NUOVO ALLARME SUI MONTI, LUPO SBRANA UN VITELLO: PASCOLI A RISCHIO, SERVONO TUTELE
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Redazione- Si alza il livello di allerta sulle alture di Pedavena. Il rinvenimento dei resti di un giovane bovino a Malga Campet ha confermato i timori degli allevatori locali: il lupo è tornato a colpire, segnando il primo episodio di questo tipo nell'area del Monte Avena.
La macabra scoperta è avvenuta martedì pomeriggio per mano di Antonella Marcon, che gestisce la struttura. «Nonostante fossi al lavoro già dal mattino, non avevo percepito alcun segnale anomalo», racconta la donna. «Soltanto verso mezzogiorno, spostandomi sul retro dell'edificio, mi sono trovata davanti ai resti del piccolo, che era venuto al mondo solo da pochi giorni».
L'intervento della Polizia provinciale ha dissipato ogni dubbio. Durante il sopralluogo, gli agenti hanno ratificato che l'attacco è riconducibile a un lupo, avvenuto presumibilmente nella notte tra lunedì e martedì. Successivamente, alla predazione primaria si sarebbero aggiunti altri opportunisti, come le volpi, che hanno infierito sulla carcassa. La prospettiva delineata dalle autorità non è rassicurante: «Mi hanno avvisata che la situazione potrebbe ripetersi e mi hanno fornito indicazioni su come tentare di arginare il problema», spiega Marcon.
La strategia di difesa per il bestiame dovrà ora cambiare radicalmente. La gestrice sta valutando l’installazione di recinzioni elettrificate più alte e resistenti per il ricovero notturno, ma la sfida riguarda anche le ore diurne. Dai rilievi è emerso infatti come i lupi abbiano mutato le proprie abitudini: non temono più la vicinanza dell'uomo e sfruttano i fenomeni atmosferici intensi – come i recenti temporali – per muoversi indisturbati e colpire con facilità, approfittando della ridotta visibilità e dei rumori della pioggia.
Sebbene si tratti del primo attacco diretto al bestiame in questa specifica zona, la presenza dei carnivori non è una novità assoluta. Già lo scorso anno sul Monte Avena era stata segnalata una pattuglia di sette esemplari. Attualmente, in tutta la provincia di Belluno si stimano quasi cinquanta esemplari adulti, senza contare i nuovi nati della primavera che proprio in queste settimane iniziano a seguire i branchi per imparare le tecniche di caccia.
Oltre al comprensorio del Feltrino, gli avvistamenti e le predazioni continuano a interessare con regolarità il Nevegal, il Cadore, il Massiccio del Grappa e l'area dei Piani Eterni.
Fonte: ilgazzettimo.it
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