Redazione- Il 4 ottobre 2026 ha avuto luogo la “8 ore Città di Termoli”, corsa su strada. La vincitrice è stata Giulia Tossici totalizzando 71,006 km, precedendo Monica Anna Sara Bosica 68,672 km e Maricel Gonda Mendoza 66,207 km.
Il vincitore assoluto è stato Giuseppe Zaza 85,252 km precedendo Giacomo Piccolo 83,209 km e Alessandro Di Matteo 77,110 km.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Giulia attraverso risposte ad alcune mie domande.
Quale è stato il tuo percorso sportivo? Non so dire di preciso quando “ho iniziato a correre”, più o meno appena terminati gli studi (scuole superiori) anche se non con la stessa costanza di oggi. Ho 38 anni e 5 anni fa per un problema di salute ho affrontato un percorso di cure dove mi è stato consigliato di continuare con l’attività fisica per contrastare i dolori articolari e tutto quello che di negativo poteva portare l’assunzione di farmaci. Quindi questo mi ha incentivato nella costanza ma ci tengo a precisare che non è stato uno sfogo o un “rifugio” a seguito della malattia. Sono sicura che a prescindere da essa avrei ottenuto gli stessi risultati.
Come ti definisci atleticamente?
Per essere una sportiva amatoriale, mi ritengo atleticamente prestante, sento che il mio corpo è predisposto per lo sport.
A volte si inizia a praticare sport per gioco, per caso, per mettersi in forma, per provare e poi può diventare una grande passione da coltivare con impegno e costanza notando progressi e cercando di fare sempre meglio.
Cosa e chi contribuisce alla tua prestazione?
Contribuiscono la mia mentalità (da sempre presto attenzione all’alimentazione e mi piace specchiarmi e vedere un corpo con meno inestetismi possibili) e il mio allenatore è un supporto fondamentale, che ha rivoluzionato il mio modo di vedere la corsa. Siamo molto affini e questo mi dà grande sicurezza. Ci troviamo d’accordo su molti aspetti della vita quotidiana, non per forza legati alla corsa ma riconducibili a essa.
Chi ti ispira?
Una grande ispirazione è il mio allenatore, non perché sia speciale ma perché a differenza di un personaggio pubblico o famoso lui è reale e vero, ha costanza, gestisce la mente con una facilità impressionante, e soprattutto riesce a gestirla anche nell’alimentazione (su questa cosa ci sto lavorando molto) per carità, lui ha anche molti difetti, però è inquadrato, e mi ritengo molto fortunata ad averlo incontrato.
La pratica di uno sport fa star bene, può far sperimentare benessere e performance e si cerca di far sempre meglio possibilmente anche con l’aiuto di amici più esperti, allenatori, professionisti che si prendono cura dell’atleta, consigliano, si confrontano, diventano persone di riferimento.
Cosa dicono amici e familiari riguardo alle tue attività sportive?
Amici e parenti hanno capito che la corsa è una mia priorità. Spero che ai loro occhi non risulti un rifugio a seguito della malattia. Sembra che, soprattutto in famiglia o con gli amici più stretti, il fatto di aver affrontato un percorso impegnativo sul discorso salute cambi molto la loro percezione delle cose.
C’è qualcuno che ti incoraggia o ti scoraggia?
Mi incoraggiano tutte le persone che fanno il tifo per me. Attraverso i social arriva una versione di me molto più brillante di come mi sento in realtà. Sono una parrucchiera e tutte le clienti mi chiedono e mi sostengono. A casa, mio padre, da ex sportivo, mi sostiene tantissimo; il nostro, da sempre, è stato un rapporto molto forte. Mia madre invece è sempre critica nei miei confronti, ogni tanto mi demotivava nei primi periodi, poi col tempo anche lei ha capito. Inoltre, ho scoperto che parla sempre molto bene di me con gli altri (ma non con me). Poi mi demotivano le persone che pensano che io sia una fissata (non me lo dicono direttamente) ma io non do proprio peso a questo, non le ascolto e non le considero.
Dietro l’atleta ci sono amici e familiari che possono tifare, sostenere, e l’atleta è spinto dalla sua passione nel cercare di fare sempre meglio.
Quali competenze, qualifiche e caratteristiche possiedi nel tuo sport?
Devo dire che da subito nelle distanze brevi ossia 10 e 21 km raggiungevo buoni piazzamenti andando molto spesso a podio nella mia categoria. Poi una gara ha attirato la mia attenzione, ossia la 50km del Gran Sasso, anche in quella occasione raggiunsi un premio di categoria, da lì poi la maratona di Roma era un altro obiettivo (la città del mio cuore) terminata molto bene ma senza podio. Da lì mi sono affacciata alle gare di endurance 6 e 8 ore e sono iniziati ad arrivare i podi veri, tranne un paio di occasioni ho chiuso le gare sempre sul podio assoluto femminile!
In questi casi, a essere sincera, una parte della mia testa mi dice che ho raggiunto questi risultati perché scelgo delle gare con una partecipazione non proprio importante, sono gare ristrette al centro Italia, non capisco che è la mia mentalità che tende a sottovalutarmi o a tenermi sempre con i piedi per terra. Guardandomi in un’altra ottica invece sono proprio orgogliosa dei miei risultati perché l’impegno che metto è sempre il massimo e non è assolutamente scontato. (Ricordo l’unica gara – una 21 km- che ho gestito male e sono arrivata al traguardo che ancora ne avevo e ho capito subito che avrei potuto fare di più, è stata la sensazione più brutta e non vorrei ricapitasse mai).
L’evento sportivo in cui hai provi le emozioni più positive?
La mia prima partecipazione alla 50km del Gran Sasso è stata di sicuro la più emozionante, lì forse ho capito che le lunghe distanze mi danno grandi emozioni, mi fanno rendere conto per bene e in più momenti che la mia mente può superare ostacoli e la ricompensa alla fine è grande.
La passione della corsa spinge a fare sempre meglio e a partecipare a gare sempre più impegnative e sfidanti, raccogliendo risultati sempre più prestigiosi.
Quali sono le difficoltà nel correre ultramaratone?
Nelle ultramaratone la difficoltà principale è quella mentale. Le mie gare più lunghe per ora sono le 8 ore, e passare dalle 6 alle 8 non è stato facile. Devi imparare a “scomporle” a ragionarle, e dividere le varie fasi. Dì solito faccio un lavoro di visualizzazione prima e questo mi aiuta.
Che allenamento mentale utilizzi?
Utilizzo molto la visualizzazione di me nella gara che sto preparando, anche se non conosco il percorso riesco a immedesimarmi nelle sensazioni.
Cosa hai scoperto di te correndo ultramaratone?
Ho scoperto che la mente fa l’80% e il corpo il restante 20. Il mio allenatore mi disse una frase che è stata la svolta in queste gare, ossia che i dolori che si provano dopo 30 o 40 km sono gli stessi che avvertiamo dopo 50, 70, 80 ed è vero è questa cosa mi aiuta molto nelle fasi critiche.
Le gare di endurance di tantissimi chilometri e tante ore necessitano non solo di allenamento fisico ma anche di allenamento e strategie mentali, soprattutto quando si fa sentire la stanchezza che potrebbe suggerire all’atleta di lasciare andare, di fermarsi.
Per quali aspetti ritieni utili lo psicologo nello sport?
Nel mio caso lo psicologo sarebbe utile proprio per il fatto di sottovalutare un po’ sia i risultati che il percorso, e anche un po’ per gestire il rapporto con il proprio corpo. A me capita di pensare che nel momento in cui raggiungo un obiettivo, quell’obiettivo diventa in automatico meno “speciale” per me, come se perdesse valore o non fosse abbastanza ambizioso.
È importante ogni tanto fare il punto della situazione, riconoscere e notare da dove si è partiti, che percorso di è fatto finora e dove si vuole andare, nel senso come procedere prossimamente nella scelta delle gare e degli obiettivi per i quali continuare ad allenarsi.
Prossimi Obiettivi?
Prossimi obiettivi di sicuro sono quelli di allungare e gestire bene le 12 e poi le 24 ore.
Sogni incompiuti, da realizzare?
Il sogno incompiuto è correre una 100km poi la ‘Nove Colli’, ma voglio prepararle con calma e step by step. Il ‘Passatore’, esempio, conosco molta gente che ci si tuffa senza la giusta preparazione, sono per poter dire di aver partecipato, ecco, non voglio questo.
È importante alzare l’asticella gradualmente, provare distanze più lunghe e stabilizzarsi in quelle per cercare di gestire nel migliore dei modi e poi si può ancora osare incrementando chilometraggio e durata delle gare.
Quali sono gli ingredienti del successo?
Gli ingredienti per il successo oltre all’umiltà sono la costanza, e soprattutto non paragonarsi ai risultati degli altri. Le rincorse o le gare impostate per superare qualcuno sono a dir poco deleterie, in più occasioni ho visto gente ritirarsi per questa impostazione sbagliata della gara.
Ognuno fa la sua gara con se stesso, se poi riesce ad avvicinarsi a un avversario e possibilmente a superarlo tanto meglio. La prima sfida è con se stessi per capire fino a quanto ci si può spingere, dove si può arrivare.
Cosa c’è oltre lo sport?
Ci sono molte cose oltre lo sport, c’è la famiglia, gli amici, potrebbe esserci l’amore. Per me oltre lo sport nella vita di tutti i giorni c’è il lavoro (perché non posso farne a meno) e ci sono i viaggi. Mi chiedo spesso se sia giusto impostare la vita così, lavorare per poter viaggiare e fare sport. Per ora mi fa stare bene, ho lottato sempre per avere la mia indipendenza quindi al momento va bene così.
Nella vita si fanno scelte per cercare di vivere nel miglior modo possibile, ma per ogni cosa ci vuole tanta motivazione per dedicarsi tante ore al giorno, che sia lavoro, famiglia, passione.
Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa?
Se guardo indietro, il mio percorso non poteva essere troppo diverso da quello che è stato. Ho fatto in generale sempre quello che mi sentivo di fare, l’unica cosa che direi alla m’è di dieci anni fa è che non serve essere dei campioni per partecipare a gare di podismo (io ero convinta di questo e per tanti anni ho corso solo per me stessa) non avevo social ero fuori dal mondo e credevo che per partecipare bisognasse almeno avere dei buoni risultati e credevo di non averli. Direi solo questo. Aggiungendo la conferma che stessi facendo la cosa giusta e di continuare così!