FAUNA FUORI CONTROLLO NELLA TUSCIA : RECORD DI ABBATTIMENTI DI CINGHIALI E LUPI SEMPRE PIÙ PRESENTI
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Redazione- Si è conclusa la stagione venatoria 2025-2026 in provincia di Viterbo e i dati ufficiali restituiscono l’immagine di un territorio in piena trasformazione. Tra la lotta serrata alla peste suina africana e la crescita costante dei grandi predatori, la convivenza tra attività umane e fauna selvatica appare sempre più complessa. I numeri, più che le percezioni, raccontano una Tuscia dove l’equilibrio naturale è messo alla prova come mai prima d’ora.
L’annata appena terminata verrà ricordata come quella della stretta più decisa sul cinghiale. Incrociando i dati forniti dagli Ambiti territoriali di caccia con gli obiettivi del nuovo piano nazionale in vigore dal 2026, nella provincia di Viterbo si è arrivati a sfiorare quota 12mila abbattimenti, un livello mai raggiunto in passato.
Gran parte dei prelievi è avvenuta attraverso le battute collettive, con le squadre chiamate a rispettare soglie minime per mantenere l’assegnazione delle aree. Parallelamente, la Regione ha già dato il via libera a 1.900 interventi di selezione per il solo anno solare 2026, segno che la pressione sulla specie resterà alta anche nei prossimi mesi.
Il confronto con le stagioni precedenti evidenzia una crescita netta. Nel 2023-2024 la caccia era stata frenata dalle prime restrizioni legate alla Psa, mentre nel 2024-2025 si era arrivati a circa 10mila capi. L’ultimo anno segna quindi un aumento vicino al 20%. Eppure, nonostante l’intensificazione dei prelievi, la sensazione diffusa tra i residenti è che i cinghiali siano ovunque. Un’apparente contraddizione spiegata dall’elevata capacità riproduttiva della specie e dai continui spostamenti sul territorio.
Il 2026 rappresenta un punto di svolta anche per il lupo. Per la prima volta il dibattito istituzionale si sposta apertamente dalla sola protezione alla gestione controllata. In tutto il Lazio è stato fissato un tetto massimo di 15 esemplari prelevabili. Nella Tuscia, la presenza del predatore è ormai considerata stabile e diffusa: non più singoli individui di passaggio, ma branchi ben organizzati che hanno trovato nelle colline viterbesi condizioni ideali.
Il cambiamento è stato rapido. Fino al 2023-2024 gli avvistamenti erano limitati soprattutto alle aree più interne e ai grandi pascoli della Maremma laziale. Già nella stagione successiva le segnalazioni erano triplicate, ma è nell’ultimo anno che il lupo è comparso anche in zone dove mancava da decenni.
Il delicato rapporto tra lupi e cinghiali
Il legame tra predatore e preda è tutt’altro che semplice. Da un lato il lupo contribuisce a contenere la crescita dei cinghiali, colpendo soprattutto i piccoli; dall’altro ne altera profondamente le abitudini. La pressione esercitata nei boschi costringe i branchi di ungulati a spostarsi continuamente, rendendo più difficile il lavoro dei cacciatori e favorendo una presenza sempre più frequente in aree non idonee.
Si tratta di una vera strategia di “ritirata”. Per sfuggire al lupo, i cinghiali tendono ad avvicinarsi alle zone urbanizzate, dove luci e attività umane rappresentano una sorta di barriera naturale per il predatore. Ma il fenomeno ha un effetto a catena: anche i lupi finiscono per seguire le prede, comparendo nei pressi dei cassonetti, nei giardini delle periferie di Viterbo o lungo arterie trafficate come la Cimina e la Cassia, con un conseguente aumento dei rischi per la sicurezza stradale.
I danni all’agricoltura restano ingenti, in particolare per noccioleti e vigneti, nonostante l’alto numero di abbattimenti. Sul fronte della sicurezza, l’emergenza principale riguarda gli incidenti stradali causati dall’attraversamento degli ungulati, un pericolo costante soprattutto nelle ore notturne.
Anche l’impatto dei lupi si è esteso. Oltre alle tradizionali predazioni su ovini, nell’ultima stagione si sono registrati attacchi a vitelli e, più raramente ma con grande preoccupazione, ad animali domestici tenuti in aree rurali. Il problema non è solo economico: a pesare è anche il senso di insicurezza crescente tra chi vive fuori dai centri abitati, di fronte a un predatore sempre meno schivo.
Nonostante il quadro complesso, le richieste di indennizzo per danni agricoli liquidate dagli Atc risultano leggermente inferiori rispetto al periodo 2023-2025. La flessione non è legata a una diminuzione degli animali, ma a una migliore prevenzione: recinzioni elettrificate più diffuse e interventi regionali più rapidi hanno limitato i danni prolungati, evitando che singoli branchi devastassero interi raccolti per settimane.
Il bilancio finale lascia aperta una domanda cruciale: basteranno controllo, prevenzione e gestione per ristabilire un equilibrio duraturo, o la Tuscia dovrà abituarsi a convivere con una fauna sempre più protagonista del territorio?
Fonte: viterbotoday.it
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