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Cronaca

Emergenza cinghiali nel Novarese: scatta la rivoluzione della caccia in solitaria

La stagione autunnale si apre con una rivoluzione assoluta per tutti gli appassionati di venatoria del Novarese! Dopo due settimane di slittamento regionale, ha preso finalmente il via l’attesa caccia al cinghiale (giudicato in pericolosissimo soprannumero). Ma c’è un’importante novità spiegata da Federcaccia: da quest’anno sarà possibile cacciare legalmente in forma singola (la “caccia vagante”), spingendosi anche al di fuori delle zone assegnate alle squadre. Dagli ATC parte però l’appello per la sicurezza: abbigliamento ad altissima visibilità obbligatorio per chi spara, ma caldamente consigliato anche per escursionisti e cercatori di funghi. Attenzione nei boschi!👇

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Cinghiali

Novara – Dalle primissime luci dell’alba di oggi, i boschi e le campagne novaresi sono tornati a popolarsi di doppiette e carabine di precisione, sancendo l’avvio ufficiale di una delle stagioni venatorie più attese, dibattute e strategicamente cruciali degli ultimi anni. Dopo un’attesa prolungata e uno slittamento burocratico di ben due settimane rispetto al calendario originale (che prevedeva il semaforo verde per lo scorso 20 settembre), la tanto agognata apertura della caccia agli ungulati è diventata finalmente realtà, in ottemperanza alle urgenti disposizioni regionali. La decisione di sguinzagliare le doppiette non nasce da un mero capriccio sportivo, ma risponde a una gravissima, oggettiva e certificata emergenza ambientale ed economica: i cinghiali, proliferati a dismisura in totale assenza di grandi predatori naturali, sono stati infatti giudicati in “rilevante e pericoloso soprannumero”, rappresentando ormai una minaccia concreta non solo per la sopravvivenza delle coltivazioni agricole, ma anche per la sicurezza stradale e l’incolumità dei cittadini nei centri abitati.

L’importante novità di Federcaccia: si potrà sparare in forma singola

L’apertura di questa caldissima stagione autunnale porta con sé, però, una grandissima e inaspettata innovazione procedurale che stravolgerà completamente le storiche abitudini dei cacciatori piemontesi.
A illustrare con orgoglio i dettagli di questa importantissima svolta normativa è direttamente e in prima persona Paolo Di Bella, stimato presidente provinciale di Federcaccia. Secondo quanto spiegato dal vertice dell’associazione, quest’anno i cosiddetti “cinghialai” avranno a disposizione una novità tecnica assolutamente dirompente: la tanto attesa possibilità di esercitare e praticare l’attività venatoria in forma rigorosamente e puramente singola. Ma non è tutto. La complessa architettura del nuovo regolamento stabilisce che i cacciatori regolarmente e ufficialmente iscritti a una squadra di caccia collettiva potranno operare in solitaria spingendosi ben al di fuori delle zone di ristretta pertinenza assegnate alla propria squadra di appartenenza. Di pari passo, e in maniera speculare, a tutti i cacciatori singoli verrà finalmente e formalmente consentito di poter accedere, perlustrare e cacciare anche all’interno delle ambitissime zone normalmente destinate alla caccia collettiva, a patto (ovviamente) che nel momento dell’ingresso quelle specifiche porzioni di bosco non siano già direttamente interessate e occupate da una battuta di gruppo in pieno svolgimento.

Il vantaggio strategico ed economico della caccia vagante

L’introduzione ufficiale della “caccia vagante” e solitaria al temuto suide selvatico non rappresenta un banale cavillo burocratico, ma si traduce in un enorme, incalcolabile e innegabile vantaggio tattico sul campo.
Questa estrema elasticità di manovra e di spostamento permetterà infatti a ogni singolo e abile cacciatore provvisto di regolare licenza di poter esercitare fruttuosamente l’attività venatoria al cinghiale in maniera continuativa. L’azione non resterà più confinata, costretta e limitata all’interno di microscopiche e ben definite porzioni limitate di territorio (che spesso si rivelano infruttuose), ma potrà spaziare liberamente e legalmente su tutto l’immenso e variegato ambito territoriale per il quale l’operatore versa regolarmente la sua salatissima quota economica annuale. Come sottolineato abilmente dal presidente Di Bella, la stima precisa e millimetrica del numero esatto di cacciatori “cinghialai” operativi non è facile da determinare con esattezza scientifica. Tuttavia, mentre le massicce e tradizionali battute in forma collettiva (organizzate militarmente in zone dedicate) richiedono obbligatoriamente un dispiegamento di forze che va da un minimo di 12 fino a un impressionante massimo di 45 operatori armati, le nuovissime uscite in forma vagante e singola garantiscono un’organizzazione snella, silenziosa e un’elasticità sul territorio che potrebbe rivelarsi decisiva per l’abbattimento mirato degli ungulati in eccesso.

L’appello alla sicurezza e ai colori ad alta visibilità nei boschi

L’invasione di migliaia di cacciatori solitari o in gruppo all’interno delle selve autunnali richiede, però, un’attenzione spasmodica, maniacale e assoluta al tema delicatissimo della sicurezza pubblica.
A lanciare un accorato e fondamentale appello preventivo a tutti i frequentatori del bosco è il carpignanese Carlo Bertotti, autorevole presidente del comitato di gestione unificato degli “Atc Novara 1 Ticino” e “Novara 2 Sesia”. Il monito di Bertotti è chiarissimo, netto e non ammette alcun tipo di fastidiosa deroga: l’utilizzo di capi d’abbigliamento ad altissima visibilità (i classici e salvifici gilet arancioni fosforescenti) è un obbligo di legge assolutamente tassativo, indiscutibile e imprescindibile per tutti i cacciatori operativi. Ma la raccomandazione più pressante è rivolta anche e soprattutto ai semplici turisti, ai fungaioli distratti e agli escursionisti domenicali che frequentano i boschi: anche per loro, indossare abiti sgargianti è “caldamente e vivamente consigliato” per evitare tragedie inenarrabili. Dalla dirigenza degli Ambiti Territoriali di Caccia novaresi, Ticino 1 e Sesia 2, è quindi partito un sentito e sincero augurio inaugurale per una stagione di caccia sicura, proficua, nel totale e incondizionato rispetto delle ferree regole venatorie e del delicato ecosistema ambientale. Il bilancio conclusivo e il numero totale degli abbattimenti ufficiali in questa nuovissima modalità “libera e programmata” verranno divulgati e analizzati minuziosamente solo dopo il lontanissimo 31 gennaio 2027, data in cui si chiuderà ufficialmente e definitivamente la finestra di apertura invernale.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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Cronaca

Capitanata paralizzata dalla protesta degli autotrasportatori: l’allarme di Masselli (Stilmarmo) sul caro carburanti e la pietra di Apricena: «Situazione peggiore del Covid»

La Capitanata è bloccata dalla protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Durissimo l’allarme di Alfonso Masselli di Stilmarmo da Apricena: «Situazione peggiore del Covid, scaffali vuoti e media nazionali colpevolmente silenti». Vertice unitario tra aziende lapidee e sindacati per chiedere un tavolo d’urgenza al Governo 👇

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Protesta degli autotrasportatori

Apricena – La provincia di Foggia è sull’orlo del blocco totale delle attività produttive e dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità. L’ondata di protesta contro l’insostenibile impennata del costo dei carburanti, guidata dalle categorie degli autotrasportatori e del mondo agricolo, sta paralizzando i principali snodi viari e autostradali della Capitanata, creando una situazione di emergenza logistica che rischia di strangolare l’economia del territorio. A farsi portavoce del gravissimo grido d’allarme che giunge dal tessuto imprenditoriale pugliese è Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Stilmarmo di Apricena, che denuncia l’inerzia della politica e quello che definisce un inaccettabile silenzio da parte dei grandi organi d’informazione nazionali.

L’allarme di Alfonso Masselli: scaffali vuoti, pompe a secco e silenzio dei media

I toni usati da Masselli riflettono la drammaticità delle ore che si stanno vivendo nel Foggiano: «Stiamo vivendo una situazione di caos e di vera e propria emergenza, addirittura superiore a quella vissuta nei giorni più bui della pandemia da Covid-19», ammonisce il dirigente di Stilmarmo. «In quel periodo drammatico, pur tra mille difficoltà, c’era una regia politica nazionale che governava i processi e garantiva i corridoi minimi di rifornimento, a differenza di oggi in cui regna il disinteresse. Siamo senza gasolio e nell’impossibilità materiale di far partire i camion e consegnare le merci».

L’accusa più pesante lanciata da Masselli punta direttamente al disinteresse dei vertici dell’informazione centrale: «Sono profondamente sconcertato dal silenzio colpevole del servizio pubblico radiotelevisivo e delle grandi testate nazionali. Nei supermercati del nostro territorio gli scaffali dei beni alimentari cominciano a essere desolatamente vuoti e le stazioni di rifornimento sono a secco. Cos’altro deve accadere prima che il governo e la Rai decidano di occuparsi di una crisi che coinvolge decine di migliaia di famiglie, imprese e lavoratori?».

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Il polo lapideo di Apricena sotto scacco: marmi fermi nei piazzali e contratti a rischio

A pagare il prezzo più salato della paralisi è il distretto industriale di Apricena, secondo polo estrattivo lapideo d’Italia e comparto strategico per l’export manifatturiero nazionale. La pietra naturale di Apricena alimenta una complessa catena di valore che va dalle cave di estrazione ai laboratori di taglio e lucidatura, fino alla commercializzazione di lastre e blocchi verso i mercati di tutto il mondo. Un’industria pesante che dipende interamente dalla disponibilità immediata di gasolio per azionare macchinari da decine di tonnellate e dal flusso costante dei mezzi pesanti per raggiungere gli scali ferroviari e i porti commerciali.

I blocchi stradali hanno di fatto congelato le spedizioni. I piazzali delle aziende sono saturi di materiale lavorato pronto per la consegna ma impossibilitato a partire, con penali miliardarie che rischiano di abbattersi sulle imprese per il mancato rispetto dei cronoprogrammi concordati con i committenti esteri. Un danno economico che, giorno dopo giorno, minaccia la stabilità finanziaria delle aziende e la tenuta occupazionale di migliaia di addetti diretti e dell’indotto.

Aziende e sindacati uniti: il vertice di Apricena con Feneal Uil, Fillea Cgil e Filca Cisl

Di fronte alla gravità della situazione, il mondo datoriale e le rappresentanze dei lavoratori hanno scelto la via dell’unità d’intenti. Nella sede legale del Gruppo Stilmarmo si è tenuto un vertice straordinario che ha visto seduti allo stesso tavolo gli imprenditori del settore marmi e i segretari provinciali dei sindacati edili. All’incontro hanno preso parte Antonio Mobilio per Canali Marmi, Alfonso Masselli per Stilmarmo, Giovanni Pizzicoli per Pizzicoli Marmi, Severino Minischetti per la Feneal UIL, Savino Tango per la Fillea CGIL e Giuseppe Villani per la Filca CISL.

Il confronto ha sancito la piena convergenza tra industria e parti sociali: la protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori è riconosciuta come pienamente legittima nei suoi contenuti – schiacciata da rincari energetici che hanno eroso ogni margine di sopravvivenza economica –, ma la gestione dell’emergenza non può essere abbandonata alle sole dinamiche locali. Imprese e sindacati hanno ribadito la necessità di salvaguardare al tempo stesso il diritto di sciopero, la sopravvivenza delle fabbriche e la tutela dei livelli salariali dei lavoratori, messi a repentaglio dalla fermata forzata degli impianti.

L’appello al Governo e alla Prefettura: serve un tavolo di crisi nazionale

La conclusione del vertice di Apricena si è tradotta in una richiesta formale indirizzata al Prefetto di Foggia, alla presidenza della Regione Puglia e ai ministeri competenti (Infrastrutture, Trasporti e Imprese): istituire con urgenza un tavolo di coordinamento nazionale che intervenga sul nodo del caro accise e definisca corridoi logistici protetti per consentire il transito del carburante e delle forniture essenziali.

«Non possiamo permetterci di restare isolati dal resto del Paese», è la voce unanime levatasi dal tavolo pugliese. «La Capitanata è un polmone industriale e agricolo primario per l’Italia. Se il governo non interviene immediatamente per calmierare il costo dei carburanti e sbloccare la circolazione in sicurezza, l’onda d’urto di questa crisi travolgerà l’intero Mezzogiorno con conseguenze sociali ed economiche devastanti e irreversibili».

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Cronaca

Tragedia a Cagnano Amiterno, muore operaio di 30 anni caduto dal ponteggio: l’allarme di Enbital sull’aumento degli incidenti nei cantieri dell’Aquila

Tragedia sul lavoro a Cagnano Amiterno: un operaio di soli trent’anni è morto a seguito delle gravi lesioni riportate precipitando da un ponteggio. Durissima la presa di posizione di Enbital con l’ingegner Paolo Provino: allarmante aumento degli incidenti nei cantieri edili, la sicurezza deve tornare a essere l’asse portante non negoziabile 👇

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Sicurezza Lavoro

L’Aquila – Una nuova, dolorosa ferita scuote la provincia dell’Aquila e riaccende con drammatica urgenza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. A Cagnano Amiterno, comune dell’Alto Aterno impegnato da anni nelle complesse opere di ricostruzione post-sisma, un giovane operaio edile di appena trent’anni ha perso la vita a seguito delle gravissime lesioni riportate dopo essere precipitato nel vuoto da un ponteggio. Il decesso, sopraggiunto a distanza di alcuni giorni dal drammatico incidente nonostante i disperati tentativi dei sanitari di strapparlo alla morte, ha gettato nello sconforto l’intera comunità locale e riaperto il fronte della denuncia sulle condizioni operative all’interno dei cantieri edili del territorio abruzzese e nazionale.

La denuncia di Enbital: la sicurezza non è una formalità né una voce di spesa

Sulla tragedia è intervenuto con fermezza l’Enbital (Ente Nazionale Bilaterale), richiamando l’intero sistema produttivo e istituzionale alla responsabilità morale e giuridica di azzerare i fattori di rischio nelle lavorazioni in quota. A farsi portavoce della presa di posizione dell’ente è l’ingegnere Paolo Provino, che ha espresso profondo cordoglio per la giovane vita spezzata, tracciando al contempo un quadro allarmante sull’andamento infortunistico recente: «I dati statistici e i recenti fatti di cronaca evidenziano un aumento estremamente preoccupante di questo tipo di incidenti all’interno dei cantieri edili», ha dichiarato con nettezza Provino.

«La sicurezza sul lavoro non può e non deve mai essere considerata un costo accessorio, un intralcio operativo o una semplice formalità burocratica da assolvere sulla carta, bensì l’asse portante e imprescindibile di qualsiasi attività esecutiva. Di fronte al ripetersi intollerabile di simili episodi, occorre un cambio di passo immediato e concreto: la salvaguardia fisica dei lavoratori esige un’applicazione rigorosa e intransigente dei protocolli di protezione, il controllo continuo e certificato delle strutture provvisionali e delle attrezzature, e soprattutto un investimento strutturale e costante nella formazione tecnica e nella consapevolezza operativa di tutte le maestranze impiegate nei cantieri».

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I rischi del lavoro in quota e la vulnerabilità dei cantieri della ricostruzione

Il dramma consumatosi a Cagnano Amiterno evidenzia ancora una volta come le cadute dall’alto continuino a rappresentare la prima causa di infortunio mortale nel comparto delle costruzioni in Italia. Nei territori del cratere sismico abruzzese, caratterizzati dalla presenza simultanea di centinaia di cantieri pubblici e privati per la ricostruzione post-terremoto, la gestione delle impalcature e dei sistemi anticaduta richiede un rigore metodologico assoluto. La fretta nell’avanzamento dei lavori, le pressioni sui cronoprogrammi e il ricorso a catene di subappalti spesso frammentate rischiano di abbassare la soglia di guardia su verifiche tecniche che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

I protocolli di sicurezza impongono che ogni ponteggio sia sottoposto a verifica preliminare prima della messa in esercizio, con schemi di montaggio conformi al PiMUS (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio) e controlli periodici sullo stato di ancoraggi, parapetti, fermapiedi e linee vita. A questo deve affiancarsi l’uso corretto e inderogabile dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria, a cominciare dalle imbracature dotate di assorbitori di energia con doppio cordino di sicurezza, indispensabili per trattenere l’operatore in caso di sbilanciamento accidentale.

Formazione continua e vigilanza capillare: la ricetta di Enbital per fermare la strage

L’Enbital ha ribadito con forza che la prevenzione non si costruisce moltiplicando adempimenti meramente formali, ma diffondendo una cultura autentica della sicurezza partecipata. Troppo spesso la formazione viene vissuta come un passaggio burocratico slegato dalla realtà operativa, mentre è proprio sul campo che le maestranze devono acquisire la capacità di riconoscere tempestivamente i rischi specifici e pretendere condizioni operative sicure prima di salire su un piano di lavoro sopraelevato.

«Soltanto attraverso una vigilanza capillare, una pianificazione preventiva scrupolosa e una chiara responsabilizzazione etica e giuridica di committenti, datori di lavoro, coordinatori della sicurezza e tecnici esecutori sarà possibile arrestare questa inaccettabile scia di sangue», conclude la nota dell’Ente. La tragica scomparsa dell’operaio di Cagnano Amiterno non può essere archiviata come una fatalità: rappresenta l’ennesimo richiamo corale affinché il lavoro torni a essere garanzia di futuro, dignità e sussistenza, e mai più luogo di pericolo e lutto per le famiglie.

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