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Attualità

“Il Mattutino” da Castellar Ponzano: aforismi su istituzioni e libertà

🚨 IL MATTUTINO DAL CASTELLO SFORZINI: TRE MASSIME PER RIFLETTERE SU POTERE, REGOLAMENTI E STATOMartedì 28 luglio 2026: dalle mura storiche del Castello Sforzini di Castellar Ponzano arriva la nuova attesa pausa di riflessione quotidiana. Il “Mattutino” di oggi ci offre tre potenti aforismi per risvegliare il pensiero critico contro le derive del formalismo burocratico e della messinscena mediatica. 📜🏰Dalla lucidità di ricordare che le decisioni e le porte che contano davvero si aprono nel silenzio istituzionale prima dell’arrivo dei fotografi, alla profonda veridicità storica secondo cui innalzare barricate ideologiche è un esercizio fin troppo facile, mentre costruire una vera Nazione unita richiede lungimiranza e responsabilità civile. Infine, un monito fondamentale per i legislatori: chi modifica le regole del gioco non dimentichi mai che i veri campioni, nello sport come nell’impresa e nella vita, crescono sempre fuori dai regolamenti e dalle gabbie della burocrazia. Un manifesto per iniziare la giornata che si chiude con l’immancabile augurio universale: che sia un giorno di libertà, responsabilità e coraggio. 🧭✨👇 Quale di queste tre riflessioni del giorno rispecchia meglio il tuo modo di vedere il presente? Condividi il tuo pensiero nei commenti!#IlMattutino #CastelloSforzini #CastellarPonzano #FilosofiaDellaLibertà #AforismiDelGiorno #Burocrazia #CulturaLiberale #ResponsabilitàCivile

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Il Mattutino

Castellar Ponzano – Nel flusso costante della comunicazione digitale contemporanea, dominata dalla frammentazione dei contenuti e dalla ricerca del consenso immediato, la forma letteraria dell’aforisma e della massima filosofica recupera la sua funzione originaria di presidio critico e di scomposizione concettuale della realtà. Dalle mura monumentali del Castello Sforzini di Castellar Ponzano si leva la voce del “Mattutino” di martedì 28 luglio 2026. L’appuntamento quotidiano si struttura intorno a tre fulminanti riflessioni che investono i nodi cruciali della vita civile, della geopolitica e dell’ordinamento giuridico-amministrativo dello Stato. Attraverso una prosa densa e priva di retorica, l’architettura del testo delinea una vera e propria dottrina dell’azione, invitando il lettore a sollevare lo sguardo dalle contingenze della cronaca quotidiana per ritrovare i punti cardinali dell’agire umano all’interno della società aperta.

La logica del retroscena: la vera influenza oltre la messinscena dei media

La prima sezione del Mattutino introduce una disamina analitica in ordine ai meccanismi di funzionamento del potere e della diplomazia nelle società dei consumi visuali: “Le porte che contano si aprono prima che arrivino i fotografi”. In questa massima, viene demolita l’illusione che la reale efficacia delle decisioni istituzionali o economiche coincida con la loro spettacolarizzazione mediatica. Le transizioni storiche strategiche, gli accordi industriali di secondo livello e i veri processi di mediazione politica si consumano nel perimetro della riservatezza e del rigore procedurale, lontano dai riflettori e dalle logiche dei social network. L’aforisma mette in guardia contro il rischio di scambiare la messinscena pubblica o l’esposizione fotografica per sostanza amministrativa, ricordando che l’autorevolezza di una classe dirigente si misura sulla capacità di incidere concretamente sui processi reali prima che l’evento si converta in materiale ad uso della propaganda.

La costruzione dello Stato: la fragilità delle barricate e il valore delle Nazioni

Il secondo nucleo speculativo si sposta su un piano prettamente politologico e storiografico, affrontando la dicotomia tra la reattività ideologica e la lungimiranza della pianificazione statuale: “Le barricate sono facili da costruire. Le Nazioni molto meno”. Il testo evidenzia come l’innalzamento di steccati dottrinali, la polarizzazione dei conflitti sociali e la retorica della contrapposizione faziosa rappresentino percorsi elementari, accessibili a qualsiasi populismo estemporaneo. Al contrario, l’edificazione di una Nazione intesa come comunità di valori, come ecosistema istituzionale fondato sulla certezza del diritto, sul merito e sulla coesione civile, richiede un impegno strutturale di lungo periodo, sacrifici condivisi e una matura cultura di governo. Costruire una democrazia liberale e atlantica significa superare le derive della protesta permanente per assumersi la responsabilità della stabilità comune e del welfare delle future generazioni.

Il primato del talento: il genio umano fuori dai labirinti burocratici

L’ultima riflessione investe i temi della normazione, della formazione delle classi dirigenti e della libertà economica, ponendosi come un severo monito nei confronti del dirigismo burocratico che spesso frena lo sviluppo del Paese: “Chi cambia le regole ricordi che i campioni crescono fuori dai regolamenti”. Viene qui riaffermata la superiorità etica ed epistemologica dell’autodeterminazione individuale rispetto all’ipertrofia delle norme penali e amministrative. Il genio, l’innovazione scientifica, l’eccellenza atletica e l’intraprendenza industriale non nascono dall’applicazione passiva di un codice o di un comma, ma germogliano negli spazi della libertà, del rischio e della creatività non omologata. Di seguito viene riportata l’architettura testuale completa della riflessione:

IL MATTUTINO
dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano

Martedì 28 luglio 2026

Le porte che contano si aprono prima che arrivino i fotografi.

Le barricate sono facili da costruire. Le Nazioni molto meno.

Chi cambia le regole ricordi che i campioni crescono fuori dai regolamenti.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”

La triade per una nuova coscienza civile e democratica

In ultima analisi, il congedo solenne del Mattutino affida alla cittadinanza una triade etica che funge da sintesi metodologica per affrontare le sfide della contemporaneità. La libertà economica e civile non può sussistere se disgiunta da un rigoroso senso di responsabilità verso la legalità e lo Stato di diritto. A legare in modo dinamico questi due vettori interviene il coraggio, inteso come la forza morale necessaria per innovare nel silenzio, per rifiutare il servilismo del plauso facile e per difendere i pilastri strutturali della civiltà occidentale. La pausa di riflessione offerta dal Castello Sforzini si conferma così come un prezioso laboratorio di igiene intellettuale, un invito a ritrovare i punti cardinali dell’agire umano oltre il rumore di fondo della cronaca quotidiana.

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Attualità

Allarme bomba su tre voli per Roma e da Malpensa: atterraggi d’emergenza in Francia e a Vienna, caccia militari a Fiumicino

Nuovo allarme bomba sui cieli d’Europa: tre aerei coinvolti tra Roma e Milano.

Atterraggio d’emergenza in Francia per il volo Dublino-Roma, jet dell’Aeronautica scortano il volo da Helsinki a Fiumicino e il Malpensa-Varsavia viene dirottato a Vienna.

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Aereo

Roma – Una nuova, inquietante e pericolosa sequenza di emergenze nei cieli sta seminando il panico nel trasporto aereo civile del continente. Nella mattinata di oggi, giovedì 5 novembre 2026, è scattato un triplo allarme bomba su altrettanti aerei di linea: due velivoli erano diretti verso la Capitale a Roma-Fiumicino e un terzo era decollato dallo scalo intercontinentale di Milano Malpensa, riaccendendo l’incubo della psicosi nei cieli d’Europa per la nostra cronaca.

Il primo grave episodio ha riguardato un volo Dublino-Roma operato da un Airbus A320. A causa di una segnalazione allarmante pervenuta durante la rotta, i piloti sono stati costretti a compiere un immediato atterraggio di emergenza sul territorio francese, toccando terra all’interno della base militare a Evreux sotto la supervisione diretta dell’ufficio del primo ministro della Francia, che ha attivato l’unità di crisi per gestire l’evacuazione.

Quasi in contemporanea, una seconda allerta per ordigno a bordo ha investito un volo Finnair da Helsinki destinato a Roma. Il velivolo è stato intercettato e scortato fino alla pista dai caccia dell’Aeronautica militare, atterrando intorno alle 9:30 allo scalo Leonardo da Vinci dove sono scattate le operazioni di bonifica condotte con tempestività dagli artificieri della Polizia sul territorio capitolino.

Il terzo allarme della mattinata è scattato su un aereo della compagnia Wizz Air decollato da Malpensa e diretto a Varsavia. Ricevuta la minaccia mentre era in quota, il comandante ha disposto la deviazione della rotta: il volo è stato dirottato a Vienna, atterrando nello scalo austriaco in piena conformità ai protocolli di sicurezza internazionali a tutela di passeggeri ed equipaggio.

I tre voli coinvolti tra Fiumicino, Malpensa e l’atterraggio a Evreux

Attraverso un comunicato ufficiale, i vertici di Wizz Air hanno confermato che l’evento non costituisce un caso isolato, ma si inserisce in una serie impressionante di minacce di bomba seriali: «Negli ultimi giorni analoghe segnalazioni hanno interessato molteplici vettori aerei europei, comportando controlli straordinari di aviazione civile per garantire la prioritaria tutela dei passeggeri».

Negli scali di Vienna e della base francese di Évreux i velivoli sono stati condotti in piazzole isolate lontane dagli altri aerei per agevolare l’evacuazione immediata dei viaggiatori attraverso le uscite di sicurezza. Le aree sono state immediatamente cinturate dalle forze speciali e dai vigili del fuoco per avviare le verifiche tecniche del caso.

La magistratura e le agenzie di intelligence hanno avviato una serrata cooperazione internazionale per tracciare la provenienza delle segnalazioni anonime. Il timore concreto è che dietro questa pioggia di avvisi si celi una campagna di guerra ibrida concepita per destabilizzare i trasporti civili, con modalità affini alle intimidazioni telematiche e ai falsi allarmi denunciati nelle inchieste su truffe e sicurezza delle comunicazioni digitali.

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L’intervento dell’Aeronautica militare e le bonifiche degli artificieri della Polizia

L’allarme a Fiumicino ha visto scattare il dispositivo di difesa aerea nazionale. Allertata dalla torre di controllo, la catena di comando ha fatto levare in volo i caccia Eurofighter per scortare l’aereo finlandese all’interno dello spazio aereo fino all’atterraggio sicuro sull’anello dell’aeroporto di Fiumicino.

Gli specialisti della Polizia di Stato e le unità cinofile antiesplosivo hanno preso in consegna il mezzo, ispezionando capillarmente la fusoliera, i bagagli in stiva e i condotti di aerazione. Una bonifica palmo a palmo condotta secondo i più rigorosi canoni antiterrorismo per scongiurare qualsiasi potenziale minaccia prima di autorizzare il rilascio dei bagagli.

Le complesse operazioni hanno generato ripercussioni sul regolare traffico aereo romano, con ritardi e rimodulazioni orarie gestiti dalla società Aeroporti di Roma. Le misure di cautela hanno provocato fisiologici ritardi sui voli a catena, privilegiando in modo assoluto l’incolumità pubblica dei passeggeri per la sicurezza nazionale e per la politica dei trasporti.

La psicosi nei cieli d’Europa e l’ondata di minacce di matrice ibrida

L’emergenza odierna segue di sole quarantotto ore la raffica di allarmi registrata martedì 3 novembre, quando una decina di voli civili furono presi di mira in Europa. Tra i casi più eclatanti figuravano quattro aerei della compagnia Ryanair (tra cui un altro collegamento Dublino-Roma), rivelatisi poi falsi allarmi che provocarono brevi chiusure degli aeroporti e una dilagante psicosi nei cieli.

Le minacce avevano coinvolto anche gli scali di Varsavia e Sofia, con due aerei perquisiti in Bulgaria a seguito di comunicazioni minatorie via posta elettronica inoltrate al Ministero dell’Interno locale. Il giorno precedente, un volo decollato da Londra Luton era atterrato d’urgenza a Budapest dopo essere stato scortato da due caccia ungheresi.

L’Interpol e le forze di polizia europee intensificano ora le indagini antiterrorismo per identificare i responsabili di quello che si configura come un colossale procurato allarme transfrontaliero. L’attenzione resta altissima a livello continentale per blindare gli scali e preservare la sicurezza internazionale dei viaggiatori.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Economia

Bollette del gas alle stelle e inflazione al 5,4%, Codici lancia l’allarme: Ivano Giacomelli contro i rincari di Arera e Istat

Stangata energia e carovita: l’inflazione schizza al 5,4% a ottobre spinta dal +31% dei beni energetici. Per i clienti vulnerabili il gas aumenta del 9,1%.

L’allarme di Codici con Ivano Giacomelli: “Le bollette erodono i bilanci familiari e le scorte europee sono ai minimi dal 2013, servono misure subito”.

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Inflazione

Roma – La nuova fiammata dei prezzi dell’energia torna a scuotere pesantemente l’economia domestica italiana, minacciando la tenuta finanziaria di milioni di nuclei familiari alle soglie della stagione invernale. Le rilevazioni ufficiali diffuse congiuntamente in questi giorni da Arera e Istat tracciano un quadro a dir poco allarmante sul costo della vita, spingendo l’associazione Codici a denunciare con forza come la nuova ondata di rincari energetici stia erodendo in modo irreversibile i risparmi e la serenità dei cittadini.

Secondo la stima preliminare diffusa dall’Istituto Nazionale di Statistica, a ottobre 2026 l’inflazione al 5,4% segna una brusca impennata rispetto al 4,2% registrato nel mese precedente, riportando l’indice dei prezzi al consumo sui massimi dall’agosto 2023. A determinare questa accelerazione improvvisa è stata la dinamica rialzista registrata dai beni energetici, condizionata pesantemente dalle turbolenze internazionali per la nostra economia attraverso la stima preliminare.

L’Istat ha chiarito come i prodotti energetici siano passati su base tendenziale annua da una crescita del 22,6% a uno sbalorditivo incremento del 31,4%. All’interno di questo aggregato, gli energetici regolamentati hanno fatto registrare un balzo senza precedenti, schizzando dal 25,8% al 59,5%, a conferma di come il quadro geopolitico internazionale continui a scaricare i propri costi sulle tasche dei consumatori con una vera e propria impennata tendenziale.

L’effetto a catena delle bollette si propaga a vista d’occhio sulla spesa quotidiana. Il cosiddetto carrello della spesa che racchiude i prodotti di uso comune accelera dall’1,5% al 2,5%, mentre il capitolo degli alimentari non lavorati mette a segno un balzo dal 5,5% al 7,5%. Una stangata che colpisce indistintamente chiunque si rechi al supermercato, impoverendo il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati sul territorio.

Ivano Giacomelli e l’allarme di Codici sull’inflazione al 5,4%

A commentare con toni durissimi il bollettino economico è il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, il quale rimarca come i numeri parlino da soli: «L’energia sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie, prima attraverso la bolletta del gas e dell’elettricità, e poi attraverso ogni singolo prezzo che si trova nel carrello. Un’inflazione al 5,4% trainata da un comparto energetico che cresce del 31% in un anno non è una percezione psicologica, ma una drammatica pressione sui bilanci» per la nostra politica economica attraverso le parole espresse da Ivano Giacomelli come Segretario Nazionale di Codici.

L’aspetto più iniquo di questa dinamica risiede nella sua natura regressiva: il rincaro delle utenze penalizza proporzionalmente di più i redditi bassi. Chi guadagna meno è costretto a destinare la quasi totalità delle proprie entrate alle spese per la casa e all’acquisto di beni di prima necessità, trovandosi senza alcuna difesa economica ed essendo costretto a dolorose rinunce economiche sul fronte della prevenzione medica, dell’istruzione e della qualità dell’alimentazione.

Codici sollecita il governo a non limitarsi a palliativi temporanei, ma a varare con urgenza misure strutturali a lungo termine. La richiesta verte sull’azzeramento duraturo degli oneri di sistema impropri che continuano ad appesantire le fatture e sulla vigilanza contro le speculazioni finanziarie che alterano le contrattazioni sui mercati all’ingrosso, garantendo una reale e tangibile tutela dei consumatori in vista dei mesi più freddi dell’anno.

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I rincari Arera del gas e la stangata sui clienti vulnerabili

Sul versante specifico del metano, Arera ha certificato che nel mese di ottobre le quotazioni all’ingrosso hanno subito un violento rimbalzo. Per il cliente tipo la spesa totale ha registrato un aumento del 9,1% rispetto a settembre, con conseguenze dirette per chi è rimasto nel servizio di tutela della vulnerabilità e rischi imminenti di contagio anche per i contratti stipulati sul mercato all’ingrosso.

Nel dettaglio tecnico, la quotazione della sola materia prima gas ha raggiunto gli ottantotto euro a megawattora, portando il costo unitario complessivo per il consumatore tipo a 176,80 centesimi per metro cubo. La pura componente energetica è arrivata a incidere per ben 97,06 centesimi, arrivando a pesare da sola per il 54,9% sul totale della bolletta, rendendo vani i tentativi di risparmio individuali.

Il dato dell’Autorità investe in prima persona circa due milioni di clienti vulnerabili: anziani con oltre 75 anni, soggetti disabili o residenti in strutture d’emergenza. Sebbene il meccanismo non si applichi automaticamente a chi ha sottoscritto offerte a prezzo fisso nel mercato libero, esso anticipa ineluttabilmente la tendenza al rialzo a cui andranno incontro anziani e persone fragili all’avvio della stagione termica, questione cruciale collegata alla gestione sostenibile approfondita in energia e tutela del territorio in Abruzzo.

Le tensioni in Medio Oriente e il rischio scorte per l’inverno

A rendere il mercato energetico un terreno minato sono le continue tensioni geopolitiche che incendiano gli scacchieri internazionali. Le quotazioni del metano restano ostaggio degli equilibri del Medio Oriente e delle dichiarazioni dell’Iran sul controllo dello Stretto di Hormuz: un mercato volatile in cui l’annuncio di una ritorsione o il blocco delle rotte petrolifere produce oscillazioni percentuali a doppia cifra, impedendo alle famiglie qualsiasi pianificazione economica.

A delineare uno scenario ancora più cupo contribuisce la situazione delle riserve strategiche europee. Secondo i monitoraggi dell’Agenzia internazionale dell’energia, i depositi sotterranei di stoccaggi di gas dell’Unione Europea affrontano l’inverno con scorte ai minimi dal 2013: le stime indicano che entro la fine di marzo 2027 le riserve potrebbero scendere al di sotto del 10% della capacità operativa complessiva.

«La situazione è sempre più delicata e non si può lasciare i cittadini in balia delle speculazioni internazionali», ha concluso Giacomelli. Con l’avvio della stagione di riscaldamento servono tempestive misure di sostegno per scongiurare una catastrofe economica, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e ponendo un freno immediato alla morsa soffocante della lotta al carovita.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Midterm, disfatta storica per Trump: i democratici conquistano Camera e Senato

Come molti americani, la sera del 3 novembre Donald Trump guardava in televisione gli esiti delle elezioni di midterm. Il presidente, ovviamente, era sintonizzato su Fox News, la sua rete preferita, ed era arrabbiato con i conduttori per le proiezioni delle vittorie democratiche, ma anche con i suoi collaboratori, che non gli avrebbero fornito informazioni precise. In un’intervista al New York Times, proprio quella sera, Trump ha detto che i repubblicani hanno perso perché «il suo nome non era sulla lista elettorale». Vero, però bisogna ricordare che in non pochi comizi aveva esortato i suoi sostenitori ad andare a votare come se lui fosse candidato. E in realtà lo era, perché le elezioni di midterm sono state un referendum sulle sue politiche.Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Donald Trump

Redazione-  Come molti americani, la sera del 3 novembre Donald Trump guardava in televisione gli esiti delle elezioni di midterm. Il presidente, ovviamente, era sintonizzato su Fox News, la sua rete preferita, ed era arrabbiato con i conduttori per le proiezioni delle vittorie democratiche, ma anche con i suoi collaboratori, che non gli avrebbero fornito informazioni precise. In un’intervista al New York Times, proprio quella sera, Trump ha detto che i repubblicani hanno perso perché «il suo nome non era sulla lista elettorale». Vero, però bisogna ricordare che in non pochi comizi aveva esortato i suoi sostenitori ad andare a votare come se lui fosse candidato. E in realtà lo era, perché le elezioni di midterm sono state un referendum sulle sue politiche. Gli americani hanno categoricamente rifiutato l’operato del presidente, come avevano già indicato i sondaggi, che lo vedevano ai minimi storici. Gli esiti elettorali, non ancora definitivi, ci dicono che i democratici hanno conquistato la maggioranza alla Camera e anche quella al Senato.

Trump è dunque in buona parte responsabile della sconfitta storica. Al momento di scrivere, i democratici hanno una forte maggioranza di 237 seggi, contro i 147 dei repubblicani, con 51 ancora da assegnare. Al Senato i democratici hanno conquistato 54 seggi, contro i 44 dei repubblicani. I seggi in Alaska e Mississippi sono ancora da assegnare, ma nel primo Stato la candidata democratica Mary Peltola è in vantaggio di circa 600 voti, mentre nel secondo il candidato democratico Scott Colom è avanti di soli 65 voti. Anche per quanto riguarda le cariche di governatore, i democratici sono in vantaggio per la prima volta in sedici anni. Al momento di scrivere, il partito dell’asinello controllerà la più alta carica in 28 Stati, contro i 20 dei repubblicani, mentre l’esito elettorale negli altri due, Alaska e Kansas, è ancora da determinare.

Gli americani hanno votato per i democratici, ma anche contro Trump. Il carovita, il costo della benzina causato dalla guerra in Iran, la gestione brutale dell’immigrazione e la corruzione sono stati i fattori che hanno spinto gli elettori a votare contro i repubblicani e Trump. Come si sa, il presidente aveva scelto i candidati al Senato in Texas, South Carolina e North Carolina, seguendo il suo principio di fedeltà invece di quello della competenza. La vittoria di James Talarico in Texas è dovuta alle sue capacità politiche, ma anche all’inadeguatezza dell’avversario Ken Paxton, che si è persino rifiutato di partecipare ai dibattiti. Nel caso della South Carolina, Trump ha incoraggiato Darline Graham, sorella di Lindsey Graham, deceduto nel mese di luglio, a candidarsi. La Graham si è rivelata inefficace e, in uno dei dibattiti, ha risposto che non sapeva molto sulla questione se gli Stati Uniti dovessero continuare a sostenere Taiwan. La Graham è stata sconfitta da Anne Andrews in uno Stato che Trump aveva vinto nel 2024 con un margine di 18 punti su Kamala Harris. Nel caso della North Carolina, Trump aveva spinto il senatore in carica Thom Tillis a non ricandidarsi a causa di alcune sue prese di posizione che non gli erano piaciute. Il candidato scelto da Trump, Michael Whatley, è stato sonoramente sconfitto da Roy Cooper con un margine di venti punti.

Alcuni analisti hanno giustamente parlato di tsunami e di un’elezione storica per il numero di candidati appartenenti a gruppi minoritari eletti. Spiccano fra gli ispanici Xavier Becerra, eletto primo governatore ispanico della California, e Gina Hinojosa, eletta alla più alta carica dello Stato del Texas. Keisha Lance Bottoms è stata eletta prima governatrice afroamericana in Georgia e David Crowley è diventato il primo governatore afroamericano in Wisconsin. Deb Haaland è la prima governatrice nativa americana del New Mexico e Peggy Flanagan la prima senatrice nativa americana eletta nel Minnesota. Nel New Hampshire, Chris Pappas è il primo senatore dichiaratamente gay. E nel Michigan Abdul El-Sayed è il primo esponente di religione islamica a essere eletto senatore.

Una vittoria schiacciante, dunque, per i democratici che, con la maggioranza in entrambe le Camere, potranno fare da contrappeso al potere del presidente. Infatti, potranno prendere l’iniziativa legislativa, anche se dovranno affrontare la questione del filibuster al Senato, che rende necessaria una maggioranza di 60 voti per superare l’ostruzionismo e approvare nuove leggi. Ci sarebbe poi da ottenere la firma di Trump, che potrebbe, come ha già detto, diventare «Mr. Veto», ossia fare uso della sua prerogativa presidenziale di bloccare le leggi che non gli piacciono. In ogni modo, con la maggioranza in entrambe le Camere, i democratici potrebbero anche avviare inchieste sui membri del gabinetto di Trump, non pochi dei quali si sono comportati in maniera poco etica. Al Senato, ovviamente, avrebbero una forte voce in capitolo sulla conferma dei nuovi membri del gabinetto di Trump, poiché, con l’esito delle elezioni, alcuni potrebbero essere spinti a lasciare l’incarico o potrebbero dimettersi di propria iniziativa. Trump, però, anche da anatra zoppa, continuerebbe ad avere notevoli poteri nei suoi ultimi due anni di mandato, specialmente in politica estera. Ma anche qui i democratici potrebbero imporre dei freni. Oltre ad aver dichiarato che potrebbe fare uso del veto, Trump ha detto che forse sarà possibile cooperare. Si è congratulato con i democratici, dicendo che «hanno fatto un buon lavoro», ma ha aggiunto di non considerare il risultato un «colpo» alla sua persona. Ha continuato affermando che «abbiamo avuto i due anni più grandi della storia per quanto riguarda l’economia e le altre cose compiute». Con il loro recente voto, gli americani hanno indicato chiaramente che non è così e che si aspettano cambiamenti.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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