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Il canto arcaico delle onde e della terra: a Roma il Festival Popolare Italiano accende la memoria del Mediterraneo tra corde, ritti e rinascite dell’anima

Il fascino e la magia della musica world e folk rivivono a Roma con la XIII edizione del Festival Popolare Italiano al Museo degli Strumenti Musicali. Cinque sabati indimenticabili tra ritmi salentini, canti calabresi, arpe migranti e ballate celtiche per riscoprire l’anima autentica e i suoni perduti del nostro Mediterraneo 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Esistono melodie capaci di viaggiare nel tempo, di attraversare i secoli aggrappate allo scafo di una barca o nascoste nelle tasche di un viandante, per poi esplodere all’improvviso e stringerci il cuore. Sono le note della tradizione, quelle che non hanno bisogno di spartiti perché sono scritte direttamente nella carne e nella memoria profonda di un popolo. Ascoltarle significa mettersi in viaggio lungo le coste battute dal vento del Mediterraneo, riscoprendo un legame ancestrale che unisce le sponde del Sud Italia a terre lontane, trasformando ogni singolo accordo in un abbraccio tra culture diverse e in una cura per le nostre solitudini moderne.

Questa straordinaria e intima vibrazione emotiva si appresta a invadere le sale del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, che dal 10 ottobre al 5 dicembre 2026 ospiterà la attesissima XIII edizione del Festival Popolare Italiano. Inserita nella splendida cornice della rassegna “Mondi Sonori” e diretta con immutata passione dal polistrumentista e compositore Stefano Saletti, la manifestation porterà sul palco cinque concerti unici, tutti programmati alle ore 17.30. Con un biglietto d’ingresso di soli 6 euro, i visitatori avranno la preziosa opportunità di perdersi tra le sale espositive del museo prima di lasciarsi cullare da canti rituali, nenie arcaiche e ritmi travolgenti.

L’inizio del viaggio tra i venti di Calabria e le brughiere d’Irlanda

L’inaugurazione della rassegna, fissata per sabato 10 ottobre 2026, sarà affidata alle note struggenti di Malutempu, un progetto visionario concepito dal polistrumentista e produttore Antonio Olivo. La sua musica è un ricamo finissimo che intreccia la tradizione orale calabrese con le moderne sonorità contemporanee, muovendosi tra composizioni strumentali e narrazioni dal forte sapore simbolico. Sul palco, ad accompagnare il maestro, salirà un ensemble di anime vibranti composto da Domenico Ierardi alla fisarmonica, Giovanni Squillacioti alle percussioni, Antonio Petitto al basso, Francesco Denaro alla lira calabrese e la magnetica voce di Marzia Ruggieri, capace di trasformare ogni testo in pura interpretazione scenica.

Il fine settimana successivo, sabato 17 ottobre 2026, l’festival accoglierà la cantautrice irlandese Bronagh Slevin, una straordinaria artista che ha scelto la Sicilia come sua terra d’adozione. Con il suo primo album solista intitolato Rewilding, la musicista esplora il punto di contatto esatto in cui le radici celtiche si fondono con i respiri caldi del Mediterraneo. Accompagnata dal violoncello e dal sottile fischio del thin whistle, la Slevin canterà storie di sradicamento, appartenenza e disincantata rinascita, affiancata da José Marano al flauto, Riccardo Gerbino alle tabla e Francesco Cerra alla chitarra.

Le mille sfumature dell’amore e i canti della terra ferita

Novembre aprirà le sue porte all’intensità drammatica di una delle voci più potenti e amate della world music europea: Maria Mazzotta. Nella giornata di sabato 7 novembre 2026, la cantante salentina, supportata dalla sensibile fisarmonica di Antonino De Luca, porterà in scena l’acclamato spettacolo Amoreamaro. Sarà un viaggio senza filtri né censure attraverso i mille volti del sentimento amoroso vissuto e raccontato dal punto di vista femminile, dove la tenderness più dolce si mescola inevitabilmente al dolore più cupo, spaziando con disarmante naturalezza dagli stornelli pugliesi alle ritmiche incalzanti delle tradizioni balcaniche.

Le sponde del meridione e il gran finale

I suoni del nostro meridione torneranno a dialogare tra loro sabato 14 novembre 2026 grazie alla Banda del Sud, un’orchestra straordinaria che presenterà il progetto Tracce Mediterranee. Nato sotto l’egida del Festival Ethnos e premiato dal Ministero della Cultura, questo ensemble riunisce musicisti e cantori d’eccezione provenienti da diverse regioni, sotto la regia visionaria di Gigi Di Luca. Il gruppo darà vita a un ricco intreccio di canti di lavoro, invocazioni sciamaniche e danze arcaiche, dimostrando che il passato può trasformarsi in una splendida scrittura contemporanea.

A chiudere questo cerchio magico di storie e canzoni saranno, infine, sabato 5 dicembre 2026, due straordinarie interpreti: Giuliana De Donno e Gabriella Aiello con lo spettacolo Arpicedda. Il concerto è un omaggio commovente alla leggendaria epopea degli arpisti girovaghi di Viggiano, musicisti migranti della Basilicata che fin dal Settecento giravano le Americhe con una piccola arpa portativa. Attraverso racconti e l’uso di un rarissimo esemplare originale recentemente restaurato, il duo ridarà vita a pastorali, valzer, serenate e antiche arie d’opera.

Nato nel 2015 all’interno del centro di accoglienza Baobab di Roma come simbolo di fratellanza e accoglienza, il Festival Popolare Italiano conferma la sua natura profondamente umana. Oggi, inserito nel programma di valorizzazione museale diretto da Luca Mercuri e ideato da Sonia Martone, questo evento dimostra che la musica dei popoli non è un reperto da polveroso museo, ma un organismo vivo che continua a parlarci, a farci piangere e a farci ballare, ricordandoci chi siamo e da dove veniamo.

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Ottant’anni di Repubblica negli occhi delle donne: al Maschio Angioino di Napoli inaugura la mostra «80 Repubblica» tra foto analogica e memoria viva

Inaugura oggi al Maschio Angioino di Napoli «80 Repubblica», la mostra multimediale di Aerma Polani APS con i ritratti analogici di Gabriele Colafranceschi e la curatela di Rosanna Menduni De Rossi. Ottant’anni di democrazia raccontati dalle donne ultraottantenni campane. Tutti i dettagli e le date 👇

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Locandina evento Napoli

Napoli – Una rievocazione storica intima, vibrante e necessaria apre i battenti oggi, venerdì 16 ottobre 2026, in uno dei monumenti simbolo più amati della città partenopea. Nel solenne scenario delle Antisale dei Baroni all’interno di Castel Nuovo (Maschio Angioino), prende vita il progetto espositivo e multimediale «80 Repubblica: Memorie di donne fotografie e racconti di ottant’anni di democrazia». Promossa dall’associazione culturale Aerma Polani APS in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana (1946–2026), l’iniziativa si colloca come elemento cardine della rassegna collettiva «TRACCE – Volti, Visioni, Memorie», offrendo al pubblico un viaggio emozionale di straordinaria intensità civile fino a domenica 25 ottobre.

L’esposizione, ideata con gli scatti d’autore del fotografo e regista Gabriele Colafranceschi e impreziosita dalla raffinata curatela storico-artistica di Rosanna Menduni De Rossi, compie una scelta narrativa precisa e controcorrente: rileggere gli otto decenni dell’Italia democratica non attraverso la cronaca fredda dei palazzi del potere, ma attraverso gli sguardi, le rughe e le testimonianze dirette delle donne campane ultraottantenni che quei passaggi fondativi li hanno vissuti sulla propria pelle. Dalle prime schede elettorali impugnate con trepidazione il 2 giugno 1946 fino alle conquiste sociali per il lavoro e i diritti civili, la memoria privata di madri, educatrici, religiose, operaie e militanti politiche si trasforma in un patrimonio storico universale condiviso con l’intera comunità.

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L’elogio della lentezza: fotografia argentica e affreschi materici

A caratterizzare l’allestimento è una decisa e consapevole scelta estetica in totale controtendenza rispetto alla frenesia effimera del consumo visivo digitale. Gabriele Colafranceschi ha voluto immortalare le protagoniste adottando esclusivamente il rigore del processo analogico e della fotografia argentica in bianco e nero. Ogni singolo ritratto è il frutto di uno scatto meditato su pellicola e di una successiva lavorazione artigianale in camera oscura, dove le reazioni chimiche dei sali d’argento fissano sulla carta baritata una vera e propria impronta scultorea della memoria, donando ai volti una profondità plastica e una matericità senza tempo.

Questo dialogo tra tradizione e materia trova una potente eco nelle opere pittoriche di Aerma Polani. I suoi affreschi contemporanei, realizzati con impasti e pigmenti che richiamano l’antica pittura murale campana, incarnano visivamente il concetto di «traccia indelebile» scavata dal trascorrere del tempo. Il percorso culmina in una sala di proiezione immersiva in cui è allestito il documentario audiovisivo con le videointerviste alle testimoni: voci autentiche, dialetti vibranti e racconti non mediati che ricostruiscono le fatiche della ricostruzione post-bellica, la conquista dell’alfabetizzazione e l’evoluzione dei modelli familiari nel Mezzogiorno.

Il dialogo con l’arte contemporanea: Ivano Nobile ed Enzo Palumbo

Inserita nel ricco palinsesto della collettiva «TRACCE», la mostra «80 Repubblica» non resta un’esperienza isolata, ma sviluppa un fertile confronto interdisciplinare con gli altri linguaggi dell’arte contemporanea ospitati nelle sale del Maschio Angioino. Le storie delle madri costituenti della vita quotidiana dialogano infatti con gli interventi artistici firmati da Ivano Nobile, focalizzati sulla memoria delle trasformazioni urbane napoletane, e con le visionarie opere del Professor Enzo Palumbo, orientate verso una meditazione cosmica ed esistenziale sul destino dell’uomo.

L’obiettivo dichiarato dei promotori è costruire un ponte generazionale ed educativo rivolto in particolar modo ai più giovani. Attraverso percorsi guidati e laboratori con le scolaresche, l’evento intende sollecitare nelle nuove generazioni una riflessione profonda sulla parità di genere, sull’importanza della partecipazione democratica e sulla consapevolezza che le libertà e i diritti individuali di cui godiamo oggi non sono concessioni scontate, bensì il frutto di decenni di sacrifici silenziosi compiuti dalle donne italiane.

Sostegno istituzionale e orari di visita a Castel Nuovo

L’alto valore civile e culturale della manifestazione ha ottenuto il pieno appoggio dei massimi enti territoriali. Il progetto è promosso e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del Piano per la Promozione Culturale 2026 (DD n. 667 del 10/07/2026 e DD n. 433 del 06/05/2026, ai sensi della Legge Regionale 7/2003) con il supporto della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo. A confermare il rilievo civico per la città di Napoli è giunto inoltre il Patrocinio Morale del Comune di Napoli, sostenuto con convinzione dal Presidente della Commissione Cultura, il Consigliere Luigi Carbone.

La mostra resterà visitabile con ingresso libero per tutti i visitatori fino a domenica 25 ottobre 2026, negli orari di apertura ordinari del complesso monumentale di Castel Nuovo. Un’occasione imperdibile per cittadini e turisti per riscoprire il volto più autentico, umano e commovente della democrazia italiana tra le pietre secolari della fortezza angioina.

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La salute mentale va in scena con l’ironia di «Transfert»: Chiara Becchimanzi e Francesca Reggiani conquistano i teatri del Lazio

Valdrada Teatro vince il bando della Regione Lazio e porta in scena in prima assoluta «Transfert», la commedia corale di Chiara Becchimanzi con la partecipazione straordinaria di Francesca Reggiani. Uno spettacolo esilarante che sdogana la salute mentale: debutto il 29 e 30 ottobre a Ostia, poi tour nel Lazio 👇

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Chiara Becchimanzi

Roma – Abbattere lo stigma secolare che circonda la salute mentale attraverso la forza liberatoria, dissacrante e catartica della grande commedia d’autore. Dopo gli straordinari successi riscossi con Dionisiaca, Le intellettuali di Piazza Vittorio e Le Donne al Parlamento 2100, la compagnia tutta al femminile Valdrada Teatro si aggiudica ancora una volta il prestigioso sostegno dell’Avviso Pubblico della Regione Lazio per lo spettacolo dal vivo, portando sul palcoscenico in prima assoluta «TRANSFERT». Una scoppiettante, profonda ed esplosiva commedia corale firmata da Chiara Becchimanzi, con la regia di Gianni Aureli e la partecipazione straordinaria di un’icona della comicità intelligente come Francesca Reggiani, pronta a debuttare a fine ottobre per poi toccare i principali teatri delle province del Lazio.

Dentro la stanza della psicoterapeuta: tra maschi alfa in crisi, attacchi di panico e sedute online

La trama si snoda interamente all’interno dello studio di una psicoterapeuta (interpretata con ritmo trascinante dalla stessa Chiara Becchimanzi), alle prese con l’intricato e faticoso percorso annuale di un gruppo di pazienti fragili, spigolosi e irresistibilmente umani. In presenza sfilano figure iconiche della nostra quotidianità contemporanea: un presunto maschio alfa spinto dalla compagna a un traumatico percorso di decostruzione del machismo (Fabio Stirlani, in arte Stirlo), una caregiver familiare sull’orlo di un esaurimento nervoso cronico (Monika Fabrizi), una conduttrice televisiva di successo ma segretamente divorata dalla dismorfofobia (Giorgia Conteduca) e un giovane precario paralizzato da improvvisi e invalidanti attacchi di panico (Claudio Vanni).

A moltiplicare il ritmo comico e l’attualità della narrazione subentrano poi le sedute telematiche via webcam, specchio fedele dell’era post-pandemica: sullo schermo si alternano le manie di un pensionato iperattivo (Roberto Becchimanzi), le ferite invisibili di un migrante con disturbo da stress post-traumatico (Assane Diop), i tormenti d’identità di un adolescente in fase di transizione di genere (Chiara Lentini) e la stoica vulnerabilità di una paziente oncologica (Giulia Vanni). Il colpo di scena definitivo è affidato al cameo imperdibile di Francesca Reggiani, che veste i panni dell’analista della protagonista, chiamata a metterla crudelmente e comicamente di fronte ai propri irrisolti blocchi emotivi.

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La visione di Chiara Becchimanzi: «Ridere della salute mentale per guarire insieme»

I testi della commedia, pur nella loro travolgente vis comica, sono stati sviluppati attraverso il rigoroso confronto scientifico con un pool di psicologi e psichiatri professionisti. Chiara Becchimanzi –reduce dai ripetuti sold out con i suoi one-woman show in tutta la Penisola, conduttrice su Rai Radio2 del format Matti da legare e presenza fissa del martedì sera a DiMartedì su La7 – spiega con lucidità la scommessa etica e culturale del testo.

«Transfert si prefigge tre obiettivi imprescindibili: imparare a ridere di tutto ciò che ci spaventa; dare visibilità e dignità alle sofferenze psicologiche invisibili della società; e infine trasformare il tabù della salute mentale in uno spazio di dibattito aperto, empatico e liberatorio», dichiara l’autrice. «Per ridere autenticamente di un dramma è necessario aver superato le cinque canoniche fasi del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. Fintanto che un disagio rimane un trauma non elaborato, ne restiamo prigionieri. Lo spettacolo vuole funzionare come una sorta di grande seduta di terapia collettiva: il transfert evocato nel titolo non si limita alla relazione terapeutica sul palco, ma diventa la proiezione catartica degli spettatori in sala, che attraverso la risata riconoscono le proprie ferite e imparano a perdonarsi».

Le tappe della tournée nel Lazio: da Ostia a Ripi, Antrodoco, Monterotondo e Latina

Fondata nel 2010 e diretta da un nucleo coeso di giovani professioniste, Valdrada Teatro conferma la propria missione nel fare dello spettacolo dal vivo uno strumento di partecipazione attiva, riflessione civile e accessibilità democratica. La tournée regionale di Transfert toccherà capillarmente le province laziali con un ricco calendario autunnale:

Il debutto assoluto è fissato per giovedì 29 e venerdì 30 ottobre alle ore 21:00 al Teatro del Lido di Ostia (prevendite già attive su circuito VivaTicket). La carovana teatrale si sposterà poi in Ciociaria domenica 1° novembre alle 18:00 al Teatro Gassman di Ripi (Frosinone), per proseguire domenica 8 novembre alle 18:00 al Teatro Sant’Agostino di Antrodoco (Rieti) a ingresso gratuito. Il viaggio proseguirà nell’hinterland romano domenica 22 novembre alle 18:00 alle Cantine Teatrali di Monterotondo, concludendosi domenica 13 dicembre alle ore 17:00 al Piccolo Teatro di Latina. Un appuntamento imperdibile per scoprire come la risata possa essere, davvero, la migliore delle medicine.

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Nasce a Firenze la Fondazione Massimo Ricci: l’eredità del genio che svelò il segreto della Cupola del Brunelleschi tra ricerca, archivio e un museo a Reggello

Domani, venerdì 16 ottobre, viene presentata all’Università di Firenze la «Fondazione Massimo Ricci», intitolata all’insigne studioso che decifrò il mistero costruttivo della Cupola del Brunelleschi. Presieduta da Angela Volpi, promuoverà l’archivio scientifico, borse di studio e il museo a Reggello 👇

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Locandina evento Firenze

Firenze – Una vita intera consacrata a decifrare uno dei più grandi ed enigmatici capolavori dell’ingegno umano: la Cupola di Santa Maria del Fiore, simbolo eterno del Rinascimento e della gloria fiorentina. Venerdì 16 ottobre 2026, a partire dalle ore 10:30, la splendida aula 402 del Plesso di Santa Teresa del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze (in via della Mattonaia 8) farà da cornice alla presentazione ufficiale della Fondazione Massimo Ricci. L’istituzione nasce con la nobile finalità di custodire, valorizzare e tramandare alle future generazioni lo straordinario patrimonio scientifico del professor Massimo Ricci, l’architetto e docente che ha riscritto la storia dell’architettura dimostrando, con rigore matematico e verifiche sperimentali sul campo, il rivoluzionario metodo costruttivo autoportante ideato da Filippo Brunelleschi.

La visione di Angela Volpi e gli obiettivi della Fondazione: archivio, museo e borse di studio

A volere con determinazione la nascita dell’ente è stata la vedova del professore, Angela Volpi, che assumerà la carica di Presidente guidando un programma di ampio respiro internazionale. La Fondazione si propone anzitutto di tutelare e digitalizzare l’imponente archivio scientifico accumulato in oltre quarant’anni di ricerche: taccuini di cantiere, calcoli geometrici, rilievi fotogrammetrici e corrispondenze epistolari con le più prestigiose accademie del mondo.

Tra i progetti di punta dell’ente figura la creazione di un museo permanente dedicato al professor Ricci a Reggello, il comune toscano immerso nel verde dove il docente ha vissuto e operato fino alla sua scomparsa, e dove sorgerà la sede operativa della memoria brunelleschiana. La Fondazione promuoverà inoltre la ricerca sull’architettura storica attraverso corsi di formazione e master per allievi di ogni ordine e grado, dalle scuole primarie fino ai dottorati universitari, organizzando visite guidate e laboratori didattici nei luoghi d’indagine del professore. Fondamentale sarà poi l’istituzione di specifiche borse di studio e tirocini formativi per supportare giovani architetti e ricercatori all’inizio del loro percorso professionale, rendendo vivo e accessibile un sapere unico al mondo.

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I saluti istituzionali e il parterre accademico: da Firenze alle università di Valencia e Torino

La cerimonia inaugurale vedrà la partecipazione dei massimi rappresentanti della cultura, della tutela monumentale e degli ordini professionali. Apriranno i lavori i saluti di Susanna Caccia Gherardini (Direttrice del Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze), Egidio Raimondi (Presidente della Fondazione Architetti Firenze), Vincenzo Vaccaro (Consigliere dell’Ordine degli Architetti di Firenze), Rita Filardi (Coordinatrice del Museo e delle Collezioni dell’Opera di Santa Maria del Fiore), Caterina Biti (Assessora all’Urbanistica, Decoro urbano e Toponomastica del Comune di Firenze) e Piero Giunti (Sindaco di Reggello).

La struttura e le prospettive della Fondazione saranno quindi illustrate dal professor Maurizio Mancianti, già docente presso La Sapienza di Roma e l’Ateneo fiorentino. Il momento più commovente della mattinata coinciderà con l’intervento della presidente Angela Volpi, che ripercorrerà l’epopea scientifica del marito: le notti insonni, la tenacia contro lo scetticismo accademico dell’epoca, le intuizioni nate osservando la muratura a spina di pesce (herringbone brickwork) e l’emozione indelebile del momento in cui il modello in scala reale 1:5, eretto nel Parco dell’Anconella a Firenze, confermò matematicamente che Brunelleschi costruì la cupola senza l’ausilio di centine di legno fisse.

Seguiranno le autorevoli testimonianze di illustri accademici: Roberto Bologna (Università di Firenze), Luis Manuel Palmero Iglesias (Universitat Politècnica de Valencia), Nilüfer Sağlar Onay (Politecnico di Torino), affiancati dagli architetti Massimo Ruffilli, Andrea Sichi, Mohamed Hanifi e dal dottor Franco Vestri.

Dal bistrot al teatro: l’omaggio dei Samurai sul palco dell’Excelsior a Reggello

Al termine dei lavori accademici al plesso di Santa Teresa, la comunità scientifica e gli ospiti si ritroveranno per un momento conviviale presso Arà-Bistrot nella vicina via Carducci. Ma la giornata celebrativa riserverà un secondo, spettacolare atto nel pomeriggio: alle ore 17:30, il Teatro Excelsior di Reggello ospiterà una rappresentazione teatrale di Samurai.

Un tributo artistico fortemente simbolico e toccante: il professor Massimo Ricci era infatti profondamente legato alla disciplina, al rigore etico e alla filosofia marziale giapponese, in cui ritrovava la medesima purezza, lealtà e ricerca della perfezione applicate nei suoi decenni di studi su Filippo Brunelleschi. Per chi desidera mettersi in contatto con la Fondazione o sostenere le attività formative e museali, sono attivi i recapiti di Angela Volpi (tel. 349/7406537) e di Maurizio Mancianti (tel. 337/682474).

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