AUMENTO DEI CASI DI VIRUS WEST NILE NEL LAZIO: SITUAZIONE CRITICA NELLA PROVINCIA DI LATINA
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Redazione- Il virus West Nile sta causando una crescente preoccupazione nel Lazio, con una drammatica escalation di casi nella provincia di Latina, dove nel 2025 sono stati registrati 21 contagi confermati. Recentemente, la Regione ha confermato che le ultime dodici diagnosi sono state convalidate dal laboratorio di virologia dell'Istituto Spallanzani, evidenziando un’allerta sanitaria in diversi comuni, tra cui Aprilia, Cisterna di Latina, Fondi, Latina, Pontinia, Priverno, Sezze e Sabaudia.
Attualmente, tra le persone colpite, dieci sono ricoverate in reparti ordinari e due richiedono terapia intensiva. Altre sei persone sono in trattamento a domicilio, mentre due pazienti sono stati già dimessi. Purtroppo, è stato riportato anche un decesso: una donna residente a Fondi, affetta da una forma neuro-invasiva della malattia.
Le autorità sanitarie hanno informato che la conferma della diagnosi avviene normalmente entro 48 ore dalla ricezione dei campioni nei laboratori regionali. Secondo il bollettino settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità, fino al 23 luglio 2025, ci sono stati 32 casi confermati di West Nile in Italia, con una maggior concentrazione nella provincia di Latina, rendendola la zona più colpita del Paese.
Da settembre, la malattia si è manifestata in forma neuro-invasiva in 23 pazienti: 15 nel Lazio, 2 in Piemonte, 2 in Veneto, 1 in Emilia-Romagna e 3 in Campania. Solo un caso è stato rinvenuto in un donatore di sangue asintomatico in Veneto. Complessivamente, si contano due decessi, uno in Piemonte e l'altro nel Lazio.
Nonostante l'aumento di contagi, l'andamento epidemiologico rimane in linea con gli anni passati, sebbene la distribuzione geografica appaia anomala. Il virus West Nile, trasmesso principalmente dalle punture di zanzare infette del genere Culex, non si propaga né attraverso contatti diretti né da persona a persona, ma può essere trasmesso tramite trasfusioni di sangue o trapianti d'organo. Di conseguenza, esistono protocolli di sorveglianza e prevenzione in atto.
Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS, ribadisce che il virus è ormai endemico in Italia, con l'80% dei casi che risulta asintomatico. Tuttavia, le complicanze possono essere gravi, specialmente per le persone vulnerabili, come gli anziani o coloro con sistema immunitario compromesso. I sintomi più comuni includono febbre alta, eruzioni cutanee, mal di testa, affaticamento e dolori muscolari, con possibilità di sviluppare encefalite o meningite.
Si raccomanda pertanto di adottare misure preventive, come l’uso di repellenti, zanzariere e abbigliamento protettivo, specialmente durante le ore serali e nelle aree a rischio. In caso di sintomi compatibili, è cruciale contattare il proprio medico, che può disporre accertamenti diagnostici appropriati.
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