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IL VERO MOTORE DEGLI ITALIANI ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

ALESSANDRA HROPICH ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Alessandra, lavoro in una grande società: ognuno coltiva il proprio orticello con una dedizione che, se fosse applicata al bene comune, probabilmente ci renderebbe una superpotenza mondiale. È una società pubblica molto importante, di quelle dove transitano i pezzi da novanta dell’economia, .dell’ industria, della politica… e anche qualche pezzo da venti, ma con grande autostima.

Tra noi colleghi siamo un esercito: ci conosciamo tutti, ci salutiamo tutti, ci lamentiamo tutti… ma coalizzarci su qualcosa di utile? Mai. Potevamo risolvere mille problemi nel tempo nella nostra organizzazione: ogni volta grandi slanci, grandi parole, grandi intenzioni… e poi, puntualmente, tutti mosci. Senza coraggio, senza spina dorsale o, più semplicemente, senza voglia.
Però — e qui arriva il miracolo italiano — ho notato che, al ritorno di una dirigente, una bella gnocca per davvero, i miei colleghi hanno improvvisamente ritrovato energia, spirito di squadra e perfino creatività. Peccato che tutto questo venga impiegato in una campagna denigratoria nei suoi confronti degna delle migliori operazioni militari.
Già prima che tornasse, avevano messo in giro voci pesantissime, inverosimili, completamente inventate. Ma del resto, si sa: se sei donna, capace e pure bella, qualcosa sotto deve esserci per forza. Una chiacchiera oggi, un pettegolezzo domani, ed ecco costruita una realtà alternativa.
Ora che è tornata dalla maternità, la macchina del fango è ripartita con un entusiasmo rinnovato. I soliti noti, più qualche nuova recluta, stanno addirittura studiando come farla mandare via con qualche scusa costruita ad arte. Un’efficienza organizzativa che, se applicata al lavoro, sarebbe rivoluzionaria.
Mi sconcerta vedere colleghi incapaci di portare a termine qualsiasi attività utile, ora perfettamente coordinati quando si tratta di affondare una persona che, peraltro, fa bene il suo lavoro. Ma forse è proprio questo il problema: lo fa troppo bene… ed è anche troppo piacente per essere lasciata in pace.
Mi viene il dubbio che non si persegua mai il giusto, ma si preferisca piuttosto infangare chi emerge, chi fa carriera o, peggio ancora, chi ha qualcosa in più degli altri. Non è così?
Annarita da Rapallo
Gli italiani si portano dietro una sorta di marchio perenne: incompiuti.
Su tutto, purtroppo. Sempre sul punto di diventare qualcosa… e poi niente.
Pochi dati storici che ci riguardano: Sulla vittoria nella Prima guerra mondiale, Francesco Cossiga, sottolineò come essa avesse completato l’unità nazionale, ma al prezzo di profonde fratture sociali e politiche che lo Stato liberale non seppe governare. Insomma, vittoria sì… ma con riserva.
Sul Risorgimento, Cossiga, lo interpretava come un processo fondamentale ma incompiuto, capace di unire l’ Italia sulla carta, ma non nella testa e nel cuore degli italiani. Un capolavoro a metà, diciamo.
Sulla Costituzione italiana, difese il valore come pilastro democratico, pur criticandone alcune rigidità e sostenendo la necessità di riforme. Tradotto: bellissima, ma guai a toccarla… e infatti non si tocca mai davvero.
Praticamente, nel DNA degli italiani sembra esserci un difetto di fabbrica: iniziare tutto con entusiasmo e lasciare tutto a metà. La costanza è vista come un eccesso, la continuità come un accanimento terapeutico.
Non a caso, Massimo d' Azeglio disse: “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani!”
E, a giudicare dai risultati, il lavoro è ancora in corso… con calma, molta calma.
Ogni impresa importante diventa un gioco. Si parte fortissimo, si discute, ci si divide su tutto… e poi non si conclude mai nulla. Che sia politica, lavoro o assemblea di condominio, persino nelle relazioni
d' amore, il copione è sempre lo stesso: non credere mai in qualcosa a lungo e nemmeno nelle proprie capacità.
Perfino davanti a un fatto grave, a un omicidio,
l’ indignazione dura il tempo di qualche giorno. Poi tutto si sbiadisce, tutto si dimentica. L’ importante è passare al prossimo argomento da commentare.
E qui arriva la sintesi perfetta di Enzo Ferrari:
“Gli italiani perdonano tutto. I ladri, gli assassini, i delinquenti di tutti i generi meno il successo. Il successo non lo perdonano mai a nessuno!”
Tornando al tuo caso, Annarita, i tuoi colleghi non se la prendono con chiunque, come avrai notato. No. Scelgono con cura: una donna, capace, autonoma… e anche bella. Il bersaglio perfetto.
Se domani la tipa cadesse in disgrazia, gli stessi che oggi la infangano, sarebbero pronti a rivalutarla, a parlarne bene, magari con un filo di nostalgia. Perché in Italia il successo è imperdonabile… ma il fallimento rende improvvisamente tutti più simpatici.
In sintesi: nulla si porta a termine, nulla è davvero importante da richiedere impegno continuo… tranne una cosa.
La costanza, quella sì, esiste: è l’ invidia verso chi vale e ce la fa, il vero motore degli italiani!
Ho sperimentato a lungo il sentimento dell' invidia su di me come se avessi avuto tutte le fortune del mondo e, per tanti anni, ne ho sofferto perché la società sa essere spietata, mentre, sui sentimenti belli, sui progetti utili di interesse collettivo, gli italiani, non ci si applicano proprio.
 

Sarà anche per questo che l' Italia rimane sempre indietro, su tutto.

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