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RISPOSTA DEL COMITATO A VERNAMONTE E AL CONSIGLIERE REGIONALE D’ADDAZIO

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RISPOSTA DEL COMITATO A VERNAMONTE E AL CONSIGLIERE REGIONALE D'ADDAZIO

Redazione-  Il Presidente del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara Marco Di Marzio sostiene che “Caprara aderì al progetto della Nuova Pescara proprio per i sentimenti emersi nel comunicato di Maurizio Vernamonte e del comitato di Caprara, che da anni sono nel cuore dei cittadini; con i soldi che arriveranno per effetto della fusione potranno essere affrontate le problematiche che oggi attanagliano il borgo spoltorese. Che Spoltore oggi, di fatto, non ha le risorse economiche per fare fronte alle necessità è un dato di fatto, ma probabilmente neppure Moscufo e Pianella, che hanno risorse ancora più limitate, potrebbero essere d’aiuto. 

 
L’Amministrazione Comunale di Spoltore, come sempre ho detto, al posto di perdere tempo e soldi in referendum inutili e fare opposizione al progetto della Nuova Pescara lavori per garantire una fusione equa che valorizzi tutto il territorio, tratti con Montesilvano e Pescara per la ripartizione delle risorse che arriveranno sul piatto: ci sono 255 milioni di euro”. 
Aggiunge il Vicepresidente del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara, Avv. Luigi Spina“Il consigliere regionale Leonardo D’Addazio si è improvvisamente svegliato ed interessato della Nuova Pescara, allorquando l’abbiamo visto in tutti questi anni interessarsi ed attivarsi della sola Grande Penne sino ai confini del territorio di Moscufo (area vestina), paragonando il referendum del 2014, promosso dalla Regione  Abruzzo su materia di competenza regionale, ai referendum di Spoltore e di Montesilvano comunali su materia non di loro esclusiva competenza (perché regionale), che, per questo motivo, risultano già  di per se illegittimi e con quesiti capziosi come quello di Spoltore.

Pertanto, condividiamo le parole del Comitato Montesilvanese che invitano la popolazione ad astenersi dal voto ovvero a votare per la prosecuzione della fusione”.

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Il respiro millenario della Ciociaria celebra un secolo di meraviglia sotterranea: il consigliere Gianluca Quadrini blinda il futuro turistico delle Grotte di Pastena

Il fascino millenario del patrimonio naturalistico italiano festeggia un secolo di storia e le istituzioni blindano il futuro turistico della Ciociaria! Si è svolta questa mattina presso il Salone di Rappresentanza delle Grotte di Pastena (FR) la solenne cerimonia ufficiale per celebrare i cento anni dalla scoperta dello straordinario complesso speleologico dello Stato. Il consigliere provinciale di Frosinone e dirigente di ANCI Lazio, Gianluca Quadrini, è sceso in trincea in asse con il sindaco Angelo D’Ovidio e i vertici di Lazio Crea per premiare il merito di un secolo di tutela biologica e ricerca scientifica, lanciando un imponente piano pluriennale di investimenti a ingresso controllato per lo sviluppo economico del territorio. Tutti i dettagli del reportage nel nostro articolo! 👇

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Cento anni delle Grotte di Pastena

Pastena – Una forza antica e invisibile pulsa da esattamente un secolo nel ventre profondo della terra ciociara, dove la roccia calcarea e i fiumi sotterranei hanno modellato nel silenzio dei millenni un’opera d’arte monumentale che continua a commuovere scienziati, speleologi e viandanti di ogni angolo dello Stato. L’esplorazione speleologica e la salvaguardia del paesaggio ipogeo, quando si spogliano delle asettiche logiche del turismo di consumo selvaggio, si riscoprono le risorse terapeutiche ed etiche più potenti per riallineare il nostro cammino civile alle leggi biologiche della natura, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dall’asfissia protettiva degli smartphone. Nella mattinata di oggi, martedì 22 settembre 2026, a partire dalle ore 9:00, le pareti calde del Salone di Rappresentanza delle Grotte di Pastena hanno ospitato il fischio d’inizio delle celebrazioni ufficiali per il Centenario della scoperta e della valorizzazione del sito, un compleanno storico d’altissimo profilo istituzionale per la provincia di Frosinone.

La solenne cerimonia, intitolata con finezza saggistica “I cento anni delle Grotte di Pastena: Storie di Lungimiranza, di Impegno e di Riconoscenza (1926 – 2026)”, ha visto la partecipazione convinta, fiera e compatta del consigliere provinciale e stimato dirigente di ANCI Lazio, Gianluca Quadrini. La macchina organizzativa, promossa con spavaldo ottimismo dal Comune di Pastena in fitta, duratura e trasparente joint venture strategica con la Regione Lazio e le maestranze di Lazio Crea, ha blindato un ruolino di marcia d’eccellenza per rendere onore a un secolo di ricerche scientifiche e monitoraggi geologici iniziati negli anni Venti del Novecento. Una programmazione pluriennale nata per premiare il merito di quanti hanno strappato al buio e all’oblio questo straordinario patrimonio dello Stato, azzerando le distanze tra le istituzioni sovracomunali e le trincee dei piccoli borghi della Ciociaria, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle stalattiti degli anni Venti ai laboratori 4.0: l’oro nascosto della Ciociaria

Il labirinto ipogeo di Pastena si configura come uno scudo naturale di indiscusso rilievo biologico, un recondito reticolo di sale monumentali, canyon rocciosi, stalattiti e stalagmiti millimetriche andate rubate negli occhi di intere generazioni di visitatori per la loro sconvolgente intensità estetica. I Criteri di tutela ambientale e i programmi di coesione sociale messi in campo dall’amministrazione locale hanno saputo convertire l’antico attrattore naturalistico in un pilastro stabile dell’economia e dell’identità della provincia, offrendo risposte flessibili contro lo spopolamento e l’isolamento dei rioni montani. La cattedra della giornata ha ripercorso le tappe della prima leggendaria spedizione guidata dal barone Carlo Franchetti nel 1926, traducendo la memoria storica in un comfort funzionale perfetto per pianificare lo sviluppo ecosostenibile del domani.

I dati della crescita turistica parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: il benessere collettivo della Ciociaria passa inevitabilmente attraverso la valorizzazione trasparente e priva di filtri burocratici delle proprie radici biologiche. A margine del summit istituzionale, il dirigente di ANCI Lazio Gianluca Quadrini ha voluto tributare una fitta e calorosa requisitoria di elogio per l’operato della giunta municipale. «Prendere parte alle celebrazioni per i cento anni delle Grotte di Pastena è stato un momento di straordinaria emozione e di profondo valore civile per la nostra provincia», ha dichiarato con spavaldo orgoglio il consigliere provinciale, raccogliendo gli applausi scroscianti dei delegati e dei sindaci presenti in sala. «Questo complesso ipogeo è un vero e proprio scrigno di biodiversità, geologia e cultura che tutto il mondo ci invidia, un visual anchor irrinunciabile del nostro patrimonio artistico dello Stato».

L’alleanza di ANCI Lazio con il Sindaco Angelo D’Ovidio: il traguardo del 2026

Il successo monumentale di questa giornata memorabile blinda la sinergia strategica siglata tra i piccoli municipi della scuderia laziale e gli organi centrali del governo regionale, un’opera di squadra eccezionale nata per garantire contratti di sviluppo stabili e limitare al massimo l’esodo delle migliori intelligenze giovanili verso le metropoli. Quadrini ha formulato un ringraziamento d’élite al Sindaco, l’On. Angelo D’Ovidio, e a tutta l’Amministrazione comunale di Pastena, lodando l’onestà delle idee e l’impeccabile pianificazione logistica dei laboratori turistici, capaci di accogliere visitatori da ogni angolo del pianeta garantendo un’accessibilità universale e priva di barriere economiche.

«In qualità di rappresentante di ANCI Lazio, ho voluto testimoniare la vicinanza concreta delle istituzioni sovracomunali a una comunità che ha fatto della tutela ambientale un modello virtuoso per l’intero Paese», ha concluso con toni decisi e assoluta fermezza il leader provinciale Gianluca Quadrini, siglando i registri d’onore del centenario prima delle scadenze autunnali. «Celebrare il passato di questo luogo straordinario significa soprattutto programmare il futuro economico e sociale del territorio, continuando a sostenere con forza tutte le iniziative di slancio culturale che difendono la nostra identità». I verbali della cerimonia sono chiusi e i taccuini dei relatori sigillati: Pastena riaccende i riflettori sulle sue cattedrali di pietra, e da oggi la marcia per il riscatto della Ciociaria non ha più paura del buio, pronta a scrivere nuove e meravigliose pagine di storia.

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Orrore a Capistrello: branco di ragazzini lancia un gattino contro il muro “per divertimento”

La crudeltà e la vigliaccheria di certa gioventù sembra non avere alcun limite. L’intera comunità di Capistrello è sotto choc per un episodio raccapricciante avvenuto in pieno centro, vicino al monumento dei caduti: un branco di ben cinque ragazzi (presumibilmente minori di 14 anni) ha accerchiato un povero gattino randagio indifeso e, “per divertimento”, ha iniziato a lanciarlo con violenza inaudita contro un muro di pietra. La terribile e sadica tortura è stata fortunatamente interrotta da un uomo adulto, che ha strappato l’animale ormai tramortito dai piedi dei giovani aguzzini, salvandolo da morte certa. “Volevamo solo divertirci”, si sono giustificati i ragazzini con un’agghiacciante mancanza di empatia. Una cittadina ha denunciato tutto sui social, scatenando una furiosa rivolta sul web, e confermando che il “branco” sarebbe già stato identificato. Ricordiamo che in Italia (con l’inasprimento di giugno 2025) il maltrattamento animale è un reato gravissimo. Leggi l’assurda ricostruzione dei fatti 👇

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Capistrello  – Fino a che punto può spingersi il vuoto esistenziale, l’assenza totale di empatia e la crudeltà gratuita delle giovanissime generazioni? È questa la pesantissima e angosciante domanda che sta tormentando, in queste ore, l’intera e tranquilla comunità marsicana, scossa nel profondo da un episodio di una violenza tanto inaudita quanto vigliacca.
Il teatro di questo inaccettabile scempio morale non è una buia e degradata periferia metropolitana, ma il pieno e centralissimo cuore del paese, a pochissimi metri di distanza dal solenne monumento dei caduti. La vittima, del tutto inconsapevole e incapace di difendersi, è un povero micio randagio (che i residenti hanno affettuosamente ribattezzato con il nome di fantasia “Grey”), un gattino di quartiere da sempre abituato a vivere pacificamente e liberamente tra le strade del centro storico. Secondo le agghiaccianti ricostruzioni dell’accaduto, un branco composto da ben cinque ragazzi (tutti giovanissimi e presumibilmente minorenni, forse addirittura sotto la soglia dei 14 anni di età) ha deciso di trasformare il povero e indifeso felino nel macabro oggetto del proprio sadico passatempo pomeridiano, accanendosi su di lui con una ferocia che lascia letteralmente senza fiato e senza parole.

La violenza in pieno centro e il provvidenziale intervento di un adulto

Le dinamiche dell’aggressione, raccontate da chi ha assistito impotente o è intervenuto a cose fatte, sembrano uscite da un film dell’orrore. Il povero gattino Grey è stato letteralmente sollevato di peso da uno dei ragazzini e scagliato con una forza brutale, innaturale e spietata contro un duro muretto di pietra. Un lancio netto, violento e calcolato.
L’animale, dopo aver sbattuto violentemente contro i mattoni, è rovinato pesantemente sull’asfalto, rimanendo a terra tramortito, dolorante e paralizzato dal terrore. Ma la scena più raccapricciante è stata senza dubbio la reazione del “branco”. Invece di provare sgomento o vergogna per il gesto appena compiuto, il ragazzino autore del lancio è tornato sui propri passi con un’andatura fiera e spavalda, immediatamente accolto e acclamato dagli sguardi complici, dalle risatine sadiche e dai commenti compiaciuti del resto del gruppetto. Il macabro gioco del lancio contro il muro veniva ripetuto a turno, senza che nessuno dei presenti mostrasse il benché minimo segno di imbarazzo, pietà o rimorso. La tortura si è interrotta solamente grazie al provvidenziale e coraggioso intervento di un uomo adulto, un passante che, notando la scena raccapricciante, si è precipitato sul posto, togliendo letteralmente il gattino ormai agonizzante dai piedi dei suoi aguzzini e salvandolo da una morte lenta e atroce ormai certa.

“Volevamo solo divertirci”: il vuoto educativo e lo sdegno dei social

Quando l’uomo, visibilmente scosso e infuriato, ha fermato e rimproverato aspramente i cinque ragazzini per la loro disumana crudeltà, la risposta che si è sentito gelidamente rivolgere è forse peggiore del gesto stesso: «Volevamo solo divertirci». Una frase raggelante, sintomo evidente di un abisso educativo, morale e familiare senza precedenti.
La notizia dell’orribile sevizia si è sparsa in un batter d’occhio in tutto il paese, rimbalzando prepotentemente sui social network locali grazie alla coraggiosa denuncia pubblica di una donna del posto. In poche ore, il post ha raccolto centinaia di commenti gonfi di sdegno, orrore e richieste di giustizia, scatenando una vera e propria rivolta digitale da parte della cittadinanza onesta. La donna ha inoltre fatto sapere che, fortunatamente, i cinque giovani componenti della baby-gang sono stati riconosciuti e identificati. Questo episodio riapre una ferita purtroppo già sanguinante a livello nazionale: i social sono inondati da video raccapriccianti di baby-gang che si filmano mentre prendono a calci o seviziano gatti e cani di strada per elemosinare visualizzazioni dai coetanei. A Capistrello, per fortuna, non c’erano smartphone a riprendere la scena, ma il degrado morale e l’assenza totale di empatia restano identici.

Il reato di maltrattamento: cosa rischiano i minori dopo la stretta del 2025

Al di là del pesantissimo giudizio morale e del biasimo inappellabile dell’intera comunità marsicana nei confronti di questi ragazzi e delle famiglie che non hanno saputo educarli al rispetto per la vita, si apre ora un doveroso e ineludibile capitolo di natura strettamente giuridica. Ci potrà mai essere giustizia per Grey?
A livello puramente teorico, la legge italiana parla molto chiaro. Sottoporre a sevizie o maltrattare un animale senza alcuna necessità non è una ragazzata, ma un gravissimo reato penale. Un reato le cui sanzioni, tra l’altro, sono state notevolmente inasprite e indurite dal Governo proprio nel recente mese di giugno del 2025. Oggi, chiunque cagioni volontariamente una lesione a un animale o lo sottoponga a sevizie e comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche biologiche, rischia una pesante reclusione (che va da un minimo di 6 mesi fino a un massimo di 2 anni) e una durissima sanzione economica (con multe salate che variano dai 5.000 ai 30.000 euro). Resta ovviamente da valutare, nelle opportune e competenti sedi giudiziarie minorili, lo stato di effettiva imputabilità dei giovanissimi autori del massacro, ma la comunità di Capistrello pretende ora un segnale forte. La violenza non è un gioco, e non può mai e in alcun caso rimanere impunita.

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Disastro sul fiume Turano: un chilometro a secco dopo la diga, il caso finisce in Regione

Assistere impotenti alla morte di un fiume è un dolore insopportabile, ma il territorio della provincia di Rieti ha deciso di non arrendersi! Si sta trasformando in un vero e proprio caso politico regionale il drammatico e preoccupante prosciugamento del fiume Turano. A causa dei limitatissimi rilasci idrici da parte della diga, si stima che un tratto lungo ben 1,3 chilometri situato a valle di Posticciola sia ormai completamente a secco, causando una vera e propria strage per l’ecosistema acquatico. Dopo le furenti proteste dei cittadini, l’intervento duro del Comune di Rocca Sinibalda e l’esposto formale presentato da Legambiente, la palla passa alla Giunta Regionale del Lazio. La consigliera Marta Bonafoni (Pd) ha infatti depositato un’interrogazione urgente per pretendere controlli immediati e verificare se l’acqua rilasciata dal bacino sia sufficiente a garantire la sopravvivenza biologica del corso d’acqua. Leggi i dettagli di questa battaglia ambientale nel nostro articolo esclusivo 👇

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Diga_di_Posticciola

Rocca Sinibalda (Rieti) – Assistere alla lenta, inesorabile e silenziosa morte di un corso d’acqua che ha da sempre rappresentato il cuore pulsante e vitale di un’intera vallata, è un dolore indescrivibile per le comunità locali che su quelle sponde sono cresciute e hanno costruito la propria identità. Un fiume non è semplicemente un bacino idrico da sfruttare ciecamente per calcoli energetici, ma è un ecosistema vivo e complesso che merita un rigoroso rispetto istituzionale. Purtroppo, questo basilare principio di civiltà ecologica sembra essersi drammaticamente incrinato nella splendida provincia di Rieti.
La gravissima e ormai insostenibile situazione di siccità artificiale che sta asfissiando il letto del meraviglioso fiume Turano ha finalmente superato i ristretti confini provinciali ed è arrivata, con tutto il suo carico di rabbia e preoccupazione, fin sui banchi del Consiglio Regionale del Lazio. Il caso, che sta assumendo giorno dopo giorno i contorni cupi di un vero e proprio disastro ambientale e faunistico, si concentra con particolare e dolorosa evidenza nel delicato tratto che scorre immediatamente a valle dell’imponente sbarramento artificiale della diga di Posticciola (un pittoresco borgo la cui recente rinascita turistica si deve proprio all’impegno e alla passione incrollabile dei suoi residenti). Qui, l’acqua ha semplicemente smesso di scorrere, lasciando il posto a una desolante distesa di sassi arsi dal sole, fango secco e biodiversità in gravissimo pericolo.

Il dramma ecologico: oltre un chilometro di totale prosciugamento

Al centro delle furiose polemiche e delle legittime proteste sollevate dai cittadini, dai pescatori e dalle attivissime associazioni in difesa dell’ambiente, c’è in particolare un lungo e tortuoso tratto fluviale stimato in circa 1,3 chilometri. In questa porzione di territorio la situazione ha ormai superato da tempo il livello di guardia ed è stata ufficialmente descritta dagli ispettori come un caso di “totale e drammatico prosciugamento”.
Senza un costante e generoso rilascio idrico dai grandi invasi gestiti a monte della vallata, le pozze residue si trasformano in brevissimo tempo in trappole mortali per pesci, anfibi, micro-invertebrati e per tutta la ricca fauna acquatica che abita tradizionalmente la zona. La mancanza di corrente, inoltre, innesca pericolosi processi di putrefazione delle alghe, minando irrimediabilmente la salubrità dell’intero ecosistema della valle. Una ferita aperta e sanguinante nel cuore verde della Sabina, che ha costretto le autorità e gli enti di tutela a mobilitarsi per cercare di strappare il fiume Turano da una condanna a morte che sembrava ormai tristemente scritta nei registri idrici dei gestori.

L’urlo di allarme del territorio e l’esposto di Legambiente

La dolorosa e preoccupante anomalia dello sbarramento di Posticciola non è certamente passata sotto silenzio. La comunità locale ha reagito con grande orgoglio e determinazione. Dopo le primissime e allarmate segnalazioni partite dai cittadini e dai semplici escursionisti che frequentano le rive, la vertenza ha rapidamente assunto una veste istituzionale molto forte.
Il Comune di Rocca Sinibalda è immediatamente intervenuto e sceso in trincea in prima persona per cercare di far valere i sacrosanti diritti del proprio martoriato territorio. A dare manforte e ulteriore risonanza legale alla battaglia delle amministrazioni locali è poi giunto un pesantissimo e circostanziato esposto formale firmato dagli attivisti di Legambiente. La storica associazione ambientalista, da sempre in primissima linea per la difesa incondizionata dei corsi d’acqua italiani, ha puntato senza esitazioni il dito contro la palese e dannosa interruzione del fondamentale e vitale deflusso idrico, chiedendo chiarezza immediata e un pronto ripristino delle condizioni minime di sopravvivenza per la flora e la fauna della valle del Turano.

L’interrogazione in Regione Lazio: la mossa della consigliera Bonafoni

Di fronte a questa inaccettabile strage ecologica e spinta dalle continue e pressanti richieste di aiuto provenienti dai comitati del Reatino, la politica regionale ha finalmente deciso di battere un colpo per squarciare il velo di silenzio. La nota e combattiva consigliera regionale in quota al Partito Democratico (Pd), Marta Bonafoni, ha deciso di prendere in mano in prima persona le redini della spinosa questione ambientale, depositando e presentando ufficialmente una dettagliatissima e pungente interrogazione rivolta ai vertici della Giunta Regionale del Lazio.
L’obiettivo politico e pratico di questa tempestiva e doverosa mossa istituzionale è duplice. In primo luogo, la Bonafoni esige che vengano avviate immediatamente delle approfondite e trasparenti ispezioni tecniche per verificare, senza ombra di dubbio, cosa stia realmente e tragicamente accadendo nell’alveo a valle della possente diga di Posticciola. In secondo luogo, e questo rappresenta il vero nocciolo legale della questione, l’interrogazione chiede alla Giunta di accertare scientificamente e documentare se le limitate quantità d’acqua attualmente rilasciate dallo sbarramento artificiale siano effettivamente a norma di legge e, soprattutto, se siano giudicate tecnicamente sufficienti a garantire la mera sopravvivenza biologica e il mantenimento del cosiddetto “Deflusso Minimo Vitale” del fiume. La palla passa ora nelle mani della Regione, chiamata a dare risposte certe e urgenti prima che il prezioso ecosistema del Turano scompaia per sempre in una distesa di fango arido.

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