MANCHESTER CITY E GUARDIOLA FERMANO LA PARTITA AL 13° MINUTO PER IL RAMADAN, SFORZINI (RINASCIMENTO NAZIONALE – THINK TANK DI FUTURO NAZIONALE CON VANNACCI): «NON È RISPETTO: È PROPAGANDA ISLAMISTA IN MONDOVISIONE»
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Redazione- «Il dato decisivo, che molti fingono di non vedere, è uno solo: la partita è stata interrotta al 13° minuto. L’intervallo sarebbe arrivato al 45° minuto. Parliamo di una differenza di mezz’ora. Mezz’ora. È questo il punto centrale».
Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale — think tank di Futuro Nazionale con Vannacci — commentando l’interruzione della partita di Premier League tra Leeds United e Manchester City per consentire ai giocatori di fede musulmana di interrompere il digiuno del Ramadan.
«Non esiste alcuna giustificazione fisiologica seria per interrompere una competizione sportiva professionistica al 13° minuto, quando l’intervallo regolamentare sarebbe arrivato trenta minuti dopo. Nessuna. Nessun atleta professionista rischia alcun danno attendendo mezz’ora per assumere integratori. Gli stessi calciatori avevano già sostenuto 13 minuti di partita. Attendere altri 32 minuti non avrebbe alterato in alcun modo la loro condizione fisica né l’equilibrio competitivo».
Secondo Sforzini, proprio questo elemento dimostra la natura simbolica e propagandistica della decisione.
«Se l’obiettivo fosse stato semplicemente quello di tutelare la salute dei giocatori, sarebbe stato sufficiente attendere l’intervallo, come accade per qualsiasi altra esigenza fisiologica. Il fatto che si sia scelto deliberatamente di interrompere la partita al 13° minuto dimostra che non si trattava di una necessità sanitaria. Si trattava di rendere il gesto visibile. Di renderlo pubblico. Di renderlo simbolico. Di trasformarlo in un messaggio».
Il Presidente del Centro Studi contesta duramente anche le dichiarazioni di Pep Guardiola, che ha difeso la decisione sostenendo che «è la loro religione» e che «se le regole lo permettono, qual è il problema».
«Il problema è esattamente questo. Quando una religione — in questo caso l’Islam — entra nello spazio pubblico europeo non più come fatto privato, ma come elemento che modifica concretamente il funzionamento delle istituzioni pubbliche e degli eventi pubblici, non siamo più nel campo della libertà religiosa. Siamo nel campo della propaganda, della sua affermazione simbolica come forza strutturante dello spazio pubblico».
«Guardiola sostiene che si tratta di rispetto. Ma il rispetto non richiede la sospensione delle regole comuni. Il rispetto consiste nel garantire a ogni individuo la libertà di professare la propria fede senza interferenze. Qui è accaduto il contrario: è stato lo spazio pubblico ad essere interrotto e adattato per rendere visibile un precetto religioso specifico».
Sforzini sottolinea che il calcio europeo rappresenta uno dei principali strumenti simbolici della civiltà contemporanea.
«La Premier League è seguita da centinaia di milioni di persone nel mondo. Ogni gesto che avviene su quel campo assume un valore simbolico globale. Interrompere deliberatamente la partita non era necessario sul piano fisiologico. Era necessario sul piano simbolico. Serviva a trasmettere un messaggio. Serviva a normalizzare l’idea che l’Islam possa ridefinire i tempi e le modalità dello spazio pubblico europeo».
Secondo il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, si tratta di un precedente culturale di enorme portata.
«Questa non è inclusività. L’inclusività non consiste nel piegare le istituzioni pubbliche per rendere visibili pratiche religiose specifiche. Questa è propaganda. Propaganda islamista, nel senso tecnico del termine: la promozione pubblica, visibile e simbolica di una pratica religiosa all’interno dello spazio pubblico istituzionale europeo».
«Il punto non è il diritto individuale di praticare il digiuno, che nessuno mette in discussione. Il punto è la trasformazione di uno degli eventi pubblici più seguiti al mondo in una piattaforma di rappresentazione religiosa. Questo non era necessario. Questo è stato scelto».
Infine, Sforzini richiama il tema identitario europeo.
«L’Europa è una civiltà con radici precise, profonde, storicamente fondate nella tradizione greco-romana e cristiana. È proprio questa civiltà ad aver reso possibile la libertà religiosa. Ma la libertà religiosa non può trasformarsi nel processo opposto: la progressiva trasformazione dello spazio pubblico europeo in un luogo di affermazione simbolica di altre identità religiose».
«Quando una civiltà comincia a modificare le proprie regole per rendere visibili simbolicamente pratiche religiose specifiche, non sta diventando più tollerante. Sta semplicemente smettendo di difendere se stessa».
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