IL SESSO COME MERCE DI SCAMBIO! È UNA NOVITÀ ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Salve dottoressa, cosa pensa delle recenti dichiarazioni pubbliche sul mondo dello spettacolo?
Condivide certe esternazioni?
Il sesso in cambio di favori, non è forse qualcosa che è sempre esistito?
Oppure è un fenomeno esploso solo ora?
E davvero le donne sono ancora viste come oggetti sessuali?
Le confesso che mi vergogno persino a parlarne. Vedo troppe cose che non vanno, anche nel mio ambiente di lavoro, dove qualcuna passa avanti solo perché “si dà da fare” con questo o quello. Ho l’impressione che oggi tutto ruoti attorno al tornaconto personale.
Che senso ha, allora, tirare fuori ora storie di favori sessuali avvenuti decenni fa nel mondo dello spettacolo?
Non le sembra fuori luogo tanto clamore, visto che poi nulla cambia mai davvero?
Non vorrei che fossimo diventati un Paese di pettegoli, quando il sesso è da sempre merce di scambio ovunque.
Lei che ha frequentato a lungo il mondo dello spettacolo, come descriverebbe il dietro le quinte? È davvero solo lì che avvengono certi favoritismi?
E mi permetta un’ultima amarezza: che mondo stiamo consegnando ai nostri figli?
Claudia da Capoterra
Le rispondo in base alle mie esperienze e alle mie osservazioni personali.
Sì, è vero: il sesso al di fuori della coppia è sempre esistito, così come i favori e gli scambi di potere. Fingere oggi di scoprirlo, equivale a fingersi sorpresi dall’ esistenza della pioggia.
Le esternazioni pubbliche fatte a distanza di anni su personaggi famosi non mi scandalizzano né mi appassionano.
Aggiungo però una riflessione scomoda, di quelle che raramente trovano spazio nei dibattiti televisivi: Il vittimismo di certe donne mi convince molto poco. È vero che esistono uomini pronti ad approfittarsi di giovani donne, ma è altrettanto vero — oggi molto più di ieri — che molte donne, competono attivamente per conquistare il potente di turno. Non sempre per costrizione, spesso, per scelta. Una scelta che può essere discutibile, ma che resta tale. Raccontare questa realtà come una favola morale serve solo a semplificare ciò che è, invece, profondamente scomodo.
E no, tutto questo non riguarda solo il mondo dello spettacolo. Le stesse dinamiche, le ho viste puntualmente negli ospedali, negli uffici pubblici, nelle banche, nelle università. Ovunque esistano potere e ambizione, nascono scorciatoie, compromessi e silenzi molto comodi.
Il talento e la competenza restano spesso sullo sfondo, mentre in primo piano, avanzano relazioni, convenienze e opportunismi.
Perché allora accanirsi proprio sullo spettacolo?
Forse perché è più semplice indignarsi davanti ai riflettori che guardare con onestà ciò che accade nei propri ambienti di lavoro, nelle proprie case, nelle proprie relazioni. Il mondo dello spettacolo diventa così un alibi perfetto: ci permette di puntare il dito lontano da noi.
In Italia, ben poco va come dovrebbe. Davvero dovremmo sorprenderci degli scandali?
Davvero tante famiglie italiane si sentono più limpide dei personaggi di cui leggono sui giornali, salvo poi commentarne le vicende con una curiosità che somiglia più al consumo che alla condanna?
Il “dietro le quinte” dei vip, in molti casi, è fatto di squallore maschile e di un’eccessiva disponibilità femminile, spesso alimentata dall’ illusione che il successo giustifichi tutto. Ma non è
un’ esclusiva di quel mondo: è semplicemente uno specchio più illuminato della società intera.
Ci infastidisce non ciò che mostra, ma il fatto che ci somigli.
Del resto, in una società affamata di gossip più che di verità, basta scavare un po’ nel passato e — guarda caso — gli scandali emergono sempre al momento giusto. Non quando potrebbero cambiare qualcosa, ma quando servono a riempire palinsesti, pagine e vuoti personali.
Potere e ambizione viaggiano insieme.
E l’ipocrisia collettiva consente a tutti (o quasi) di fingersi indignati a ogni nuovo scandalo che qualcuno, puntualmente, sceglie di provocare. L’indignazione, ormai, è diventata una forma di intrattenimento.
E veniamo ai figli.
Il mondo che stiamo consegnando loro è un mondo in cui si insegna a scandalizzarsi a parole e a tollerare tutto nei fatti. Un mondo in cui il successo sembra giustificare ogni compromesso e la dignità appare spesso come un lusso per ingenui.
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