POLEMICHE SU DAVID USATO DA FUTURO NAZIONALE, FUTURISMO, FIUME — SFORZINI (CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE): “MICHELANGELO È SOTTO TUTELA O SOTTO SEQUESTRO IDEOLOGICO?”
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Redazione- «La polemica sull’utilizzo del David di Michelangelo da parte di Futuro Nazionale è molto più di una questione amministrativa. È il sintomo di una frattura culturale profonda: da una parte chi considera l’arte un oggetto morto da custodire, dall’altra chi la riconosce per ciò che è sempre stata — forza viva, linguaggio, azione».
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale con Vannacci.
«Il David non nasce per essere autorizzato. Nasce per affermare. È un gesto di sfida, di tensione, di volontà. È volontà di potenza. Ridurlo a immagine da regolamento burocratico, cavillare dando impressione di vincolarlo a licenza ideologica selettiva, significa non aver capito nulla né di Michelangelo né dell’Italia. È una visione burocratica della civiltà. Una visione che trasforma la grande arte italiana in archivio amministrativo.
È perfino superfluo ricordare che l’art. 108, comma 3-bis del Codice dei beni culturali prevede aree di libertà per riproduzioni senza scopo di lucro, anche per finalità di libera manifestazione del pensiero. Ma proprio per questo il punto non è giuridico: è culturale, ed è molto più profondo».
«Ma la storia italiana racconta altro. Racconta che l’arte, quando è grande, non si limita a essere contemplata: entra nella vita, la attraversa, la trasforma».
«Il Futurismo lo aveva capito perfettamente. Filippo Tommaso Marinetti non chiedeva autorizzazioni: trasformava l’arte in gesto politico, in energia, in rottura. L’arte smetteva di essere museo e tornava a essere azione».
«E questa linea non si ferma lì. Con Gabriele D'Annunzio raggiunge la sua forma più compiuta: la politica che diventa opera, il gesto che diventa simbolo, la realtà che si trasfigura in mito. Fiume non è solo un episodio storico: è l’idea che un popolo possa incarnare esteticamente la propria visione».
«E allora il punto è questo: l’Italia è la terra in cui l’arte diventa vita. Oggi, invece, ci propongono una civiltà sotto autorizzazione. Un patrimonio sterilizzato, neutralizzato, reso innocuo. Buono per il ciarpame dei gadget turistici, per le tazze da caffè o per le calamite da frigorifero, ma proibito quando torna a essere linguaggio identitario».
«Ma un simbolo come il David non appartiene a una burocrazia. Appartiene a una civiltà. E una civiltà viva non chiede il permesso per esprimersi».
«Perché la verità è semplice: non stanno difendendo Michelangelo. Stanno difendendo il controllo sul significato dei simboli. Stanno difendendo un monopolio culturale».
«Noi diciamo l’opposto: i simboli italiani devono tornare a parlare. Devono tornare a vivere. Devono tornare a essere ciò che sono sempre stati — strumenti di identità, di forza, di visione».
«Dal Rinascimento al Futurismo, fino a Fiume, la lezione è una sola: l’arte italiana non si conserva. Si incarna.
E noi abbiamo intenzione di incarnarla».
Centro Studi Rinascimento Nazionale
https://www.rinascimentonazionale.it/
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