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Al via la Mostra del Cinema di Conegliano: parata di star con Giancarlo Giannini e Martina Stella

La magia della settima arte sbarca tra le splendide colline del Prosecco! Ha preso ufficialmente il via l’attesissima prima edizione della Mostra del Cinema di Conegliano (2-4 ottobre), con la direzione artistica di Claudia Conte e il Presidente onorario Giorgio Pasotti. Un programma fittissimo e ricco di emozioni, che celebrerà due immortali e amatissimi anniversari: i 60 anni del capolavoro di Pietro Germi “Signore e Signori” (girato proprio in città) e i 25 anni de “L’Ultimo Bacio”, alla presenza dell’incantevole Martina Stella. Domenica, attesa alle stelle per il leggendario Giancarlo Giannini, che riceverà il prestigioso Premio Cima da Conegliano alla carriera!👇

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Conegliano, mostra del cinema

Conegliano – L’autunno culturale veneto si arricchisce in queste ore di un nuovo, importantissimo e affascinante appuntamento dedicato interamente alla magia intramontabile della settima arte e alla profonda valorizzazione del territorio locale. A partire dalla giornata di oggi, venerdì 2 ottobre, e fino alla serata conclusiva di domenica 4 ottobre 2026, la splendida e storica città veneta ospita infatti l’attesissima prima, storica edizione della Mostra del Cinema di Conegliano – Colline del Prosecco. Un evento di grandissimo respiro nazionale, nato e concepito con il preciso e ambizioso obiettivo di creare un ponte indissolubile tra la grande tradizione del cinema italiano e la straordinaria identità paesaggistica delle colline venete (già dichiarate orgogliosamente Patrimonio dell’Umanità UNESCO). A tenere ben salde le redini artistiche e organizzative di questa neonata e prestigiosa manifestazione troviamo la nota giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva Claudia Conte, affiancata sapientemente dalla figura del manager culturale italo-americano Maximilian Law e, per quanto riguarda la vitale e complessa gestione operativa, dall’attenta e scrupolosa Valentina Vendrame. L’ambito, prestigioso e importante ruolo di Presidente Onorario della manifestazione è stato invece meritatamente e felicemente affidato all’amato e talentuoso attore e regista italiano Giorgio Pasotti, che farà gli onori di casa per l’intero, intenso weekend cinematografico.

Gli omaggi storici: “Signore e Signori” e “L’Ultimo Bacio”

Il ricchissimo, denso e variegato palinsesto organizzato magistralmente per questa primissima edizione della rassegna coneglianese si propone non solo di lanciare opere inedite, ma anche e soprattutto di celebrare fastosamente i grandi ed eterni capolavori che hanno letteralmente fatto la storia del cinema nostrano.
Tra gli appuntamenti in assoluto più attesi, sentiti e carichi di emozione spicca senza dubbio l’imperdibile omaggio a “Signore e Signori”, l’immortale e acido capolavoro cinematografico firmato dal geniale regista Pietro Germi, che celebra in questi giorni gli esatti sessant’anni dalla sua primissima e trionfale uscita nelle sale. Questo film, che all’epoca fu girato per intero proprio tra le affascinanti vie di Conegliano, trionfò conquistando l’ambitissimo Grand Prix al Festival di Cannes ed è tutt’oggi orgogliosamente inserito nella prestigiosa lista dei 100 film italiani da salvare e tramandare ai posteri, in quanto pietra miliare della commedia all’italiana più graffiante e critica della società borghese degli anni Sessanta. Subito dopo questo importante momento di riflessione storica, il grande schermo accenderà i riflettori su un secondo, romanticissimo e generazionale anniversario: i 25 anni dal debutto de “L’Ultimo Bacio” del regista romano Gabriele Muccino. A introdurre personalmente al pubblico questa speciale e imperdibile proiezione celebrativa saranno proprio il Presidente Onorario Giorgio Pasotti e l’incantevole attrice Martina Stella, storici, indimenticati e amatissimi giovani protagonisti della fortunata e generazionale pellicola.

I grandi ospiti e il prestigioso Premio Cima da Conegliano

Una vera e propria Mostra del Cinema degna di questo ambizioso e importante nome non potrebbe esistere senza il giusto, dovuto e necessario tributo alle vere e intramontabili icone viventi dello spettacolo italiano.
Il vero, incontrastato e acclamatissimo ospite d’onore della giornata conclusiva e solenne della manifestazione (fissata per la fitta agenda di domenica 4 ottobre, proprio in lieta concomitanza con la festa nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi) sarà infatti il leggendario e inimitabile attore e doppiatore Giancarlo Giannini. Il maestro indiscusso del nostro cinema sarà l’assoluto e riverito protagonista dell’attesa cerimonia serale in Piazza Cima, durante la quale gli verrà ufficialmente, solennemente e calorosamente conferito il Premio Cima da Conegliano alla carriera, un giusto e doveroso tributo al suo immenso, ineguagliabile e inestimabile talento artistico internazionale. Nella stessa emozionante cornice serale, sarà inoltre insignito del Premio all’Eccellenza Artistica anche l’amatissimo cantante inglese naturalizzato italiano Paul Bradley Couling, universalmente e storicamente noto al grande pubblico con l’iconico nome d’arte di Mal dei “Primitives”. Come ha tenuto fermamente a sottolineare la sapiente direttrice artistica Claudia Conte: “Il cinema non è e non deve essere soltanto passivo e noioso intrattenimento: è in primis preziosa memoria, forte emozione, sereno confronto e soprattutto uno straordinario, magico strumento in grado di creare una solida comunità e di valorizzare enormemente i nostri bellissimi territori”.

Il programma completo: proiezioni, docufilm e Movie Lounge

Le tre giornate del festival offriranno al pubblico e agli appassionati un vero e proprio tour de force di cultura visiva e dibattiti aperti, animando le principali piazze e le storiche strutture di Conegliano.
La kermesse ha preso ufficialmente e gioiosamente il via nel pomeriggio di oggi al Campus San Francesco con la proiezione de “La Teoria di Grace”, seguita dalla tanto attesa inaugurazione istituzionale e festosa del “Cima Movie Village” in presenza di Pasotti e Martina Stella, e dalle proiezioni storiche serali di Germi e Muccino. La fitta e interessantissima giornata di sabato 3 ottobre si aprirà invece in maniera glamour e informale con un esclusivo “Breakfast con le Star” presso il Garage Miramonti a Cappella Maggiore. In serata, grande spazio e visibilità saranno dedicati al mondo del cortometraggio e del prezioso cinema documentaristico, con le attese messe in onda dei lavori intitolati “Paolo Vive”, l’interessante “Operazione Batiscafo Trieste” e gli accurati docufilm su Federico Fellini e “Stai fermo lì”. La giornata conclusiva di domenica proporrà, a partire dal primo pomeriggio, il film “Celebrity Wines”, per chiudere la nottata (dopo l’affollata e ricca cerimonia di premiazione ufficiale) con i titoli “Alberto Sordi Secret” e l’opera “Dozier”. Inoltre, per l’intera e durata della manifestazione, il Cima Movie Village ospiterà e produrrà la frizzante “Movie Lounge by Artiglio”: un vero e proprio salotto culturale e talk show quotidiano, un punto di incontro privilegiato e diretto dove gli illustri ospiti potranno dialogare, raccontarsi e confrontarsi amabilmente e liberamente con il caloroso e curioso pubblico di appassionati.

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Rinascita, la forza dell’arte oltre il rogo: a Monte Giberto la mostra di Candido Marinelli

La potenza inarrestabile dell’arte vince anche sulle ceneri e sulla distruzione! Sabato 3 ottobre si inaugura a Monte Giberto (FM) la straordinaria e profondissima mostra personale “Rinascita” dell’artista Candido Marinelli. Dopo che un devastante incendio nel 2025 aveva letteralmente incenerito e distrutto il suo studio, Marinelli non si è arreso e ha trasformato il dolore in energia creativa: utilizzando frammenti di legno combusto, carbone e fuliggine, ha trasformato il fuoco in un “co-autore” involontario delle sue nuove e suggestive opere. Quindici capolavori materici, curati da Giuseppe Bacci, in cui le bruciature diventano fiere e poetiche cicatrici dello spirito. Il vernissage sarà arricchito dal pianoforte di Rossella Febbo e dalle degustazioni dell’Azienda Agricola Dino Roso!👇

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Candido Marinelli, Sole nero, 2025, acrilico su legno combustionato, Ø cm 60_IMG_5945

Monte Giberto – Il dirompente, spaventoso e incontrollabile potere distruttivo della natura e del caso può letteralmente incenerire in pochissimi minuti il lavoro di un’intera e faticosa vita terrena, ma spesso non è affatto in grado di sconfiggere, domare o annientare l’indomabile, profondo e vitale spirito creativo che risiede nell’animo di un vero artista. È esattamente questa la potente, emozionante e commovente lezione di resilienza umana ed estetica che fa da sfondo e da solido fulcro concettuale all’imminente e attesissimo evento culturale organizzato nel cuore delle Marche. A partire da sabato 3 ottobre, e fino alla giornata conclusiva di domenica 25 ottobre 2026, le antiche, storiche e accoglienti sale della Pro Loco Monte Giberto APS (situate in Via Adua 4, nell’affascinante cittadina in provincia di Fermo) apriranno ufficialmente e orgogliosamente le proprie porte per ospitare “Rinascita”, la profondissima e straordinaria mostra personale del talentuoso artista piceno Candido Marinelli (classe 1957). Un evento artistico di altissimo respiro e di fortissimo impatto civile e spirituale, sapientemente orchestrato e curato dall’occhio clinico ed esperto di Giuseppe Bacci. La rassegna pittorica e materica, sapientemente inserita all’interno della storica, ricca e celebrata “Festa d’Autunno” giunta quest’anno alla sua prestigiosa 27esima edizione (guidata dal presidente Valerio Sandroni), non rappresenta soltanto una banale e canonica esposizione di opere d’arte, ma è la vivida, tangibile e miracolosa testimonianza fisica di una vera e propria resurrezione esistenziale dell’artista dopo un dramma personale incalcolabile.

Dalle ceneri dello studio distrutto: la resilienza creativa

L’affascinante, oscura e complessa genesi di questa intera collezione espositiva affonda le sue profonde e drammatiche radici in una data dolorosissima, precisa e incancellabile per la biografia dell’artista.
Il tragico 2 maggio del 2025, un improvviso, violentissimo e devastante incendio scoppiato a Montefiore dell’Aso ha letteralmente e spietatamente ridotto in polvere e cenere l’amato e storico studio-capanna di Candido Marinelli, distruggendo in pochi, maledetti istanti decenni di certosino lavoro quotidiano e di appassionata ricerca pittorica e materica. Quello che agli occhi di qualsiasi persona esterna e rassegnata poteva tragicamente e fatalmente apparire come l’amaro, triste e definitivo capolinea di uno sfortunato percorso artistico, si è invece miracolosamente rivelato essere la potente e luminosa scintilla vitale per innescare una rabbiosa, fiera e potente resilienza creativa. A segnare la fondamentale e psicologica svolta esistenziale è stata l’attenta, dolorosa ma lucida analisi visiva delle fotografie scattate durante il rogo: osservando attentamente i fumi neri e tossici sprigionati dalle fiamme, Marinelli ha intravisto magicamente delinearsi un volto e un profilo umano. Quella potente e improvvisa “epifania” visiva lo ha spinto a non rassegnarsi al destino, a non deporre per sempre i pennelli e a trasformare l’immane tragedia subita in una inesauribile e potentissima nuova fonte di cruda ispirazione vitale.

Il fuoco come “co-autore” invisibile delle opere d’arte

L’aspetto più rivoluzionario, poetico e materico dell’intera mostra risiede proprio nella particolarissima, coraggiosa e dolorosa scelta tecnica e stilistica abbracciata dall’artista piceno nella lavorazione dei supporti.
Marinelli ha infatti umilmente e filosoficamente compreso che il fuoco non aveva semplicemente distrutto tutto il suo prezioso lavoro, ma aveva di fatto “firmato” fisicamente le sue nuove e future opere, agendo come un vero e proprio e spietato “co-autore” involontario del destino. La pesante fuliggine nera, le fiammate violente, i frammenti carbonizzati e il legno combusto sono così diventati magicamente i veri, assoluti e drammatici protagonisti fisici dei quindici meravigliosi e potenti lavori che compongono il corpo espositivo in mostra a Monte Giberto. All’interno di questa inedita e geniale ricerca espressiva, le vistose, irregolari e profonde bruciature impresse nel materiale non vengono più viste né vissute come dei semplici danni da nascondere vergognosamente, ma vengono glorificate e innalzate a fiere e visibili “cicatrici” storiche che certificano con orgoglio l’immensa, incalcolabile e inarrestabile sopravvivenza dello spirito umano di fronte alla catastrofe distruttiva.

Le opere e l’inaugurazione multisensoriale della mostra

L’esposizione curata da Giuseppe Bacci accompagna per mano il visitatore attraverso un percorso visivo di rara, eccezionale e cruda potenza estetica e materica.
Tra le macerie intellettuali trasformate in capolavori spicca immediatamente l’opera “Manhattan” (2025), una riflessione silenziosa, amara e universale sui recenti e tragici drammi della storia occidentale contemporanea, impressa dolorosamente sui duri frammenti di legno bruciato. Di pari impatto emotivo è il suggestivo “Sole nero” (2025), uno straordinario dipinto realizzato recuperando il povero coperchio in legno di una vecchia botte, dove una bruciatura profonda e chirurgica evoca poeticamente la visione di un’eclissi artificiale e spaventosa. A queste si aggiungono le nuovissime creazioni del 2026, come “Passeggiata notturna nel bosco” e il magnifico “Fiore di fuoco”, opere che elevano definitivamente il semplice e misero supporto di legno ferito a vera e propria reliquia contemporanea. In questi lavori, il vibrante e studiatissimo contrasto cromatico e visivo tra la viva, accesa e brillante saturazione di una cornice turchese e l’opaca, spenta e grigia solennità della materia combusta genera un impatto visivo semplicemente indimenticabile per lo spettatore. Il solenne evento inaugurale di sabato 3 ottobre (ore 18:30) promette infine di offrire al numeroso pubblico presente un’esperienza estetica e sensoriale totale e avvolgente: la mostra visiva sarà infatti sapientemente accompagnata e arricchita dalle delicate e suggestive “atmosfere sonore” suonate dal vivo al pianoforte dalla talentuosa musicista Rossella Febbo, seguite da un piacevolissimo momento conviviale e culinario generosamente curato e offerto dall’Azienda Agricola Dino Roso. A testimonianza imperitura dell’evento, sarà inoltre disponibile in sede un pregiatissimo e ricco catalogo ufficiale curato dalle Edizioni Centro Staurós.

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Arte e intelligenza artificiale a Salerno: due mostre evento allo SMAC Fashion Atelier

La grande arte contemporanea e le nuove e pionieristiche frontiere dell’Intelligenza Artificiale si fondono magicamente in un evento imperdibile! A ottobre 2026, il prestigioso SMAC Fashion Atelier di Salerno ospiterà due straordinarie mostre curate da Anna De Rosa. Si parte il 6 ottobre con “Donne insubordinate”, una potente celebrazione pittorica dell’indipendenza e dell’emancipazione femminile, per poi proseguire il 20 ottobre con l’innovativa mostra “AI INDOVINA DOVE SONO”, un affascinante e spiazzante cortocircuito visivo in cui il pubblico sarà chiamato a distinguere l’opera d’arte reale dalle fotografie generate dai moderni algoritmi digitali👇

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Arte e Intelligenza Artificiale

Salerno – L’imminente e affascinante autunno culturale campano si appresta a vivere, con grande entusiasmo e curiosità da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, una stagione densissima e assolutamente imperdibile, accendendosi prepotentemente sotto il moderno e rivoluzionario segno dell’innovazione visiva digitale e della più alta e raffinata espressione artistica contemporanea. L’elegante e prestigioso SMAC Fashion Atelier, fondato, pensato e guidato con estrema e lungimirante visione imprenditoriale da Pasquale Salsano (situato nel cuore della città, in Corso Garibaldi 235), si conferma ancora una volta come un inarrestabile, vitale e dinamico polo creativo d’eccellenza per l’intero territorio provinciale e regionale. Proprio all’interno di questi ampi, suggestivi e curatissimi spazi espositivi, prenderà infatti ufficialmente e solennemente il via, durante l’intero e vivace mese di ottobre 2026, un doppio e straordinario appuntamento culturale e artistico. Il lodevole e complesso progetto espositivo, ideato, strutturato e sapientemente curato in ogni suo minimo dettaglio dalla nota artista e curatrice campana Anna De Rosa, promette di regalare ai numerosi visitatori e appassionati d’arte un profondo, intenso e stimolante viaggio sensoriale che oscillerà magicamente e continuamente tra la forte consapevolezza del mondo femminile e l’avanguardia più estrema della tecnologia digitale.

Il parterre di artiste e la forza delle “Donne insubordinate”

Il ricco e articolato progetto salernitano, che si articolerà e si svilupperà fluidamente nel corso di due pomeriggi unici, densi di meravigliose suggestioni visive, intricati enigmi percettivi e inaspettati colpi di scena, vedrà la preziosa e corale partecipazione di un eccezionale e talentuoso parterre di artiste fortemente legate e radicate al territorio di appartenenza.
Tra le grandi protagoniste pronte a esporre ed emozionare con il proprio inestimabile estro creativo figurano Anna De Rosa, Marilina De Carolis, Licia di Gennaro, Jole Mustaro, Lina De Santis, Genny La Rocca e Giovanna Rispoli. L’intera operazione culturale, inoltre, sarà ulteriormente e magistralmente impreziosita e arricchita dall’attiva, costante e brillante partecipazione accademica della stimata ricercatrice e curatrice d’arte Belinda Villanova. L’inaugurazione ufficiale del primissimo e attesissimo evento è fissata in calendario per martedì 6 ottobre 2026 (a partire dalle ore 18:00), con l’apertura al pubblico della potentissima mostra intitolata “Donne insubordinate”. Questo primissimo appuntamento autunnale si propone il nobile, fiero e coraggioso obiettivo di celebrare solennemente il vasto, complesso e affascinante universo femminile nella sua declinazione più autentica, pura, ruvida e senza compromessi. L’esposizione offrirà ai visitatori una rigorosa e attenta selezione di quadri intensi, visivamente d’impatto e profondamente esplicativi, capaci di raccontare minuziosamente, attraverso vigorose e accese pennellate di colore, la sconvolgente bellezza, la preziosa autonomia e l’infinita complessità psicologica di donne ormai totalmente risolte, interiormente forti e orgogliosamente coscienti del proprio ruolo nel mondo moderno.

L’insubordinazione come forma suprema di libertà assoluta

All’interno di questo particolarissimo e suggestivo percorso pittorico, abilmente moderato durante l’inaugurazione dall’esperta Maria Elena Pettisani, il temuto concetto di “insubordinazione” sociale non viene assolutamente e banalmente inteso come sterile e infantile ribellione giovanile, bensì viene elevato a sinonimo puro e altissimo di assoluta, sacrosanta e inalienabile libertà intellettuale.
Le bellissime e colorate tele esposte (che resteranno visionabili tutti i giorni, previa prenotazione telefonica, fino al successivo 17 ottobre) sono letteralmente e magicamente animate da sguardi profondi, fieri, intensi e penetranti. Sono i volti dipinti di donne moderne e antiche che non cercano più, in alcun modo e in nessuna forma, la stanca e paternalistica approvazione della società maschilista o del pubblico giudicante, ma che, al contrario, affermano e gridano con fierezza la propria radicata, fondamentale e indiscutibile presenza all’interno del palcoscenico del mondo contemporaneo. “Lo SMAC è un luogo vivo, denso di pura e contagiosa bellezza, mi piace spesso e volentieri definirlo come un vero e proprio incubatore fisico e sociale in cui l’arte dialoga costantemente, rumorosamente e proficuamente con il nostro caotico presente”, ha voluto giustamente e orgogliosamente sottolineare il fondatore e padrone di casa Pasquale Salsano, accogliendo a braccia aperte le opere delle artiste campane.

Il cortocircuito tra reale e virtuale con “AI indovina dove sono”

Il secondo, affascinante e attesissimo incontro autunnale, programmato sapientemente per martedì 20 ottobre 2026 (sempre a partire dalle ore 18:00), segnerà invece in maniera netta, chirurgica e inequivocabile il labile, misterioso e sottilissimo confine filosofico che separa il mondo fisico reale dall’universo immateriale virtuale.
Si apriranno infatti le porte dell’innovativa mostra nata dall’omonimo, discusso e fortunato evento concettuale “AI INDOVINA DOVE SONO”. In questo secondo percorso espositivo, il visitatore non sarà più un semplice, passivo e distaccato fruitore di opere d’arte tradizionali, ma verrà calato all’interno di un affascinante, destabilizzante e meraviglioso cortocircuito visivo, trovandosi spiazzato davanti a un doppio binario narrativo: da una parte della sala troverà esposte delle misteriose fotografie elaborate artificialmente attraverso l’uso di complessi algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI), mentre dall’altra parte si troverà di fronte alla vera, tangibile e concreta opera d’arte fisica reale, misteriosamente nascosta e presente all’interno dello scatto fotografico digitale stesso. Un incredibile, stimolante e pionieristico gioco ludico, interattivo e profondamente concettuale che sfida apertamente, ironicamente e scientificamente l’abitudinaria percezione ottica del pubblico, invitato letteralmente, attivamente e fisicamente a “indovinare” la genesi e la reale collocazione della creazione artistica. “Con questi due appuntamenti ravvicinati andiamo a unire saldamente e magicamente la pittura di forte impatto tradizionale alle nuovissime, misteriose e inesplorate frontiere tecnologiche dell’intelligenza artificiale, celebrando senza riserve l’estro infinito di sette straordinarie artiste. Ma non sveliamo tutte le sorprese… vi aspettiamo in Atelier!”, ha concluso sorridendo la curatrice Anna De Rosa. Anche questa seconda mostra resterà visionabile e godibile tutti i giorni, su prenotazione, fino alla fine del mese (31 ottobre).

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Proximity alla Fondazione D’ARC: l’artista Radenko Milak reinterpreta Roma tra cinema e Dante

Dal 18 ottobre 2026, la Fondazione D’ARC di Roma si prepara ad ospitare un evento culturale imperdibile: “Proximity”, la primissima mostra personale italiana del geniale artista bosniaco Radenko Milak (già acclamato protagonista alla Biennale di Venezia). Attraverso la sua celebre e inconfondibile tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero, l’artista destruttura e reinterpreta magistralmente l’immaginario della Città Eterna. In un affascinante cortocircuito visivo ed emozionale, i miti di Cinecittà dialogano con la cultura popolare e la strada, fino ad arrivare a un maestoso e imponente omaggio pittorico ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri👇

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5_ Radenko Milak, Roma Città Aperta, 2026_ Courtesy of Piero Atchugarry Gallery and the Artist. Photo by Vaso Milak

Roma – Il fascino immortale, caotico, stratificato e profondamente cinematografico della Città Eterna si appresta a essere magistralmente destrutturato, analizzato e riproposto al grande pubblico attraverso lo sguardo analitico, disincantato e formidabile di uno dei più interessanti e quotati talenti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dal prossimo 18 ottobre 2026, e fino al 31 gennaio 2027, i suggestivi, ampi e prestigiosi spazi espositivi della Fondazione D’ARC (situati nel cuore pulsante di Roma, in Via dei Cluniacensi) avranno infatti l’immenso onore di ospitare e inaugurare ufficialmente “Proximity”. Si tratta, a tutti gli effetti, della primissima e attesissima mostra personale italiana interamente dedicata e consacrata al genio creativo di Radenko Milak, talentuoso e profondo artista originario della Bosnia-Erzegovina, già celebre a livello mondiale per aver brillantemente e orgogliosamente rappresentato la propria nazione di origine durante la prestigiosa 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Sotto l’attenta, sapiente e rigorosa curatela di Giuliana Benassi, l’intero e vasto percorso espositivo romano promette di trasformarsi in una vera e propria e totalizzante esperienza visiva e sensoriale: un gigantesco e frammentato archivio della memoria collettiva in cui l’inconfondibile immaginario cinematografico del Novecento finisce inevitabilmente per fondersi, scontrarsi e dialogare con la spigolosa e genuina cultura popolare della strada, passando persino per le celestiali e infernali allegorie della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il bianco e nero che immortala la fragile memoria collettiva

L’affascinante, lungo e complesso percorso di genesi creativa che ha portato fisicamente alla realizzazione e all’allestimento di questa importante mostra nasce e trae vitale linfa direttamente dalle strade, dai vicoli e dai monumenti della Capitale.
Le opere esposte, infatti, sono il meraviglioso e tangibile frutto artistico di un intenso e proficuo periodo di residenza culturale che lo stesso Radenko Milak ha trascorso fisicamente a Roma nel corso dei primi mesi del 2026. Durante queste frenetiche settimane di esplorazione urbana, l’artista bosniaco ha metodicamente, curiosamente e instancabilmente attraversato i luoghi simbolo della città, gli scorci più nascosti e le periferie, non per cercare di immortalare banalmente le classiche immagini da cartolina più riconoscibili e inflazionate, ma per rintracciarne ossessivamente le tracce invisibili, le pesanti stratificazioni architettoniche e le infinite contraddizioni sociali, raccogliendo così un prezioso database di riferimenti visivi destinati poi a diventare la materia prima e tangibile della sua personalissima pittura. Il meccanismo estetico e concettuale, che da sempre caratterizza profondamente l’intera pratica artistica di Milak, parte quasi sempre dalla rielaborazione di vecchie fotografie d’archivio, iconici fotogrammi cinematografici sfocati o celebri immagini provenienti dalla caotica stampa e dalla comunicazione di massa. L’artista si appropria di queste immagini, le sottrae violentemente al loro originario e rassicurante contesto storico per poi rimetterle drammaticamente in circolazione attraverso la sublime e delicatissima tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero. Questa precisa scelta estetica rappresenta la vera e propria cifra stilistica e distintiva del suo lavoro: privata dell’informazione del colore, l’immagine perde immediatamente gran parte della sua banale e fredda immediatezza documentaria per assumere i contorni sfumati e malinconici del frammento, del ricordo sbiadito, trasformandosi in un reperto prezioso che appartiene contemporaneamente alla grande Storia dell’umanità e alla fragile memoria collettiva del singolo individuo.

Cinecittà, strada e tensioni visive: l’essenza di Proximity

L’indagine artistica e sociologica condotta da Milak nella Capitale italiana non poteva ovviamente prescindere dall’esplorazione attenta e devota dei mitici, immensi e storici studi televisivi e cinematografici di Cinecittà.
È proprio in questa leggendaria fabbrica dei sogni che l’artista ha potuto toccare con mano quella straordinaria e potente capacità, tutta squisitamente cinematografica, di riuscire a trasformare abilmente un luogo fisico e reale in una magica immagine fittizia, in un racconto epico e in una memoria indelebile globale. Questa particolare, morbosa e inossidabile identità cinematografica di Roma ha contribuito enormemente e storicamente a costruirne l’affascinante immaginario turistico e culturale nel resto del mondo. All’interno del percorso espositivo di “Proximity”, le immagini provenienti dal magico mondo del cinema, le icone della musica contemporanea, i feticci della comunicazione di massa e i banali souvenir romani per turisti finiscono per convivere, mescolarsi e accavallarsi all’interno della medesima sala espositiva senza dover necessariamente seguire un rigido ordine cronologico o una noiosa gerarchia accademica e prestabilita. È esattamente ed esclusivamente la loro estrema vicinanza fisica, il loro trovarsi improvvisamente, spiazzantemente e quasi casualmente una posta accanto all’altra, a generare nella mente dello spettatore nuove e imprevedibili associazioni di idee. È proprio all’interno di questa forte ed elettrica tensione visiva ed emotiva che si colloca e si giustifica perfettamente il titolo stesso della mostra, “Proximity” (Prossimità). Come singoli fotogrammi spezzati di una lunga e folle sequenza cinematografica, l’accostamento apparentemente irrazionale delle opere pittoriche attiva inedite sinapsi cerebrali e affascinanti cortocircuiti narrativi che interrogano severamente lo scorrere del tempo.

L’omaggio a Dante Alighieri: l’opera Umbra ante memoriam

Oltre al forte e viscerale legame con il cinema italiano e con le moderne dinamiche sociali di strada, il profondo viaggio intellettuale e artistico romano di Milak si spinge ancora più in profondità, fino ad arrivare a sfiorare e omaggiare solennemente uno dei testi letterari e poetici fondativi dell’intero immaginario culturale italiano e mondiale: la Divina Commedia.
Proprio dal monumentale ed eterno capolavoro di Dante Alighieri prende fisicamente e concettualmente forma Umbra ante memoriam, un’imponente, ambiziosa e complessa opera pittorica inedita che costituisce senza dubbio il vero perno e il fulcro dell’intera mostra romana. Per la realizzazione di questo colossale lavoro, Radenko Milak ha deciso di assumere coraggiosamente l’intricata e rigorosa struttura tripartita tipicamente dantesca (Inferno, Purgatorio, Paradiso) come solido punto di partenza strutturale per poter lavorare e sperimentare, attraverso il proprio delicatissimo e malinconico linguaggio pittorico in bianco e nero, sul mistico, doloroso e affascinante passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della salvezza, trasformando l’opera in una sorta di grande e miracolosa apparizione visiva capace di incantare. Roma, la poetica di Dante, il cinema felliniano, la cultura popolare e i frammenti della storia contemporanea cessano definitivamente di appartenere a universi culturali separati, lontani e incomunicabili, diventando magicamente ed esteticamente le parti complementari e indivisibili di uno stesso e maestoso montaggio artistico. Un affascinante e misterioso atlante visivo contemporaneo nel quale l’artista continua instancabilmente a interrogarsi sul modo in cui le immagini e i ricordi sopravvivono faticosamente al proprio tempo, continuando testardamente a manipolare e costruire la nostra precaria percezione del passato storico.

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