanni Fassini e Marco Lombardi, hanno vissuto ore di autentico terrore mentre tornavano verso Katmandu a bordo di un autobus turistico. «L’autobus si è fermato improvvisamente perché la strada era sbarrata», ha raccontato Fassini al Tg1 con la voce rotta dall’emozione. «All’inizio non avevamo capito il perché, ma poi ci siamo accorti che il fiume di fianco a noi saliva, saliva sempre di più in modo minaccioso. A monte non si poteva andare, indietro nemmeno. Siamo rimasti per ben 8 ore fermi e intrappolati sull’autobus, pregando che l’acqua non ci lambisse. Ci è andata incredibilmente bene, siamo vivi e possiamo raccontarlo, ma sappiamo che ci sono molti dispersi, la situazione è una vera e propria tragedia».

Centinaia di turisti inghiottiti: la frana innescata dal sisma

Il conto dei dispersi mette i brividi. Sul lato nepalese non si hanno notizie di 484 turisti, dei quali 391 stranieri (tra cui indiani, statunitensi, australiani, britannici, francesi e spagnoli). Nel calderone dei dispersi figurano anche decine di membri dell’esercito, poliziotti e lavoratori impegnati in alcuni cantieri idroelettrici, i cui impianti (appena ultimati) sono andati completamente distrutti, insieme a ben 80 ponti (tra carrabili e pedonali). L’emergenza, peraltro, ha scavalcato i confini, interessando gravemente anche la vicina Cina, dove si contano altri 265 dispersi.
Ma cosa ha scatenato un simile inferno d’acqua? Se in un primo momento si era ipotizzata la spaventosa rottura di un lago glaciale, il ministro degli Esteri nepalese ha indicato come causa primaria un terremoto di magnitudo 4.4, registrato poco prima del disastro. Il sisma avrebbe provocato una colossale frana, la quale avrebbe bloccato temporaneamente il corso del fiume per poi cedere di schianto, rilasciando a valle una bomba d’acqua inarrestabile.

La disperata macchina dei soccorsi e l’aiuto europeo

Ora è il momento della speranza e del dolore. Il governo locale ha dichiarato per tre mesi lo stato di area disastrata, mobilitando ogni elicottero militare e privato disponibile per cercare di raggiungere i feriti e le persone rimaste intrappolate nei villaggi isolati, trasferendole in zone sicure. Fino a questo momento, i soccorritori (eroi che stanno lavorando in condizioni estreme) hanno salvato un centinaio di persone per via aerea.
Di fronte a questa enorme sciagura, la comunità internazionale non è rimasta a guardare. L’Unione Europea (tramite la presidente Ursula von der Leyen) ha attivato il sistema satellitare Copernicus per mappare le aree distrutte dall’alto, mentre la Federazione Internazionale della Croce Rossa ha già stanziato oltre un milione di euro di fondi d’emergenza. Il mondo intero prega oggi per il Nepal, una terra tanto meravigliosa quanto fragile, sperando che il fango possa restituire il maggior numero di sopravvissuti.

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Francia, avviati colloqui con i talebani per il rimpatrio di cittadini afghani

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Parigi

Redazione- La Francia ha avviato colloqui tecnici con i talebani per facilitare il rimpatrio di cittadini afghani che soggiornano illegalmente nel Paese e che sono considerati dalle autorità francesi una minaccia per la sicurezza pubblica.

La conferma è arrivata dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri francese durante una conferenza stampa di giovedì 8 ottobre. Secondo quanto dichiarato, l’iniziativa ha come obiettivo principale la tutela della sicurezza dei cittadini francesi.

Parigi segue una linea simile a quella adottata da altri Paesi europei, mantenendo con i talebani un dialogo definito esclusivamente tecnico e finalizzato a rendere possibili i rimpatri.

Il portavoce ha precisato che il programma riguarda persone prive di un regolare status di soggiorno e considerate pericolose per la sicurezza del Paese. Ha inoltre sottolineato che l’iniziativa non coinvolge i richiedenti asilo né le donne.

Al momento, il governo francese non ha comunicato il numero delle persone che potrebbero essere interessate dalla procedura. Per ottenere informazioni sulle cifre, il portavoce ha rinviato i giornalisti al Ministero dell’Interno.

Durante la conferenza stampa è stata anche sollevata la possibilità di invitare in Francia rappresentanti dei talebani per facilitare i rimpatri, seguendo un modello simile a quello preso in considerazione dalla Germania. Il portavoce ha chiarito che, al momento, non è prevista alcuna iniziativa di questo tipo.

Le autorità francesi hanno ribadito che i contatti con i talebani restano limitati a un confronto tecnico, senza ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione del programma.

Restano ancora da chiarire il numero dei cittadini afghani coinvolti, i tempi di attuazione e le procedure concrete per gli eventuali rimpatri.

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Attacchi alla Corte Suprema: la falsa equivalenza di Alito sulle critiche di Biden e Trump

Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

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Samuel Alito

Redazione-  “Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”. Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.

Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscono al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia un po’, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso dalle decisioni dei togati quando questi ultimi gli sono andati contro, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.

Biden ha attaccato la Corte Suprema come istituzione, specialmente quando i magistrati hanno ribaltato decisioni in vigore da decenni. Biden ha aspramente criticato la sentenza del 2022 con cui la Corte Suprema ha abrogato il diritto costituzionale all’aborto revocando la sentenza Roe v. Wade, in vigore dal 1973. Le critiche di Biden sono state dirette alla maggioranza conservatrice della Corte, che, come si sa, include 6 giudici che pendono a destra e 3 a sinistra. Sulla questione dell’eliminazione dell’affirmative action e dei diritti LGBTQ+, Biden ha persino detto che non si tratta di “una Corte normale”. Nel caso dell’immunità presidenziale del 2024, Biden ha addirittura fatto un discorso in prima serata nel quale ha asserito che la decisione rappresentava un “precedente pericoloso” che alterava fondamentalmente il bilanciamento dei poteri. Biden, però, non ha mai rivolto le sue critiche a giudici specifici con attacchi personali, eccetto nel 2024. In un’intervista al New York Times, Biden ha criticato i regali ricevuti dal giudice Clarence Thomas da ricchi donatori.

Trump, invece, attacca personalmente i giudici della Corte Suprema. L’attuale presidente, già nel luglio del 2016 da candidato, aveva attaccato la giudice Ruth Bader Ginsburg etichettandola come “un’incompetente”. L’accusa era una reazione di Trump ad alcune osservazioni poco lodevoli della Ginsburg su di lui in un’intervista al New York Times, nella quale aveva aggiunto che non “poteva immaginare” come sarebbe stato il Paese con Trump presidente. Gli attacchi di Trump ai magistrati sono continuati nel primo mandato presidenziale, nei quattro anni fuori dalla Casa Bianca e poi nel secondo mandato. L’attuale presidente ha spesso attaccato l’integrità dei giudici, usando uno stile fuori dalle righe e a volte provocando le reazioni degli stessi giudici. Trump ha accusato il giudice federale Jon Tigar di essere “un giudice di Obama” quando il togato nel 2018 aveva emesso una sentenza contraria alla sua politica sui migranti. Il fatto che Barack Obama avesse nominato il giudice Tigar spiegava, per Trump, la sua decisione. Il presidente della Corte Suprema John Roberts ha successivamente risposto asserendo che i giudici sono giudici e che chi li ha nominati non controlla né giustifica le loro decisioni, che sono imparziali. Per Trump, però, quando le decisioni gli vanno contro, si cade spesso nell’attacco personale ai giudici che vede responsabili. Trump ha persino asserito che le giudici Ginsburg e Sonia Sotomayor dovrebbero ricusarsi dai casi che lo coinvolgono perché non sono imparziali. Trump ha addirittura attaccato Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, nominati proprio da lui, quando questi tre hanno votato per bocciare la sua politica sui dazi. In un’intervista ha detto che lui li “ha messi lì e hanno votato” spesso contro di lui e che sono diventati “solo gusci di se stessi”. Per Trump è tutto semplice: i giudici nominati da presidenti repubblicani dovrebbero sempre decidere i casi favorendo chi li ha nominati.

A differenza di Trump, che si concentra sui giudici singolarmente, Biden ha notato alcuni aspetti della Corte Suprema che non funzionano e ha proposto riforme senza però riuscire a metterle in pratica. L’ex presidente aveva proposto un limite massimo di 15 anni per i giudici invece di incarichi a vita. Aveva anche proposto regole etiche vincolanti per i giudici invece di un sistema in cui i giudici hanno grande libertà di decidere la loro condotta personale.

Gli attacchi ai magistrati continuano ad avere effetti negativi anche sulla percezione degli americani, secondo il Pew Research Center. Il 53 percento ha un’opinione sfavorevole, 20 punti in meno rispetto al 2021. Considerando il fatto che 6 dei 9 giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani, non sorprende dunque che gli elettori democratici abbiano un’opinione relativamente bassa, soprattutto dopo l’abrogazione del diritto all’aborto. Dall’altro lato, il 69 percento dei repubblicani ha un’opinione positiva della Corte Suprema. Questa soddisfazione degli elettori repubblicani con la Corte Suprema è confermata anche dal fatto che Trump ha ottenuto decisioni favorevoli nel 90 percento dei casi. Tuttavia, ciò non è sufficiente per l’inquilino della Casa Bianca. Ecco come si spiegano gli attacchi personali ai giudici nei rari casi in cui gli votano contro. Questi attacchi hanno aumentato notevolmente i pericoli per la sicurezza dei giudici e delle loro famiglie. Quando un giudice viene preso di mira da Trump sulla sua piattaforma Truth Social, il numero di minacce ai magistrati aumenta. Non pochi di loro sono costretti ad aumentare il livello di protezione per se stessi e per le loro famiglie.

Quando Alito ci dice, dunque, che sia Biden sia Trump sono stati duri con la Corte Suprema, si sbaglia. La falsa equivalenza tra i due presidenti si può capire tenendo in mente ciò che Trump ha detto su Alito. Dopo alcune voci, poi smentite, che Alito pensasse di andare in pensione, Trump ha dimostrato la sua gioia asserendo che “si tratta di una grande notizia” perché Alito è “uno dei più grandi di tutti i tempi”. Alito è infatti uno dei giudici più affidabili dell’ala conservatrice, che rarissimamente vota contro Trump.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Anne Carson: il Nobel per una lingua capace di attraversare il tempo

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Anne Carson:

Redazione- Anne Carson, poetessa, scrittrice e traduttrice canadese, è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026, un riconoscimento che celebra non soltanto una grande voce poetica, ma anche un modo originale di mettere in dialogo il mondo antico con la sensibilità contemporanea.

Da oltre quarant’anni Carson attraversa i confini tra poesia, traduzione, saggistica e letteratura classica. Nelle sue opere, la Grecia e la Roma antiche non appartengono a un passato immobile: diventano materia viva, capace di interrogare il presente e di parlare ancora delle nostre inquietudini più profonde — l’amore, la perdita, la solitudine, il desiderio e la memoria.

La forza della sua scrittura risiede proprio qui: Carson non si limita a rileggere il passato, lo fa parlare al presente. Recupera miti, parole e figure della tradizione classica e li trasforma in qualcosa di nuovo, contemporaneo e sorprendentemente vicino all’esperienza umana di oggi.

Il Nobel a Carson può quindi essere letto anche come un riconoscimento alla libertà della letteratura: alla possibilità di superare i generi, rompere le forme convenzionali e cercare, attraverso le parole, nuove strade per comprendere l’essere umano.

Forse è proprio questo il dono più grande della sua opera: ricordarci che il tempo cambia le parole, ma non esaurisce mai le domande dell’uomo.

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