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Cultura

Dallo scavo clandestino al museo: il viaggio segreto dell’arte rubata

Un reperto appena scavato può essere sporco di terra, privo di documenti e sconosciuto agli studiosi. Quando arriva sul mercato internazionale, può avere una provenienza apparentemente rassicurante e un prezzo che lo rende accessibile soltanto a pochi. Fra questi due momenti si compie il lavoro dei trafficanti: passaggi attraverso intermediari, trasferimenti all’estero, documentazione costruita per rendere credibile una storia diversa da quella reale.
È in questo tratto del viaggio, spesso invisibile al pubblico, che si concentrano le indagini dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Ed è qui che conduce Cronache dell’arte rapita, il libro di Paola Puglisi, pubblicato da Castelvecchi, nato anche dall’incontro con i luogotenenti Roberto Lai e Salvatore Morando.

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Dallo scavo clandestino al museo

In «Cronache dell’arte rapita», Paola Puglisi raccoglie le testimonianze di Roberto Lai e Salvatore Morando. Il libro sarà presentato il 15 ottobre a Roma, al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri

Redazione-  Un reperto appena scavato può essere sporco di terra, privo di documenti e sconosciuto agli studiosi. Quando arriva sul mercato internazionale, può avere una provenienza apparentemente rassicurante e un prezzo che lo rende accessibile soltanto a pochi. Fra questi due momenti si compie il lavoro dei trafficanti: passaggi attraverso intermediari, trasferimenti all’estero, documentazione costruita per rendere credibile una storia diversa da quella reale.
È in questo tratto del viaggio, spesso invisibile al pubblico, che si concentrano le indagini dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Ed è qui che conduce Cronache dell’arte rapita, il libro di Paola Puglisi, pubblicato da Castelvecchi, nato anche dall’incontro con i luogotenenti Roberto Lai e Salvatore Morando.
Le loro testimonianze portano il lettore dentro un mestiere nel quale bisogna conoscere l’arte, ma anche capire le persone: chi vende, chi fa da tramite, chi sa più di quanto racconta. Una fotografia può contraddire una dichiarazione. Un nome già incontrato può collegare due vicende lontane. Per ricostruire un traffico occorre tenere insieme dettagli che, presi da soli, sembrano non dire nulla.
Il vaso di Assteas, con la raffigurazione del ratto d’Europa, offre un esempio delle distanze che un’opera può percorrere dopo uno scavo clandestino. La sua vicenda, dal territorio italiano al Getty Museum e poi alla restituzione, mostra quanto sia importante risalire ai passaggi precedenti all’ingresso in una collezione. Il prestigio della destinazione finale non cancella ciò che è accaduto prima.
Il tesoro di Ascoli Satriano mette davanti a un’altra conseguenza del traffico: la dispersione. Il trapezoforo con i due grifoni che assalgono una cerva, scelto per la copertina del libro, colpisce per la forza delle figure e per i colori conservati nel marmo. Ma la bellezza del singolo oggetto è soltanto una parte della storia. Ricondurre reperti dispersi al loro insieme significa recuperare relazioni, informazioni, possibilità di comprendere il mondo dal quale provengono.
Le operazioni Ifigenia, Giunone e Gerione richiamano la dimensione organizzata di queste indagini. Il traffico internazionale si alimenta di contatti e triangolazioni: un’opera cambia Paese, viene affidata a un intermediario, ricompare con una nuova versione del proprio passato. Ogni passaggio può allontanarla dal luogo della sottrazione e rendere più difficile individuarne l’origine.
In questo lavoro trovano spazio anche attività sotto copertura, nelle quali l’investigatore deve entrare in contatto con ambienti chiusi e conquistare la fiducia dei propri interlocutori. Sono situazioni che richiedono preparazione, controllo e pazienza. L’obiettivo è raccogliere elementi utili a riconoscere gli oggetti e ricostruire responsabilità e collegamenti.
Poi c’è il caso della Natività di Caravaggio, che introduce nel racconto il peso di una ricerca senza restituzione. Il dipinto scomparso ricorda che l’esito di un’indagine non è mai garantito. Le testimonianze possono essere discordanti, le piste esaurirsi, il tempo rendere più difficile ogni verifica. Eppure quel vuoto continua a chiedere risposte.
Puglisi arriva a queste storie da una vicenda molto vicina: un vaso etrusco ricevuto in regalo dalla sua famiglia negli anni Sessanta e rimasto per anni in un salotto romano. Un oggetto familiare diventa così una domanda sulla provenienza, sul possesso e su ciò che si tende a non vedere quando un reperto viene apprezzato soltanto come decorazione.
Storica dell’arte e bibliotecaria, l’autrice affianca questa esperienza alle voci di Lai e Morando. Ne nasce un racconto che permette di guardare oltre il momento, sempre emozionante, in cui un’opera viene riconsegnata. Prima ci sono il lavoro degli investigatori, il confronto con gli studiosi, la collaborazione istituzionale e la ricerca delle prove. Dopo, torna la possibilità di esporre, studiare e condividere ciò che era stato sottratto.
«Cronache dell’arte rapita» sarà presentato giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 17:30, al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, in Piazza del Risorgimento 46, a Roma. Alla presenza di Paola Puglisi, interverranno il generale di divisione Pasquale Muggeo e il professor Pietro Petraroia.
L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti, con prenotazione. Per accreditarsi occorre scrivere direttamente al Museo all’indirizzo museo.storico@carabinieri.it, indicando nome e cognome e facendo riferimento alla presentazione del 15 ottobre.

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Cultura

Giorgio Linguaglossa e la “Poetry Kitchen”: il mito classico incontra l’ironia contemporanea

La poesia contemporanea non è mai stata così tagliente, spiazzante, surreale e magnificamente ironica! Esploriamo oggi il meraviglioso e rivoluzionario laboratorio letterario della “Poetry Kitchen”, nato dal genio indiscusso del compianto scrittore e critico letterario Giorgio Linguaglossa. Nei suoi inimitabili e paradossali versi, i grandi miti della classicità si scontrano violentemente e comicamente con l’alienante routine moderna e la fredda geopolitica: troviamo un Ulisse costretto a viaggiare sui voli low cost o in sidecar da Erdogan, un Minotauro che fa causa a Minosse per mobbing aziendale, e i grandi eroi omerici privi di Green Pass. Un viaggio letterario meraviglioso curato da Angela Kosta👇

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Giorgio Linguaglossa

Roma – Il panorama letterario e culturale italiano contemporaneo si arricchisce e si definisce prepotentemente attraverso le opere di intellettuali capaci di scardinare le regole tradizionali della sintassi e della narrazione. In questo scenario così fluido e complesso, la poesia di Giorgio Linguaglossa si staglia e si distingue nettamente per una forma espressiva assolutamente unica e originale, capace di accostare, frullare e mescolare abilmente, quasi come fossero gli ingredienti segreti di una personalissima e particolarissima “cucina” poetica, il lontanissimo mondo della classicità, i miti antichi, la cultura contemporanea liquida, la spietata geopolitica, la cronaca quotidiana e l’alienante routine dei nostri giorni. Ulisse, la fedele Penelope, il mostruoso Minotauro, Teseo, la maga Circe e tantissimi altri iconici personaggi della secolare tradizione classica vengono improvvisamente e genialmente catapultati a forza nel nostro presente e posti fisicamente accanto a figure, eventi, tecnologie e oggetti alienanti del nostro tempo moderno. Il risultato letterario e stilistico finale è una particolarissima poesia volutamente e ferocemente spiazzante, profondamente ironica e meravigliosamente dissacrante, nella quale l’assurdo e il paradosso non sono mai fini a se stessi, ma diventano uno strumento chirurgico, critico e affilato per poter osservare, giudicare e sviscerare la complessa realtà che ci circonda.

La cucina poetica: Ulisse sui voli low cost e il Minotauro in tribunale

Leggere e immergersi nei particolarissimi e disorientanti versi dell’autore significa accettare di compiere un viaggio sulle montagne russe dell’intelletto umano.
L’autore costruisce sapientemente delle situazioni narrative surreali, comiche e del tutto inattese per il lettore tradizionale: il valoroso e mitologico Ulisse si ritrova improvvisamente costretto a viaggiare scomodamente su un volo aereo low cost, il temibile Minotauro, stanco di essere rinchiuso, decide burocraticamente di rivolgersi a un freddo tribunale civile per una banale controversia di lavoro, mentre personaggi sacri e intoccabili della mitologia omerica possono improvvisamente incontrare per strada politici moderni, personaggi della cultura pop e protagonisti indiscussi della società contemporanea globalizzata. Dietro questo apparente, divertente e surreale gioco linguistico e semantico emerge però prepotentemente una riflessione filosofica e sociologica molto più profonda e amara. L’ironia pungente diventa infatti una lente d’ingrandimento precisissima attraverso la quale Linguaglossa osserva lucidamente le pesanti contraddizioni della società moderna, il logorio del potere, il cinismo della politica internazionale, l’assurdità della comunicazione di massa, il consumismo sfrenato e la definitiva e irreversibile crisi dei tradizionali sistemi simbolici occidentali. È proprio questa continua, violenta e cercata collisione tra epoche storiche distanti, linguaggi contrastanti e immagini antitetiche a rendere la sua scrittura così singolare, viva e pulsante. Invitiamo dunque i nostri lettori a entrare in questo particolarissimo e affascinante laboratorio poetico curato da Angela Kosta, dove il mito incontra la cronaca e la tradizione dialoga aspramente con il presente.

Biografia di Giorgio Linguaglossa (1949 – 2026)

Scrittore raffinato, poeta e acuto critico letterario, Giorgio Linguaglossa ha dedicato l’intera sua esistenza intellettuale alla ricerca e allo svisceramento del profondo significato della parola scritta.
Il suo esordio ufficiale nel difficile e selettivo mondo della poesia avviene nel lontano 1992 con la pubblicazione di Uccelli (Scettro del Re, Roma). L’anno successivo, nel 1993, la sua instancabile sete di cultura lo spinge a fondare l’importante rivista letteraria quadrimestrale “Poiesis”, che dirigerà con piglio fermo e lungimirante dal 1997 al 2006. Nel 1995 il suo nome figura orgogliosamente tra i firmatari (insieme a Giuseppe Pedota, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher) del celebre “Manifesto della Nuova Poesia Metafisica”. Nel corso degli anni Duemila e Dieci la sua prolifica penna sforna innumerevoli opere poetiche, narrative e saggistiche di enorme caratura, tra cui Appunti Critici (2002), Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia (2007) e l’importante opera Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945–2010 (2011). Nel 2014, il suo inarrestabile percorso di ricerca estetica lo porta a fondare e dirigere la prestigiosa rivista telematica “L’Ombra delle Parole”, attraverso la quale persegue costantemente l’esplorazione e la ricerca di una vera e propria “nuova ontologia estetica”. Ed è proprio all’interno di questo vastissimo, ricco e complesso percorso sperimentale (nato dalla necessità di superare la crisi delle vecchie e polverose forme novecentesche) che prende vita il particolarissimo progetto della Poetry Kitchen: un tentativo riuscito di sconvolgere totalmente la tradizionale “forma-poesia” attraverso ardite contaminazioni di linguaggi e collisioni semantiche che coinvolgono, attualmente, ben sedici importanti poeti contemporanei.

Estratti dalla Poetry Kitchen: mito, Brics e Green Pass

Per comprendere appieno e fisicamente la portata rivoluzionaria e surreale della sua particolarissima cucina poetica, vi proponiamo tre estratti inequivocabili e folgoranti.

Alcuni versi da Poetry Kitchen
«All’epoca il corvo giocava a scacchi
con le bretelle del mago Woland…
Omero adesso fa le rime
con il collasso della prostata
e prosimetri con il collasso del simbolico
con il Bostik attacca le immagini
di Marilyn su Playboy.
Ne esce un Tank Terminator
che gioca con i bambini.
Il Minotauro ha fatto causa
al Re Minosse per mobbing
e inadempienza contrattuale.
Così Minosse invita Teseo
a liquidare la questione una volta per tutte.
Teseo chiede a De Chirico
di essere immortalato
ne “La partenza degli argonauti”
con gli altri naumachi.
Giunto nel Labirinto,
il nostro eroe inciampa
nel filo di Arianna e cade a terra.
Il Minotauro ne approfitta
e gli taglia la testa.
Il mito quindi è falso,
ha narrato il falso.»

Odisseo nel mondo contemporaneo
«Odisseo ha presenziato alla conferenza con i BRICS.
Il pesce Lavrov ha dichiarato al Palazzo di Vetro
che la globalizzazione ha le ore contate.
Paride ha rifiutato di stringere la mano
al pope Kirill.
Diomede va in sidecar alla volta di Erdogan.
Xi ha preso un raffreddore nel Donbass.
È privo di Green Pass
e non può entrare nell’Unione Europea.
Ingoia un bicchierino di Amaro Ferrochina Bisleri
e una pillola di Fripass per consolazione.
Odisseo è vestito con un cappotto sovietico
degli anni Cinquanta.
Guida un camion che trasporta
nuvole artificiali per il Donbass.
Vende una nuvola per un euro.
Ha fatto un tweet con la foto del camion
che trasporta le nuvole:
“Adesso – ha dichiarato alla stampa –
commercio con Poseidone per far piovere,
qui c’è siccità!”
Ha avuto molto successo.
Poi è tornato a Itaca,
dove ha messo in piedi impianti eolici,
fotovoltaici,
potenza rinnovabile installata
del gruppo: duemilacinquecento gigawatt.»

Il ritorno di Odisseo
«Lunedì atterra Odisseo all’aeroporto di Itaca.
Volo low cost con Itavia.
L’Eroe dei due mondi è a mal partito
e ha mal di denti.
Ha fatto un podcast al ministro Piantedosi,
ha richiesto la pensione di guerra
che adesso ha cambiato denominazione,
si chiama “MIA”.
Un SMS da Palazzo Chigi:
«Lei è un piantagrane,
un carico residuale,
che è tornato a fare?
Se ne stia a zonzo nel mar Egeo,
qui non c’è posto per gli attaccabrighe!»
Odisseo però ha avuto una nuova idea:
adesso vende fumo in scatola
con su scritto “fumo in scatola”
e l’ha messo in vendita su eBay.
Minosse ha diffidato l’eroe
dall’intraprendere un altro viaggio per l’Egeo:
ha già fatto tanti guai in quel di Troia!
È intervenuto Dedalo,
il quale, dopo averlo salutato,
ha posto le seguenti domande all’Itacense:
«Buongiorno!
Conoscevi i rischi della traversata?
Come sta la prostata?
Diomede? I suoi accalappiatopi di Argo?
Euriloco?
Digli che ha dimenticato la giacca
sull’attaccapanni della Circe!
Tutti salvi i tuoi manigoldi?
Bella l’idea del cavallo di Troia!
Davvero, mi hai surclassato davanti ai posteri!
Dimmi, quel tuo sodale,
quel soldato fannullone,
come si chiamava?
Ah sì, ora lo ricordo…
Omero?»»
(Testi a cura di Angela Kosta)

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Cultura

La psicoanalista Adelia Lucattini premiata in Svizzera allo “Switzerland Literary Prize” con il saggio “Psicoanalisi e Infanzia” (Edizioni Solfanelli)

La prevenzione digitale non significa assolutamente sequestrare i cellulari o demonizzare la tecnologia, ma insegnare ai propri figli a gestirla in modo maturo e consapevole! È con questo straordinario, lucidissimo e moderno approccio educativo che la nota psichiatra e psicoanalista italiana Adelia Lucattini ha trionfato in Svizzera, vincendo il prestigioso “Switzerland Literary Prize” a Lugano. Il riconoscimento internazionale è stato assegnato al suo fondamentale e vendutissimo saggio “Psicoanalisi e infanzia” (scritto a quattro mani con la giornalista scientifica Marialuisa Roscino). Un manuale preziosissimo e irrinunciabile per tutti i genitori, utile per difendere il sonno e la psiche dei bambini dai freddi algoritmi dei social network👇

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Adelia Lucattini premiata in Svizzera

Roma – La gestione, la comprensione e l’utilizzo quotidiano e pervasivo dei modernissimi, complessi e affascinanti strumenti tecnologici e digitali da parte delle giovanissime generazioni di nativi digitali rappresenta indubbiamente, oggettivamente e scientificamente una delle sfide educative, pedagogiche e sociali più ardue, spinose e delicate dell’intero panorama contemporaneo globale. Di fronte al dilagare rapido, apparentemente incontrollato e spesso subdolo di social network, chat virtuali e piattaforme di streaming all’interno della delicatissima e preziosa sfera psicologica dei minori, il disperato, urgente e vitale bisogno di una bussola autorevole, chiara e scientificamente inattaccabile si fa sempre più pressante per migliaia di famiglie smarrite. È proprio in questo delicatissimo, complesso e fondamentale solco intellettuale ed educativo che si inserisce trionfalmente, brillantemente e con enorme successo l’importantissimo, prestigioso e meritato riconoscimento internazionale appena conferito e assegnato ufficialmente alla nota e stimata psichiatra e psicoanalista italiana Adelia Lucattini. L’illustre dottoressa (già autorevole Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e Full Member dell’International Psychoanalytical Association) è stata infatti solennemente, pubblicamente e felicemente premiata in terra elvetica nell’ambito del prestigiosissimo Switzerland Literary Prize. Questo importantissimo e noto concorso letterario transfrontaliero, ideato, curato e promosso con grande passione dall’Associazione Culturale Pegasus, persegue da anni il nobile, ambizioso e lodevole obiettivo di favorire attivamente e concretamente il dialogo costruttivo tra culture linguistiche diverse, puntando a scoprire e valorizzare unicamente opere editoriali di grandissima, innegabile e comprovata rilevanza internazionale e scientifica.

Il prestigioso premio a Lugano e il successo dell’opera

La solenne, elegante ed emozionante cerimonia di premiazione ufficiale si è svolta con grandissimo successo di pubblico nella piovosa ma sempre suggestiva e affascinante giornata di sabato 26 settembre 2026.
La bellissima ed esclusiva cornice scelta per ospitare l’evento è stata l’elegante e rinomato Teatro Art Lux situato nel comune di Massagno, alle porte della meravigliosa Lugano. Davanti a una platea letteralmente gremita, attenta e composta da numerosissimi e talentuosi autori provenienti da svariati Paesi europei, e alla presenza di ospiti di assoluto prestigio e calibro intellettuale (tra cui spiccava la nota e autorevole figura del giornalista, saggista e già Presidente della Rai, Marcello Foa), la giuria di esperti ha deciso all’unanimità di assegnare il prestigioso riconoscimento internazionale al brillante saggio intitolato “Psicoanalisi e infanzia” (pubblicato con successo dalla casa editrice Solfanelli). L’apprezzatissima, venduta e fortunata opera letteraria e scientifica, realizzata minuziosamente a quattro mani da Adelia Lucattini in stretta e fruttuosa collaborazione con la preparatissima giornalista scientifica Marialuisa Roscino (e arricchita inoltre dalla preziosa, profonda e illuminante postfazione curata della psicoanalista Maria Giuseppina Pappa), è stata premiata dai severi giurati svizzeri proprio per la sua straordinaria capacità di superare i confini nazionali, acquisendo nel corso del tempo un validissimo, solido e innegabile respiro e autorevolezza di livello pienamente internazionale. Il segreto di questo successo? L’aver affrontato frontalmente, con grandissimo, inattaccabile e severo rigore puramente scientifico unito a una fortissima e bruciante attualità sociale, il delicatissimo e scottante tema della prevenzione digitale minorile.

Oltre la demonizzazione: l’uso consapevole della tecnologia

L’enorme e fondamentale forza divulgativa, pedagogica e pratica del saggio risiede proprio nel suo approccio modernissimo, lucido, equilibrato e assolutamente privo di inutili ed esasperati allarmismi populisti.
Il volume della dottoressa Lucattini chiarisce infatti in maniera inequivocabile, netta e definitiva come l’urgente e sacrosanta “prevenzione digitale” non debba assolutamente, mai e in alcun modo coincidere banalmente con la sterile, anacronistica e cieca demonizzazione assoluta della tecnologia in quanto tale. Il libro non predica affatto un folle e impossibile ritorno al passato senza schermi, ma rappresenta piuttosto e saggiamente un utilissimo, concreto e strutturato percorso educativo psicologico. Lo scopo dichiarato, nobile e ambizioso dell’autrice è quello di fornire alle famiglie disorientate un manuale pratico per accompagnare letteralmente, dolcemente e intelligentemente i bambini e i complessi adolescenti verso un utilizzo sempre più maturo, sicuro e fortemente consapevole di tutti i formidabili strumenti digitali a loro disposizione. L’autrice sottolinea inoltre un concetto psichiatrico modernissimo e fondamentale: l’attenzione, l’ansia e il controllo dei genitori non devono più concentrarsi esclusivamente, rigidamente e banalmente sul mero e freddo conteggio numerico delle ore trascorse online o davanti allo smartphone, ma devono focalizzarsi principalmente e scrupolosamente sulla reale “qualità” e tipologia dei contenuti effettivamente fruiti dai giovani. Occorre infatti valutare clinicamente, attentamente e tempestivamente gli effetti diretti e invisibili che il mondo digitale, i social network e le infinite piattaforme di streaming esercitano inesorabilmente sulla qualità vitale del sonno notturno, sul calo del normale rendimento scolastico diurno e, non da ultimo, sulla drammatica e progressiva desertificazione delle reali relazioni empatiche e interpersonali.

Il ruolo dei genitori: regole chiare e lotta agli algoritmi

Attraverso una serie preziosissima, chiara e fruibile di utilissime indicazioni pratiche, psicologiche e pedagogiche rivolte direttamente, affettuosamente ma severamente a tutti i genitori, il saggio premiato entra nel cuore del problema.
L’opera ribadisce infatti con forza granitica e assoluta l’immenso, vitale e insostituibile valore educativo della “presenza” fisica e intellettuale degli adulti nella vita dei minori. Il costante, paziente e aperto dialogo intergenerazionale, unito alla difficilissima ma doverosa definizione e imposizione di regole domestiche chiare, stabili, certe e soprattutto coerenti e proporzionate all’età anagrafica dei figli, rappresentano l’unico e vero argine protettivo contro le derive patologiche della rete. L’obiettivo finale, altissimo e nobile del volume non è quello di creare ragazzi isolati o disconnessi dal futuro, ma al contrario quello di promuovere attivamente nei più giovani una robusta, forte e incrollabile capacità critica intellettuale, una sana autonomia di libero pensiero e un’indipendenza di scelta. Fornendo loro tempestivamente, lucidamente e pazientemente gli strumenti cognitivi necessari per comprendere a fondo, smascherare e gestire in sicurezza i complessi, subdoli e invisibili meccanismi degli algoritmi informatici, si evita che siano queste fredde macchine a orientare passivamente, forzatamente e commercialmente i loro comportamenti futuri, i loro consumi e i loro desideri intimi, scongiurando così pericolosissime e gravissime ricadute sul loro preziosissimo e fragile benessere psicologico in via di formazione.

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Cultura

L’Aquila Capitale della Cultura 2026: il CAI porta la scuola in montagna

La montagna diventa una gigantesca, meravigliosa e fondamentale aula a cielo aperto per salvare il nostro futuro! A L’Aquila, fieramente Capitale Italiana della Cultura 2026, si tiene in questi giorni lo storico e attesissimo 76° Corso nazionale di formazione per insegnanti, organizzato magnificamente dal Club Alpino Italiano (CAI Scuola e Sezione L’Aquila). Attraverso laboratori pratici, lezioni di outdoor education ed escursioni mozzafiato nel Parco Nazionale del Gran Sasso, l’iniziativa si propone di formare i docenti sui delicatissimi temi dell’educazione ambientale, della sostenibilità e della cittadinanza ecologica, fornendo loro gli strumenti per educare i ragazzi alle grandi sfide climatiche moderne👇

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Locandina evento Cai L'Aquila

L’Aquila – L’ambitissimo, storico e pesantissimo riconoscimento nazionale ottenuto per questo prestigioso e vibrante anno solare del 2026, ovvero la solenne e gloriosa proclamazione della città dell’Aquila a incontrastata Capitale Italiana della Cultura, non rappresenta unicamente e banalmente un formale e freddo sigillo burocratico apposto su una mappa turistica. Si tratta, al contrario, di una grandissima, vitale e coraggiosa opportunità strategica ideata appositamente per valorizzare prepotentemente l’immenso, profondo e inestimabile patrimonio storico, architettonico, artistico e naturale del territorio abruzzese. Ma è, soprattutto e intimamente, un forte e chiaro invito istituzionale e civile a fermarsi per riflettere concretamente sul delicato, fragile e mutevole rapporto esistente oggi tra le giovani comunità, il tessuto del territorio e la spasmodica ricerca di un futuro che sia realmente e strutturalmente sostenibile per il pianeta. Ed è proprio incastonato perfettamente all’interno di questo magico, stimolante e florido scenario culturale e paesaggistico di rinascita, che il ruolo didattico, umano e sociale della Scuola e dei suoi volenterosi docenti torna prepotentemente, prepotentemente a ricoprire una funzione assolutamente e drammaticamente centrale. Educare seriamente e profondamente le nuove generazioni di studenti significa infatti, oggi più che mai, fornire loro le adeguate, complesse e necessarie competenze tecniche, l’indispensabile consapevolezza civica e i giusti, moderni e affilati strumenti logici e critici per poter interpretare lucidamente, coraggiosamente e attivamente le svariate, immani e spaventose sfide ambientali e climatiche del nostro turbolento tempo moderno.

Il 76° Corso nazionale per docenti: ecologia e territorio

Proprio sposando in pieno e con grande slancio vitale questa nobilissima e complessa visione pedagogica e ambientale, è nato e si è sviluppato un evento di caratura e importanza nazionale senza alcun precedente nel capoluogo.
L’attesissimo e fondamentale corso di alta formazione professionale e didattica dedicato interamente ed esclusivamente agli insegnanti, incentrato sui delicati e vitali temi dell’Educazione Ambientale e della moderna Cittadinanza Ecologica, è stato sapientemente, capillarmente e meticolosamente organizzato dal 1° fino al 4 ottobre 2026 proprio nel cuore storico dell’Aquila. Questo importantissimo appuntamento didattico e formativo (che prende il nome ufficiale e altisonante di 76° Corso nazionale di formazione per insegnanti) è stato fieramente e storicamente ideato, promosso e organizzato con grandissimo e ammirevole sforzo congiunto dalla preziosa struttura di CAI Scuola, operante in strettissima, fruttuosa e costante sinergia con la preparatissima Sezione CAI (Club Alpino Italiano) dell’Aquila, e potendo inoltre contare sul massiccio, fondamentale e solido supporto logistico del CAI regionale. L’intera, complessa e lodevole iniziativa si inserisce perfettamente e istituzionalmente all’interno del rigido quadro normativo del Protocollo d’intesa firmato e siglato direttamente con i vertici romani del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’obiettivo primario, audace e dichiarato del progetto è proprio quello di accompagnare amorevolmente e professionalmente i docenti scolastici in un affascinante, complesso e modernissimo percorso di aggiornamento e potenziamento professionale, basato interamente su immersive attività pratiche direttamente sul campo, capaci di integrare perfettamente le asettiche conoscenze scientifiche teoriche con nuovissime, coinvolgenti e metodologie didattiche sperimentali fortemente e indissolubilmente legate all’amore per il proprio territorio e per la montagna.

L’Aquila come enorme e meravigliosa aula a cielo aperto

L’approccio teorico ed esperienziale adottato dalla struttura pedagogica del Club Alpino Italiano ribalta completamente, positivamente e coraggiosamente i vecchi, rigidi e polverosi canoni della tradizionale e noiosa didattica frontale.
Il corso appena inaugurato è stato finemente, intelligentemente e appositamente pensato e calibrato per tutti quegli insegnanti moderni, curiosi e coraggiosi che vogliono letteralmente, magicamente e quotidianamente trasformare l’alta e astratta idea di sostenibilità globale in una vera e propria esperienza educativa concreta, tangibile, profondamente coinvolgente emotivamente e capace di lasciare un segno indelebile nell’anima degli alunni. Non si tratta, quindi, della solita, piatta e sterile formazione fatta di noiose slide scorse al computer, ma di un vero, reale e avventuroso percorso di scoperta umana: la splendida città dell’Aquila, circondata fedelmente dal suo patrimonio naturale unico e invidiabile, dai suoi immensi Parchi nazionali tutelati, dai suoi paesaggi mozzafiato e forte della sua dolorosa ma splendida e indomita storia di ricostruzione e rinascita post-sisma, si trasforma per l’occasione in una gigantesca, meravigliosa e vibrante “aula a cielo aperto”. Attraverso intensi laboratori creativi, stancanti ma gioiose attività di outdoor education, fitti incontri tecnici con luminari ed esperti del settore e incantevoli visite guidate nei luoghi simbolo del patrimonio naturale aquilano, gli attenti docenti saranno guidati passo dopo passo nella complessa costruzione di nuovi percorsi educativi prettamente interdisciplinari. Nuovissime, preziose e spendibili competenze didattiche che i docenti potranno poi, in un secondo e magico momento, trasferire direttamente e appassionatamente ai loro giovanissimi e curiosi alunni tra i banchi di scuola.

La transumanza come moderna e cruciale chiave di lettura

La scelta geografica, logistica e culturale di svolgere questo importantissimo corso proprio a L’Aquila, nel fatidico anno in cui la città splende come Capitale della Cultura, è stata fortemente, logicamente e intensamente voluta dai vertici dell’associazione.
Un tema fortissimo, ancestrale e identitario che fa da filo conduttore all’intero evento è quello della pastorizia e della storica transumanza abruzzese. Tuttavia, questo prezioso e antico elemento non viene banalmente presentato “solo” come un malinconico e statico reperto o come dolce e sfocata memoria del passato rurale da rievocare folcloristicamente, ma soprattutto come un’affilatissima, complessa e modernissima chiave di lettura del nostro inquieto presente. Si tratta di una pratica antica e saggia che intreccia meravigliosamente e indissolubilmente il delicato rispetto per l’ambiente, la fiera storia locale, il paesaggio montano, la fragile micro-economia e la coesione della comunità. Studiare la transumanza oggi consente paradossalmente, utilmente e magicamente di riflettere in maniera profondissima e molto attuale su concetti cardine per il nostro pianeta, come la vitale sostenibilità globale, la ricchezza della biodiversità, il fondamentale uso etico e responsabile delle scarsissime risorse idriche e, in definitiva, il millenario, intimo e mai del tutto risolto rapporto vitale tra l’uomo e la natura. Il fittissimo programma del corso, abilmente e sapientemente articolato tra lunghe lezioni teoriche, laboratori scientifici e stancanti ma meravigliose escursioni nell’ambiente incontaminato e protetto del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, offrirà concretamente e gratuitamente a decine di insegnanti di vivere pienamente e intimamente la montagna come il più grande, sacro e potente luogo educativo mai creato. Ai partecipanti, al rientro a casa, resterà non solo un attestato cartaceo, ma soprattutto il ricordo indelebile di un’esperienza formativa intensissima e preziosa per il futuro del Paese.

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