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ROMA, UNA SETTIMANA TRA ARTE E NATURA: GUIDA AGLI EVENTI DELLA SOVRINTENDENZA CAPITOLINA DAL 5 ALL’11 GIUGNO

Roma si prepara a una settimana di grandi eventi culturali: dalle novità su Diego Rivera alle passeggiate nei giardini storici capitolini. Scopri il programma completo per vivere l’arte in prima persona tra musei e percorsi urbani.
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ROMA, UNA SETTIMANA TRA ARTE E NATURA: GUIDA AGLI EVENTI DELLA SOVRINTENDENZA CAPITOLINA DAL 5 ALL’11 GIUGNO

Redazione-  La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma presenta un ricco calendario di appuntamenti dal 5 all’11 giugno 2026, puntando su un’offerta che spazia tra grandi mostre internazionali, passeggiate urbane tematiche, laboratori didattici e iniziative dedicate ai giardini storici. Il programma, promosso da Roma Capitale e dall’Assessorato alla Cultura, coinvolge l’intera rete dei Musei Civici e diversi luoghi d’interesse del territorio, offrendo al pubblico occasioni di approfondimento storico e artistico.

Il momento di spicco dell’intera settimana è l’apertura della mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, che debutterà il 9 giugno presso Villa Caffarelli ai Musei Capitolini. Si tratta di un evento di portata internazionale: la prima esposizione mai realizzata in Italia sul celebre muralista messicano, nonché la più ampia rassegna dedicata all’arte del Paese centroamericano in Europa negli ultimi decenni. Il percorso espositivo, visitabile fino al 13 dicembre 2026, integra dipinti, bozzetti e fotografie con innovative ricostruzioni digitali.

Parallelamente, il 9 giugno sarà una giornata intensa anche per i Mercati di Traiano. In occasione della mostra “Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito”, il museo ospita l’incontro “Modellare la luce”, dedicato all’esperienza fotografica condotta con la Scuola d’Arte e Mestieri. A seguire, la presentazione del catalogo ufficiale offrirà ai visitatori l’opportunità di scoprire il taccuino di disegni dell’artista romeno, riprodotto integralmente per la prima volta.

Domenica 7 giugno, l’attenzione si sposterà all’aperto grazie all’adesione della Sovrintendenza all’iniziativa “Appuntamento in giardino”. Per l’occasione, sono previste visite speciali al Museo di Casal de’ Pazzi, un viaggio sensoriale tra piante preistoriche, e al Museo di Roma in Trastevere, con un focus sul chiostro dell’antico monastero di Sant’Egidio. Gli itinerari delle “Passeggiate Romane” proporranno inoltre approfondimenti botanici alla Casina del Cardinal Bessarione e percorsi artistici a Villa Glori, arricchiti da un concerto swing.

Non mancheranno le attività di carattere storico-culturale, come la presentazione del volume “Il mio Risorgimento” di Adalberto Maria Merli, il 6 giugno al Museo della Repubblica Romana, o gli appuntamenti dedicati all’accessibilità. Il 9 giugno, una visita con interprete LIS permetterà ai partecipanti di ammirare “Il Carnevale Romano” di Orfeo Tamburi nel seminterrato del Palazzo dell’Anagrafe, e di ripercorrere la storia del Teatro Argentina attraverso le collezioni del museo situato nel sottotetto.

La programmazione si chiude l’11 giugno con due iniziative di segno opposto: al mattino, una passeggiata tra le opere di street art e i versi dei poeti di strada al Trullo, esempio di rigenerazione urbana; nel pomeriggio, ai Musei Capitolini, un laboratorio dal vivo sulla tecnica del “non finito”, dove i visitatori potranno osservare la genesi di un’opera pittorica, dal disegno preparatorio alla stesura finale. Per tutte le attività, data la limitata disponibilità di posti, è caldamente consigliata o obbligatoria la prenotazione tramite il call center 060608.

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Il corpo si fa archivio vivente di traumi e desideri: allo Spazio Rossellini di Roma il Gruppo e-Motion scuote la platea con la danza d’avanguardia

Sabato 26 settembre 2026 alle ore 21:00, lo Spazio Rossellini di Roma ospita il Gruppo e-Motion con il dittico “Tapirulan” di Francesca La Cava e “Just a Solo” di Antonio Taurino. Un appuntamento imperdibile con la danza contemporanea d’autore a prezzi ridotti per giovani e anziani. Maggiori dettagli nel testo completo! 👇

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Tapirulan_ph Paolo Porto

Redazione-  Un battito profondo, viscerale e carico di accesa speranza civile si propaga dai laboratori della danza contemporanea per invadere lo scenario capitolino, trasformando il palcoscenico dello Stato in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di legalità. I corpi, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le ferite dell’io, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione capitalista. Sabato 26 settembre 2026, alle ore 21:00 in punto, lo sfolgorante scenario dello Spazio Rossellini di Roma, situato nei locali culturali di Via della Vasca Navale 58, terrà a battesimo il fischio d’inizio di un attesissimo e mozzafiato dittico coreutico della compagnia abruzzese Gruppo e-Motion.

La monumentale manifestazione, orchestrata con assoluto rigore filologico e spavaldo orgoglio dalla direttrice artistica Francesca La Cava, blinda un programma d’avanguardia interamente protetto e finanziato dal **Ministero della Cultura (MiC)**, dal Comune dell’Aquila e dalla Regione Abruzzo. Non parliamo di un’operazione d’intrattenimento riempitiva o commerciale, ma di un cammino di prossimità programmato per mostrare al pubblico, ai cittadini e agli operatori dello Stato i processi nascosti della creazione pura: il tempo speso nei laboratori, il monitoraggio dei traumi consci e inconsci, il merito dello studio e l’interplay biologico tra i performer e lo spazio circostante. I biglietti sono già attivi ai botteghini con un comfort funzionale perfetto: 12,00 euro per il ridotto under 18 e over 65, 14,50 euro per l’intero acquistato online e 15,00 euro per la cassa fisica, taccuino alla mano e passioni calde.

La metafora del tapis roulant e il peso del sessismo: lo show “Tapirulan”

Il ruolino di marcia sul legno della sala si accenderà ufficialmente con le sequenze di “Tapirulan”, una produzione d’eccellenza coreografata da Sara Lourenço e interpretata dalla straordinaria maturità espressiva di Francesca La Cava. Lo spettacolo si apre sul leggio ideale della celebre frase del poeta Jorge Luis Borges: «Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume». Sulla scena vuota, un vero e proprio tapis roulant meccanico continua a scorrere inesorabilmente e la figura femminile cerca con spavalda fermezza di abitarne e contrastarne il movimento perpetuo, scacciando le nevrosi causate dall’isolamento virtuale e dall’asfissia dei dispositivi digitali soliti nei rioni metropolitani.

L’architettura del dramma assume il nastro trasportatore come il visual anchor ideale per decifrare le diverse stagioni dell’esistenza — dall’infanzia sognante fino alla maturità consapevole —, in totale trasparenza e priva di filtri protettivi. La protagonista entra in una fitta collisione con le aspettative sociali, il peso delle responsabilità familiari e la tossicità del sessismo e degli stereotipi di genere, dimostrando con i fatti che il corpo costituisce un reale archivio biologico. La drammaturgia del movimento, curata chirurgicamente da Anouscka Brodacz, si avvale di un sound design perfetto in cui la musica live electronics di Globster e i tagli geometrici del Light Designer Stefano Pirandello edificano un’atmosfera itinerante in continuo mutamento, arricchita dai costumi d’archivio di Stefania Dessi ed Elisabetta Falqui.

Il rituale della goccia cadente: la solitudine di Antonio Taurino in “Just a Solo”

Il secondo round della notte romana vedrà il ribaltamento radicale della prospettiva di genere con lo sblocco di “Just a Solo – solo un assolo di un uomo solo”, una pièce intima, sognante e spietata scritta, diretta e interpretata sul parquet dal talento di Antonio Taurino. La scena si svuota completamente da ogni orpello tecnologico o geometrico, popolata unicamente dal corpo nudo del danzatore che dà vita a un vero e proprio rituale ancestrale di purificazione interiore. I gesti sono reiterati, ossessivi e scanditi dal ritmo ipnotico e millimetrico di una sola, unica goccia d’acqua che cade dall’alto, frammentando lo spazio in un tempo senza tempo estraneo alle sintonizzazioni artificiali e alla fretta delle metropoli.

La solitudine si fa così risorsa terapeutica ed etica, uno spazio di sottrazione e ascolto pulito in cui il performer si spoglia delle maschere sociali per confrontarsi con le proprie fragilità biologiche e con i rimorsi del passato, lasciando fluttuare sul pubblico una domanda spaventosa e carica di significato antropologico: «Where sono finiti tutti gli altri?». Un urlo liberatorio elargito alla platea per ripudiare l’intolleranza dell’indifferenza e riabilitare i soft skill dell’empatia umana, un invito aperto ai giovani a spegnere per una sera gli smartphone per riscoprire il valore civile della condivisione reale e della socializzazione rionale, limitando al massimo l’esodo della coscienza verso i canali digitali della finzione commerciale.

I canali di prenotazione del teatro: info e contatti utili della segreteria

La direzione logistica dello Spazio Rossellini comunica che i controlli tecnici sugli impianti acustici e sulle sale sono ultimati per assicurare un comfort volumetrico eccellente per tutta la cittadinanza rionale e per i giovani della provincia di Roma. Il Gruppo e-Motion, attivo con merito fin dal 2004 e unica realtà della danza in Abruzzo protetta ininterrottamente dal MiC, blinda così un portfolio di progetti nazionali e transnazionali del calibro di Human Dance, Be Included e dei festival d’avanguardia stanziali a L’Aquila.

I motori della cabina di regia sono caldi e i registri delle prenotazioni telefonici già attivati per le scadenze del fine settimana. Per richiedere informazioni dettagliate sui biglietti o per interfacciarsi con il monitoraggio organizzativo, la segreteria ha messo a disposizione della cittadinanza la linea mobile diretta al numero 3452978091 (oppure allo 0645426982) e l’indirizzo di posta elettronica istituzionale info@spaziorossellini.it, mentre il palinsesto completo è consultabile sul portale web dell’organizzatore. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate in via della Vasca Navale: la danza di Francesca e Antonio vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché ci sarà un corpo capace di muoversi per difendere la propria libertà, il nostro domani non avrà mai paura del buio.

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L’arte che rifiuta la finzione dei pixel e cerca casa nella vita reale: Enrico Bisenzi lancia la “Inclusive Arts Gallery” contro i ghetti digitali

I pixel dell’arte inclusiva si ribellano alla prigione dello schermo e la prima galleria italiana sul design sociale cerca casa nei musei reali dello Stato! Il curatore d’élite Enrico Bisenzi lancia un imponente e accorato appello a gallerie, accademie e fondazioni della penisola per ospitare fisicamente la “Inclusive Arts Gallery”. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito basato sul concetto rivoluzionario di inclusive design, che abbatte i cliché burocratici per trasformare la disabilità nella risorsa creativa dei «caratteri speciali». L’allestimento è a costo zero e a bassissimo impatto logistico: bastano una parete e un monitor per trasmettere il video d’avanguardia ospitato su PeerTube. In cambio dell’accoglienza, Bisenzi elargirà pro bono masterclass e workshop esclusivi per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite come candidare il vostro spazio nel nostro articolo! 👇

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Arte inclusiva

Redazione-  Una forza espressiva straordinaria, fiera e priva di filtri protettivi pulsa nei laboratori dello sviluppo visivo contemporaneo, dove i codici della grafica e della meccatronica si fondono per scardinare i vecchi e polverosi cliché del conformismo espositivo, trasformando le opere d’ingegno in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed edicola di legalità. L’arte del design e della progettazione, quando sa spogliarsi delle asettiche formule industriali di plastica e della fredda alienazione degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le fragilità e il merito delle persone, offrendo alle famiglie e ai passeggeri del sogno un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore del consumismo. Oggi, venerdì 25 settembre 2026, il panorama della saggistica visiva e dell’accessibilità universale lancia una mobilitazione nazionale di immenso spessore etico: la Inclusive Arts Gallery, prima galleria italiana interamente consacrata all’espressività artistica sul tema dell’inclusione sociale, dichiara aperta la propria battaglia civile per uscire dal limbo del web e abitare le pareti fisiche delle nostre città.

L’imponente e coraggioso appello è stato formalizzato con spavaldo orgoglio da Enrico Bisenzi, stimato curatore d’élite dello Stato, accademico e autore del saggio programmatico intitolato “Inclusive Design – Obblighi normativi e opportunità espressive”, elargito di recente alle stampe in formato e-book. Bisenzi ha indirizzato una fitta e trasparente requisitoria a ridosso del territorio, interfacciandosi direttamente con i direttori di musei storici, gallerie private d’avanguardia, conservatori di musica, accademie di belle arti e fondazioni culturali della penisola, esigendo un’alleanza di scopo d’area vasta. L’obiettivo fondamentale è concedere una sede reale stanziale a una collezione di opere già esistente e finemente cesellata, nata per dimostrare con i fatti che la coesione sociale costituisce il requisito irrinunciabile per programmare il futuro della cultura, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalla trappola della disabilità ai «caratteri speciali»: la rivoluzione dell’Inclusive Design

L’ordito concettuale che caratterizza il portfolio della galleria aduna le soluzioni d’avanguardia elaborate da un collettivo di giovani designer under 35 di immenso valore, concepite millimetricamente per ottimizzare e rivoluzionare la comunicazione e l’interplay visivo con i soggetti affetti da vulnerabilità biologiche o sensoriali. La postura filosofica di Bisenzi impone un radicale e spietato cambio lessicale che rifiuta radicalmente i moralismi o i paternalismi di facciata del mercato globale: la Categoria tradizionale della disabilità viene permanentemente abbattuta per introdurre la definizione di «caratteri speciali». Non parliamo di un mero orpello linguistico o accessorio burocratico, ma di un manifesto d’onestà delle idee scritto per guardare alla diversità non come a un limite inospitale da indennizzare al ribasso, bensì come a una preziosa e feconda variante creativa da inserire in totale trasparenza fin dal fischio d’inizio della progettazione ingegneristica.

I dati emersi dal dibattito scientifico parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’inclusive design sta guadagnando spazio nei monitor dei ricercatori europei, ma fatica ancora a rintracciare un comfort funzionale perfetto e uno spazio di rappresentazione stabile all’interno dei palinsesti dell’arte istituzionale italiana. Per sconfiggere questa asfissia e contrastare lo spopolamento culturale dei rioni, la proposta logistica del curatore è stata strutturata come un programma di prossimità volutamente a bassa soglia economica. Per attivare anche solo temporaneamente i laboratori della galleria all’interno di una stanza rionale o di una pinacoteca di provincia, bastano risposte flessibili ed elementari: **uno schermo digitale per proiettare le sequenze delle opere e una sola parete vuota** su cui posizionare i testi opisthografi.

Il video su PeerTube e il workshop gratuito: il patto della segreteria con i musei

I Criteri dell’allestimento si offrono come un model flessibile, scalabile, replicabile e interamente libero da barriere doganali, un’opera di squadra eccezionale pensata per durare nei mesi e tutelare il benessere collettivo della cittadinanza. Qualsiasi presidio culturale dello Stato può scaricare istantaneamente in totale trasparenza il filmato descrittivo ufficiale, ospitato sui server protetti e indipendenti della piattaforma multimediale **PeerTube**, accoppiando la proiezione alla stampa di un pannello descrittivo in formato A3, i cui file grafici sono già pronti nei database del portale web del progetto, azzerando le distanze burocratiche e le nevrosi delle licenze.

In cambio di questa ospitalità rionale e per favorire lo sviluppo di contratti culturali solidi, Enrico Bisenzi offre la propria competenza pro bono elargendo alle strutture ospitanti un’esclusiva ed elegante masterclass. I musei partner potranno inserire nel proprio ruolino di marcia autunnale un **workshop formativo in presenza o un webinar specialistico a distanza interamente incentrato sulle metodologie e sui soft skill dell’#InclusiveArts**, sintonizzando le scadenze del proprio personale sulle frequenze dell’ascolto pulito. I registri delle candidature sono aperti e i canali della stampa specializzata attivati per mappare le risposte delle istituzioni. Questo fine settimana spegnete per un’ora gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e aprite il cuore alla solidarietà: la Inclusive Arts Gallery cerca una stanza per far respirare le sue opere, ed è un viaggio meraviglioso che aspetta solo una porta spalancata per dimostrare che il domani dell’arte italiana può essere davvero un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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Medaglia d’Onore alla memoria del Tenente Mario Ciaccio: Viterbo non dimentica gli “IMI”

La memoria di un coraggio senza armi vive oggi più forte che mai nella città di Viterbo. Nella mattinata di mercoledì 23 settembre 2026, presso gli spazi di Unindustria, il Prefetto Sergio Pomponio ha consegnato le Medaglie d’Onore ai cittadini italiani deportati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra gli insigniti alla memoria c’è l’eroico Tenente palermitano Mario Ciaccio, giovane ufficiale del 42° Reggimento Fanteria catturato a Giannina, in Grecia, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Insieme a oltre 650.000 militari italiani (i cosiddetti Internati Militari Italiani, IMI), il Tenente Ciaccio rifiutò l’allettante offerta dei nazisti di potersi salvare la vita aderendo alla Repubblica di Salò. Un convinto e fiero “NO” che pagò a un prezzo altissimo: fu caricato per 5 lunghe settimane su disumani carri bestiame e deportato in Germania, subendo ben 628 giorni di prigionia tra lo Stalag IV B di Mühlberg e il campo di Torgau. Ai maltrattamenti e alla fame estrema si aggiunse poi la schiavitù del massacrante lavoro coatto all’interno del letale polo chimico industriale del Terzo Reich a Schkopau. Il riconoscimento ufficiale consegnato a Viterbo, fortemente inquadrato e legittimato anche dalla recente legge del 2025 che ha finalmente istituito in modo definitivo la “Giornata degli internati italiani”, è il doveroso, atteso e solenne omaggio dell’intero Stato italiano a un’eroica e silenziosa generazione che difese la dignità pagando con la libertà, la sofferenza e spesso con la vita. Scopri l’eroica biografia di Mario Ciaccio nel nostro articolo 👇

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Medaglia d'Onore alla memoria del Tenente Mario Ciaccio

Viterbo – La grande e complessa Storia della nostra nazione, spesso studiata frettolosamente sui freddi libri di testo scolastici, è in realtà inesorabilmente lastricata, costruita e cementata dai silenzi, dai sacrifici e dalle dolorose ma coraggiose scelte individuali di migliaia di giovani uomini. Un toccante, solenne e doveroso tributo istituzionale a questa memoria patria si è consumato nella mattinata di mercoledì 23 settembre, proprio all’interno degli eleganti e formali spazi della sede territoriale di Unindustria a Viterbo.
La locale e attivissima Prefettura cittadina ha infatti fortemente voluto e organizzato una commossa e sentita cerimonia pubblica, interamente e solennemente dedicata alla formale consegna delle prestigiose Medaglie d’Onore. Si tratta di altissimi e inestimabili riconoscimenti morali e civili che lo Stato italiano conferisce doverosamente ai propri valorosi cittadini, sia civili che militari, che furono brutalmente deportati, ingiustamente internati nei letali lager del Terzo Reich e barbaramente destinati al massacrante e inumano lavoro coatto durante le fasi più oscure e drammatiche della Seconda guerra mondiale. Tra gli illustri insigniti viterbesi di questa edizione autunnale, spicca senza ombra di dubbio la fulgida e nobilissima figura del Tenente Mario Ciaccio (la cui medaglia è stata ritirata e conferita rigorosamente alla memoria). Il giovane e valoroso ufficiale italiano, regolarmente inquadrato nei ranghi militari del 42° Reggimento Fanteria della gloriosa Divisione “Modena”, fu vittima di un atroce destino, venendo catturato, disarmato e arrestato dalle spietate forze di occupazione tedesche a Giannina, in territorio greco, nella fatidica e plumbea data del 12 settembre 1943. Un evento bellico occorso ad appena quattro, caotici e tragici giorni di distanza dal celeberrimo e devastante annuncio radiofonico dell’armistizio stipulato dal governo Badoglio. L’ufficializzazione e la consegna di questa importante onorificenza a Viterbo hanno avuto il grande e inestimabile merito civile di riaccendere prepotentemente l’attenzione pubblica collettiva su una delle pagine indubbiamente e colpevolmente meno esplorate, narrate e conosciute dell’intera storiografia italiana del Novecento: la tragica e nobile epopea degli Internati Militari Italiani (i cosiddetti e mai dimenticati IMI).

Il coraggio di dire no al nazifascismo: la Resistenza silenziosa e senza armi

Per comprendere l’immensa grandezza morale dell’atto compiuto dal Tenente Ciaccio, è necessario storicizzare e immedesimarsi visceralmente nel terrore e nel caos assoluto che fecero tragicamente seguito al famoso proclama dell’8 settembre 1943.
In quei mesi convulsi, disperati e senza alcuna vera direttiva militare da Roma, circa 650.000 fedeli soldati e ufficiali del Regio Esercito italiano, improvvisamente abbandonati al loro destino, vennero accerchiati, catturati e imprigionati dalle soverchianti e organizzatissime forze armate tedesche in mezza Europa. A tutti questi nostri connazionali disorientati venne immediatamente, lucidamente e spietatamente posta davanti una scelta drastica e drammatica. Ai prigionieri veniva esplicitamente e ripetutamente offerta, dai comandanti nazisti, l’allettante e comodissima possibilità di poter uscire subitaneamente dal fango della prigionia e di potersi salvare la vita, semplicemente firmando un pezzo di carta e accettando di aderire politicamente alle file della neonata e fascista Repubblica Sociale Italiana (la Repubblica di Salò di Mussolini), o comunque di continuare attivamente a combattere, operare e collaborare fianco a fianco, militarmente e logisticamente, con le potenti e spietate armate della Germania di Hitler. Dinanzi a questo patto col diavolo, l’immensa e schiacciante maggioranza di questi valorosi e stanchi uomini italiani decise di guardare dritto in faccia i propri carnefici e di dire un secco, irremovibile e orgoglioso “no”. Questo fermo e coraggiosissimo rifiuto civile, ideologico e morale fu purtroppo pagato a un prezzo carissimo e salatissimo: comportò immediatamente e automaticamente la brutale deportazione sui carri bestiame, le violenze fisiche, le umiliazioni, l’inedia, la fame cronica, le gravi malattie infettive, la totale privazione della dignità umana, l’esauriente lavoro coatto in catena di montaggio e, purtroppo, per svariate decine di migliaia di quegli sfortunati uomini, si concluse con la fine atroce della propria vita. Si trattò storicamente, a tutti gli effetti, di un immenso e grandioso gesto di puro eroismo collettivo, un nobile atto di ribellione compiuto silenziosamente, senza l’uso o l’ausilio di armi da fuoco, lontanissimo dal calore della propria terra d’origine e privo di qualsiasi e minima certezza rassicurante sul proprio futuro, ma che oggi la storiografia ufficiale riconosce unanimemente, indiscutibilmente e fermamente come una scelta altissima e consapevole di suprema dignità, assoluta fedeltà alla Patria e incondizionato amore per la libertà.

628 giorni di prigionia: il calvario di Mario Ciaccio nei lager del Reich

È proprio ed esattamente all’interno di questa grandiosa, drammatica e gigantesca epopea collettiva di popolo che si colloca e si incastra tragicamente la silenziosa, straziante ma luminosa vicenda biografica e militare del giovane Tenente Mario Ciaccio.
Originario per nascita della bellissima e solare provincia siciliana di Palermo, Mario Ciaccio era uno speranzoso e inquadrato giovane ufficiale, attivamente e strenuamente impegnato nei complessi teatri di combattimento del fronte dell’Epiro meridionale. A seguito della stipula formale dell’armistizio, la precaria e complessa situazione logistica delle disorientate truppe italiane dislocate nel turbolento scacchiere dei Balcani precipitò rapidamente e inesorabilmente nel caos più buio e totale. Il 12 settembre 1943, proprio a Giannina, l’intero reparto italiano venne definitivamente circondato, soverchiato, minacciato e brutalmente disarmato dalle truppe naziste. Per il malcapitato Mario Ciaccio ebbe così drammaticamente e irrimediabilmente inizio un calvario disumano e indicibile: una prigionia massacrante, alienante e spaventosa, destinata inesorabilmente a durare per ben 628, lunghissimi e ininterrotti giorni di orrore, senza mai poter fare ritorno o poter scrivere ai propri cari. Al disarmo seguì repentinamente un trasferimento fisico durissimo e spietato, una vera e propria marcia forzata verso il cuore freddo della Germania nazista. Dapprima stipati inumaniamente a bordo di pesanti autocarri militari scoperti e successivamente rinchiusi e ammassati come bestie da macello all’interno dei soffocanti, lerci e oscuri carri ferroviari sigillati (usati solitamente per il trasporto rapido di merci chimiche o di animali vivi), il devastante viaggio infernale dell’ufficiale Ciaccio durò ininterrottamente per l’interminabile e logorante lasso temporale di circa cinque intere settimane, in condizioni igieniche deplorevoli, segnate spietatamente dalla fame acuta, dalla sete mortale, dalla precarietà fisica e dalla peggiore privazione della libertà personale. Giunto finalmente ed esausto all’interno del tentacolare, burocratico e letale sistema concentrazionario tedesco, il giovane Mario Ciaccio venne freddamente registrato e schedato numericamente presso i rigidi uffici dello Stalag IV B situato nella località di Mühlberg, per essere poi successivamente e repentinamente smistato e trasferito d’imperio all’interno della pericolosa e malsana area operativa e militare dello Stalag IV D ubicato a Torgau.

Il lavoro coatto a Schkopau e il riscatto sancito dal Prefetto Pomponio

Per l’ufficiale italiano, al profondo e lancinante dolore causato dalla miserabile condizione di prigioniero di guerra sconfitto e isolato, si aggiunse immediatamente, drasticamente e dolorosamente l’onta, la fatica e la sofferenza indicibile scaturita dalla condizione di lavoratore schiavo e coatto.
Mario Ciaccio venne infatti spietatamente impiegato e sfruttato fino all’inverosimile dapprima presso anonime e dure imprese private tedesche e, successivamente, costretto ai lavori forzati all’interno dell’immensa e cupa area industriale della città di Schkopau, la quale rappresentava logisticamente ed economicamente uno dei più grandi, complessi e vitali poli chimici, produttivi e strategici impiegati e sfruttati dall’economia di guerra e dagli armamenti del Terzo Reich. Fu proprio all’interno di questi impianti velenosi e pericolosi che il giovane tenente siciliano, esattamente al pari e insieme a migliaia di altri suoi compagni e Internati Militari Italiani, fu condannato a vivere giornate alienanti, interminabili e massacranti, scandite unicamente dal freddo pungente, dal lavoro fisico estenuante e massacrante che spezzava la schiena e piegava la mente, dalla fame nera e costante, dalle continue e insopportabili privazioni igieniche e mediche, e da una cronica, logorante, perenne e terribile incertezza psicologica riguardante la propria imperscrutabile e cupa sorte finale. Nel corso della partecipatissima cerimonia commemorativa svoltasi a Viterbo, il Prefetto in persona, il dottor Sergio Pomponio, ha giustamente e fermamente voluto richiamare e sottolineare a gran voce il vero e profondo significato morale e sociologico di questa nostra importante memoria storica nazionale. Il Prefetto ha calcato duramente la mano su un concetto cardine vitale: ovvero quanto sia civicamente necessario, educativo e imperativo continuare a ricordare tenacemente ai giovani le atroci e ingiustificabili violenze della Seconda guerra mondiale, affinché esse non abbiano mai, per nessun motivo al mondo, a ripetersi nelle piazze. Particolarmente incisive, emozionanti e densamente significative sono state le sue solenni e scandite parole conclusive rivolte alla platea silenziosa: «Facendo rigorosamente memoria, studio e commemorazione del nostro tragico passato nazionale, facciamo in realtà profondissima memoria di noi stessi come cittadini, ricordando a ogni generazione futura, oggi più che mai, che la vera dignità umana è e resta per sempre un diritto e un sentimento del tutto insopprimibile e intoccabile». Un concetto che è stato peraltro e recentemente rafforzato a livello giuridico dalla stessa Repubblica italiana: con l’entrata in vigore della fondamentale legge numero 6 promulgata lo scorso 13 gennaio 2025, lo Stato ha definitivamente voluto scolpire e fissare imperituramente questa preziosa memoria civica nella coscienza nazionale delle future generazioni, istituendo formalmente e solennemente, nel giorno del 20 settembre, una ricorrenza importantissima. È nata così ufficialmente la “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale”, un monito perenne in memoria di quegli eroici ragazzi che scelsero coraggiosamente la via dolorosa e spietata del lager per non dover in alcun modo macchiare le proprie coscienze obbedendo ai criminali voleri dello Stato nazionalsocialista e dei carnefici fascisti. Il Tenente Mario Ciaccio, simbolo e figlio di quella coraggiosa generazione, è oggi finalmente, orgogliosamente e meritatamente un eroe indimenticato di tutta la nostra Nazione democratica e libera.

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