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Cronaca

Allarme cinghiali in Puglia: schianto in moto nella notte, un uomo in coma

La proliferazione senza controllo degli animali selvatici continua a mietere gravissime e drammatiche vittime sulle nostre strade! Tragedia sfiorata nella notte a Castellaneta, in provincia di Taranto, dove due amici a bordo di una motocicletta si sono schiantati violentemente al buio contro un enorme cinghiale sbucato all’improvviso sulla carreggiata. L’impatto è stato terrificante e i due centauri pugliesi sono stati ricoverati d’urgenza al pronto soccorso: uno è in prognosi riservata, l’altro lotta disperatamente per la vita in stato di coma! Esplode la rabbia della CIA (Agricoltori): “Ora basta, serve l’abbattimento immediato di cinghiali e lupi!”. Siete d’accordo con l’abbattimento?👇

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Cinghiali

Castellaneta (Taranto) – L’ormai fuori controllo e inarrestabile proliferazione della fauna selvatica nelle vicinanze dei centri abitati italiani continua a mietere vittime umane, trasformando le strade provinciali in vere e proprie, pericolosissime roulette russe per automobilisti e motociclisti. Nelle profondissime e buie ore della scorsa notte, la pacifica cittadina di Castellaneta, incastonata nel cuore della provincia di Taranto, è stata teatro dell’ennesima, gravissima e sfiorata tragedia della strada. Due uomini del posto sono rimasti coinvolti in uno spaventoso e violentissimo incidente stradale dopo aver impattato fatalmente contro un grosso e massiccio esemplare di cinghiale che stava attraversando goffamente e improvvisamente la carreggiata. Erano circa le 2.30 del mattino quando i due amici, che viaggiavano serenamente e in coppia in sella allo stesso potente motociclo, si sono ritrovati faccia a faccia con l’enorme bestione scuro proprio all’ingresso del centro abitato (precisamente nella frazione nota come località Madonna del Carmine, subito dopo aver superato una rotatoria stradale). Il buio pesto e la velocità della moto hanno purtroppo reso vano e disperato ogni tentativo di frenata.

Il drammatico impatto al buio e la disperata corsa in ospedale

La dinamica dell’urto, ricostruita a fatica nelle ore successive dalle forze dell’ordine giunte prontamente sul posto, racconta di uno schianto letteralmente inevitabile, tremendo e devastante per i due centauri pugliesi.
Nonostante il disperato, estremo e istintivo tentativo del guidatore di sterzare all’ultimo millesimo di secondo per evitare il gigantesco animale, la pesante motocicletta ha falciato in pieno il suide, sbalzando con inaudita e terrificante violenza i due passeggeri sull’asfalto freddo. Le urla e lo schianto hanno immediatamente allertato i residenti e fatto scattare la complessa e rapidissima macchina dei soccorsi. Sul luogo del drammatico disastro notturno sono intervenute a sirene spiegate ben due autoambulanze del 118, supportate operativamente da una pattuglia dei carabinieri della locale stazione di Castellaneta. I militari dell’Arma si sono messi subito al lavoro, transennando l’area dell’impatto per effettuare i necessari e rigorosi rilievi stradali, con il difficile compito di avviare gli accertamenti e ricostruire al millimetro l’esatta cinematica dell’investimento. I due motociclisti, apparsi fin dal primissimo istante in condizioni di estrema e gravissima criticità, sono stati intubati, stabilizzati alla meglio dai paramedici e trasportati d’urgenza, a sirene spiegate, nei principali presidi sanitari del territorio jonico per tentare di strapparli alla morte.

Il bollettino medico ufficiale: due feriti gravissimi, uno è in coma

Le primissime, frammentarie e drammatiche informazioni riguardanti lo stato clinico dei due sfortunati passeggeri della motocicletta hanno purtroppo confermato la gravità e la drammaticità del quadro generale.
A diramare un preoccupato e doloroso bollettino ufficioso sulle reali condizioni dei feriti (entrambi cittadini stabilmente e orgogliosamente residenti proprio nel comune di Castellaneta) è stata la Cia Due Mari Taranto-Brindisi, associazione che segue da vicinissimo l’evolversi della situazione legata agli ungulati. Secondo quanto riferito e confermato dalla nota diffusa, uno dei due centauri ha riportato traumi e lesioni interne estremamente serie, tanto da trovarsi attualmente ricoverato con severa prognosi strettamente riservata presso le camerate dell’ospedale San Pio di Castellaneta. Per il secondo passeggero, invece, la violenza inaudita della rovinosa caduta sull’asfalto ha comportato conseguenze neurologiche ben più critiche e disperate: l’uomo è stato trasferito nel più attrezzato e specializzato nosocomio Santissima Annunziata di Taranto, dove attualmente lotta sospeso tra la vita e la morte, immerso nel buio di un profondissimo coma farmacologico, guardato a vista dai medici nel reparto di rianimazione.

L’allarme della Cia: “Ora di accelerare il contenimento di cinghiali e lupi”

Questa ennesima, tragica e purtroppo ampiamente prevedibile fatalità notturna ha fatto letteralmente esplodere il vaso di Pandora della rabbia tra gli esponenti e i rappresentanti del comparto agricolo pugliese, da mesi in trincea contro l’invasione animale.
A dare voce allo sdegno e all’incontenibile esasperazione di intere province è intervenuto in maniera dura e diretta il presidente della locale associazione di categoria, Giannicola D’Amico. Sfruttando la cassa di risonanza mediatica di questa ennesima tragedia sfiorata, il vertice della Cia ha lanciato un accoratissimo e disperato appello al mondo della politica regionale e nazionale, chiedendo a gran voce e senza ulteriori indugi burocratici l’immediato e definitivo “avvio di modifiche legislative importanti”. Secondo D’Amico, non c’è più un singolo minuto da perdere in chiacchiere da salotto: è arrivato il momento critico e improcrastinabile di dare concretamente, fisicamente e brutalmente avvio al tanto discusso, rimandato e osteggiato piano di contenimento venatorio del cinghiale. Ma l’allarme non si ferma affatto agli ungulati che attraversano le strade: l’esponente agricolo ha infatti esplicitamente richiesto di accelerare parallelamente anche l’urgente piano armato di contenimento del lupo (collegandosi idealmente all’emergenza già esplosa clamorosamente nel Bellunese), sottolineando come anche l’aumento spropositato dei grandi predatori carnivori stia quotidianamente e silenziosamente creando danni economici incalcolabili, devastanti e irreparabili all’intera, fragile e preziosissima ossatura dell’agricoltura e della pastorizia nella regione Puglia.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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Cronaca

Capitanata paralizzata dalla protesta degli autotrasportatori: l’allarme di Masselli (Stilmarmo) sul caro carburanti e la pietra di Apricena: «Situazione peggiore del Covid»

La Capitanata è bloccata dalla protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Durissimo l’allarme di Alfonso Masselli di Stilmarmo da Apricena: «Situazione peggiore del Covid, scaffali vuoti e media nazionali colpevolmente silenti». Vertice unitario tra aziende lapidee e sindacati per chiedere un tavolo d’urgenza al Governo 👇

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Protesta degli autotrasportatori

Apricena – La provincia di Foggia è sull’orlo del blocco totale delle attività produttive e dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità. L’ondata di protesta contro l’insostenibile impennata del costo dei carburanti, guidata dalle categorie degli autotrasportatori e del mondo agricolo, sta paralizzando i principali snodi viari e autostradali della Capitanata, creando una situazione di emergenza logistica che rischia di strangolare l’economia del territorio. A farsi portavoce del gravissimo grido d’allarme che giunge dal tessuto imprenditoriale pugliese è Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Stilmarmo di Apricena, che denuncia l’inerzia della politica e quello che definisce un inaccettabile silenzio da parte dei grandi organi d’informazione nazionali.

L’allarme di Alfonso Masselli: scaffali vuoti, pompe a secco e silenzio dei media

I toni usati da Masselli riflettono la drammaticità delle ore che si stanno vivendo nel Foggiano: «Stiamo vivendo una situazione di caos e di vera e propria emergenza, addirittura superiore a quella vissuta nei giorni più bui della pandemia da Covid-19», ammonisce il dirigente di Stilmarmo. «In quel periodo drammatico, pur tra mille difficoltà, c’era una regia politica nazionale che governava i processi e garantiva i corridoi minimi di rifornimento, a differenza di oggi in cui regna il disinteresse. Siamo senza gasolio e nell’impossibilità materiale di far partire i camion e consegnare le merci».

L’accusa più pesante lanciata da Masselli punta direttamente al disinteresse dei vertici dell’informazione centrale: «Sono profondamente sconcertato dal silenzio colpevole del servizio pubblico radiotelevisivo e delle grandi testate nazionali. Nei supermercati del nostro territorio gli scaffali dei beni alimentari cominciano a essere desolatamente vuoti e le stazioni di rifornimento sono a secco. Cos’altro deve accadere prima che il governo e la Rai decidano di occuparsi di una crisi che coinvolge decine di migliaia di famiglie, imprese e lavoratori?».

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Il polo lapideo di Apricena sotto scacco: marmi fermi nei piazzali e contratti a rischio

A pagare il prezzo più salato della paralisi è il distretto industriale di Apricena, secondo polo estrattivo lapideo d’Italia e comparto strategico per l’export manifatturiero nazionale. La pietra naturale di Apricena alimenta una complessa catena di valore che va dalle cave di estrazione ai laboratori di taglio e lucidatura, fino alla commercializzazione di lastre e blocchi verso i mercati di tutto il mondo. Un’industria pesante che dipende interamente dalla disponibilità immediata di gasolio per azionare macchinari da decine di tonnellate e dal flusso costante dei mezzi pesanti per raggiungere gli scali ferroviari e i porti commerciali.

I blocchi stradali hanno di fatto congelato le spedizioni. I piazzali delle aziende sono saturi di materiale lavorato pronto per la consegna ma impossibilitato a partire, con penali miliardarie che rischiano di abbattersi sulle imprese per il mancato rispetto dei cronoprogrammi concordati con i committenti esteri. Un danno economico che, giorno dopo giorno, minaccia la stabilità finanziaria delle aziende e la tenuta occupazionale di migliaia di addetti diretti e dell’indotto.

Aziende e sindacati uniti: il vertice di Apricena con Feneal Uil, Fillea Cgil e Filca Cisl

Di fronte alla gravità della situazione, il mondo datoriale e le rappresentanze dei lavoratori hanno scelto la via dell’unità d’intenti. Nella sede legale del Gruppo Stilmarmo si è tenuto un vertice straordinario che ha visto seduti allo stesso tavolo gli imprenditori del settore marmi e i segretari provinciali dei sindacati edili. All’incontro hanno preso parte Antonio Mobilio per Canali Marmi, Alfonso Masselli per Stilmarmo, Giovanni Pizzicoli per Pizzicoli Marmi, Severino Minischetti per la Feneal UIL, Savino Tango per la Fillea CGIL e Giuseppe Villani per la Filca CISL.

Il confronto ha sancito la piena convergenza tra industria e parti sociali: la protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori è riconosciuta come pienamente legittima nei suoi contenuti – schiacciata da rincari energetici che hanno eroso ogni margine di sopravvivenza economica –, ma la gestione dell’emergenza non può essere abbandonata alle sole dinamiche locali. Imprese e sindacati hanno ribadito la necessità di salvaguardare al tempo stesso il diritto di sciopero, la sopravvivenza delle fabbriche e la tutela dei livelli salariali dei lavoratori, messi a repentaglio dalla fermata forzata degli impianti.

L’appello al Governo e alla Prefettura: serve un tavolo di crisi nazionale

La conclusione del vertice di Apricena si è tradotta in una richiesta formale indirizzata al Prefetto di Foggia, alla presidenza della Regione Puglia e ai ministeri competenti (Infrastrutture, Trasporti e Imprese): istituire con urgenza un tavolo di coordinamento nazionale che intervenga sul nodo del caro accise e definisca corridoi logistici protetti per consentire il transito del carburante e delle forniture essenziali.

«Non possiamo permetterci di restare isolati dal resto del Paese», è la voce unanime levatasi dal tavolo pugliese. «La Capitanata è un polmone industriale e agricolo primario per l’Italia. Se il governo non interviene immediatamente per calmierare il costo dei carburanti e sbloccare la circolazione in sicurezza, l’onda d’urto di questa crisi travolgerà l’intero Mezzogiorno con conseguenze sociali ed economiche devastanti e irreversibili».

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Cronaca

Tragedia a Cagnano Amiterno, muore operaio di 30 anni caduto dal ponteggio: l’allarme di Enbital sull’aumento degli incidenti nei cantieri dell’Aquila

Tragedia sul lavoro a Cagnano Amiterno: un operaio di soli trent’anni è morto a seguito delle gravi lesioni riportate precipitando da un ponteggio. Durissima la presa di posizione di Enbital con l’ingegner Paolo Provino: allarmante aumento degli incidenti nei cantieri edili, la sicurezza deve tornare a essere l’asse portante non negoziabile 👇

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Sicurezza Lavoro

L’Aquila – Una nuova, dolorosa ferita scuote la provincia dell’Aquila e riaccende con drammatica urgenza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. A Cagnano Amiterno, comune dell’Alto Aterno impegnato da anni nelle complesse opere di ricostruzione post-sisma, un giovane operaio edile di appena trent’anni ha perso la vita a seguito delle gravissime lesioni riportate dopo essere precipitato nel vuoto da un ponteggio. Il decesso, sopraggiunto a distanza di alcuni giorni dal drammatico incidente nonostante i disperati tentativi dei sanitari di strapparlo alla morte, ha gettato nello sconforto l’intera comunità locale e riaperto il fronte della denuncia sulle condizioni operative all’interno dei cantieri edili del territorio abruzzese e nazionale.

La denuncia di Enbital: la sicurezza non è una formalità né una voce di spesa

Sulla tragedia è intervenuto con fermezza l’Enbital (Ente Nazionale Bilaterale), richiamando l’intero sistema produttivo e istituzionale alla responsabilità morale e giuridica di azzerare i fattori di rischio nelle lavorazioni in quota. A farsi portavoce della presa di posizione dell’ente è l’ingegnere Paolo Provino, che ha espresso profondo cordoglio per la giovane vita spezzata, tracciando al contempo un quadro allarmante sull’andamento infortunistico recente: «I dati statistici e i recenti fatti di cronaca evidenziano un aumento estremamente preoccupante di questo tipo di incidenti all’interno dei cantieri edili», ha dichiarato con nettezza Provino.

«La sicurezza sul lavoro non può e non deve mai essere considerata un costo accessorio, un intralcio operativo o una semplice formalità burocratica da assolvere sulla carta, bensì l’asse portante e imprescindibile di qualsiasi attività esecutiva. Di fronte al ripetersi intollerabile di simili episodi, occorre un cambio di passo immediato e concreto: la salvaguardia fisica dei lavoratori esige un’applicazione rigorosa e intransigente dei protocolli di protezione, il controllo continuo e certificato delle strutture provvisionali e delle attrezzature, e soprattutto un investimento strutturale e costante nella formazione tecnica e nella consapevolezza operativa di tutte le maestranze impiegate nei cantieri».

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I rischi del lavoro in quota e la vulnerabilità dei cantieri della ricostruzione

Il dramma consumatosi a Cagnano Amiterno evidenzia ancora una volta come le cadute dall’alto continuino a rappresentare la prima causa di infortunio mortale nel comparto delle costruzioni in Italia. Nei territori del cratere sismico abruzzese, caratterizzati dalla presenza simultanea di centinaia di cantieri pubblici e privati per la ricostruzione post-terremoto, la gestione delle impalcature e dei sistemi anticaduta richiede un rigore metodologico assoluto. La fretta nell’avanzamento dei lavori, le pressioni sui cronoprogrammi e il ricorso a catene di subappalti spesso frammentate rischiano di abbassare la soglia di guardia su verifiche tecniche che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

I protocolli di sicurezza impongono che ogni ponteggio sia sottoposto a verifica preliminare prima della messa in esercizio, con schemi di montaggio conformi al PiMUS (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio) e controlli periodici sullo stato di ancoraggi, parapetti, fermapiedi e linee vita. A questo deve affiancarsi l’uso corretto e inderogabile dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria, a cominciare dalle imbracature dotate di assorbitori di energia con doppio cordino di sicurezza, indispensabili per trattenere l’operatore in caso di sbilanciamento accidentale.

Formazione continua e vigilanza capillare: la ricetta di Enbital per fermare la strage

L’Enbital ha ribadito con forza che la prevenzione non si costruisce moltiplicando adempimenti meramente formali, ma diffondendo una cultura autentica della sicurezza partecipata. Troppo spesso la formazione viene vissuta come un passaggio burocratico slegato dalla realtà operativa, mentre è proprio sul campo che le maestranze devono acquisire la capacità di riconoscere tempestivamente i rischi specifici e pretendere condizioni operative sicure prima di salire su un piano di lavoro sopraelevato.

«Soltanto attraverso una vigilanza capillare, una pianificazione preventiva scrupolosa e una chiara responsabilizzazione etica e giuridica di committenti, datori di lavoro, coordinatori della sicurezza e tecnici esecutori sarà possibile arrestare questa inaccettabile scia di sangue», conclude la nota dell’Ente. La tragica scomparsa dell’operaio di Cagnano Amiterno non può essere archiviata come una fatalità: rappresenta l’ennesimo richiamo corale affinché il lavoro torni a essere garanzia di futuro, dignità e sussistenza, e mai più luogo di pericolo e lutto per le famiglie.

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