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COLTIVARE LA PACE NEL GIARDINO DELL’INFANZIA: IL CAMMINO DEI BAMBINI VERSO UN MONDO UNITO INTERVENTO DELLA PSICOANALISTA ADELIA LUCATTINI

Pace Pace

Lucattini: “Il passo importante è senz’altro quello di andare oltre il “capriccio”, “dal “sentimento” alla “strategia educativa. La pace è una “postura mentale”. Se un bambino impara che il dialogo è più efficace della forza, porterà con sé questa attitudine mentale nell’età adulta, influenzando la società intera”

 

Redazione-  Educare alla pace sin dall’Infanzia, significa spiegare ai bambini, come sia importante anche accettare che il conflitto esista. Il segreto non è evitarlo, ma “abitarlo” con strumenti nuovi. Come diceva Maria Montessori: “Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. Si educa alla competizione e questo è l’inizio di ogni guerra”.

In questa intervista, Adelia Lucattini spiega come “l’educazione alla pace non sia l’assenza di conflitto, ma la capacità di gestirlo. Insegnare a un bambino l’empatia significa fornirgli gli strumenti per comprendere l’altro prima di giudicarlo. Nel corso degli anni, la Scienza ha dimostrato come riconoscere le emozioni altrui non solo riduca l’aggressività naturale, ma sostituisca il “capriccio” con “la parola”, trasformando in tal modo, il confronto in crescita”.

 

 

Dott.ssa Lucattini, oggi  la Psicologia della Pace ci offre gli strumenti per trasformare l’educazione in un impegno significativo che inizia dall’infanzia, dove il seme del dialogo viene coltivato con la precisione di una scienza e la cura di una promessa, cosa ne pensa al riguardo?

La psicologia della pace ha oggi un ruolo fondamentale perché aiuta a comprendere i processi emotivi e relazionali che possono prevenire i conflitti e favorire relazioni cooperative. Promuovere capacità come empatia, comprensione dell’altro e gestione non violenta delle differenze significa costruire le basi della pace già nelle relazioni quotidiane.

Dal punto di vista psicoanalitico, la costruzione della pace nasce innanzitutto nella vita psichica dell’individuo. La capacità di riconoscere le proprie emozioni, tollerare la frustrazione e comprendere l’altro permette di trasformare l’aggressività in pensiero e dialogo. Promuovere queste competenze fin dall’infanzia significa porre le basi interiori di relazioni più pacifiche e di una cultura della convivenza.

La ricerca scientifica mostra sempre più chiaramente che i bambini e gli adolescenti possono essere protagonisti attivi nei processi di costruzione della pace ed evidenzia come lo sviluppo di competenze relazionali, l’ascolto delle prospettive dei giovani e l’apprendimento di abilità di peace-building a scuola e nella comunità siano elementi centrali per promuovere una cultura della pace fin dall’infanzia (Frontiers in Psychology,2025).

Cosa riferiscono, in particolare,  gli studi psicoanalitici  riguardo alla pace?

 

Gli studi psicoanalitici mostrano come le basi della pace si formino molto precocemente nella vita psichica del bambino. Fin dalle prime relazioni, l’esperienza di cura, protezione e continuità affettiva contribuisce a costruire quel sentimento di sicurezza e fiducia in sé stessi e negli altri che rende possibile sviluppare relazioni fondate sulla collaborazione e sul rispetto reciproco.

Nel solco della tradizione freudiana, Sigmund Freud, Melanie Klein e Donald Winnicott hanno messo in luce come l’aggressività, componente naturale della vita psichica, possa essere progressivamente trasformata attraverso le relazioni di cura in capacità di pensare le emozioni, riconoscere l’altro e costruire legami. In particolare, Anna Freud ha sottolineato il ruolo delle funzioni dell’Io e dell’ambiente educativo nel sostenere il bambino nel dare forma alle proprie emozioni e nel trovare modalità non distruttive di affrontare i conflitti.

Un esempio storico significativo fu l’esperienza delle War Nurseries realizzate a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale da Anna Freud insieme a Dorothy Burlingham. In questi asili, pensati per i bambini colpiti dai bombardamenti, fu possibile osservare come un ambiente affettivamente stabile e accogliente potesse contenere l’angoscia, proteggere lo sviluppo emotivo e aiutare i bambini a ritrovare fiducia nelle relazioni e nel futuro. In questa prospettiva, la pace non è solo un obiettivo sociale e politico nel senso profondo della “polis”, ma anche un processo psichico che prende forma nelle prime relazioni, quando il bambino sperimenta sicurezza affettiva, continuità di cura e comprensione emotiva, sviluppa più facilmente fiducia negli altri e capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo.

Crede sia importante spiegare a bambini e adolescenti, l’importanza di superare la logica  che li porta a delle nette classificazioni: “amico/nemico” o “giusto/sbagliato”, per abbracciare invece, la complessità,  uscendo in tal modo, “solo” dal proprio punto di vista?

 

Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare senso a ciò che provano e a trovare modalità più mature e dialogiche di affrontare i conflitti nelle relazioni.

Ricerche recenti sull’educazione alla pace mostrano che programmi realizzati nelle scuole possono ridurre i comportamenti aggressivi e favorire atteggiamenti di tolleranza, empatia e cooperazione tra pari, contribuendo a migliorare il clima relazionale nei gruppi di adolescenti (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).

 

Perché secondo Lei è importante che  in Famiglia e a Scuola, i  bambini siano orientati a comprenderne l’importanza di costruire la pace sin dalla loro infanzia, superando i conflitti personali?

Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza, i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare significato a ciò che provano e a trovare modalità più mature di affrontare i conflitti, favorendo relazioni fondate sul dialogo e sul rispetto.

Un recente studio pubblicato su Educational Review (2025) conferma che i programmi di educazione alla pace nelle scuole promuovono cooperazione, responsabilità relazionale e capacità di gestire i conflitti nei gruppi dei pari, contribuendo a creare contesti educativi più sicuri e collaborativi.

 

Ritiene possa essere utile anche a Scuola favorire attività orientate alla pace, pensate accuratamente per i bambini?

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La Scuola ha un ruolo molto importante nella costruzione della pace, soprattutto fin dalla prima infanzia. L’educazione è uno degli strumenti più efficaci per promuovere relazioni rispettose e capacità di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Attraverso attività educative adeguate all’età, come il gioco cooperativo, l’ascolto reciproco e il rispetto delle regole condivise, i bambini imparano gradualmente a riconoscere l’altro, a gestire le tensioni e a sviluppare atteggiamenti di collaborazione.

L’educazione alla pace si fonda su alcuni principi fondamentali: la violenza ha sempre delle cause e può essere compresa; esistono alternative non violente ai conflitti; la pace è un processo che richiede impegno personale e relazionale; il conflitto fa parte della vita e può essere trasformato in occasione di crescita se viene riconosciuto e affrontato. In questa prospettiva, l’educazione alla pace è un percorso “olistico”, che coinvolge lo sviluppo affettivo, relazionale, sociale e culturale dei bambini e contribuisce alla costruzione di una cultura del rispetto e della responsabilità.

Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte ricordato come pace e democrazia siano strettamente legate, sottolineando che la pace si costruisce ogni giorno attraverso il rispetto dell’altro, il dialogo e l’educazione delle nuove generazioni ai valori della convivenza civile: “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo… è il più urgente e concreto esercizio di realismo”.

In questo senso, la scuola rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui i bambini possono imparare, fin dai primi anni di vita, che la pace non è qualcosa di scontato, ma un impegno quotidiano che nasce nelle relazioni e nella responsabilità verso gli altri.

E per gli adolescenti? 

Costruire il concetto di pace negli adolescenti significa aiutarli a trasformare le tensioni e i conflitti tipici di questa fase della crescita in occasioni di maturazione nelle relazioni. Gli adolescenti hanno un forte senso di giustizia e un grande bisogno di riconoscimento: se sostenuti da adulti di riferimento - genitori, insegnanti ed educatori - possono imparare a esprimere queste spinte in modo responsabile, sviluppando rispetto, sensibilità verso gli altri e capacità di dialogo. La costruzione della pace diventa così un processo condiviso tra famiglia, scuola e società, che favorisce modelli relazionali più maturi e cooperativi.

Una ricerca pubblicata su Frontiers in Political Science (2025) evidenzia che i programmi educativi orientati alla pace e alla cooperazione aiutano gli adolescenti a sviluppare maggiore responsabilità nelle relazioni e a percepirsi come protagonisti attivi nel migliorare il clima sociale nei gruppi dei pari e nelle comunità scolastiche.

Quali consigli si dare a genitori ed  educatori? 

 

Favorire il dialogo nei conflitti. Quando nasce un litigio, aiutare i bambini a raccontare cosa è successo e a trovare insieme una soluzione;

Promuovere attività cooperative, ad esempio, giochi di squadra, lavori di gruppo o progetti comuni insegnano collaborazione e responsabilità condivisa;

Educare all’empatia, invitando i bambini a mettersi nei panni degli altri.

E ai giovani?

Studiare la storia: conoscere le guerre e i conflitti del passato aiuta a capire il valore della pace e le conseguenze della violenza;

Non credere a tutto ciò che circola sui social: verificare sempre le informazioni e imparare a riconoscere fake news e manipolazioni;

Ascoltare punti di vista diversi: confrontarsi con persone che hanno idee differenti aiuta a sviluppare rispetto e pensiero autonomo;

Impegnarsi nella propria comunità: partecipare ad attività scolastiche, culturali o di volontariato che promuovano collaborazione e responsabilità verso gli altri.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all'Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l'attività di ufficio stampa e comunicazione presso l'Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l'Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione 

Marialuisa Roscino

Ultima modifica ilLunedì, 16 Marzo 2026 14:05

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